La Valpolicella non è solo Amarone: il racconto di Franco Ziliani

ValpoOnavMN

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Il resoconto di Paola Ghisi di una serata Valpolicella per Onav Mantova

Ho pensato molto prima di decidere di pubblicare questo articolo, scritto da Paola Ghisi della squadra dell’Onav di Mantova. Non si tratta difatti di una semplice cronaca, come quelle che spesso scrivo, per relazionare sull’andamento di una delle serate di degustazione che sto tenendo, con grande soddisfazione, per l’Onav. Ma del resoconto, scritto da una brava e soprattutto paziente ascoltatrice, di quanto ho detto, commentando i vini in degustazione, in occasione di questa serata Valpolicella, dedicato ai Valpolicella, e non ad Amarone e Ripasso, che a fine febbraio ho condotto a Marmirolo.
Paese posto a poco distanza da quel borgo di Goito che mi ha fatto inevitabilmente pensare ad un amico scomparso qualche anno fa, Roberto Ferrari, e a quel fantastico ristorante, oggi purtroppo chiuso, che è stato Il Bersagliere. E a pochissima distanza dal bellissimo accogliente Agriturismo Fenilnovo, posto a Porto Mantovano (anche valido ristorante di cucina mantovana), dove ho tranquillamente riposato con ogni confort.
Paola Ghisi si è pazientemente appuntata (o ha registrato e poi sbobinato? Incredibile!) quello che ho detto presentando la situazione della Valpolicella e “raccontando” i sette vini in degustazione. E allora, anche se pubblicare questo suo articolo potrà apparire una auto-celebrazione del mio già smisurato ego, ho pensato di pubblicare il suo bel contributo. Anche come premio ai produttori che hanno fattivamente collaborando allo svolgimento della serata e che hanno fatto tutti, nessuno escluso, una splendida figura con i loro golosi, succosissimi “Valpo”. Buona lettura e grazie a Paola Ghisi!

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Una serata all’insegna  dell’insolito racconto,  dove la visione nostalgica del giornalista Franco Ziliani ci trasporta da  un mondo turbato dal  processo inarrestabile di “amaronizzazione” della Valpolicella, verso una consapevolezza delle più belle espressioni simbolo del terroir veronese il ‘Valpo’. Dalle dirette parole di Ziliani, piene di simbologie, di espressioni provocatorie, di simpatica giocosa ironia, ma di grande profondità professionale, emerge il ritratto sfaccettato di sette Valpolicella diversi tra loro.

1  Valpolicella classico Monte Del Frá – 2012
2 Valpolicella classico Cantina della Valpolicella Negrar – 2011
3 Valpolicella classico Cá Bussin  Carlo Boscaini  – 2011
4 Valpolicella classico Rubinelli Vajol  – 2011
5 Valpolicella classico  Le Ragose – 2011
6 Valpolicella classico Nanfrè  Tenuta Sant’Antonio – 2010
7 Valpolicella classico  Superiore Monte Gradella – 2008

In prima persona proponiamo una degustazione che vuole essere fuori dagli schemi tradizionali.

Valpolicella classico Monte Del Frá – 2012
Vino fresco d’imbottigliamento, con fermentazione e affinamento esclusivamente in acciaio, questo vino non tocca legno. Il colore che ci si aspetta da un Valpolicella giovanissimo, un bel rubino violaceo, di bella intensità, non scarico, bello brillante, non è un vino concentrato non è marmellatoso, un bel naso molto franco, diretto, molto pulito, una bella ciliegia, con sfumature floreali leggermente selvatiche di erbe aromatiche, una bella complessità, una buona fragranza, ci si aspetta un vino con una certa  “ciccia”, con una certa caratura. Confermata al gusto questa ciliegia ancora polputa e succosa, quasi croccante, come se fosse appena staccata dall’albero e masticata al momento.
Rotondo, una bella sapidità e con un bel gioco di acidità. Acidità, una parola che per tanti produttori  in questi anni, è  apparsa un tabù, ma l’acidità è la spina dorsale di ogni vino degno di questo nome. Un vino dove l’acidità ha un ruolo fondamentale. Una corrente elettrica scaturisce da questa spina dorsale, che conferma freschezza e piacevolezza a questo vino. Vino giovane che non si compra per metterlo in cantina per tre anni, ma che va bevuto oggi e l’anno prossimo, vino nel quale potremo trovare una bella materia, non è un vino andante o un ‘mosso con brio’ , ma  è un vino d’un certo spessore.
Uvaggio 80% Corvinone, 20% Rondinella

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Valpolicella classico Cantina della Valpolicella Negrar – 2011
Zona classica della Valpolicella, vi presento quella che penso sia una delle 10 migliori cantine sociali, non è la n.1, ma  la  Cantina di Negrar lavora con i contro fiocchi ed è Cantina esemplare, 600  ettari controllati e 220 soci. Cantina Sociale che ha saputo imitare il modello delle cantine altoatesine, si differenzia per il criterio di applicazione di spirito di cantina privata, con incentivazione del socio, per acquisizione delle migliori uve. Ne deriva che se si lavora bene si resta sul mercato, e se invece si lavora male il mercato ti butta fuori, una legge ovvia in un paese normale!
Uvaggio 60% Corvina 20%Corvinone 20% Rondinella.  Vinificazione classica in acciaio, no legno. Vigneti con forma di allevamento a pergola. La tanto vituperata pergola, con il riscaldamento globale, la si sta rivalutando. La pergola classica ci consente una gestione migliore del vigneto con calde temperature, senza grande intensità d’impianto, ma garante di  ottima qualità. Vigneti di 15 -20 anni, con 3300 piante per ettaro.
Colore più intenso più importante rispetto al primo e anche un naso decisamente diverso, dove non c’è una fragranza fruttata così immediata e diretta rispetto al primo, ma una ciliegia nera abbinata (bellissimo abbinamento territoriale) alla componente sapida minerale, legata al terroir.
Una componente pepata speziata che si presenta meno appariscente, ma promettente di una certa intensità. Una bocca più austera, componente tannica decisamente presente, tannino non rigido e asciutto, non verde non astringente e non amaro, ma con  componente tannica che da carattere ed innervazione al vino, dà buona persistenza, un vino con potenziale d’evoluzione, troviamo quindi  un vino strutturato, con più materia dove la potenzialità di abbinamento è diversa rispetto al primo.

Valpolicella classico Cá Bussin  Carlo Boscaini  – 2011
Azienda decisamente  più piccola, Carlo Boscaini, zona classica della Valpolicella solo con 14 ettari vitati, considerato molto interessante anche nel campo dell’Amarone, ha personalità e carattere, non ha eduto  al gioco suicida di fare degli Amarone che sembrano dei Recioto, l’appassimento porta già ad innalzare la componente alcolica e di zuccheri, la dolcezza, dove troviamo dei’ mostri’ da 16 17gradi che assomigliano a dei Primitivo  di Manduria dolci naturali, che poi abbinati a tavola, sono dei vini limitanti nell’abbinamento, il successo dell’Amarone all’estero in certi paesi viene bevuto come dopo pasto o come addirittura come aperitivo: “todo es posible” ! – de gustibus non disputandum est

Uvaggio 30 % corvinone 40% rondinella 30% corvina . Interessante la composizione diversa dell’uvaggio dove la Rondinella è ritenuta meno importante della Corvina, rarissima presenza della Molinara, che viene considerata dai produttori una tipologia critica,  in quanto problematica durante l’appassimento perché ha buccia sottile. Il produttore  in questo caso rinuncia, come ad un pittore, all’ottenimento di sfumature di colore e dei chiaro scuri ma rinunciare a certe varietà di uva in un uvaggio composito è una scelta che può essere un’ arma a doppio taglio. Vigneto con allevamenti a pergola veronese  e una  parte a guyot. Affinamento in acciaio.
La musica cambia, un 2011 diverso rispetto al precedente, il primo vino è sembrato monolitico, questo  invece ha eleganza immediata, ha  fragranza ed equilibrio molto interessanti, bella  la componente floreale che entra in gioco accanto a questa ciliegia ancora molto presente. Vigneti  a 400 – 500 metri, un naso più fresco più salato e più minerale. Nota di ciliegia e un qualcosa che ricorda vagamente il marron glacé. E’ presente un accenno di cacao  pur non avendo fatto legno, vino variegato e composito, una complessità che comunica. Bell’attacco in bocca  molto fresco salato  nervoso, un vino  meno strutturato, meno importante rispetto al secondo,  ha piacevolezza sapidità e freschezza, regala una buona lunga persistenza, con finale dove si sente in chiusura il tannino, con riferimento alla mandorla leggermente amara che dà slancio e nerbo.

