Ma che idea dei blogger si sono mai fatti questi? Una spudorata e-mail ricevuta

urloMunch

Ieri, già traumatizzato di mio dall’esito sconvolgente e devastante delle elezioni politiche, ho ricevuto la seguente e-mail che mi ha letteralmente sconcertato. Debitamente depurata da ogni riferimento all’agenzia specializzata in “campagne virali” che me l’ha inviata e soprattutto alla celebre azienda che avrebbe affidato la propria comunicazione on line a questa agenzia, ho deciso di pubblicarla.
E ho deciso di chiedere ai lettori di Vino al vino: ma che razza di idea si sono fatta dei blogger e dei wine blogger, e della loro disponibilità a fare “marchette”, pardon, redazionali pubblicitari, pardon “sponsored post”, per inviare loro, e anche al sottoscritto, una simile e-mail?
Non è che questa “spudoratezza” è dovuta al fatto che già siti Internet del vino e wine blog, magari anche noti, chissà, hanno già accettato di fare “accordi” del genere? Ma che razza di idea della comunicazione e che concetto di informazione libera ed indipendente via blog hanno mai determinate agenzie di comunicazione on line?
E alla celebre azienda che dovrebbe fruire di questi sponsored post sono a conoscenza della spudoratezza di una simile proposta fatta ai blogger? E l’approvano? Vorrei tanto saperlo…
Interrogativo

“Buonasera, sono xx di xyz, agenzia di comunicazione online. Piacere di fare la vostra conoscenza. Vi scrivo perché stiamo curando una campagna web per l’azienda din don dan, che sicuramente già conoscerete, essendo l’azienda italiana che ha segnato la svolta nella storia di un popolare distillato in Italia e nel mondo. Nello specifico, ci stiamo occupando di un’attività di sponsored post, alla quale vi chiediamo di partecipare. Con questa attività vogliamo far scoprire ad appassionati del settore, curiosità e segreti che ruotano attorno al prezioso metodo di distillazione artigianale del distillato din don dan, ormai riconosciuto in tutto il mondo.
Come forse già saprete, le Distillerie din don dan imbottigliano esclusivamente Grappa e Acquaviti distillate con metodo artigianale, nei propri alambicchi discontinui a vapore, nella sede storica fondata da xyz e situata a xxx. L’invecchiamento avviene in modo naturale in barriques, senza aggiunti di aromi o caramello.
XYZ, hanno avuto il merito di rivoluzionare l’intero sistema di produzione e di presentazione della grappa sia in Italia che nel mondo, creando celeberrimi prodotti…Fu grazie a tale successo di “Qualità assoluta, ecc.” che nel …, xxx consegnò alla famiglia XYZ un prestigioso premio…
Ciò che vi chiediamo, è se desiderate partecipare alla pubblicazione di un post su commissione che illustri l’unicità del metodo di distillazione artigianale della Grappa XYZ e/o che racconti i momenti salienti della storia della famiglia stessa.
Se avrete piacere di collaborare con noi, vi invieremo del materiale con informazioni su questi temi che vi saranno utili per redigere il post. Sarebbe importante per noi che i contenuti fossero impreziositi da vostre osservazioni personali e ci piacerebbe poter leggere l’articolo prima della pubblicazione.

Nel frattempo vi invito a visitare il nuovo sito web XXX e Twitter  quotidianamente aggiornate XXX.
Nel caso foste interessati, potremmo discutere della collaborazione e trovare un accordo che possa soddisfare le vostre esigenze. Spero di aver fatto segnalazione gradita e di non avervi recato disturbo in alcun modo. In attesa di un vostro gentile riscontro, vi porgo i miei saluti”.

