La nuova svolta dell’AIS: dal sommelier porta bottiglie al sommelier businessman

LucaGardini

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Quando negli anni scorsi ho avuto modo di frequentare intensamente, per impegni professionali, l’Associazione Italiana Sommeliers e di seguire le sue attività, ricordo che un tema conduttore proposto dal precedente e dall’attuale presidente e dai vertici dell’associazione era la necessità assoluta che il sommelier non dovesse essere più un semplice, seppure abile e professionale, mescitore di vino, ma che diventasse un comunicatore del vino, una persona in grado di parlare di vino a 360 gradi all’universo mondo e di diffonderne tutte le valenze.

Questo obiettivo è stato conseguito e sono tanti oggi i sommelier italiani in grado di raccontare il vino, con competenze tecniche, passione, capacità di coinvolgere l’interlocutore, ad ogni livello. Finita, in buona parte, l’epoca in cui al sommelier si chiedeva solo di servire alla temperatura giusta, proporre con il bicchiere adatto, stappare impeccabilmente, abbinare al piatto migliore un determinato vino. Oggi molti sommelier sono protagonisti del discorso sul vino. Anche dal punto di vista della comunicazione.

Non credevo però che la “mission” di diventare protagonisti di questo processo virtuoso portasse ad alcune attuali conseguenze e che alcuni sommelier il vino non si accontentassero più di servirlo, abbinarlo, raccontarlo, ma scegliessero di venderlo e addirittura di produrlo.

E’ questo il caso di due giovani (e meno giovani) sommelier cui una certa dose di protagonismo e un’alta considerazione di sé non fa certo difetto, parlo dello stellare Luca Gardini e del fiorentino Andrea Gori, che sul vino hanno pensato di costruire addirittura un piccolo business.
Il campione del mondo dei sommelier, va sempre ricordato che questo titolo è sempre solo secondo la W.S.A. non si tratta di un giudizio valido per l’universo mondo, Gardini, il fenomenale Gardini (resto sempre dell’idea che il vero campione in famiglia sia il padre Roberto, professionale e low profile) tra le centomila attività in cui è coinvolto, è il suo momento magico, ora ha inserito anche la trasformazione in produttore di vino, seppure in partnership con un’azienda franciacortina che ha una tenuta anche in Toscana, con la quale ha realizzato un vino che sarà presentato a giorni a Milano.

AndreaGori

Da parte sua, con un spirito commerciale meno altisonante di quello di Gardini, il fiorentino Andrea Gori, uno che teoricamente dovrebbe lavorare nell’eccellente trattoria di famiglia a Firenze, mentre invece, come si desume dal suo blog e da ospitate su altro, è sempre in giro a dire la sua sul vino, ad assaggiare e poi scrivere, in Italia lo fanno un po’ tutti, con quali risultati non conta, ha pensato bene, con quel fiuto da “eno-bottegaio” che lo contraddistingue (ottimi rapporti soprattutto con le grandi aziende, meglio ancora se toscane) di mettersi a selezionare e vendere, in partnership, vino, come si legge qui.

Che tipo di vini ha “selezionato” il Gori? Ovviamente Super Tuscan, provenienti dall’area del Chianti e da quelli che chiama “nuovi territori”, tra i quali spiccano “scoperte”, è davvero un wine talent scout Gori (ma così non si definisce già Gardini?) quali Lupicaia, Tassinaia, Schidione, Testamatta, Petra, Lamaione, Oreno ed i mitici Summus ed Excelsus di una sconosciuta emergente azienda di Montalcino, tale Castello Banfi. Riusciranno la “benedizione” ed il “prestigioso” sostegno di Gori a far vendere vini per aggiudicarsi i quali notoriamente la gente non si picchia proprio?

E quale sarà il prossimo approdo, dopo la comunicazione, il business, il design di bicchieri, la consulenza, spero non di tipo maroniano, per produrre vini, imboccato dalla novella sommelier italiana di osservanza A.I.S.? E come giudicherà Duemilavini, pardon, la guida A.I.S. Bibenda, il vino prodotto con la consulenza di Gardini? Tutto è possibile e niente è assolutamente da escludere: é la sommellerie dei tempi moderni, bellezza!

27 pensieri su “La nuova svolta dell’AIS: dal sommelier porta bottiglie al sommelier businessman

  1. Siamo il paese del conflitto di interessi, non solo di Berlusconi, ma a tutti i livelli. Ognuno cerca sempre di fare qualcosa al di fuori dl proprio mestiere principale.
    Non mi calo sul giudizio dei vini che si decide di produrre e con chi o di vini che si decide di vendere, i soldi non puzzano e certe cantine evidentemente non sanno più come fare a smerciare certa roba, per cui le si tentano tutte.
    Tutto lecito, tutto poco elegante. Dopo tutto, se uno decide di provare a vendere Summus & C, almeno il gusto elegante non ce l’ha.

    Si tornasse ognuno a fare il proprio mestiere, il ristoratore faccia il ristoratore, l’enotecaro faccia l’enotecaro e l’ingegnere faccia l’ingegnere e non l’importatore di champagne….. Potrei fare ancora mille esempi.

