Una sommelier per amica: un libriccino senza pretese di Adua Villa

Lo so benissimo, è lapalissiano, che di libri di scarso valore e significato sono pieni, se non le biblioteche, dove un minimo di selezione a monte viene fatta, gli scaffali delle librerie. So altrettanto bene che il modo migliore di trattare libri del genere, che continueranno tranquillamente ad esistere checché se ne scriva, consiste nell’ignorarli, nel fare finta che non esistano. E so bebe che con il semplice fatto di scriverne, seppure non positivamente, si finisca in qualche modo per legittimarne l’esistenza.
Ciononostante e sottolineando subito che non ho nulla di personale contro l’autrice, che mi è anche decisamente simpatica e tutte le (rare) volte che l’ho incontrata è sempre stata gentile con me, non posso far finta di niente e ignorare che Adua Villa, sommelier Master Class, docente nei corsi di formazione dell’Associazione Italiana Sommelier, voce femminile di Decanter di Radio Due e centro altre corse a formare un curriculum denso che potete consultare sul suo sito Internet, (dove la nostra dichiara di essere disponibile a consulenze come “madrina, testimonial, giudice, voce esperta convegni, guida di degustazioni, presentatrice per live e format e intervistatrice”) con la recente fatica, dal titolo di Una sommelier per amica (Sonzogno editore, 142 pagine, 15 euro) ci ha consegnato un libriccino proprio debole debole.
Di quelli che se non esistessero, se non fossero stati scritti e pubblicati, non ne sentiremmo minimamente la mancanza.
Intendiamoci, lo sa per prima l’autrice che questo svelto volumetto il cui sottotitolo recita “idee, dritte e il vino migliore (senza svenarti) per ogni occasione”, non ha di certo l’ambizione di rappresentare un testo di riferimento (tipo il recentissimo How to love wine. A memoir and manifesto da poco pubblicato dal critico di vino del New York Times, l’amico Eric Asimov) e che ha piuttosto il taglio e le ambizioni di un divertissement, o di difficiles nugae, per dirla con Marziale. Che non è un parrucchiere di Trastevere, bensì un poeta e celeberrimo epigrammista in lingua latina…
Va benissimo spiegare il vino a chi non sa cosa sia, o andare incontro a coloro che fanno fatica a sapere che il Pagadebit è un vino bianco romagnolo, chiamato anche “straccia cambiale” e non l’invito ad onorare gli impegni economici presi. Giusto anche il raccontare in termini accessibili a tutti, esemplificare, spogliare il discorso sul vino da orpelli inutili e tecnicismi, ma ricordandosi sempre che divulgare, che è nobile cosa, non deve mai tradursi in banalizzare. Asimov scrive a proposito: “the books that promise to demystify wine, to make it easy for anyone to cut through even the densest jungle of vinous terminology. Of course, these books succeed only in reinforcing the misteryes that make wine seem, for so many people, as arcane as quantum physics“….
Questo libretto di Adua Villa purtroppo, anche se si avvale della prefazione del presidente della Worldwide Sommelier Association (che a dispetto del nome altisonante non è altro che una filiale, nemmeno in grande forma o particolarmente autorevole, dell’A.I.S.), prefazione dove si legge che “questo libro evidenzia con grande consapevolezza, che è sinonimo di successo, le capacità di individuare le regole del bere bene e di scegliere i cibi e i vini di gran pregio per meglio unire l’utile al ludico”, di utile, anche per i neofiti del vino, presenta ben poco.
Non penso proprio che gli involontariamente comici raccontini in forma di immaginario dialogo tra una lei, che di vino dimostra (o pretende) di saperne ed un lui che al vino sembra arrivato da poco e che sopporta con pazienza il protagonismo enoico di lei perché evidentemente è tanto carina o ne è profondamente innamorato, raccontini che costituiscono una parte considerevole del tessuto del libro e che prevedono talora l’intervento di una seconda donna, Elena, amica di lei, possano giovare a far crescere la cultura enoica degli eventuali lettori.