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

61 pensieri su “Ma che idea dei blogger si sono mai fatti questi? Una spudorata e-mail ricevuta

  1. hai ragione Andrea, ma spudorate come questa non mi erano ancora arrivate. Ho scritto all’azienda in oggetto per sapere se condivide una politica di comunicazione e di “marchetting” del genere…

    • La politica delle marchette, riporta finalmente queste ultime al loro significato originale (vedi alla voce “bordello”).
      Il mondo delle auto (quando esisteva), non era molto dissimile (non pensare che il fenomeno riguardi wine and spirits), né lo è quello della politica (tanto per stare sul pezzo odierno) , e allora non c’erano i bloggers.
      Inoltre tu, Franco, dovresti essere consapevole di un fenomeno singolare. Quello per cui chi sbaglia non ha “responsabilità” ci sono invece “colpe”, ma sono attribuite a chi scrive o parla degli sbagli, o reati, o infrazioni.
      Allora, in un mondo così, un po’ capovolto, dove trovi pierre che predendono di fare del giornalismo, giornalisti (o supposti tali) che non hanno scrupoli a fare pubblicità (ad aziende che contemporaneamente recensiscono), pubblicitari che fanno i sondaggisti e poi usano i loro sondaggi per convincere il cliente e così via, non ci si può sorprendere se un’agenzia di “qualcosa” candidamente pensa di acquistare le opinioni di chi pensa sia disponibile a vendere la propria reputazione. Tanto ormai molti la considerano un inutile accessorio e – diciamolo, via! – anche un po’ ingombrante, che dà quell’aria arcigna da rompicoglioni, sempre pronto a stigmatizzare questo e quello e chissà che cosa c’è sotto!
      Per fortuna non tutto è così e non tutti sono pronti a darla via, ma preferiscono scendere.
      Saluti da Sant’Angelo in Colle, di cui faccio la pub, approfittando del tuo blog (!)

      • Carissima Silvana, cordialmente dissento :-).
        Sponsorizzazione pagata e marchette non sono sinonimi ma oggetti in antitesi.
        La prima è dichiarata, evidente, alla luce del sole, le seconde sono melmose, viscide e traditrici del patto comunicativo tra autore e lettore.
        Poi ciascuno decide come meglio ritiene ma credo la precisazione fosse doverosa.

        • evidentemente qualche blog si prepara a ripetere l’esperienza dello sponsor post zoniniano dello scorso Vinitaly. Come dicono in Francia: “a’ chacun son trottoir”

        • Ma qui però, mi pare – caro Alessandro! – che l’agenzia volesse “acquistare” una recensione, ma fingere che fosse spontanea con i lettori/consumatori, anzi mi pare di capire che dovesse avvalersi anche della reputazione (quale giornalista competente) di chi la scriveva.
          Una sponsorizzazione è un’altra cosa: è un’azienda che offre un’opportunità al pubblico, pagandola col proprio budget e si fa – giustamente – bella di ciò: lo so bene che non è una marchetta, ma (giusto per fare un esempio) se io ho un blog che ospita pubblicità (ovviamente a pagamento) e contemporaneamente faccio accordi sotto banco con l’utente per far uscire recensioni addomensticate dei suoi prodotti, commetto un illecito. Se invece c’è scritto “redazionale a pagamento” siamo tutti più tranquilli.
          Non so se mi sono espressa chiaramente…

  2. la sig.ra in oggetto ha avuto il piacere anche di fare la mia conoscenza … ed è stata subito cestinata! Assurdo leggere che peraltro avrebbero voluto poter leggere l’articolo prima della pubblicazione… Ma eventualmente sarò o meno libero di scrivere quello che mi pare e piace, o no?!?

    • scriva anche lei come ho fatto io all’azienda che avrebbe pagato i redazionali pubblicitari. Cerchiamo di capire se un nome tanto celebre nel settore condivide una politica di “comunicazione” tanto spudorata

  3. Scusate la domanda, a me risulta si chiami pubblicità a pagamento. Sponsorizzazione pagata e dichiarata in quanto tale. Quella cosa che, in diverse forme e dimensioni, contribuisce a tenere in piedi il 90% delle agenzie informative nel mondo. Sbaglio?

    • come mai Morichetti difendi queste pratiche disinvolte? Coda di paglia? Io non ho chiamato in causa alcun blog e che tu che scrivi su un certo blog puntualmente intervieni. Come mai? Spero tanto per la simpatia umana che ho per la tua persona che tu non sia coinvolto mai in cose simili 🙂

      • Ho risposto nel merito, caro Franco. Senza riferimento a blog alcuno ma nel merito della questione.
        Si tratta o meno di sponsorizzazione a pagamento e dichiarata?
        Si tratta o meno di una pratica che tiene in piedi fior di testate?
        Si tratta o meno di una pratica che non inganna il lettore perché DICHIARA di cosa si tratti?
        Puoi anche non rispondere, suvvia ;-).