    • Ciao, sono Fabio Rocchi, il fondatore di Toscana che Produce, che ha proposto ad Andrea di ricavarsi uno spazio nel nostro store per trovare un canale alternativo di vendita ad alcune bottiglie di pregio della cantina di Trattoria Da Burde. Mah, senti, ti dico francamente, non si tratta di eleganza – un concetto un po’ così, un po’ tuo, come categoria permetterai è un po’ insolita – si tratta piuttosto di trovare modi e iniziative per rendere meno parlato il vino e più concreto, più alla portata di molti. Se ci aggiungi un minimo d’ordine ridicolo, 30 euro iva inclusa, e l’assenza di ordini a cartone per etichetta, potresti anche vedere l’utilità di un’operazione di questo genere, rivolta soprattutto al consumatore e all’appassionato. Te lo dico ritenendomi tale, prima ancora che membro dell’Ais e prima ancora che rivenditore; mi considero un eno-sognatore che ritiene NECESSARIO che le bottiglie circolino al di là dei limiti territoriali e degli approvvigionamenti dei soliti noti. Il futuro del vino non è certo soltanto online, ma la rete costituisce un’alternativa e un incentivo alla ricerca, all’approfondimento. Almeno, noi stiamo provando a fare questo, e non siamo soli, tutt’altro. Per tali motivi sono grato ad Andrea, che si è reso disponibile su mio invito, e per tali motivi spero che sempre più il consumatore riesca ad orientarsi in questa direzione. Sta cambiando in parte il modo di vendere vino, deve e dovrà sempre più cambiare specie perché i numeri sul canale tradizionale sono in picchiata negativa. Quando scrivo questo non sono soltanto spinto da valutazioni che chiamano in causa una sorta di conflitto di interesse… mi fa sorridere vedere ancora demonizzato l’atto della vendita. Voler vederci dietro un qualcosa di occulto, di inelegante come scrivi. Inviti tutti a fare soltanto il proprio mestiere; credo che alcuni stiano anche provando ad andare oltre, a trovare strade nuove, anticonvenzionali. L’eleganza e l’appartenenza ai ruoli – e alle caste chiuse e alle lobby – mi sembra abbiano fatto qualche danno di troppo. Cambiare registro non farà male, fidati

    • E’ ovvio che ognuno debba fare il proprio mestiere. Vale a dire essere capace e ci si augura anche esperto di cio’ che va a fare.
      Se si e’ Professionisti in qualcosa, non credo che vi possano essere elementi ostativi per intraprendere a latere altri negozi, o per propria gratificazione o ristoro economico. L’importante che qualsiasi attivita’ che implichi conseguenze per terzi venga svolta senza danno e con competenza e serieta’. Detto cio’ non vedo nulla di indecente e scandaloso se un sommelier sceglie contemporaneamente di produrre e vendere vino prodotto in proprio.
      Un eventuale conflitto di interessi, qualora ci fosse veramente, sarebbe lieve cosa rispetto a quello dell’ambiente politico dove i grandi conflitti di interesse, (e non solo in Italia), favoriti da subdola complicita’, sono delle vere e proprie azioni criminali pilotate da criminali a danno del popolo.

    • Per dirla con Parise l’eleganza è frigida e certo non è da tutti. E’ una qualità, come dire, naturale. A ciascuno il suo, anche per il vino.

  2. A giudicare dalle annate proposte nel sito del Gori, mi sembra un modo poco elegante per provare a sbolognare un po’ di cantina rimasta sul gobbo…

  3. SE SAI FARE UNA COSA… E SAI FARLA BENE… NON FARLA GRATIS…
    SE SAI FARE PIù COSE… ECC ECC…
    tanto poi il giudice unico e ultimo è il mercato… il tempo è galantuomo…
    non capisco tutte queste critiche a chi vuole fare più di una cosa contemporaneamente…

  4. Il vino nel cosiddetto canale tradizionale è in calo per diversi motivi, primo certi ricarichi folli, ma anche perchè ormai non ci sono più regole: il ristoratore vende da asporto (però versa l’iva al 10), l’enotecaro ha improvvisato l’assaggioteca, la cantina fa concorrenza diretta ai propri clienti, il grossista serve i privati, l’agente di commercio vende al privato, l’ingegnere importa champagne e pure l’idraulico e il commercialista e lo vendono ad amici ed enoteche e ristoranti….. Vi sembra che la cosa abbia senso? Lo si vuol chiamare mercato libero, ma è solo mercato selvaggio. Il mercato libero è quello delle regole chiare e precise e dalle quali non ci si scappa, chiunque può parteciparvi stando alle regole, sarà poi la professionalità, la ricerca, a fare la differenza.
    Non vedere un conflitto di interessi in un Gardini che produce vino, ma ribadire che sono altri i conflitti di interessi è ben’altrismo.

