Caro Masna, criticare i Barolo (iperlegnosi) di La Morra non è “una visione parziale delle cose”, credimi…

Enogea49

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A proposito del Barolo report sull’ultimo numero di Enogea

Non ho alcuna intenzione, prima perché lo stimo profondamente e secondo perché gli sono affezionato (capita anche con qualche collega…), di scendere in polemica con Alessandro Masnaghetti, fondatore e deus ex machina dell’ottima news letter bimestrale indipendente Enogea e autore di un lavoro fondamentale come le cartine dei cru di Barolo e Barbaresco denominate “i cru di Enogea”.

So bene che in quanto milanista non è decisamente infallibile il “Masna”, ma sulla sua libertà intellettuale potrei mettere anche la mano sul fuoco sicuro di non bruciarmi. E allora se siete così in sintonia, si chiederà qualcuno, perché questo post? Semplicemente per esprimere il mio diverso parere dopo la lettura dell’ultimo numero, il 49, della bella rivista in larga parte dedicata a degustazioni dell’ingegnere monzese, che vede come tema principale, occupando una trentina di pagine su un totale di 60, il resoconto delle degustazioni delle nuove annate, rispettivamente 2010 e 2009, di Barbaresco e Barolo, oltre alle riserve 2008 e 2007.

Una buona parte delle degustazioni di questi vini Alessandro ed io l’abbiamo fatta a maggio ad Alba, insieme ad altri giornalisti italiani e soprattutto internazionali, nel corso di Nebbiolo Prima. Un banco d’assaggio importante e assolutamente indispensabile per capire l’andamento e la stilistica delle nuove annate dei due giganti (e mezzo, c’è anche il Roero…) del Nebbiolo albese – quest’anno ho potuto degustare qualcosa come 300 vini – anche se purtroppo nel corso delle ultime elezioni è cresciuto il numero delle aziende che per valutazioni varie decidono di non partecipare. E di non consentire alla stampa presente un assaggio dei loro vini, totalmente alla cieca, con una valutazione profondamente democratica che mette sullo stesso piano, blind tasting per tutti, sia i vini delle aziende più note sia i vini di altre che di volta in volta utilizzano la vetrina di questa manifestazione, organizzata dall’Unione Produttori Vini Albesi, per farsi conoscere.
Masna

Alcuni produttori non partecipano a Nebbiolo Prima per legittime valutazioni, altri invece, decisamente più furbetti e dotati di un’altissima considerazione di sé (in passato, quando la manifestazione si chiamava Alba Wine Exhibition, ci fu qualcuno di loro che ebbe la suprema faccia di tolla di chiedere agli organizzatori di non invitare qualche giornalista non gradito, pena la mancata presentazione dei loro preziosi campioni…), danno prova di supremo opportunismo. Risparmiano le spese relative ai costi di partecipazione e confidano sul fatto che essendo produttori di “alto lignaggio”, una parte dei giornalisti presenti non potrà permettersi il “lusso” di trascorrere qualche giorno in Langa senza fare loro visita e organizza per loro, ad personam, visite in cantina dove ovviamente i loro vini vengono degustati, e valutati, ma ad etichetta scoperta.

Masnaghetti ovviamente non fa parte di questi giornalisti che poi fanno articoli in forma di resoconto dell’annata mettendo insieme i vini degustati alla cieca a Nebbiolo Prima e quelli assaggiati, con tanto di pacche sulle spalle amicali da parte dei produttori, nelle loro cantine, e dovendo redigere per Enogea un resoconto il più ampio ed onnicomprensivo possibile non perde occasione di procurarsi, anche acquistandoli, anche i campioni dei barolisti e barbareschisti “aventinisti” di Nebbiolo Prima.