          • chiudo dicendoti che a differenza del blog dove scrivi tu io pubblico il tuo commento. Ma non ho nulla da risponderti. Continuo a non capire perché, senza che facessi alcun riferimento al blog su cui tu scrivi, tu, e quel blog, vi siate sentiti chiamati in causa. Io facevo un discorso generale. Di quello che fate voi, se fate sponsor post, se aderirete alla proposta indecente arrivate da quell’agenzia di comunicazione, se vi inventerete altre forme di “sponsorizzazione pagata e dichiarata in quanto tale” non me ne può fregare di meno. Fate quello che volete, basta che, come ho già detto al tuo editor, io non venga chiamato in causa, con i consueti insulti non moderati e tollerati, sul vostro blog. In quel caso lo Ziliani, che non porge l’altra guancia, s’incazza. Chiaro Morichetti?

    • Ciao Ale, dubito fortemente, considerato l’approccio sibillino, che l’azienda avrebbe concesso un bel preliminare chiaro e trasparente: “questo articolo è frutto di una collaborazione a pagamento tra la testata xxx e lazienda xxx” in testa all’articolo.

      Benvengano i pubbliredazionali chiari e trasparenti (io non ne ho mai pubblicato uno in vita mia, ma son scelte) ma difficile trovarne e non mi pare fosse questo l’intento della ragazza. Qui l’intento era: tu scrivi più o meno quello che voglio io, io lo controllo pure e ti dico se mi va bene, poi mi dici quant’è e lo metti sul tuo sito. Non c’era scritto: quanto costa un pubbliredazionale?

      Sono convinto che sarebbe preferibile o fare pubblicità tradizionale (disclaimer, la vendo) ben chiara, identificabile e trasparente, separata dai contenuti, o generarsi i propri contenuti direttamente cercando di sfruttarli al meglio per fidelizzare la propria audience. Questa è invece un’operazione che invece ha già procurato un primo effetto negativo sul marchio.

      Ciao, Fil.

      • bravo Filippo, consueta lucidità di analisi e pacatezza. Mi chiedo se la celeberrima azienda in oggetto, cui ho scritto per avere lumi, gradisca un’operazione del genere. O se sia stata solo un’iniziativa, scomposta e assurda, dell’agenzia di marchetting…

        • Intervengo perché mi appassionano le discussioni, da sempre.
          E concordo anche io con Filippo, è evidente.
          Ogni qualsiasi altro riferimento ad altri, non qui e non ora, Franco, è banalmente fuori luogo e off topic.
          Ma trattandosi di casa tua fai cosa vuoi, come io faccio a casa mia.
          Caldi baci.

          • i “caldi baci” riservali per gli sponsor post e le loro agenzie di comunicazioni. E se non capisci l’italiano,visto che io non avevo fatto alcun riferimento al tuo blog, torna alle elementari e alle aste. Ne hai urgente bisogno. Game over

      • Bravo Fil, la colpa che faccio all’azienda è di voler fare questa campagna in maniera poco chiar. Scrivere “Sarebbe importante per noi che i contenuti fossero impreziositi da vostre osservazioni personali” significa far passare il post non come redazionale ma come una libera recensione del blogger/giornalista.

        • Andre, siamo tutti d’accordo allora.
          Ma confondere SPONSOR POST e marchette è un errore concettuale, a prescindere. E convengo con te su tutta la linea, infatti l’intento dell’azienda era probabilmente quello che è stato qui delineato da alcuni commenti.

  4. sarà che non me ne intendo…
    ma non è ciò che capita quando attori, calciatori, scrittori, giornalisti, ecc. vanno in televisione a fare uno spot pubblicitario (dietro pagamento)? Io odio la pubblicità, ma non mi risulta che vada contro qualsiasi legge pratica ed etica. Ma forse ho capito male…

    • vuol fare nevicare Zappalà? Un commento pacato senza alcun insulto e accusa al sottoscritto? Non é più lei, é forse ammalato? Non mi deluda, torni ad essere lo Zappalà prevedibile di sempre… 🙂

      • Accidenti! Mi butto nella mischiaaaa, anche perché son stata io a parlare di marchette. Con quarant’anni di lavoro in editoria di giornali e in pubblicità, ne ho viste fare e richiedere alcune quintalate.
        Ho la fortuna di non essere giornalista e nessuno quindi mi ha mai chiesto ‘favori’ sottobanco e a pagamento (magari in nero), cioè marchette.
        Ho invece speso miliardate (di lire) in sponsorizzazioni: so cosa sono.