Valpolicella classico Rubinelli Vajol  – 2011
Siamo sempre nel cuore della Valpolicella storica, ci si trova a San Floriano di San Pietro in Cariano, una zona considerata come un piccolo cru dell’ azienda Rubinelli Vajol , in grado di enfatizzare il carattere peculiare dei vigneti di questa micro zona calda ed assolata. L’azienda è venuta alla ribalta negli ultimi anni, nasce nel 2006, anche se l’azienda ha sempre prodotto uve che hanno però sempre venduto ad altri.
Uvaggio 45% Corvina 35% Corvinone 15% Rondinella 5% Molinara ..Dio li benedica! Macerazione lunga di 25 giorni, un elemento molto importante, un naso decisamente diverso dai due che lo hanno preceduto, non ha la fragranza del secondo 2011. Un vino non appariscente, velato e misterioso.  Entrano  in gioco altri elementi  molto importanti,  la componente minerale, la nota di liquirizia nera, una buon  fittezza e densità. Si ha la percezione di fiori secchi in mazzetto che sembrano essere stati dimenticati in un cassetto,  o in un armadio, fiori che una volta scoperti, sviluppano gli aromi.
Il suo meglio lo esprime bevendolo. Un attacco decisamente vibrante, un vino che ha una  grande energia, equilibrio,  dolcezza del frutto abbinato ad un bel tannino levigato.  Non aggressivo,  una buona ampiezza, una buona profondità, una buona verticalità. Una grande succosità che ha ancora un potenziale molto importante in evoluzione.  Si gioca su  piani di dimensioni diverse, dove la ricchezza di sapori e la  persistenza sono decisamente interessanti.

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Valpolicella classico  Le Ragose – 2011
Proposto da un azienda fondamentale quando si parla di Amarone, un’azienda che ha sempre prodotto vini esemplari, che non si è mai fatta prendere dalle mode, che è sempre rimasta ai margini. Azienda posta nelle parte più alta di Negrar è legata alla grande figura della grandissima persona che fu Marta Galli , fondatrice dell’azienda con il marito Arnaldo e prima presidente dell’Associazione delle Donne del Vino. 17,5 ettari vitati produzione differenziata con due/tre  Amaroni esemplari, due Valpolicella un Recioto.
Filosofia di produzione che rispecchia  il terreno. L’ appassimento è la salvezza di tutti i vini che hanno vigneti sfortunati, situati nelle zone meno vocate.
Composizione dell’uvaggio 50% Corvina 30% Rondinella e il 20% rappresentato dai tutti i possibili vitigni inimmaginabili  minori che ci sono in Valpolicella. Una scelta che mira a preservare la biodiversità. Vigneti longevi, alcuni di 40 anni disposti su argille e calcare Allevamento a pergola trentina, no guyot. Al naso inizialmente potrebbe anche disturbare. Ci si chiede se ci sono dubbi sulla pulizia del vino, è un vino estremamente giovane, ma introduce tutti gli elementi dei terroir intensamente basaltici e calcarei, dove la componente petrosa è spiccata.
Vino misterioso e austero con una spiccata componente minerale speziata,  pepata selvatica, molto protagonista. Un vino che richiama l’espressione di un ‘nitrito cavallino’, una vaga presenza selvatica e non “brettosa”, ma che non rappresenta un difetto,  ma che è legata al carattere, alla peculiarità del vino stesso. All’assaggio, dimostra la petrosità ritrovata nel naso. Tannino molto presente e centrale, ancora aspro, un vino stretto che non si allarga sul palato, un vino non espansivo,  ma con lunga persistenza.  Mineralità e salinità che sottolineano un carattere selvatico scontroso, un vino che divide, piace o non piace. Un vino che va degustato mangiando, che chiama l’abbinamento al cibo per essere apprezzato.

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Valpolicella classico Nanfrè  Tenuta Sant’Antonio – 2010
Zona est della Valpolicella.  Azienda Tenuta Sant’Antonio di Mezzane. Grandi esperti nella creazione di nuovi vigneti in tutte le zone d’Italia i Castagnedi venivano chiamati per impiantare nuovi vigneti in tutte le zone italiane, grazie alla loro professionalità nel campo agronomico. Alla fine degli anni 90 nasce la cantina in una zona impervia caratterizzata dalle numerose pietre bianche, vigneti calcarei a 500- 600 mt 80 ettari vitati. Producono sulla zona dei Monti Garbi. Tre Valpolicella in produzione che si ottengono dai vitigni più giovani, terreni sabbiosi limosi con molto scheletro; allevamento sia a guyot che pergola, vino che  ha fatto esclusivamente affinamento in acciaio. 60mila bottiglie prodotte. Amarone importante uno dei più interessanti quello della loro azienda.
Naso con impatto diverso dai precedenti, colore che gratifica gli occhi  un bel color rubino violaceo intenso profondo, palesa una densità una carnosità , una certa importanza. Una fittezza non indifferente, dolcezza di ciliegia, presenta un elemento selvatico, erbe aromatiche, sentori che vanno dalla castagna al cacao, molto variegato, elegante cremoso, un frutto bel maturo ma che non sconfina nella confettura,  nella marmellata.
Bell’attacco in  bocca preciso, fresco e secco, un vino decisamente più appariscente, più gratificante del vino che lo ha preceduto, accanto ad una bellissima componente fruttata  ben carnosa succosa, un vino con  ricchezza di sale, magnifica acidità e una bella persistenza. Un vino che ha fatto solo acciaio. Vitigni 70% Corvina 30% Rondinella. Sicuramente la Corvina gli dà la materia, la spalla,  la struttura, la Rondinella regala freschezza e fragranza.

Valpolicella classico Superiore Monte Gradella 2008. Azienda Santa Sofia
Vini che hanno costanza qualitativa e affidabilità interessante. Produce tutta la gamma dei vini veronesi. Affinamento in legno. 18 mesi in botti grandi in rovere di Slavonia e una parte di affinamento in tonneau . 70 Corvina% 25 Rondinella%  5 Molinara%. Una parte delle uve fanno appassimento di 40 – 45 giorni. Un colore intenso.  Al naso entra in gioco la dolcezza dell’appassimento e  una discreta presenza del legno, ci siamo accorti che, carissimo  legno,  ‘ci sei’ . In bocca ci dà elementi pepati, speziati, leggermente caffettosi,  con piacevolezza di fragranza. Un vino un po’ ingessato, rigido. Entra in gioco un tannino duro astringente amaro. Un vino che non ci ha entusiasmato causa un legno eccessivo, che introduce quest’astringenza, questa secchezza, questa nota amara che blocca un po’ il finale di bocca e la piacevolezza.

Che dire della serata, una serata disimpegnata, senza tagliare il cappello in dodici, in questa bellissima zona vinicola del veneto della provincia di Verona oggi pur in un ambito di spasmodica conversione della Valpolicella a terra dell’Amarone, si possono fare dei Valpolicella non banali, complessi, uno diverso dall’altro abbiamo assaggiato 7 vini diversi che hanno piacevolezza qualcosa da raccontarci, interessanti. Importante  che il consumatore possa  fare meno filosofia, meno  discussione tipo la ‘natura del sesso degli angeli’, ma apprezzamenti e considerazioni  più immediate e più dirette.
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Il risotto mantovano proposto dall’Auser di Marmirolo ha deliziato gli ultimi sorsi rimasti  offrendo a Franco  Ziliani un piatto tipico della zona mantovana. ONAV Mantova ringrazia di cuore.

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9 pensieri su “La Valpolicella non è solo Amarone: il racconto di Franco Ziliani

  1. ha pensato molto, ma ha deciso subito e con grandi dettagli. Niente da fare… il lupo perde il pelo, ma…. L’egoismo e l’auto recensione è la migliore arma dei politici di oggi e non solo (a quanto vedo).. D’altra parte l’ha anche usata (mentendo) il GRANDE Giannino o come si chiamava (nessuno se lo ricorda più, fortunatamente)..

  2. come volevasi dimostrare… La conferma che pensare di cavare sangue da uno Zappalà, pardon da una rapa é pia illusione o atto di assoluta follia…
    Sperando di aver prima o poi occasione di incontrarla di persona e dirle de visu, civilmente, quello che penso di lei (magari lei che fa tanto il gradasso qui si nasconderà e non si farà riconoscere) le chiedo: ma le viene mai il dubbio che se ci sono tante persone che pagano per partecipare alle degustazioni che tengo é perché non solo presento buoni vini ma perché queste persona credono, a differenza dalla sua trascurabile persona, che non sia un pirla, ma abbia cose interessanti e valide da raccontare sul vino?
    Ma poi, in conclusione, che cavolo vuole vuole da me? E se quello che scrivo non le garba, perché non si rivolge e va a rompere le scatole altrove?

    • solo perchè l’arroganza e l’egocentrismo sono cose che mi irritano terribilmente: chi ha bisogno di dimostrare sempre e comunque (senza aspettare che siano gli altri a farlo) è individuo veramente piccolo, piccolo e non solo di statura. Io non mi nascondo di certo, sono uno dei pochi a non usare il nickname… Da quanto sento in giro non molti hanno una grande considerazione di lei… al limite la sopportano per paura di brutte recensioni. E anche questo mi dà molto fastidio… Sono pur sempre piccoli ricatti anche se non voluti e non cercati. Il mondo del vino sta mostrando sempre più la sua piccolezza nei propri media (al passo degli altri comunque…).
      Va bene, per un po’ la lascio in pace con le sue autocelebrazioni.
      Mi sono divertito abbastanza… e come sempre sono riuscito a farle usare un linguaggio da caserma: rapa, pirla, e cose analoghe indicano bene il suo livello CULTURALE!

      • non le rispondo come meriterebbe solo per rispetto dei lettori di questo blog. Le ripeto, spero di aver occasione di incontrarla personalmente e vediamo se avrà la faccia di tolla di dirmi di persona queste emerite sciocchezze. Attenzione a quello che dice perché accusarmi di “piccoli ricatti” é già da querela. Ancora una sola cosa del genere e passo la pratica al mio avvocato. Non scherzo Zappalà

      • Su Zappalà, non se la prenda. Sapesse quante volte ci ho litigato con Ziliani. Con ciò, anche quando mi stava altamente sul ca..o ho sempre continuato a leggere quello che scriveva. Non perché abbia il bisogno di fargli le sviolinate, ma semplicemente, se pur a modo suo, e tante volte viene recepito in modo irritante, è uno dei pochi nel panorama enoico che il vino lo mastica più che egregiamente.
        E malgrado tutti i difetti che gli si possono imputare, rimane uno dei pochi che ha portato avanti grandi battaglie (vedi Brunellopoli). Per quanto mi riguarda, anche se a tutt’ora mi incazzo leggendo qualche suo articolo, da appassionato di vino, ho rispetto per le zilianate perché a torto o a ragione, ha il coraggio di tirar fuori argomenti sgradevoli. Al contrario di tanti,anzi tantissimi conigli che mettono la coda tra le gambe e tacciono.

        • non ti allargare Damiano…. Con me hai avuto da dire, tu, un paio di volte massimo, in circostanze su cui, sono buono anche se l’Inter é stata eliminata dalla Coppa, preferisco, per carità di patria, sorvolare… E dovresti dirmi grazie…
          p.s. le “zilianate” esistono solo nella tua fantasia, giovane lettore di Vino al vino… 🙂

          • Fate i braviiiiii.
            E comunque Ziliani, le zakkate esistono perchè, oltre che buone e giuste, esistono le zilianate.
            :-):-):-)

          • e no Zakk! Le zilianate esistono solo nelle fantasia fervida di qualche giovinotto dalla memoria corta, le ZAKKATE esistono a prescindere, fanno parte dell’anima misteriosa e forse della natura stessa di Zakk 🙂

          • Mettendo da parte le due squadre di Milano, cioè: l’Inter e la riserva dell’Inter.
            E ci credo che sono io ad aver avuto da ridire, fino a prova del contrario, è lei il giornalista e io il lettore. Per zilianate non intendevo nulla di offensivo, altrimenti non starei su questo blog a leggere e commentare. Chi legge questo sito saprà sicuramente a cosa mi riferisco col termine sopra citato.
            E’ solo una questione di cognome che si presta bene al termine, rappresentando in una parola uno stile ben preciso di scrivere. Ovviamente, intellettualmente parlando, nulla a che vedere, con il termine foneticamente somigliante, coniato dal talento di Bari vecchia 😉

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