New Zealand wine tour by Giuseppina Andreacchio: tasting di Astrolabe Wines

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Preparatevi ad essere costantemente aggiornati: nonostante i suoi pressanti impegni di lavoro l’ottima Giuseppina Andreacchio, inviata speciale di Vino al vino in New Zealand, prosegue i suoi reportage dalla terra dei kiwi. Nelle sue tasting notes segnalo lo spazio dedicato ai Pinot gris. Una varietà (da tempo non più appannaggio dei vigneti italiani), di cui ebbi modo di parlare anni fa alla London Wine Fair con uno dei grandi protagonisti della rivoluzione vinicola neozelandese, il grande wine maker (già a Cloudy Bay) Kevin Judd, oggi in azione nella sua winery Greywacke.
Ricordo con piacere la conversazione fatta e gli assaggi, fatti insieme, di Pinot gris dell’Oregon… E segnalo la seconda attività, di grande successo, di Judd, quella di straordinario fotografo, guardate qui…

Ieri è stata una giornata molto interessante e faticosa allo stesso tempo. Abbiamo iniziato a pulire le presse, la vasche e tutti gli altri strumenti intorno alle 5 di mattina accompagnati e guidati da una splendida luna piena, una specie di enorme faro notturno, che ci ha lasciati poi nella braccia di un caldissimo sole intorno alle 8. Abbiamo ricevuto circa 70 tonnellate di Sauvignon Blanc proveniente da diversi vigneti intorno a Blenheim. Qualche piccolo carico è giunto anche da vigneti posti nella valle Wairau, a nord di Blenheim, Awatare Valley a sud di Blenheim e Kekerengu Coast, la costa sud-est della regione di Marlborough. Quasi sempre infatti il Sauvignon è frutto di blends di uve da vigneti diversi, posti in zone climatiche differenti. Ciò di conseguenza porta ad una certa consistenza di stile del vino prodotto dalle varie aziende. Ci sono ovviamente dei Sauvignon che sono dei crus e il costo è solitamente superiore agli altri, in quanto maggiore è il lavoro e la cura richiesta.

Penso di non aver riso mai così tanto come ho fatto ieri mattina! Ho lavorato in tandem con un ragazzone inglese dalle maniere molto educate e fini che ha studiato viticoltura a Brighton ed è di doppia nazionalità, inglese per parte di padre e neozelandese di madre, il quale però mi ha fatto scoprire che gli inglesi, anche i più aristocratici, non sono poi così rigidi come ho sempre pensato. Nella frenesia e velocità di collegare le pompe dalle presse alle vasche, non ho mai sentito così tante bestemmie e parolacce provenire da una sola bocca inglese. Questo mi ha fatto letteralmente cambiare idea sugli inglesi, o almeno su quelli che viaggiano molto e quindi sono un po’ più rilassati e amichevoli rispetto alla norma.

Dopo aver pressato il Sauvignon Blanc con vari ‘press cuts’ (tagli effettuati dopo la pigiatura) più un piccolo carico di 10,000 kg circa di Chardonnay proveniente da Nelson, abbiamo ripulito le macchine e ci siamo avviati per fare la degustazione dei vini prodotti da due clienti di New Zealand Wineries, ossia Astrolabe e Mudhouse. Le uve che abbiamo processato ieri erano davvero straordinarie per l’aspetto e il succo. Difatti proprio ieri sera leggevo su ‘The Drinks Business’ che mai vi è stata vendemmia migliore nella storia del vino in Nuova Zelanda di quella che si prospetta essere la 2013 e questo mi fa pensare che sono stata davvero fortunata ad assistere a quella che è stata definita dagli enologi come the vintage of a lifetime.

I primi vini che abbiamo degustato sono stati quelli proposti da Astrolabe. Il nome è quello di una nave che nel 1800 effettuò un viaggio alla scoperta delle spiagge di Marlborough e ne scoprì le bellezze. Oggi quelle stesse bellezze si riflettono nei vini prodotti dall’azienda che ne porta il nome. Essa copre una superficie vitata di 150 ettari ma non tutti di proprietà, ed appartiene a Tim Adams, enologo, che si appoggia ad un altro enologo per la preparazione dei blends, Simon Waghorn.

Due simpatici signori che ci hanno con pazienza e semplicità fatto una rassegna dei loro vini 2012 e Pinot Noir 2010, vini di cui sotto vi propongo le note di degustazione con mio relativo punteggio (da * accettabile a *****ottimo):

Astrolabewinery

Riesling 2012: fatto con uve coltivate a Grovetown nella Wairau Valley, su terreni alluvionali e sabbiosi sulle terrazze poste in basso, allevati secondo il sistema chiamato cortina (qui il più comune), potati sulla seconda gemma. Utilizzati quattro cloni diversi di Riesling e fatto utilizzando solamente il mosto fiore a contatto con le particelle solide per dare corpo al vino e fermentato poi a basse temperature con lievito aromatico per accrescerne gli aromi. Si presentava di colore giallo paglierino con leggera pétillance e aromi di limone, fiori di agrumi, lime. Al palato rivelava sapori di agrumi molto acuti e pungenti e piccole note di albicocca e miele. Ciò che mi ha colpito di questo vino è stata la sua immensa freschezza e acidità **

Pinot Gris 2012: prodotto da uve provenienti da un singolo giovane vigneto (Sleepers Vineyard) nella valle Kekerengu su terreni elevati, su terrazze costituite da argilla spessa con frammenti di calcare. Vendemmia verde per assicurare maturazione omogenea. Uve raccolte a mano e pressate a grappoli interi per attenuare l’estrazione fenolica. Anche qui è stato usato solo mosto fiore fermentato con lievito Chardonnay M2 a contatto coi solidi per impartire maggiore consistenza al vino.
Esso si presentava di colore giallo oro chiaro e intensi aromi di pesca, frutti tropicali essiccati, mele cotogne, pere mature. Al palato gli stessi sapori con maggiore concentrazione sulla pesca, mela cotogna, su uno sfondo di mineralità che li accompagnava fino alla fine. Forse avrei voluto che questi sapori fosse più duraturi nel retrogusto…comunque un buon vino *** Il Pinot Gris raccolta tardiva non è molto diffuso in Nuova Zelanda.

Malborough Pinot Gris 2012: questo vino composto per il 96% di Pinot Gris e una piccola aggiunta di Gewurztraminer, è stato prodotto con uve provenienti da tutta la regione di Malborough, una specie di vino regionale, paragonabile al nostro IGT. Le uve sono state vendemmiate tra il 3 e il 29 Aprile 2012 e metà di esse raccolte meccanicamente di notte, poi pressate con leggero contatto con le bucce. L’altra parte raccolte a mano e pressate a grappoli interi. Il succo cuvée fermentato a basse temperature con pochi solidi per dare un tono più rotondo al vino.
Le uve del Pinot Gris sono state raccolte prima per mantenere l’acidità alta nel prodotto finale. Esso si presentava con colore giallo, un po’ di effervescenza, e aromi intensi di agrumi, pera fresca, e sapori di limone, vaniglia e quel tocco di Gewurz che lo ha reso molto gradevole e delicato al palato sebbene avesse residuo zuccherino più basso (4.4 g/l) rispetto ai precedenti. Da qui appunto un bel finale secco e fragrante. Anche se meno strutturato e più semplice del cru, io l’ho preferito a quello ****
Astrolabelogo

Malborough Sauvignon Blanc 2012: un altro blend regionale, semplice e facile da bere, questa volta pero’ 100% Sauvignon Blanc con uve raccolte a Awatere, Wairau e Kekerengu e cresciute da 8 diversi viticoltori. Il vino dopo la fermentazione, a basse temperature e usando lieviti naturali per poter fare emergere i sentori di frutta in modo più potente, è stato prodotto in seguito ad almeno 10 sessioni di tagli per poter creare un vino che abbia poche variazioni d’annata.
Di questo vino circa 34,000 casse vengono prodotte ogni anno. Esso presentava un colore giallo paglierino con riflessi verdognoli. Tipici aromi del Sauvignon Blanc emergevano immediatamente: citronella, fiore di sambuco. Al palato, ribes bianco, uva spina, agrumi, peperone rosso e un’altissima acidità (8.0 g/l). *** 

Awatere Sauvignon Blanc 2012: prodotto con uve coltivate su due lati della Awatere Valley: parte sud (centrale) e nord (meridionale) della valle. Raccolta meccanica nel tardo pomeriggio, minimo contatto con le bucce, Fermentazione da 20 a 25 giorni in acciaio. Identico colore del primo Sauvignon ma con ben definiti aromi di ribes nero, foglie di ribes, erbe essiccate, limone, citronella e frutto della passione. Al palato molto più strutturato rispetto al precedente, note di limone, erbe essiccate e con una raffinata nota di mineralità dovuta al terreno argilloso su cui sono state coltivate le uve. La concentrazione della frutta e la sua alta acidità lo rendono ottimo da bere adesso ma con potenziale di maturazione fino al 2014. *****

Malborough Pinot Noir 2010: Le uve di questo vino sono state coltivate in diverse parti della regione di Marlborough, ossia la parte alta di Brancott, di Awatere, la parte bassa di Wairau, e Waihopai Valley. I cloni usati sono stati: 777,667,115,114,5,10/5 e Abel.

Le condizioni climatiche del 2010 sono state alquanto difficili perché sebbene la fioritura sia avvenuta in condizioni di bassa temperatura e l’acidità delle uve fosse molto alta, quasi alla fine l’alto numero di ore di sole hanno portato ad un aumento dei livelli dello zucchero in modo repentino, rivelandosi maggiori rispetto alla norma. Pertanto l’annata 2010, con la sua dose iniziale di freddo e quindi alta acidità e buona maturazione della frutta dopo, si è rivelata alla fine come una delle migliori per la produzione del Pinot Nero.

Le uve sono state raccolte a mano, premute e macerate a freddo per 5 giorni prima della fermentazione con lieviti naturali, in piccole vasche d’acciaio. Dopo la sommersione manuale del cappello, si è susseguita una lieve pressatura delle uve e una piccola quantità di albumina è stata aggiunta prima dell’imbottigliamento.

Il vino si presentava dal colore granato leggero e un bouquet intenso di prugne mature, ciliegie nere, e leggeri accenni di legno, molto ben integrato. Al palato si manifestava con corpo pieno, bocca rotonda e piena, di prugne mature, ciliegie e frutti di rovo.

I tannini molto delicati lasciano una sensazione vellutata in bocca e ben in sintonia con la frutta. Il vino è rimasto in botte grandi di 2 anni, di media tostatura, per 10 mesi prima dell’imbottigliamento, avvenuto il 18 Marzo 2011. Un lungo e succulento finale fa desiderare un altro bicchiere…***** Un Pinot Nero ottimo anche se ovviamente molto inusuale perché molto corposo e con alcol di 14 gradi tanto da poter essere confuso con un rosso della Puglia o della Sicilia…non poteva pertanto non piacere al mio palato!

Questo vino sembra essere abbastanza costoso, intorno ai $ 40 e infatti tutta la gamma dei vini contrassegnati Astrolabe non è reperibile nei supermercati ma piuttosto nei ristoranti e nelle enoteche. Il loro principale mercato è Bali, Australia e UK dove sono importati da Ellis of Richmond. Si tratta comunque di una produzione diversa rispetto ai vini Mudhouse, assaggiati subito dopo, che sono più accessibili a tutti e sui quali scriverò domani. Per me è sera adesso e vado a bere un nuovo Sauvignon insieme ai miei colleghi…ah dimenticavo, se non avete dietro con voi il passaporto, anche se avete varcato la soglia dei 18 da decadi, scordatevi di poter accedere a club e discopub in Nuova Zelanda!!

Astrolabe Wines Ltd
PO Box 1152, Blenheim 7240
www.astrolabewines.co.nz 

Giuseppina Andreacchio

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