      • io magari cambierò… (così almeno pensa lei), ma lei non cambia. Infatti, come al solito, NON mi ha risposto… Se avesse la forza di rispondere e non solo aprire polemiche e poi togliere il dito, mandando magari al diavolo o cassando i commenti scomodi, forse mi avrebbe sempre conosciuto come persona logica, razionale e coerente…

        Adesso, ovviamente, non risponderà alla domanda di prima, ma dirà che sono di nuovo quello che conosceva… Ci vuol poco a fare contente certe persone egocentriche.

        Pongo allora un’altra domanda che sicuramente la farà gioire per potermi insultare:
        “Quando lei va in Puglia per la nota manifestazione mi sembra ovvio che inizi una campagna strabordante sui vini pugliesi (non tutti, ma molti) e sulla loro magnificenza. D’altra parte penso che sia pagato per andare, organizzare e incensare. In fondo non c’è niente di male… ma, non differisce molto dal nocciolo di questo post…”.
        Se sbaglio, mi faccia capire, senza insultare, ma affrontando, una volta almeno, il succo del discorso senza uscite di … sicurezza!
        Un franco tiratore è uno che spara di nascosto. Esca allo scoperto, ossia risponda chiaramente. Sarà molto più onesto e democratico…

  5. Morichetti, questo sbambio di idee conferma la grande, sostanziale differenza tra questo blog e gli altri, in primis il tuo.
    Io mi indigno per la proposta indecente che abbiamo ricevuto ieri e ne ho scritto. Gli altri, tutti, hanno taciuto e tu sei qui a fare i distinguo, a cavillare, a difendere, sostanzialmente, quella proposta.
    La differenza che passa tra un giornalista, che é anche blogger, e larga parte dei blogger italici. Persone, magari anche umanamente simpatiche, come te. E ora dammi e datemi pure del presuntuoso e dell’arrogante: ME NE FREGO! (e aggiungete pure anche del fascista, mi raccomando…)

    • Tu parli di distinguo, io di sostanziali differenze.
      Ma vedo che non intendi quindi evito di continuare il confronto di idee. Perché non si tratta proprio di NESSUN cavillo.
      Mi basta e conforta che Andrea Petrini abbia esattamente capito cosa volevo dire. Saluti.

  6. Ma se un giorno l’onestà dovesse tornare di moda premiando capacità, competenza e correttezza, in quanti poi, pur di restare attaccati in qualche modo al mondo del vino per pura passione saprebbero scegliere il manico del diametro giusto della zappa che dovrebbero saper usare?
    Mi spiego meglio: se un’azienda spende fior di soldi per una campagna promozionale che la riempie di ridicolo nè è felice per il ritorno d’immagine del purchè se ne parli o coerente della figura di merda?

  7. Quello che mi deprime e mi fa anche un po’ di meraviglia e che nell’A.D. 2013 c’é gente che ancora prende piú o meno profumati emolumenti per lavorare con la rete ed ancora non ha capito che la forza della rete sta proprio nella qualitá dirompente della trasparenza. In rete é la veritá che é la piu´bella delle bugie. Se hai un prodotto valido fidati della viralitá, una massa critica che si mette in moto praticamente da sola e che non costa un centesimo di euro. Se io fossi la Pregiata Distilleria Din Don Dan licenzierei chi con malguidata intenzione va in giro a scrivere tali mails ed assumerei invece tre o quattro liceali, forse risparmiando anche qualche cosa.
    Poi uno che va a scrivere una mail di questo tono proprio a Ziliani, significa che molto attento nel proprio lavoro non é o diciamo: nel migliore dei casi é un po’ distratto………Se invece volessimo considerare la mail a Ziliani come una seria proposta di collaborazione, beh, credo che i liceali di cui sopra
    l’avrebbero saputa formulare meglio.

  8. Personalmente non ci vedo nulla di male quando la pubblicità è chiaramente identificabile come tale. Qua la cosa è diversa ed è ovvio che sarebbe dietro pagamento,pur non essendo espressamente scritto; spero che nessuno sia così sciocco da credere che sarebbe gratuita. A me sembra un approccio da velina di reime che deve essere verificata dal minculpop. Se mi leggo ziliani o un altro blog è perché sono interessato ai contenuti, li condivido o meno, ma soprattutto MI FIDO di chi scrive. Seguire una prostituta intellettuale (cit. Mourinho) da quattro soldi sarebbe davvero triste. C’è chi vuole essere letto e chi vuole essere seguito, ognuno fa il suo blog.

  9. Ricevuta proprio oggi la stessa mail… tse….meglio lasciar perdere… se poi il marketing pubblicitario sul web funziona così… allora bisogna iniziare a diffidare anche degli articoli che si leggono nei blog… o almeno in certi… per quanto mi riguarda… sempre indipendente… ciao Simone

  10. Ne aggiungo uno di casi di prostituzione intellettuale da manuale. Nel numero di febbraio del gambero rosso si recensisce a pagina 16 una nuova acquavite di sibona xo. Si dice persino che “offre una complessità da manuale”. Su questo non ne dubito, ma qualche sospetto può venire vedendo la pubblicità a tutta pagina in terza di copertina dei distillati sibona. Oltre che …. quelli del gambero sono pure ingenui…o forse no, è il contrario…

    • no, non credo proprio abbiano la benché minima ingenuità, hanno 25 anni sulle spalle, qualcosa vorranno dire.
      Il problema è che ormai viviamo in un Paese dove si può fare tutto, la scappatoia si strova sempre per giustificarsi, soprattutto quando è un comportamento sempre più diffuso.
      Esempio lampante alla Regione Lazio, quando Fiorani ha detto per giustificarsi, che fanno tutti così.

  11. Sarei stato più perfido: avrei aspettato per vedere se usciva qualche post in giro per il web e poi, oltre alla mail di cui sopra, avrei pubblicato anche l’ indirizzo dei blog in cui era stato recepito il contenuto della mail.
    Comunque non si fa cenno ad una ricompensa di qualsiasi natura che sia una ……

  12. A mio modestissimo parere credo che l’affermazione di Morichetti sia abbasta esatta, anche se ad esempio io toglierei la parola antitesi, dal contesto della frase, comunque volta a sottolineare la differenza tra uno sponsor post e una marchetta laddove,quando esplicita agli occhi dei lettori, non contiene alcunchè di male. Male inteso in senso ampissimo. L’ aspetto pericoloso è quando vengono meno questi requisiti di chiarezza agli occhi di chi legge o ascolta e gli spazi di manovra, non dico per veicolare marchette, ma semplici “trattamenti di riguardo” più o meno sfumati ci sono ed in abbondanza. Faccio un esempio: scrivo un profilo aziendale piuttosto di un altro, o recensisco un vino,dandogli visibilità, invece di un altro. E’ nel libero arbitrio che si annidano quei piccoli trattamenti di riguardo elargiti non già per ottenere alcunchè in cambio, ma semplicemente per amicizia o conoscenza. Il mondo del vino, quello della moda e di ogni bene di consumo non sono esenti. Nemmeno quello della cronaca e ve lo dice uno che ci ha lavorato un quarto di secolo. Tutto questo non aiuta a diffondere quel clima di reciproca fiducia tra chi elabora una comunicazione e chi la riceve. Nella marea di publiredazionali che invade la stampa tutta, il lettore fatica a distinguere il frutto di un lavoro imparziale e onesto da quello condizionato da legami e favoritismi, quindi ben vengano le cose chiare e le domande volte a fare luce sulle zone in ombra. Resta il fatto che la mail ricevuta da Franco di chiaro ha poco o niente e a me,francamente,pare il frutto di una mente contorta.

  13. vedo che c’è gente che si arrampica sugli specchi. La mia impressione è che siamo talmente abituati alle conflittualità morali da considerarle normali.
    Non credo proprio che le cose siano così. Non si può confondere la pubblicità fattqa a pagamento dall’attore X o dal calciatore Y con la pubblicità a pagamento fatta da un giornalista.
    Il giornalista, che non è un wine blogger (e qui torna la solita querelle che fa tanto adirare chi non è giornalista), ha delle regole etiche che l’attore non ha.
    Qualsiasi giornalista faccia pubblicità a pagamento, più o meno mascherata, ha fatto una cosa riprovevole, semplicemente perché il giornalismo rappresenta l’informazione, senza mediazioni o condizionamenti di sorta.
    La pubblicità è compito dei pubblicitari, non dei giornalisti, farsi pagare per “raccontare” le meraviglie dell’azienda X o Y è qualcosa di profondamente sbagliato, punto e basta, non ci sono scorciatoie.
    E’ ora che si torni a dare significato alle parole.
    P.s. a me la mail non è arrivata (ancora), e ne sono ben contento!

    • ovviamente Ziliani mi casserà come appena fatto (non vuole mai rispondere!).
      Ma… non sono giornalisti quelli che incensano un partito o l’altro sui propri giornali? Eppure è libertà di stampa… e ben pagata!! Certi moralismi non sono proprio attuali. E il vino non è certo meglio. Cerchiamo di essere sinceri: chi ha il coraggio di dire che nessun GIORNALISTA aiuti un’azienda piuttosto che un’altra? Oppure, dobbiamo credere di vivere sempre in una favola? Che poi faccia schifo questa società sono pienamenteb d’accordo. Ma, purtroppo adesso è la norma… Che questi giornalisti così “puri” lo dimostrino con i fatti e non solo con le parole: le guide e le recensioni insegnano…

      • Gentile Zappalà, le sarà capitato di leggere – proprio in questi giorni – quanto la stampa, la tv e il giornalismo in generale siano organici al sistema politico… è solo un tema, la politica, però è un tema centrale. Ma quante volte sono stati coperti casi di inquinamento, oppure favorite aziende, a discapito di altre. Gli uffici stampa sono nati anche per questo motivo: per far sì che si parli il meglio possibile di un’impresa. Spesso però ci si dimentica che mentire può essere un reato, anche grave. Ma i blog appartengono a chi li scrive (o alla sua coscienza) e in questo caso chi scrive, a mio parere, può permettersi (deve) il lusso di scrivere senza condizionamenti.

  14. Dalla descrizione e dal sunto della mail girata, credo che propongano una situazione che AGCOM ha or ora sanzionato:
    http://goo.gl/poZQ6
    Fatte le debite proporzioni, come vedete funziona perfettamente sulla rete di maggiore ascolto, perche, pensano lor signori, non dovrebbe funzionare per i “miserabili” blogger? 🙂

      • Peggio uno tsunami con l’azienda in cavolata nera x l’accaduto ma presto le darò’ la parola per spiegare spiegare non per difendersi

        • Credo che Nonino non abbia davvero bisogno di consulenti così improvvidi, può ben permettersi – non per abbienza economica, bensì per capacità di visione (che conta assai di più, come NON dimostrano i miei amici in questa provincia) – persino il silenzio.
          Che, a volte, come le pause in musica, ha una grande capacità di comunicare.

  15. Pingback: Cristina Nonino si spiega e dice la sua su blogger, comunicazione e.. tentate “marchette” | Blog di Vino al Vino

  16. Apprendo solo oggi, grazie al post di Tomacelli su FB della discussione in atto; voglio rassicurare il sig. Di Matteo, che quel post sulle distillerie Nonino, l’ho fatto a seguito di una degustazione con l’ANAG Friuli Venezia Giulia svoltasi il 22 febbraio 2013. Non ritengo di dovermi giustificare oltre, ho scritto un piccolo pensiero sul mio blog; se il sig. Di Matteo ha piacere vada a leggerselo assieme alle altre cose che ho pubblicato dal 2010, magari potrà farsi un’idea della mia moralità!

  17. i blog di moda sono quelli che hanno inaugurato la politica della marchetta, se i blogger fossero più interessati a condividere e non ad autocelebrarsi, fare soldi facili, finirebbe questo meccanismo assurdo e deprimenti
    blogger smettetela di fare markette, siete ridicoli! torniamo a un’informazione\condivisione sincera, motivata e di qualità!

    ciao

  18. Un’Azienda che si affida a un genere di comunicatori così non ha futuro e, temo, nemmeno presente. L ‘ acqua alla gola fa annaspare, però si scende giù, agitandosi.

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