‘Marlborough Wine Trail: un percorso di vini e cibo – parte prima

ArmeisNZ

Nuova puntata del Giusy Andreacchio’s New Zealand wine tour: oggi prima parte di un itinerario nelle cantine della celebre zona di Marlborough. Incontri e vini molto interessanti: buona lettura!

Dopo aver per 2 giorni messo a dura prova la mia resistenza fisica girando in bici per le cantine, oggi finalmente sono riuscita ad affittare una macchina e continuare il giro secondo i miei progetti, potendo caricare le bottiglie preferite. Così alle 10 ero già davanti al famoso e coloratissimo giardino antistante l’entrata della cantina Hunter’s. All’arrivo una giovane ragazza neo-zelandese mi invita a visitare il giardino con alberi di ulivo da cui ricavano l’olio extra-vergine. Per un attimo mi sono sentita in Umbria, e scopro subito dopo che proprio dall’Umbria trae ispirazione la creazione del giardino. La proprietaria, Jane Hunter che da parecchio tempo si è stabilita in Italia è un’amante del vino e della cucina italiana, tanto da scegliere il nostro Paese come luogo di residenza permanente.

La storia della signora Jane mi ha colpita particolarmente: insieme al marito di origine irlandese iniziarono l’attività ma lui all’età di 37 anni perse la vita in un incidente stradale a Christchurch e così Jane a 33 anni, prese in mano la direzione dell’azienda e ha contribuito molto allo sviluppo dell’industria del vino in Nuova Zelanda tanto da essere insignita di OBE dalla regina Elisabetta e altri riconoscimenti, tra cui nel 2012 il premio ‘Donna del vino’ e insignita della laurea in Scienze Honoris Causa da una università australiana di cui non ricordo il nome.
OliveNZ

Mi colpisce dunque subito e mi affascina la personalità di questa donna: penso al suo coraggio e alla sua determinazione e così con in testa questa considerazione mi accingo ad assaggiare i vini. Il primo è l’iconico Sauvignon Blanc 2012: un intenso naso di erba tagliata, peperone, frutti tropicali. Un finale fresco e lungo, un’acidità ben bilanciata lo rende gradevole al palato ancora di più. Un vino, penso, deciso ma delicato e collego la personalità del vino a quella della signora Jane nella foto. Una donna dal carattere deciso e forte ma pur sempre una donna… Passo dunque al secondo vino, un altro Sauvignon Blanc ma udite udite del 2005. Si chiama Kaota Rao che in Maori vuol dire ‘fermentato in botte, mi suggerisce la simpatica signora che mi versa i vini, fra l’altro molto competente!
Sauvignon2005

Il più vecchio dei Sauvignon Blanc che io abbia avuto modo di degustare da quando sono qui. Si tratta di un vino fermentato in botti di rovere francese, in parte nuove, che vengono usate per i bianchi e in seguito per i rossi. Il vino è stato messo sul mercato l’anno scorso: al naso sembra un bel Chardonnay stile francese dal colore oro molto intenso. Lo porto al palato e ho un’impressione completamente diversa: è sapido, secco e mi ricorda la brezza marina, la salsedine e lo iodio insieme alla vaniglia, al burro e al legno. Un vino da capire e particolare…alla fine un accenno di peperone rosso mi porta alla realtà ricordandomi che è un Sauvignon Blanc. Un vino che durerà ancora un paio d’anni…rimango sconvolta dalla sua freschezza che lo rende vibrante e giovane.

Il terzo vino che assaggio è Chardonnay 2011: 9 mesi in botti francesi che però non sono dominanti al naso che si presenta molto soffice e delicato. Limone e agrumi che riempiono la bocca in modo quasi etereo. La signora che mi ha guidato nella degustazione ha posto l’accento sul fatto che il loro enologo vuole fare dei vini che siano soffici, delicati quasi impercettibili e nell’intento penso ci sia riuscito. A seguire il Riesling 2012: colore oro chiaro, frutta tropicale matura, note accentuate di limone sul finale e melone. Molto sapido. Dopo questo il Gewurztraminer 2011: naso di miele. Frutta tropicale matura, petali di rose e forte acidità. Molto delicato ed etereo.