Nemmeno se il libro venisse usato come testo base per una novella edizione dei corsi sul vino radiofonici proposti quest’anno, ovviamente con grande successo, con la collaborazione di A.I.S. da Decanter ad opera degli ineffabili prezzemolini Fede & Tinto… Non sentivamo il bisogno che venissero messi su carta gli abbinamenti di un vino ai segni zodiacali (di queste cose ai veri appassionati di vino non può fregare di meno) suggeriti da Adua Villa in collaborazione con “Branko, astrologo notissimo”, nella rubrica La cucina delle stelle de La Prova del Cuoco di Rai Uno, né tanto meno dell’ennesima versione dei cocktail a base di vino.
E penso che per molti sia preferibile continuare a giocare dopo pranzo a Monopoli o a Risiko che passare al giochino enologico su cantine storiche ed itinerari, protagonisti sempre lui, lei, Elena e questa volta anche un tale Giacomo, tema di un capitolo, di scarsamente fondamentale importanza, del libro.
Imbattersi poi in piccole “perle” di saggezza tipo la rivalutazione (proprio ora che quella tipologia di vino è quasi al capolinea) del Novello, che “è stato spesso sottovalutato dai sommelier: l’hanno sempre molto denigrato come “non vino” ma in realtà è solo fatto con una tecnica di vinificazione diversa”, Novello di cui viene proposto un abbinamento a “mozzarelle di bufala” la cui validità è tutta da dimostrare, non aiuta proprio a prendere sul serio, come forse l’autrice avrebbe desiderato, il libro. Questo anche se lei stessa definisce Una sommelier per amica come “un semplice sussidiario con un linguaggio semplice e pop per avvicinare tutti al mondo del vino”.
Non aiuta a prendere sul serio il volume anche la “spinta al rinnovamento” da introdurre nel mondo polveroso e parruccone, secondo Adua, del vino, che potrebbe venire da un tappo di silicone color “fucsia” utilizzato per chiudere una bottiglia di Chiaretto di Bardolino o un Cerasuolo di Montepulciano…
Ma cosa ci volete fare, è tutta una sommellerie italiana nouvelle vague aperta al nuovo, possibilista, anti tradizionalista, pragmatica, magari disponibile anche ad accettare senza battere ciglio un Brunello di Montalcino corretto Merlot o chissà che, ovviamente nel nome dei nuovi mercati e dei nuovi consumatori, che di vino si sa, non capiscono granché, che viene alla ribalta con questo libretto, ludico introibo, parola ancora del presidente della W.S.A. alla “Arte del Bere giusto”.
Un’arte che più la si conosce più viene voglia di… mettere da parte…

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10 pensieri su “Una sommelier per amica: un libriccino senza pretese di Adua Villa

  1. Evidemment, certains vont encore penser que tu ronchonnes, mais si j’en crois les quelques passage du “livret” que tu cites, je crois que tu fais oeuvre utile. Etre moderne, pourquoi pas? Démystifier le vin, oui. Mais du Novello avec de la Mozzarella du Buffala!!!??? On a brûlé des sorcières pour moins que ça au Moyen-Age. Pourquoi pas du Sauternes avec le Salami, pendant qu’on y es? Ou plutôt, pourquoi pas tirer au sort les vins, dans un grand chapeau?
    Continue ton combat contre “le côté osbcur de la farce”, Amico Franco. Et comme disait Martial: Delenda est merlo in Brunello. Delenda est bling-bling. Delenda est superficialitas.

    • Merci mon cher ami Hervé, tu est trop généreux avec moi. Je vais ajouter à ton remarquable final du commentaire que je crains que “delenda” est aussi une A.I.S. Association de la sommellerie italienne qui propose une façon de raconter le vin dont la sympathique Adua Villa est un exemple… Dommage!

  2. Dopo averla vista all’opera lo scorso anno ad un evento della Bertani, in cui ha guidato in maniera insoddisfacente una degustazione storica, tra cui un Amarone del ‘ 64 e un Secco del ’53 della grande cantina veronese, mi sono chiesto come potesse godere la Villa di tanto credito nell’ambiente.
    Da come ne parli, anche il libro sembra porre simili interrogativi.

    • Max io mi sono limitato a giudicare questo inutile libercolo. Del resto non parlo, perché non ho elementi. Ma sapendo che é una delle “cocche” der Marchese der Grillo, non posso che essere certa che sia una sommelier di primario valore. Garantisce FMR…

  3. Sarà che l’ho vista all’opera solo una volta, e a mio parere uno qualunque degli amici dell’AIS Verona presenti all’evento Bertani avrebbe fatto meglio, sarà che nella stessa sede vedere il Gastronauta Paolini che presentava dei momenti enogastronomici al cui confronto la degustazione della Villa era paragonabile a un’esibizione calcistica del campioncino dell’oratorio contro Messi, ma la mia impressione è quella che ho espresso nel commento precedente.
    Spero di sbagliarmi e averla “pizzicata” in un momento di disattenzione.
    Max Perbellini

    • Suvvia Max, sia indulgente verso una giovane signora. Anche ai fenomeni della scuderia der Marchese der Grillo capita una giornata storta…

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