Nuova Zelanda: si chiude il sipario sul palcoscenico della vendemmia 2013

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Nuova puntata del Giusy Andreacchio’s New Zealand wine tour, con il resoconto della fine della vendemmia 2013 e della sua esperienza professionale in una grande azienda vinicola neozelandese. Buona lettura!

Siamo arrivati al 20 Aprile e ad annunciare la fine della vendemmia a Blenheim è stata una pioggia torrenziale che è poco comune a Marlborough e che ci ha accompagnato tutta la notte scorsa e sicuramente lo farà anche nei prossimi giorni, secondo le previsioni.
Abbiamo terminato la vendemmia: un mese di lavoro estenuante, che ci ha tolto le forze ma in compenso ci ha lasciato con squisiti succhi che hanno iniziato, chi prima chi dopo, la fermentazione. Ora tocca agli enologi fare il miracolo di Canaan e trasformare ciò che la terra ci dona ogni anno in ottime bottiglie da gustare che verranno immesse sul mercato a luglio, nel caso di Sauvignon Blanc, e tra qualche anno nel caso di Pinot Noir. È stata un’esperienza per me indimenticabile: ho preso parte dalla sistemazione e pulitura iniziale delle macchine a quella finale e il 25 Aprile sarà l’ultimo giorno in azienda, salutati da una mega festa di fine vendemmia organizzata dall’azienda.

Sin dall’inizio sono stata inserita nel gruppo dei vini bianchi dove sono sempre rimasta e ho avuto modo di fare, oltre alla pressatura delle uve in tutti i suoi stadi, trasferimenti di succo da vasca a vasca, travasi, filtrazione delle fecce, flottazione, preparazione dei lieviti, aggiustamenti con vari agenti chimici, nel caso dei bianchi e visto fare, nel caso dei rossi, pigiatura, inoculazione dei lieviti, rimontaggi, svinatura, pressatura.
Penso che non ho mai assaggiato così tanto succo di uva come in questo mese, ricordandomi le migliori vasche che andavo di nascosto a riassaggiare nei giorni successivi, ma è stato molto interessante soprattutto fare l’assaggio nelle varie fasi e vedere lo sviluppo dei componenti, dal succo fresco delle uve appena pressate, al mosto in fermentazione e in qualche caso gia’ al vino finito.

È da elogiare il fatto che qui sono tutti molto pronti a dare spiegazioni, dal supervisore dei diversi teams agli enologi, al capo degli enologi ed è prassi comune dopo le loro degustazioni quotidiane, trovare i campioni messi a disposizione dello staff per l’assaggio: ho trovato Sauvignon eccezionali ma anche i vari Pinot Noir sono interessanti quest’anno. Ottimi anche Riesling, con pesca e albicocca matura e Gewürztraminer, col fortissimo aroma di litchi o anche detto ciliegia della Cina, che in questa regione è particolarmente intenso.
Per quanto riguarda il resoconto finale, proprio ieri il mio supervisore mi ha mostrato sul computer i dati della vendemmia 2013: New Zealand Wineries ha ricevuto ben 10,304 tonnellate di uva. Un bel risultato sulla quantità e speriamo la qualità sia altrettanto buona: le prerogative ci sono tutte per cui basta solo avere pazienza ed aspettare mentre il tutto bolle in pentola…Anche la vicina Saint Clair, azienda familiare che ho avuto modo di visitare brevemente durante la pausa pranzo lo scorso mercoledì, ha registrato un simile risultato, poco più di 9,000 tonnellate di uve sono passate attraverso le loro presse.

A proposito della diatriba tra le aziende vinicole a conduzione familiare e quelle, come New Zealand Wineries, che sono monopolio di grandi gruppi governati da giganti compagnie dell’investimento, è necessario soffermarsi su un evento, il BNZ Partners’ Speaker Series che si è tenuto qualche giorno fa al Marlborough Convention Centre e che è diventato argomento dibattuto in questi giorni in azienda. >
Il signor Allan Scott, considerato uno dei pionieri del vino a Marlborough pare abbia detto che l’industria del vino in Nuova Zelanda sta diventando monopolio dei grandi e ciò rende difficile la vita alle aziende a conduzione familiare, come la sua, che faticano pertanto a sopravvivere. Allan, fondatore di Allan Scott Family Winemakers ha però confessato pubblicamente, secondo l’articolo pubblicato, che continuerà, dopo aver raggiunto i 40 anni nell’industria del vino, ad affrontare le nuove sfide e portare avanti la baracca, determinato com’è a continuare il suo business di famiglia.

Scott fu uno dei primi a piantare uve nella Brancott Valley nel lontano 1973 quando c’era molta confusione e paura sul futuro del mondo del vino. Addirittura molti sostenevano che l’industria del vino non avrebbe avuto lunga vita. La nascita ufficiale dell’industria vinicola a Marlborough avvenne nel 1985 quando il Governo Laburista offrì un programma di sponsorizzazione alle aziende per il rimpiazzo di varietà come Müller Thurgau con Sauvignon Blanc e Chardonnay.

Scott piantò i suoi vigneti nel 1975 ed iniziò la sua azienda nel 1990, oggi in mano ai suoi figli che ne continueranno l’eredità, si spera, con la sua stessa passione. Secondo lui i consumatori sono poco consapevoli del grande numero delle società e di  quanto poche invece siano le piccole aziende a conduzione familiare nell’industria del vino in Nuova Zelanda.
L’unico modo per queste ultime di sopravvivere sarebbe di iniziare una maggiore collaborazione tra di loro per poter reggere il confronto con le controparti. Vedremo come si evolverà la situazione in Nuova Zelanda dove oltre al vino, un’altra industria in forte crescita è quella della birra. Spero di avere la possibilità di visitare l’azienda Moa Brewing Company, oltretutto di proprietà di Josh Scott, figlio di Allan.

Mentre scrivo la pioggia continua imperterrita e sembra anzi aumentare. Spero che il tempo mi darà la possibilità di effettuare il giro delle cantine che tanto ho aspettato e dei suggestivi posti intorno a Blenheim, dove rimarrò fino al 5 Maggio per volare poi nell’isola del nord e visitare la città di Auckland, più fredda, e che per gli abitanti del Sud è la ‘Milano’ italiana, motore economico ed industriale dell’intera nazione ma con ritmi caotici, lontani anni luce dalla pace e dalla tranquillità di cui si gode quaggiù.

Giuseppina Andreacchio

3 pensieri su “Nuova Zelanda: si chiude il sipario sul palcoscenico della vendemmia 2013

  1. Gentile Andreacchio, grazie di nuovo per questi bei report non di maniera, ma sentiti e “di pancia”; proprio quello che ci vuole per far venir voglia di andare, di provare, di assaggiare, di conoscere. E, a proposito di conoscenza, vorrei sapere se ci sono cinesi, da quelle parti, intesi come uomini, ma anche come capitali.
    L’altra curiosità sarebbe – ma immagino sia difficile sapere e capire – relativa al ‘clima’ che passa tra l’industria vera e propria (grandi gruppi internazionali) e le imprese che definisce famigliari, quelle dei farmers; immagino che in entrambi i casi le dimensioni siano diverse e forse anche i rapporti?!

  2. Gentile Silvana, mi scuso per il ritardo nel risponderLe ma purtroppo qui non ho sempre internet. Per quanto riguarda la Sua domanda, Le posso dire che di ‘cinesi’ qui non si parla… ancora!. Ci sono pero’ grandi gruppi come Constellation Brand o Pernord Ricard o Sogrape Vinhos che hanno acquistato intere cantine, un tempo a conduzione familiare, mettendo a repentaglio la tradizione e ahime’ riducendo molto il numero delle piccole attivita’ in nome della ‘commercialita’. Tanti saluti, Giusy.

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