Passiamo infine ai vini rossi: Pinot Noir 2011 dal colore rosso, con frutta rossa intensa che è prerogativa dei Pinot Noir della zona, e quindi ciliegie, viole, ma anche chiodi di garofano e spezie. Ci vorranno ancora un paio d’anni per vedere i tannini ammorbidirsi. A seguire Pinot Noir The Chase 2010: un blend di 60% Pinot Noir, 36% Merlot e 4% Cabernet Sauvignon. Un vino che sebbene abbia aromi forti di erbe, fiori, ciliegie e prugne rimane leggero sul palato e con un finale secco. Mi fermo per fare delle foto e sarà che alla signora ho fatto simpatia o sarà il fatto che sono italiana ma improvvisamente mi dice di aspettare perché vuole offrirmi delle ‘bollicine.

Hunters-sparkling

Mi porta un ottimo “Champagne blend”, brut, NV, con una bella acidità e note di pane, lievito e frutti tropicali che mi lascia un palato fresco e pulito. Non mi è affatto dispiaciuto terminare la degustazione con il loro spumante. Devo ammettere che le bollicine metodo tradizionale in Nuova Zelanda sono un ottimo prodotto, con un buonissimo rapporto qualità-prezzo. Mi avvio ad uscire e la signora mi invita a passare dalla porta accanto dove si trova lo studio di un famoso artista. Rimango a chiacchierare con il pittore……. che con uno squisito atteggiamento mi dà conferma di nuovo dell’ospitalità e cortesia della gente del luogo.
Herzog

La seconda tappa è rappresentata da un’altra iconica cantina: Hans Herzog Estate. Il proprietario è originario della Svizzera e la prima annata fu nel 1998 avendo egli acquistato la proprietà nel 1994. Mi viene chiesto di scegliere 5 vini dietro pagamento di $ 10 (6.50 Euro). È la prima cantina dove mi viene chiesto di pagare e questo mi pone in una strana condizione non perché non lo voglia fare….Comunque, avendo l’azienda una vasta gamma di vini tra cui 3 vitigni italiani, chiedo di iniziare con Arneis 2012, nella sua seconda annata: colore giallo paglierino, semplice come tale vitigno è ma più dolce rispetto alle nostre versioni.
Lo segue Sauvignon Blanc 2010 ‘sur lie’ che mi incuriosisce, così come i vari Sauvignon fermentati in botte e maturati in botte che sembrano dei Chardonnay, o i Sauvignon organici o persino quelli con percentuali di altre varietà. Prodotto da vigneti di 15 anni, senza filtrazione, presentava un colore giallo intenso dovuto ai 120 giorni di contatto con le fecce. Purtroppo il vino non mi ha colpito favorevolmente, ho trovato solo un’altissima aciditàe mancanza di frutta. Magari sarebbe stato apprezzato se accompagnato da un giusto piatto di pesce. Mi è piaciuto molto invece il Viognier 2010: al prezzo di $39 (25 euro) presentava un bel concentrato di frutta tropicale bilanciato da una buona acidità. La prima annata fu nel 2004.

Il vino successivo Sauvignon Blanc Grande Duchesse 2010 mi ha letteralmente spiazzato: un ottimo sauvignon con frutta tropicale, frutto della passione, ottima acidità e una grande complessità. Costo $ 58 (circa 38 euro).

Pinot Noir 2009: vino non filtrato e senza chiarifica, ben fruttato, e buona integrazione del legno ma ancora molto giovane e prematuro.
MontepulcianoHerzog
Non potevo non scegliere Montepulciano 2008 che mi ha sorpreso per i vari livelli di aromi/sapori; dai frutti rossi al cioccolato fondente, alla liquirizia e al cacao. Un vino con buona potenzialità di maturazione e sviluppo. 14 gradi, qui non inusuali fanno da cornice a questo vino molto ‘italianò. Tutta la gamma bisogna sottolineare è di impronta vecchio mondo, non si discute.
Avrei voluto assaggiare anche il loro Nebbiolo 2010 a $ 109 (70 euro) ma ancora non è in bottiglia. Sebbene fosse l’ora di pranzo e fossi affamata i prezzi del loro lussuoso ristorante (nella cui carta dei vini sono presenti anche ottimi vini italiani: Gaja, Bruno Giacosa, Elio Grasso, Giuseppe Mascarello, Quintarelli, il Brunello di Franco Biondi Santi, nonché Sassicaia, Solaia, Tignanello, Ornellaia) nel curatissimo patio mi hanno fatto dimenticare la mia condizione e fatto proseguire nel mio percorso vinicolo!!
Forrest

La visita successiva è stata presso l’azienda Forrest. Un bellissimo panorama, con un lago e una natura incontaminata che fa da cornice all’azienda in mano ad una coppia, ‘The Doctors’, John e Brigid Forrest, entrambi due scienziati che amano sperimentare col vino. A presentare i vini un simpatico signore neo-zelandese molto preparato e cordiale. Mi dice che posso assaggiare solo 3 vini ma col mio savoir-faire e le belle parole riesco ad assaggiarne 5.
Il primo, che porta la firma di John Forrest, mi viene versato nel bicchiere e dopo un breve assaggio il mio commento è: ‘Non riesco a definire la varietà e il signore di mezza età mi risponde: ‘Bene, brava infatti si tratta di un blend, The White, di ben 7 varietà bianche scelte dal Doctor’ ogni anno diverse perché mette solo quelle che raggiungono un certo livello di maturazione. Mi compiaccio con me stessa e pian piano comincio a dipanare la matassa: Sauvignon Blanc, Chenin Blanc, Viognier sono i principali, tutti raccolti a un punto di maturazione avanzato e un misto di fiori, agrumi, limone e melone. A dire il vero non mi dispiace…
Forrestvineyards

Chiedo poi di assaggiare Pinot Gris 2010 dell’Otago, dove i signori possiedono dei vigneti, e una volta nel bicchiere mi appare di colore oro intenso, con 17.3 g/l di zucchero e 14% di alcool. Un misto di erbe e limone e sebbene dolce compensato da una buona acidità. Vado su un rosso, costoso, Newton Forrest Cornerstone 2007, vini di stampo bordolese prodotti su terreni di ghiaia a Hawkès Bay, nel vigneto chiamato Gimblett Gravels. Il blend è composto da 56% Cabernet Sauv., 23 % Merlot e 21% Malbec. Un vino dal colore rosso intenso, passato per il 90% in botti francesi e il rimanente 10% in botti americane, possente, sentori e aromi di frutti a bacca nera, erbe essiccate, spezie, bocca piena e un finale lungo. Un vino ottimo ma troppo di stampo francese!
L’azienda è abbastanza grande in quanto produce 67,000 casse all’anno ed ha nel suo portfolio circa 50 vini. Il mio tasting sarebbe dovuto finire ufficialmente ma riesco ad assaggiare Sauvignon Blanc Late Harvest 2009: timo, erbe aromatiche, ma anche peperone bollito, buona acidità che accompagna un residuo zuccherino di 96 g/l e 9.5 % di alcool. Non avevo mai assaggiato la versione dolce del Sauvignon e penso che è molto particolare e difficile da abbinare ai desserts.

Infine il Riesling Botrytised 2011: un ottimo dessert wine con 220 g/l ma per niente stucchevole. Anzi piacevole con le sue note di marmellata, pesca, mele cotogne, buccia d’arancia essiccata. Solo 800 casse sono prodotte di questo vino, prodotto da vitigni posti su terreni argillosi, che ho trovato molto interessante e nello stile europeo, essendo qui i vini dolci molto leggeri e poco strutturati per il nostro palato. Sono arrivata alla conclusione che i neozelandesi non amano molto i vini dolci sebbene la varietà dei dolci prodotti qui è estremamente ricca.

L’azienda produce anche un Sémillon raccolta tardiva con 300 g/l di zucchero ma non potevo fare troppo l’insistente e così presa dalla fame vera mi sono diretta da Giesen, famoso, oltre che per i vini, per i taglieri di antipasti di carne e pesce e dove prima di assaggiare mi sono fatta deliziare da un buon e rinfrancante pasto essendo state le 3 e passa del pomeriggio Vi racconterò della mia visita nella prossima puntata.

Giuseppina Andreacchio

Un pensiero su “‘Marlborough Wine Trail: un percorso di vini e cibo – parte prima

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *