Su Doctor Wine verticale della Malvasia Nera Malia di Duca Carlo Guarini

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Una degustazione un po’ speciale nell’ambito di Radici del Sud 2013

Eravamo sinceramente un po’ preoccupati noi della “banda” di Radici del Sud, Nicola Campanile, Luciano Pignataro ed io, quando nell’ambito del programma riservato ai nostri ospiti italiani e internazionali abbiamo deciso di inserire, accanto ad una degustazione verticale (di cui scriverò quando farà decisamente meno caldo e sarà il momento giusto per pensare e assaggiare questi vini) del fantastico Primitivo riserva di Gioia del Colle di Fatalone anche un’altra verticale, a nostra conoscenza mai tentata prima.

Non di un rosso importante, strutturato, da invecchiamento, bensì un vino rosso che quando è nato, la prima annata è del 2001, voleva essere solo un rosso “morbido da abbinare senza problemi a tutti i piatti, anche al pesce”, ottenuto da una varietà che solitamente nella terra d’origine, il Salento, viene usata per ammorbidire le asperità tanniche del principale vitigno salentino, il Negroamaro.

Sto parlando, si sarà capito, della Malvasia nera, spesso coltivata in maniera promiscua, insieme all’uva principale, nei vigneti del Salento, ed in dettaglio del Salento Malvasia nera Malia di un’azienda che conosco e apprezzo molto come l’Azienda Agraria Duca Carlo Guarini di Scorrano, località posta nel basso Salento.
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L’azienda, 70 ettari di vigneti e 260 di oliveti secolari coltivati con le varietà Cellina Scorranese e Ogliarola da cui si ottiene un ottimo olio extravergine è proprietà della famiglia Guarini da poco meno di mille anni, considerando che i Guarini, di origine normanna, giunsero in Salento intorno al 1040.
A proposito del Malia ho scritto che la prima annata ufficialmente prodotta è di dodici anni fa, anche se l’azienda racconta che “già nel 1890 si produceva in azienda un vino da Malvasia Nera in purezza e il ritrovamento di alcune bottiglie una ventina di anni fa, fece nascere l’idea di impiantare in diversi ettari esclusivamente questo storico vitigno salentino”.

Coltivato nel vigneto denominato Piutri posto nella tenuta di Torchiarolo tra Lecce e Brindisi, dove i vigneti sono coltivati a duecento metri dal mare Adriatico su terreni sabbiosi e limosi e allevamento a cordone speronato, vinificato con ricorso a vinificatori rotativi utilizzati per estrarre il frutto ed il colore, mantenendo moderato il contenuto alcolico, con il suo carattere di vino rosso fresco, anche se affinato per circa due anni in acciaio (in questo momento è in commercio l’annata 2010), il Malia è un vino molto particolare, che o si ama, d’istinto, com’è accaduto a me sin dalla prima volta che l’ho degustato (qui tre anni fa ho scritto dell’annata 2006) o può lasciare indifferenti. Soprattutto chi si attenda da un rosso pugliese soprattutto potenza e concentrazione.

Poteva dunque essere una scommessa difficile da vincere il proporre ad un pubblico di degustatori ed esperti di primario valore, dai gusti non certo facili, una verticale di sei annate, 2004-2005-2006-2007-2009-2010, di un rosso che non tocca legno.
Personalmente, come giornalista, prima che co-organizzatore di Radici del Sud, mi chiedevo come avrebbero reagito alla nostra proposta (una sorta di “provocazione intellettuale”) gli ospiti stranieri, taluni dei quali al loro primo impatto con una Malvasia nera vinificata in purezza, ed un collega come Daniele Cernilli, le cui predilezioni in materia di vini pugliesi non sempre collimano con le mie…
DucaGiovanniGuarini

Ricordo, sono trascorsi quasi due mesi, la piacevolezza e la serenità della serata, la soddisfazione generale ed il felice andamento di una degustazione che ebbi il piacere non di condurre (visto che tutti gli ospiti erano perfettamente in grado di valutare i vini) ma di presentare e introdurre prima di dare la parola al duca Giovanni Guarini e al suo enologo e agronomo Giuseppe Pizzolante Leuzzi, consulente anche di altre valide cantine salentine come Copertinum, dove ha raccolto l’impegnativo testimone dal grande Severino Garofano.

E’ stata quindi per me una sorpresa ed un piacere scoprire che Cernilli, responsabile del sito Internet Doctor Wine, non solo era stato incuriosito da questa inconsueta verticale, ma che aveva apprezzato il vino definendolo “una scoperta”,

Apprezzato a tal punto da dedicargli un articolo, che potete leggere qui, dove riserva punteggi e valutazioni molto lusinghiere alle diverse annate, con due valutazioni di 90 centesimi, un 89 e un 88 ed un minimo di 84/100 al millesimo 2009, e osservazioni per l’annata più vecchia, il 2004, che parlano di un vino “pieno ed integro all’assaggio, con ottima sapidità e tannini piuttosto risolti, con il tutto che conferisce bevibilità e piacevolezza. Finale appena amarognolo che non disturba”, e con l’aggettivo di “intrigante” riservato al Malia che condivido in pieno e trovo decisamente azzeccato.

Chiudo sottolineando, en passant, che Cernilli ha anche scritto: “sottolineo che la degustazione è avvenuta nell’ambito della manifestazione Radici del Sud e che è stata introdotta dal mio vecchio “nemico” Franco Ziliani, che ha persino svolto bene il suo lavoro”.
E considerando che con l’autore di queste parole sono state schermaglie e polemiche durate circa vent’anni, anche senza risparmio di colpi, non posso che esclamare “troppa grazia, Sant’Antonio”…

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