Chiude Il mio vino: e l’informazione enoica in Italia è sempre più in difficoltà

Miovino

Sono rimasto molto sorpreso, perché pensavo che nonostante la dannatissima crisi economica in corso (su alegher: si affannano in tanti a dirci che la luce è in fondo al tunnel, che ci sono timidi segnali di ripresa ed io non so bene da che parte arriverà la nuova fregatura…), la rivista godesse di una buona salute, dalla notizia, comunicata ieri dall’editore e inventore di questa testata, della chiusura della rivista Il mio vino.

Non tutto mi piaceva di quella testata, anche se vi collaborava un amico e vi lavoravano diversi professionisti che stimo, ma consideravo quella rivista, che presentava una rubrica, “La grande delusione”, di cui ero stato in qualche modo ispiratore con la pioneristica rubrica “Va a dà vià el cru” poi ribattezzata come Vini all’indice del mio adorato e barricadiero Wine Report, vitale. Anche se negli ambienti bene del mondo del vino, faceva fino sparare contro la rivista attribuendole le peggio cose.

Intendiamoci, l’assurdo sostegno alla suicida operazione di riesumazione del cadavere denominata Talento dato in stretto accordo con il principale fautore di questa sciocchezza, ovvero le Cantine Rotari Mezzacorona, l’avevo bollato e ruvidamente, e certi articoli elogiativi apparsi sulla rivista (e magari corredati qualche pagina dopo, dalla pubblicità dell’azienda produttrice dei vini) non mi sembravano profumare proprio di bucato.

Però era comunque una testata che parlava di vino (avevo anche collaborato, con un unico articolo, quando Il mio vino aveva una testata collaterale, più raffinata, denominata Bere) che talvolta aveva il pregio di portare alla ribalta vini e aziende ignorati (chissà perché) dalle varie guide. E da vecchio cronista del vino non potevo che essere compiaciuto che questa rivista esistesse.

La notizia della sua chiusura, dovuta in larga parte, come scrive Manti, “a una ormai cronica e gravissima situazione di ritardo nei pagamenti”, non può che intristirmi e rammaricarmi, perché una voce dell’informazione che chiude è sempre e comunque una brutta notizia. Di cui nessuno può rallegrarsi e su cui nessuno, se non è uno sciacallo, può ironizzare. Non è solo il panorama dell’informazione che si restringe, sono persone, che si occupavano della redazione della rivista, del suo confezionamento, che perdono un lavoro. E di questi dannati tempi non è facilissimo trovarne altri…

A tutti loro e a Manti i miei auguri di avere successo in altre attività, editoriali e non, cui si dedicheranno. ______________________________________________________________________

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4 pensieri su “Chiude Il mio vino: e l’informazione enoica in Italia è sempre più in difficoltà

  1. Concordo in pieno, una rivista che chiude (per questi motivi poi) è sempre una brutta notizia. Non dimentichiamoci che nonostante tutti i possibili difetti potesse avere, parlava sempre e comunque del nostro amato vino.
    In bocca al lupo a tutti quelli che si trovano in difficoltà a seguito di questo fatto.

  2. Solidarietà a chi perde il lavoro in un periodo come questo. Punto.
    Per quel che riguarda i contenuti di quella rivista, beh che dire? Che a nessuno dovrebbe mancare quel tipo di giornalismo enoico

  3. Caro Franco, sulla vicenda c’é qualcosa che non mi convince. La rivista vendeva bene , l’avventura in Cina era buona. Poi vado spesso a fiere e a visitare cantine,non vedo tutta questa criticità cui fa riferimento Manti.Io, sono convinto ci sia stato qualcos’altro che ha portato a questa decisione. Mi dispiace di non vedere più il direttore Manti combattivo come all’inizio. Io ,spero ancora, di rivedere al più presto la rivista in edicola. Grazie

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