Fa professionalmente il proprio dovere e tanto di cappello al suo modus operandi, ma poiché è uomo di mondo e giornalista di lungo corso sa benissimo che anche se all’appello mancano fiori di nomi noti, e talvolta purtroppo alcuni dei top, i circa 300 vini relativi alle nuove annate presenti alla degustazione istituzionale di maggio formano un campione ampiamente sufficiente ed esaustivo per ricavare un’impressione generale sui nuovi millesimi e per trarre conclusioni dotate di una qualche fondatezza sulla differenze stilistiche, parlo soprattutto dei Barolo, e sul livello qualitativo dei vini espressione dei vigneti collocati nei diversi villaggi della denominazione.

Nel migliore dei mondi possibili, che costituisce purtroppo un’utopia e un sogno, noi fortunati degustatori invitati a Nebbiolo Prima avremmo a nostra disposizione, per tutti i nostri assaggi meditati, tutti i Barolo prodotti. Nella realtà la stragrande maggioranza di noi degustatori deve “accontentarsi”, ma c’è da leccarsi i baffi ed essere più che soddisfatti dell’ampio numero di vini che ci viene proposto.
NebbioloPrima
Per questo motivo, pur inchinandomi di fronte alla mole del lavoro svolto dal Masna recensendo, vino dopo vino, tutti i Barolo degustati, non posso essere d’accordo con il collega e amico quando nell’introduzione alla parte del suo report relativa ai Barolo della località di La Morra (che ricordo essere il comune della denominazione con il più ampio numero di ettari destinati a Nebbiolo da Barolo, una parte dei quali a mio avviso sarebbe stato più utile destinare ad altri vitigni o coltivazioni…) scrive: “come in passato, anche in questa occasione diversi degustatori hanno storto il naso di fronte ai vini di La Morra (troppo legno, troppa estrazione, ecc.ecc.).

Certo, è una questione di gusti, ma forse è anche il risultato di una visione parziale delle cose. Parziale intesa come di parte (di nuovo la questione del gusto) e parziale perché nelle degustazioni di Nebbiolo Prima mancavano ancora una volta quasi tutti i vini più blasonati, che a La Morra sono tanti e hanno quindi un peso specifico importante. Detto questo, il mio personalissimo cartellino parla di un’annata più che buona…”.

LaMorra-cruEnogea

Prendo atto, con un rispetto che mi viene naturale riconoscere, del punto di vista del collega, ma come ho già chiaramente scritto in questo articolo scritto a caldo (e che riscriverei pari pari, qui anche la versione in inglese) sono totalmente di altro parere. Ci sono stati Barolo lamorresi che mi hanno convinto, ad esempio il Brunate di Ceretto e quello di Vietti, il Cerequio di Michele Chiarlo, le Turne di Silvio Grasso, il La Serra di Gianni Voerzio, il Rocche dell’Annunziata di Aurelio Settimo, il Barolo La Morra di Alberto Voerzio, il La Serra di Agostino Bosco, di cui ho scritto in dettaglio qui, ma la stragrande maggioranza della cinquantina di Barolo 2009 di La Morra avuti in assaggio mi hanno lasciato basito. E non certo dalla gioia.

A questo proposito ho parlato di tristi “campioni” di mediocrità, di Barolo seriali ma non seri, tutti uguali tra loro, tanto che varrebbe produrne uno solo cooperativo ed evitare imbottigliamenti con nomi diversi, vini che mi hanno lasciato totalmente indifferente e non mi hanno fatto venire alcuna tentazione, non dico nemmeno voglia, di passare dalla fase dell’assaggio a quella della beva. E misurando bene le parole ho definito i loro artefici “barolisti che producono Barolo di uno stile moderno che ormai è antico, sorpassato, remoto, sconfessato dal buon senso e dal gusto della stragrande maggioranza dei consumatori, inguaribili reazionari e nostalgici di un tempo (non bello) che fu e ricordano quei soldati giapponesi fantasma, Japanese holdouts o Japanese stragglers, che finita la guerra mondiale decisero di non arrendersi e di continuare a battersi per l’Imperatore contro gli Alleati”.