    • concordo sull’analisi di mercato che ha fatto,
      ma non capisco chi critica Gardini perchè sfrutta la sua immagine… starà al consumatore finale ritenerlo credibile o meno… se il vino che consiglia vale quanto pagato o no…
      -LE AZIENDE VINICOLE CHE COMPRANO UVA/VINO E LO COMMERCIALIZZANO COL PROPRIO NOME FANNO LA STESSA COSA…

  5. Je vends des nouveaux noms pour des Super Toscans: Petranaia, Sassinello, Antinocaia, Gajalaia.
    Pas cher. Attention: le vin, lui, doit être très cher et ne pas utiliser trop de cépages italiens. Restons sérieux!

    • grazie per la segnalazione! Non riesco a seguire e francamente me ne frego di quello che fa tutte le mosse, commerciali, del cosiddetto “sommelier informatico”. Io preferisco i sommelier informati, che evitano di dire, come fa Gori nel filmato, che “il grandissimo terroir chiantigiano viene messo al servizio delle varietà internazionali”. Che è una clamorosa eno-bischerata

  6. Sono in ritardo, ma tenevo in particolar modo a chiarire il rapporto tra la nostra Tenuta Rubbia al Colle a Suvereto (la tenuta toscana dell’Arcipelago Muratori) e Luca Gardini. Non esiste alcun rapporto di compartecipazione o altro, winenews ha voluto dare un’interpretazione della notizia molto “personale” sulla sua newsletter, a cui però ha fatto fortunatamente seguito una smentita sul sito:
    http://www.winenews.it/news/32248/a-rubbia-al-colle-la-tenuta-toscana-dellarcipelago-muratori-arriva-un-nuovo-vino-le-pulledre-frutto-del-lavoro-a-quattro-mani-dellenologo-di-casa-francesco-iacono-insieme-al-sommelier-luca-gardini-campione-del-mondo-nel-2010

    Questo vino, Le Pulledre, nasce dalla collaborazione e del bel rapporto personale instauratosi tra Francesco Iacono, vitienologo dell’Arcipelago, e Luca Gardini, lo raccontiamo come un “vino a quattro mani” sul nostro sito web, che male c’è??
    http://www.arcipelagomuratori.it/news/801-l-impulso-di-luca-gardini.html

    • nessun male Signora Muratori, ma voglio ricordare a lei e soprattutto a qualche fenomeno paranormale, un detto milanese che dice: “ofelè, fa el to mestè”. A ciascuno il proprio mestiere. Agli enologi fare gli enologi, ai sommelier fare i sommelier, non i tuttologi

      • ….che detto alla signora (o signorina?) Muratori prende un significato importante 🙂

        Abbia pazienza Ziliani, ma un assist così solo il Mancio di Doriana memoria…..

        • non so che significato abbia se non quello di rispondere alla produttrice che magnificava questa operazione, che a me sembra più mediatica che enoica, che francamente non mi interessano vini nati dall’estro e dalla voglia di fare tutto (faso tuto mi) del personaggio modaiolo del momento. Che mi sembra sia ancora e solo un sommelier e non ancora, se altri sommelier si spacciano come tali, un giornalista. O tantomeno un winemaker.
          O dobbiamo pensare che Gardini jr. sia così fenomenale che possa fare qualsiasi cosa e che noi tutti dobbiamo battergli le mani? Io no.

          • “Ofelè fa el to mestè”
            Parte tutto da qui.
            Lei lo dice alla signora Michela riferendosi a Gardini, ma involontariamente (che delusione Ziliani, non era un assist volontario, quindi niente paragone con Mancini, al massimo Gattuso) non si accorge di parlare con una persona della famiglia Muratori, che non mi sembra che come prima attività abbiano la produzione di vino.
            OFELE’ FA EL TO MESTE’!!!

            Beh, io volontario o no, un assist lo metto in rete volentieri lo stesso.

          • Il mondo del vino intero e’ pieno di persone che arrivano al vino da ben altre esperienze professionali e questo per me non rappresenta un problema: c’è’ chi ha fatto grandi cose e chi no

  7. Imprenditori frettolosi spesso non capiscono che le vendite in rete sono un “di più” a quelle aziendali, alle scelte commerciali e distributive. Vini, Grappe e altri generi simili – nella “rete” – mi sembrano simili ad una mattanza di tonni. Chi capita capita nella camera della morte e non tutti sono di “pinna gialla” !
    Se si leggono bene listini e promozioni nei vari siti web vinicoli d’Italia, la rete pare stringersi sempre più. Non tanto per i tonni quanto sui prodotti, survoltati, superprezzati e superdecorati. Se fossi un produttore vinicolo farei un prodotto targato Pininfarina o Testa, ma mai proposto dal comodo e utile ragioniere, architetto—-all’angolo.
    In fondo fare soldi significa anche investire, avere idee chiare, conoscenza approfondita del mercato e non fare sveltine che servono a poco e contribuiscono a svilire un settore importante, dal nord al sud.
    I cosiddetti mercati e prodotti di nicchia servono ormai solo a pochissimi …. ninchioni.

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