I vini rosati segnano i colori dell’estate: ma la ristorazione perché non se accorge?

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Per una settimana ho trascorrendo un bellissimo periodo di vacanza, totalmente all’insegna del relax, in un’isola italiana. Anche se potevo contare su una connessione Internet assicurata dal mio smartphone e dalle meravigliose possibilità di Android, come avete visto non ho scritto granché e mi sono goduto un, non so se meritato o meno, ozio.
I primi sei mesi di questo 2013 sono stati molto impegnativi, da ogni punto di vista, per me e con ogni probabilità avevo bisogno di tirare il fiato e di fare quello che normalmente quando sono a casa non faccio, ovvero praticamente “buttare via l’orologio”, senza seguire i ritmi normali scadenzati da orari e momenti canonici della giornata, per riposare moltissimo e dormire anche in momenti del giorno che solitamente non sono assolutamente dedicati alla.. pennichella.

Anche il mio regime alimentare si è adeguato a questa piacevolissima rilassatezza e contrariamente a quello che faccio a casa, approfittando del fatto che su quest’isola le verdure e la frutta (le pesche soprattutto) erano buonissime, e facilmente disponibili in piccoli mercatini dove i contadini portano quello che hanno raccolto anche solo poche ore prima, ho seguito gioiosamente (anche per la bilancia) una sorta di dieta mediterranea dove di carne non c’è stata nemmeno l’ombra.

Con queste “abbuffate” di pomodori, insalate, zucchine, le adorate melanzane, piccoli peperoncini verdi croccanti, tutti conditi da un eccellente olio extravergine di oliva e “rinforzate” qualche volta da uova sode, capperi, olive nere, e con la costante presenza di focacce, pizze, e quando la sera uscivamo a cena di pesce, é naturale che quando si decidesse di stappare vino, cosa che accadeva quotidianamente, la scelta cadesse su ben precise tipologie.

Non parlo solo di vini bianchi, o di “bollicine” rigorosamente metodo classico, una cui scorta, essendo arrivato in traghetto sull’isola, avevo portato dalla mia cantina, o di vini della produzione locale, che sui bianchi e su un vino dolce conosce espressioni interessanti, ma soprattutto di vini rosati. Ne avevo portati di buoni, selezionati in alcune delle diverse zone italiane, classiche come Garda, Salento, Abruzzo, che si sono affermate in questa tipologia. E, con la scusa anche di provarli per scriverne nella mia rubrica sul Cucchiaio d’argento – che prosegue per tutta l’estate – ho portato anche rosati da altre zone italiane, soprattutto del Centro Sud e Sud.

Quale altro tipo di vino difatti gustare, meglio dei rosati, sulla cucina di casa ed in quella, rigorosamente a base di pesce, dell’isola dove mi trovavo? Assolutamente nessun altro, senza discussione possibile.

Eppure avvistare un rosato non solo nei negozi che vendevano vino e nelle rare enoteche della località isolana dove mi trovavo, ma soprattutto nei vari ristoranti, spesso anche con uso pizzeria dove sono stato, locali dalle smilze carte dei vini o liste enoiche come le si voglia definire che immancabilmente proponevano Prosecco e indefinibili vini bianchi o frizzanti “della casa” venduti a 6 euro il mezzo litro in caraffa, ha costituito un’autentica impresa.

Rosati non avvistabili (o ben nascosti), anche se il ristorante proponeva insalatone le più varie e disparate, anche se dal forno a legna venivano sformate a ritmo incalzante pizze, focacce e “schiacce”, anche se venivano proposte verdure grigliate, paste fredde e risotti alla marinara, come se si trattasse di oggetti non identificati, di vini che nessuno conosce o si sogna di chiedere.

La domanda nasce spontanea: poiché è innegabile che il consumatore medio, non solo “l’eno-impallitato” i rosati li apprezzi e li stia progressivamente adottando nella propria “way to drink”, e sia portato a berli allorché li trovi, perché tanta ristorazione italiana, non solo quella della deliziosa isola dove ho trascorso una splendida settimana e conto di tornare in agosto, ma di numerose altre aree (uniche eccezioni due delle capitali del rosato italiano, la Puglia e l’area del Garda, dove vengono normalmente proposti), dei rosati non vuole sentire parlare, li ignora, non prova a proporli, anche solo a bicchiere?

Dobbiamo forse fare una petizione in carta da bollo al Presidente della Repubblica, un’interrogazione firmata da membri di tutte le forze politiche presenti in Parlamento, raccogliere firme per promuovere un referendum, rivolgerci all’Onu, perché ci sia finalmente consentito bere rosati, soprattutto d’estate, non solo a casa, ma anche al ristorante?

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9 pensieri su “I vini rosati segnano i colori dell’estate: ma la ristorazione perché non se accorge?

  1. Carissimo, non è la ristorazione italiana a non mettersi gli occhiali dei magnifici rosati (che potrebbero alleviare almeno momentaneamente le nostre pene politico-finanziarie); ci sono interi settori che non si accorgono di potenzialità che -!- ancora ci sarebbero, nel nostro sfaccettato e multiforme paese.
    Purtroppo siamo come le pecore e come tali ci comportiamo. Figurati che c’è ancora gente (tutt’altro che di livello basso) che pensa che si stia vivendo “una grossa crisi” e non si è accorta che un’epoca è finita, un’altra è iniziata e se usiamo – per procedere – gli stessi criteri di cui abbiamo abbondantemente fatto uso fino ad ora, possiamo arrenderci alla speculazione internazionale, nelle cui mani ci hanno fatto scivolare i furbi di casa (cosa?) nostra.
    I rosati possono essere una delle tante bandiere nostrane, soprattutto se il “genio italico” non viene sopraffatto dalla “furbizia italica”, che ci conduce sempre a muoverci nello stesso modo. La ristorazione è in linea con il resto del paese….

  2. Io frequento molti ristoranti in quanto sono sempre in giro per lavoro e con molti si parla spesso di vino: beh, tutta questa richiesta di rosati non mi dicono di averla e quindi quando hanno in carta due metodo classico rosé e due fermi rosati è gia un lusso.
    Ma poi siamo così sicuri che l’appassionato li ricerchi così volentieri? Quanti esemplari davvero ottimi a prezzi amichevoli abbiamo nell’italico stivale? Non molti secondo me.

    • mi sembrava strano che il più grande scocciatore della wine blogosfera, il provocatore che getta il sasso e poi nasconde, da coniglio, la mano, fosse sparito e che non si facesse più vivo con le sue inutili, insignificanti osservazioni.
      Dall’alto della sua esperienza e competenza, come fosse il più grande conoscitore di vini dell’universo mondo, lo Zakk viene a dirci che in base al suo riscontro (ma chi se ne frega!) non c’é richiesta di rosati e che gli appassionati non li ricercano e se non li trovano, come spesso accade, se ne fanno un baffo. E poi eccolo a dirci, il saputello, che non ci sono sarebbero “esemplari davvero ottimi a prezzi amichevoli nell’italico stivale”.
      Ma perché non si toglie di torno, una volta per tutte, e non va a importunare altrove?

      • Ziliani, ero via per un po di ferie!
        Comunque non ha letto bene: non sono io che riscontro, ma i diversi ristoratori che frequento (almeno uno al giorno purtroppo).
        Costo dei vini rosati: a me piace molto il cerasuolo di Valentini, ma non mi sembra a buon mercato. Poi capita di bere qualche metodo classico in rosa e mediamente costa sempre più della versione tradizionale.
        La banda dei chiaretti…. beh, neanche gratis.
        I tavel sono a prezzi ok se comprati sul posto, ma portati in Italia sono giustamente ricaricati dall’importatore e quindi per me perdono di senso.
        Vogliamo parlare dello Scalabrone di Guado al Tasso? La prego….
        Puglia: mi indichi qualcosa lei, che io per ora ho speso male i miei soldi quelle poche volte che ho tentato. Però, come da mio post precedente, “davvero ottimi a prezzi amichevoli” non roba semplicemente buona: anche la nutella è buona, ma la cioccolata è un’altra cosa.

        • vogliamo fare una colletta perché lo scocciatore supremo se ne resti perennemente in ferie e non venga qui a rompere le scatole con i suoi inutili interventi?
          Evidentemente il tizio non mi legge e non conosce i miei gusti e disgusti perché altrimenti avrebbe evitato di citare il prodotto di una notissima azienda toscana di cui ovviamente non scriverò mai.
          Se vuole informarsi, cosa che non ha intenzione di fare, perché preferisce parlare a vanvera e trinciare affermazioni sciocche ad un tanto al chilo (vedi discorso sulla “banda dei chiaretti”, come la chiama lui) provi a leggere un po’ di articoli pubblicati in questa rubrica in gran parte dedicata ai vini rosati: http://www.cucchiaio.it/author/franco-ziliani/
          Ma sicuramente il “signore”, se così vogliamo definire quell’individuo, avrà da dire anche qui. E chi se ne frega

    • Attento, rischi un trattamento analogo a quello del povero Zakk, Terre Nere non è tra le aziende “amiche” del sig. Ziliani! Quindi seguendo lo stile della casa se non sei amico degli amici, non esisti.

  3. Pingback: Matt Kramer su Wine Spectator sdogana definitivamente i vini rosati e ribadisce la loro serietà | Blog di Vino al Vino

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