Ora il Masna dice ai suoi lettori che se si scrivono cose tipo queste si ha “una visione parziale delle cose” legata al gusto personale, e che l’assaggio di Nebbiolo Prima avrebbe un valore relativo perché “mancavano ancora una volta quasi tutti i vini più blasonati”. A parte il fatto che è colpa di quei produttori e non di noi partecipanti alla manifestazione non averli presentati – anche per i calcoli sopra esposti – e non possiamo di certo essere responsabili se ci sono produttori che ritenendosi i primi della classe e i più belli e bravi fighi del bigongio non vogliono confondersi con i loro colleghi. E accettare i rischi di un blind tasting.

Avessero presentato i loro “top wines” avremmo disposto di maggiori elementi, come quelli di cui ha potuto usufruire l’editor di Enogea, per farci un’idea più completa e onnicomprensiva del valore, che a maggio mi era sfuggito, di tanti Barolo lamorresi. M

i spiace per costoro, ma io, come altri colleghi con cui mi sono confrontato nei giorni degli assaggi albesi, cito ad esempio Juancho Asenjo, Kerin O’Keefe, Eckhard Supp, Wojciech Bońkowski, Tom Hyland, e che erano tutt’altro che soddisfatti dei Barolo di La Morra, basandomi sui campioni che mi sono stato sottoposti, campioni che andavano dal numero 158 al numero 212, e ritenendoli un lotto più che esaustivo per elaborare un giudizio meditato, non penso affatto che la stragrande maggioranza di loro presentasse il livello qualitativo e la piacevolezza che un appassionato di Barolo si attende. Rimando ad alcune note di degustazione che avevo inserito nel mio articolo per avere un’idea delle mie impressioni.
Masnaghetti

Per concludere dico al Masna: so bene che a Nebbiolo Prima mancavano tanti cru di Barolo noti e celebrati, anche da te, ma pensi forse che se fossero stati presenti il mio giudizio sarebbe cambiato? Conosci i miei gusti (e disgusti) e lascio a te la risposta…

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19 pensieri su “Caro Masna, criticare i Barolo (iperlegnosi) di La Morra non è “una visione parziale delle cose”, credimi…

  1. caro franco, con questo caldo mi riesce difficile leggere il tuo pezzo in ogni singola riga e ancor più scrivere uno straccio di commento (penso che tu possa capirmi). con la frase che tu citi non volevo fare altro che riportare una situazione che mi era parso di percepire e che tu del resto hai confermato e a cui ho cercato di dare una brevissima e duplice spiegazione. tutto qui. resto della mia opinione come tu sicuramente resterai della tua. personalmente credo che guardando al passato, e al di là dei gusti, si debba riconoscere ai produttori di la morra un’evoluzione stilistica, magari lenta, ma a mio parere sempre più lontana dagli eccessi di un tempo. e questo, da cronista prima ancora che da commentatore, mi sembra(va) giusto sottolineaarlo. non ti abbraccio, perché fa caldo, ma è come se lo avessi fatto. 🙂

    • caro Masna, vorrei condividere il tuo giudizio sull’evoluzione in corso e dall’allontanamento dagli eccessi di un tempo di tanti barolisti lamorresi, ma ti confesso che non ce la faccio proprio. Il tuo commento va bene così ed é giusto che ognuno rimanga delle proprie idee, con stima e rispetto dell’altro.
      Cose che non te mi vengono naturali e sincere.

  2. PS dovrò lavorare un po’ sulla mia iconografia, perché nelle foto che circolano faccio davvero spavento (o forse, ahimé, è solo la triste realtà).

  3. e discuterne tra di voi di una nuova, continua e stancante diversità di giudizio nel mondo dei “santoni” del vino? Che cosa gliene frega ai suoi (sempre meno, come si vede dai commenti, pur pesati sul periodo estivo) lettori che lei non sia d’accordo con le idee di Masna?
    Chissà perchè Masna non può dire ciò che pensa e lei invece sì…

    Più in generale, non sarà che forse i produttori di La Morra non la amano molto o -soprattutto- non la “osannano” come vorrebbe? Purtroppo per lei, li conosco molto bene e so come la pensano a riguardo…
    Adesso, come sempre, cancelli pure il mio commento o mi riempia di insulti… è il suo stile!!! (gli incompetenti di La Morra lo leggeranno comunque…).

    Non ti curar di lui ma guarda e passa…

    • ah rieccolo! Dall’oblio riemerge, non ne sentivamo la mancanza, il mitico Zappalà. Che una volta di più dimostra di parlare a vanvera. Masnaghetti non se l’é presa per quanto ho scritto e ha commentato qui ed il difensore d’ufficio dei barolisti barricadieri ad oltranza di La Morra interviene per contestare il mio post… Evidentemente, nonostante le piogge di ieri, deve fare ancora molto caldo, tanto da impedire un ragionamento compiuto, al bastian contrario, all’astronomo che si picca di scrivere di vino… Stia all’ombra, segua il mio consiglio…
      La rassicuro, di essere “osannato” da chi si ostina ancora a produrre Barolo nel 2013 con le stesse modalità, ridicole, di 15-20 anni fa, non ci tengo proprio. Preferisco la stima e l’amicizia dei barolisti che fanno vini dalla parte del consumatore, non di alcune guide, di importatori e di qualche wine writer americano…

      • da come se la prende con la Morra e i suoi produttori non sembra proprio che il non essere “riverito” da loro non gli abbia lasciato un segno profondo.

        Poi, caro il mio degustor-giornalista-santone, il vino è una cosa prettamente soggettiva (lei ne parla male e un altro bene, eppure siete entrambi professionisti), che varia da uno all’altro senza alcuno schema razionale. Da cui ne segue che anche il consumatore medio (come sono io) ne può parlare e come (e noi lo paghgiamo anche ). Non vi è dietro nessuna scienza: solo un’espressione di sensazioni ed emozioni, che tutti possono fare.
        Il difficile per lei sarebbe forse parlare anche di Universo (sa, quella “cosa” che contiene anche la Terra, la Luna, il Sole, la Via Lattea e molto altro, mai sentito parlarne?), dove -stranamente- non esiste l’arroganza e la visibilità a tutti i costi. Se imparasse qualcosa da Lui forse il suo carattere ne avrebbe giovamento. Ovviamente, parlare di Scienza è cosa da perditempo e da sfruttatori dei veri lavoratori. Meglio parlare di Inter e di calcio!!!!

        contento lei… contenti tutti (quelli come lei… )

        • Zappalà avendo vissuto serenamente senza sentire alcun bisogno dei suoi commenti pubblico questo e poi informo che chiudo. Per cui non perda il suo prezioso tempo a scrivere…
          La sua confusione mentale la porta a concludere che io avrei parlato in questi termini di tanti, troppi, Barolo di La Morra vecchio stile, ovvero presunti moderni, ma vecchi nel loro modo di essere, perché i produttori di La Morra non mi avrebbero “riverito”. In primo luogo io non mi considero “un santone” e non voglio essere “riverito” da nessuno, in primis da persone come lei che continuano a leggere e infestare con i loro pseudo-commenti il blog. Io mi limito a fare il mio lavoro di cronista del vino: se un vino mi piace ne scrivo bene, se non mi piace o lo ignoro o scrivo perché quel vino o quello stile di vino non mi piacciono. Visito le cantine dove é gradita la mia presenza, ho rapporti normali con tanti produttori, rispetto il loro lavoro e credo che loro debbano fare altrettanto rispettando le mie eventuali critiche.
          Sul fatto che l’approccio al vino ed il giudizio sul vino debba essere soggettivo sfonda una porta spalancata, anche se lei pensa sia chiusa e sprangata.
          Per il resto, a lei piacciono tanti Barolo di La Morra imbevibili, pieni di legno, super estratti, verdi e privi di piacevolezza? Glieli lascio tutti e se li goda, ma non dica che c’é l’ho con La Morra, che é anche un bel posto, perché basta leggere anche questo blog http://www.vinoalvino.org/blog/2013/05/garantito-da-me-barolo-la-serra-2009-agostino-bosco.html oppure qui http://www.cucchiaio.it/bere/vdt-sett-vino-rosato-aurelio-settimo-2012/ per trovare miei articoli ampiamente positivi sui vini di questo grande comune del Barolo. E con questo la saluto. Passo e chiudo.

  4. signor Ziliani non abbocchi alle provocazioni stanche e prevedibili di chi se la prende con lei cercando di farsi notare. Lo ignori o butti nella monnezza i commenti di quelle persone e non ci costringa a leggere le loro farneticazioni. Grazie!

  5. Tu guarda se devo prender le difese di Ziliani! Ma devo dire che quando tratta di Barolo o Brunello sono molto in sintonia con lui.
    Lo Zappalà sbaglia in diversi punti, infatti credo proprio che Ziliani svolga un lavoro indipendente ed onesto e che non sia l’ossequio dei produttori quello che va cercando.
    Zappalà sbaglia anche quando parla di soggettività: la qualità del vino è oggettiva, poi ci sono i gusti personali ed è qui che i professionisti del settore, secondo me, inciampano, basta pensare a un Luca Maroni qualsiasi e ai suoi sproloqui.
    A Raffaele invece vorrei sottolineare che l’intervento di Zappalà può suscitare una discussione, anche polemica se si vuole, ma pur sempre una discussione, mentre il suo intervento è abbastanza in stile sovietico: non mi piace=non lo pubblico e quindi non aiuta la discussione.
    Ho detto 🙂

        • lei é un po’ schizofrenico. Qui interviene in mia difesa affermando “credo proprio che Ziliani svolga un lavoro indipendente ed onesto e che non sia l’ossequio dei produttori quello che va cercando”, mentre su Lemillebolleblog imperversa dandomi del marchettaro che scrive bene dei Franciacorta perché prezzolato. Si metta d’accordo con se stesso e scelga quale opinione ha di me. Non che sia importante, del suo punto di vista me ne frego, ma per dare un senso logico, se esiste, ai suoi interventi.

          • su Lemillebolleblog diverse volte mi ha dato sostanzialmente del prezzolato. Non torni ad essere il solito Zakk che lancia il sasso e nasconde la mano.

          • Quello che la incastra è quel “sostanzialmente”.
            Ce la legge lei l’accusa di essere prezzolato, io critico solo il suo modo di vedere la Franciacorta: una terra vocata alla produzione di vino, metodo classico in particolare. Per il mio modo di vedere non bastano poche riuscite e incostanti negli anni a decretare la grandezza di una zona. Da un punto di vista commerciale, visti anche certi prezzi che spuntano, invece, chapeau.
            E non riattacchi con la storia che tutti quelli che apprezzano non possono essere tutti impazziti, è come la storia dei miliardi di mosche che non possono sbagliarsi 🙂

          • in verità Zakk non mi “incastra” proprio un fico secco…
            prendo atto che lei, chiamato a confermare le cose che ha scritto nei suoi commenti, che sono tutti disponibili e a disposizione dei lettori, fa marcia indietro. Il solito atteggiamento da lancia il sasso e nascondi la mano…
            Quanto al fatto che siano in tanti ad apprezzare la Franciacorta ed una buona parte delle sue “bollicine”, mentre lei invece preferisce confutare il valore e la grandezza di questa zona, beh, vorrà dire che siamo in tanti a non aver capito un tubo e che lei é l’unico illuminato… Contento lei… 🙂

  6. Pingback: Caro Masna, ma perché spacciare il sano ritorno alla tradizione nel Barolo come l’ennesima moda? | Blog di Vino al Vino

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