WineWebNews 17 ottobre 2012 Sarà quella di collina la Franciacorta del futuro?

Le notizie più interessanti su vino ed enologia apparse negli ultimi sette giorni sul Web (siti Internet e wine blog)

Dall’Italia

Produzione di vino in Liguria: crescono, a sorpresa, i vini rossi Emergono dati interessanti e sorprendenti dall’analisi della produzione del vino in Liguria fornita dall’ottimo analista finanziario Marco Baccaglio sul suo blog I numeri del vino. Analisi elaborata in base ai dati forniti sia da Federdoc che dall’Istat.
Molto positivo l’elemento di ripresa della produzione di vino nel 2011, con una crescita del nove per cento e 77 mila ettolitri. Imperia diventa la principale provincia vitivinicola ligure, scavalcando la provincia di La Spezia. Emergono poi, come annota Baccaglio, due tendenze di fondo. “La prima è quella dei vini rossi, che nel 2011 sono cresciuti del 40% a 35mila ettolitri. A ciò si contrappone un calo dell’8% della produzione di vino bianco a 42mila ettolitri. Si tratta di una tendenza non nuova per la regione, anche se quest’anno in forte accelerazione”.
La seconda tendenza “è quella verso i vini di qualità, che nel 2011 sono cresciuti al 55% della produzione totale di vino (dal 50% degli anni scorsi). I vini DOC/DOCG crescono del 20% a 42mila ettolitri, contro il calo dei vini IGT (che sono molto poco rilevanti in regione) dell’11% e la stabilità a 29mila ettolitri dei vini da tavola”.
La DOC principale “Riviera Ligure di Ponente” “raggiunge 15mila ettolitri, pochi nel panorama nazionale ma quasi la meta nell’ambito regionale. La DOC cresce del 13% rispetto al 2009”.
Leggete qui

Una nuova Franciacorta per il futuro?
In un articolo, prodromo ad un ampio resoconto ad una vasta gamma di degustazioni fatte per il suo sito Internet Wine Surf, il giornalista toscano Carlo Macchi si lascia andare ad una previsione sul futuro della zona vinicola bresciana della Franciacorta.
Come scrive, “questo nostro girare tra cantine ci ha portato anche a ritrovare quello che probabilmente sarà il futuro della Franciacorta e cioè i territori collinari tra Monticelli Brusati, e Ome, zone (specialmente Ome) che sembrano a centinaia di chilometri di distanza dalla Torbiera del Sebino e dai molti (troppi) vigneti di pianura piantati dopo aver tolto il granturco.
Per noi sarà in questa zona, pagando il giusto dazio in manodopera alla viticoltura collinare, che la  Franciacorta potrà salvarsi dalle estati sempre più calde. Soprattutto potrà essere qui il futuro aumento vitato del territorio, quando il mercato, che non tira più come una volta, lo permetterà”.
Leggete qui

Dall’estero

Oltre il 50% dell’export di vino cileno appannaggio di 10 aziende
Il sito Internet specializzato spagnolo Mercados del vino dedica un approfondimento all’export di vino cileno. Nei sette prime mesi del 2012 c’è stato incremento del 2,7% rispetto allo stesso periodo del 2011, per un fatturato che ha raggiunto quota 786,3 milioni di dollari, 416,6 dei quali sono appannaggio di sole 10 aziende, che totalizzano il 53% dell’export. Il primo gruppo è Viña Concha y Toro, con 151,6 milioni di dollari, seguita da Cono Sur con 53,3 milioni di dollari, seguite da viñas San Pedro, CCU, e Santa Rita.
Leggete qui

Non aver paura a chiedere di sostituire un vino se sa di tappo!
In un post pubblicato sul blog che conduce sul sito Internet Houston Press il wine writer americano Jeremy Parzen fornisce utili consigli ai consumatori invitandoli a non avere paura se il vino che hanno ordinato al ristorante e hanno degustato quando è stato loro servito non li convince totalmente e soprattutto se sa di tappo. Consigli utili anche per un lettore non americano…
Leggete qui

Vino sfuso: i principali dieci Paesi importatori
Il sito Internet francese Vitisphère dedica un articolo al mercato mondiale delle esportazioni di vino sfuso, che nel 2011 comprendeva 37,23 milioni di ettolitri per un valore complessivo di 2,42 miliardi di euro (ed un prezzo medio a litro di 0,65 euro).
Con 9,30 milioni di ettolitri la Germania risultava il primo mercato, seguito dal Regno Unito con 3,84 milioni di ettolitri. Interessante vedere come Portogallo, Russia e Italia figurino tra le prime dieci posizioni, ma importando vini ad un prezzo medio elevato e superiore a quello della Francia. Nel 2011 la Svezia importava sfuso il 50% dei vini acquistati.
Leggete qui

Anche in Oregon l’economia verde del vino é in aumento
Come rivela il sito Internet Earth Techling nell’Oregon è in costante aumento il numero delle aziende vinicole che cercano di svolgere le procedure di vinificazione e produzione di vino in maniera eco e bio sostenibile. Secondo alcuni osservatori per certi versi in questo modo “le aziende vinicole stanno rendendo più verde lo scenario oregoniano”. Incredibile ma vero.
Leggete qui

Export di vino australiano in aumento
Come scrive il sito Internet spagnolo Mercados del vino econdo l’ente governativo Wine Australia nei primi sei mesi del 2012 l’export di vino australiano è cresciuto del 4,8 in volume, con un costo medio del vino in bottiglia di 4,40 dollari. Il primo mercato del vino sfuso australiano si conferma il Regno Unito, che si accaparra l’80% del totale, seguito da Stati Uniti, Canada, Cina e Germania.
Leggete qui

Cresce l’export di vino australiano in Cina
Anche per l’Australia del vino la Cina continua ad essere più vicina. Come si legge sul sito specializzato Stock and Land l’export di vino australiano in Cina ha raggiunto la doppia cifra sia in volume che in valore, con una crescita del 16,3% in volume e del 23,1 in valore calcolato alla fine di settembre di quest’anno. Il marchio australiano che esporta maggiormente in territorio cinese, Jacob’s Creek, ha visto un incremento delle vendite del 32% nel periodo 2011-2012.
Leggete qui

Per il futuro del vino puntare su Finlandia Norvegia e Svezia
Ancora il sito Internet francese Vitisphère con un’interessante analisi sulle potenzialità per la vendita di vino di tre Paesi del Nord Europa come Finlandia, Norvegia e Svezia. Secondo l’autrice di un recente rapporto in questi tre Paesi esistono 13 milioni di consumatori di vino (il 90% della popolazione adulta) e nel corso del 2011 l’export ha riguardato 33 milioni di casse di vino. Ma se il vino è più popolare della birra in Svezia, non lo è in Finlandia o Norvegia.
Eterogeneità anche negli orientamenti di consumo, con il 60% dei consumatori svedesi che apprezzano vini rosati contro il 33% dei finlandesi. Un grosso ostacolo ad un incremento del mercato è dato dal sistema monopolistico attivo in tutte e tre le nazioni, che comporta alte barriere d’entrata anche se i consumatori sembrano essere disposti a spendere, a differenza di quanto accade nel resto d’Europa, per vini di qualità.
Leggete qui

Arrivederci alla prossima uscita e buona lettura!
Franco Ziliani

Un pensiero su “WineWebNews 17 ottobre 2012 Sarà quella di collina la Franciacorta del futuro?

  1. rilevo che quanto commentato ad un precedente post che segnalava con sdegno odiosi e immeritati pregiudizi verso gli ottimi produttori della Franciacorta trova altri e molto più autorevoli commentatori rispetto al sottoscritto..la favola del grande terroir (quello della Franciacorta) frana sotto le ferree regole della natura…ribadisco, in Franciacorta ci sono sicuramente ottimi viticoltori, ottimi enologi e straordinari comunicatori…ma è il luogo che non è adatto…a meno che non si creda alle favole. Poi il prodotto finale è sicuramente valido e gradevole ma da qui a dire di essere in un grande terroir ce ne passa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *