Antonio Fattori: quando la tradizione incontra l’innovazione

A-Fattori

Dalla nostra inviata speciale “from London” la bravissima Giuseppina Andreacchio prossimamente in partenza per una località affascinante e molto lontana ricevo, a qualche tempo dall’ultimo articolo di argomento calabrese pubblicato, questo bell’articolo su un ottimo produttore veneto, Antonio Fattori. Produttore di una vasta gamma di vini veneti, dal Soave al Valpolicella all’Amarone. Dal Pinot grigio al Lessini Durello. A tutti voi, in attesa che prossimamente Giusy ci racconti del Sauvignon e del Pinot noir di Down Under, non posso che augurare buona lettura!

Uno dei produttori che ho sempre ammirato é Antonio Fattori, di base a Terrossa di Roncà, nei confronti del quale, se posso permettermi, provo una certa invidia ma di quella sana però, e costruttiva, per la sua profonda conoscenza in materia enologica. Ogni qualvolta voglio capire bene un processo chimico che avviene nel vino, io, che ho una formazione prettamente linguistica ed umanistica, mi rivolgo a lui. Per un semplice motivo, semplice come l’osmosi inversa: ha una capacitàà, comune a pochi, di saper spiegare in modo chiaro e accessibile, quei processi chimici i cui principi io trovo, a primo acchito almeno, a dir poco incomprensibili e inafferrabili.

Così qualche tempo fa ho avuto finalmente la possibilità di andarlo a trovare per visitare la sua realtà aziendale in espansione e fare quattro chiacchiere con lui sulle sue prossime annate e sulle idee che sta attualmente sviluppando. Infatti ciò che di lui mi colpisce é la sua voglia di sperimentare, non solo con diversi vitigni, ma anche con diverse tipologie di vino.
E la motivazione che lo porta a fare questo segue una logica imprescindibile. I suoi vini, Pinot Grigio IGT delle Venezie e Soave DOC sono caratterizzati da una grande freschezza, purezza di aromi e struttura al tempo stesso. Il Pinot Grigio IGT Valparadiso 2011 per esempio non é un semplice, blando Pinot grigio ma con un colore giallo tendente all’oro, manifesta imponenti gli aromi di mandorle fresche, fiori di biancospino, bucce di limone, muschio e un finale leggermente speziato. Insomma un Pinot grigio che riesce a far muovere la penna, che si avvicina molto alla tipologia tipica dell’Alto Adige e lontano da molti comuni, inespressivi suoi omonimi.

Il Soave, che parte da quello classico chiamato Runcaris, passando per il Danieli, entrambi puliti, chiari, diretti, molto corposo il secondo, raggiunge il suo climax nel Soave Motto Piane, un vino che é noto per la sua grande complessità. Sfido chiunque, in una degustazione alla cieca, ad essere in grado di riconoscere l’identità del vino. La Garganega viene raccolta e poi lasciata essiccare su pagliericci per circa quaranta giorni, seguono la macerazione e la pressatura ed il mosto viene fatto fermentare in acciaio.
Esso viene poi travasato parte in tonneaux, parte in botti grandi e parte in acciaio dove completa la fermentazione, rimanendo sui suoi lieviti fino a Febbraio. Da qui un Soave di estrema complessità, perfetto in abbinamento con formaggi e foie gras. Un vino che incanta, ammalia per i tanti elementi che si intersecano e si intrecciano in un gioco sinuoso di aromi. Nel 2010 al Decanter Wine Awards, il 2008 vinse il premio International Trophy come ‘best white wine, single variety under £ 10’ e Antonio venne a Londra per ritirare personalmente il premio consegnato da Steven Spurrier. É una grande vittoria considerando la miriade di vini, che giungono da ogni parte del mondo, a vari prezzi, per essere giudicati dal Decanter.

La mia visita iniziò in una cantina che si distingue per la presenza di apparecchiature all’avanguardia, dalla pressa Vaslin al modernissimo impianto di raffreddamento delle uve, in un ambiente cosi limpido e deterso che metterebbe a disagio persino mia madre, maniacale amante, all’eccesso direi, dell’ordine e della pulizia.

Da qui poi, insieme ad Antonio, ci siamo recati a visitare i vigneti, di recente acquisizione, di Valpolicella e Amarone. Non mi soffermerò infatti tanto sui vini bianchi, per i quali Antonio si é dimostrato ormai un abile veterano, ma piuttosto sulla produzione di vini rossi, quale Valpolicella Ripasso e Amarone.
La prima uscita dell’Amarone, nell’annata 2007, ha vinto la medaglia di argento al concorso Decanter 2012. Niente male per il primo rilascio sul mercato, sintomo comunque che Antonio sa bene come muoversi e non manca di colpire il bersaglio quando si dedica ad una impresa nuova! Oggi é lui, capace disquisitore anche in inglese, la mente e il braccio dietro le etichette Fattori, sebbene l’azienda sia di terza generazione.
Antonio é alla sua 34esima vendemmia e in ogni nuova ci mette la sua grande passione per il territorio unendo a questo la sua esperienza maturata in Francia. E certo non é un caso se, come mi diceva, utilizza solo lieviti selezionati in Champagne per la fermentazione delle sue uve.

Le viti, tutte coltivate a Guyot, ricoprono una superficie di 45 ettari, di cui 30 di proprietà, insieme ai 12 di fresca acquisizione, tra Montecchia ed Illasi, estrema porzione orientale della DOC, dove produce appunto Valpolicella Ripasso e Amarone, da terreni calcarei e gessosi, siti a 420metri di altezza. Il Valpolicella Ripasso Col de la Bastia, prende il nome dalla zona della Valpolicella dove si trovano i resti di una fortezza medievale che Antonio ha portato allo scoperto e che oggi é oggetto di studi archeologici, mi ha colpito principalmente per la sua immediatezza dei profumi.
Colore rosso rubino, profondo, 14,5% alcol, succulento di bella frutta rossa; frutti di bosco, bacche rosse, more, e spezie. Il tutto correlato e tenuto insieme da una bella acidità, che da’ equilibrio e lascia il palato nitido. Se dovessi descriverlo con un’espressione, direi: un Valpolicella Ripasso che ‘sa’ di frutta, una frutta matura, non scotta come marmellata, ma che si mantiene esuberante e convive con il legno moderato, che le da’ spazio senza soffocarla. Le barrique sono un anatema per Antonio che utilizza solamente botti grandi.

Una sua specialità é sicuramente I Singhe Lessini Durello DOC fatto da uve Durella100% raccolte alle pendici del Monte Calvarina, e di cui Antonio produce intorno a 7000 bottiglie. Uno spumante ricco, con fine perlage, frutta fresca, mandorle, agrumi ed erbetta di campo. Uno spumante raffinato, delicato ma con una certa consistenza che fa si che si conservi bene fino a 18 mesi, risultato probabilmente dei continui bȃtonnage effettuati per circa 90 giorni.
Mi chiedo come sarebbe un metodo classico che so essere in cantiere e che spero Antonio mi farà assaggiare un giorno. É un peccato che questa DOC non abbia ancora varcato il confine d’oltralpe, e se un problema esiste é solo relativo alla pronuncia del suo nome per gli stranieri.

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Parlando di Antonio, lo definirei un produttore molto legato al suo territorio ma con l’occhio rivolto alla sperimentazione, attento ad eliminare sempre piu’ tutti quei processi invasivi e dannosi, in vigneto e in cantina. Sta qui la sua forza, secondo me. D’impronta ‘Nuovo Mondo’ per l’immediatezza dei profumi che assicura ai suoi vini, per la purezza degli aromi e della frutta, la sua filosofia enologica mi ricorda molto quella del New World, coniugata in un binomio indissolubile con quella dell’Old World.
I bianchi sono dotati di mineralità in quanto Antonio ha deciso di sfruttare quella parte del Soave, luogo di un vulcano spento, il Monte Calvarina appunto. Zona questa ormai spopolata dopo le forti migrazioni dei suoi abitanti ma oggi, in seguito all’aumento delle temperature, le aree in altura hanno cominciato ad essere sfruttate, riuscendo a produrre vini con una chiara impronta di mineralita’, di solito attribuibile ai vini altoatesini.

Quando ho chiesto ad Antonio cosa pensasse riguardo al futuro del vino, avendo lui sperimentato un vino a basso contenuto alcolico, la sua risposta é stata la seguente: ‘Se c’é qualcosa che fa male più dei solfiti è l’alcol e allora ho deciso di creare un vino con alcol basso (11% nel 2011 e inferiore a 10% sarà nell’edizione 2012), fatto con uve altamente aromatiche (Petit Manseng, Traminer, Riesling, Incrocio Manzoni, Sauvignon,Trebbiano di Soave) con l’aggiunta della Durella che garantisce robustezza, mineralita’ e conferisce anche un po’ di longevità. Ed il suo nome, chiesi? ‘VINO SENZA NOME: avrei potuto darne tanti, troppi, così ho pensato a questo nome, non nome. Non voglio dire troppo di questo vino, molto dovrà rimanere tra me e lui’.

Oltre ad un perfetto tecnico, un artista, una sorta di Samuel Beckett del vino, l’irlandese di grande fama che inventò quello straordinario personaggio, dal nome Godot, aperto a mille interpretazioni, ma il cui segreto sulla sua identità deve a 50 anni dalla sua nascita, rimanere rigorosamente segreto, solo tra lui e il suo creatore.

Società Agricola Fattori
Via Olmo, 6
37030 Terrossa di Roncà,Verona
Tel. +39 045 7460041
Fax +39 045 6549140
E-mail: info@fattoriwines.com
sito Internet http://www.fattoriwines.com/

Giuseppina Andreacchio

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4 pensieri su “Antonio Fattori: quando la tradizione incontra l’innovazione

    • Giusy che presto andrà down under é bravissima! Ha avuto un maestro straordinario, Mister (tutti in piedi, please!) Nicolas Belfrage, MW. Un grande maestro, oltre che un vero amico, anche per me

      • Sì, Belfrage – che ho ben conosciuto, proprio grazie a te – è un grande maestro, ma il mio apprezzamento a Andreacchio è anche dovuto alla sua capacità evocativa. Da cittadina che impara a riconoscere la campagna e i suoi lavori, sento quanto sia importante trasmettere che quello che conta è la passione per il lavoro che si fa “con” la terra. Così si aiuta a capire che l’agricoltura non è fabbrica.

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