Se una notte d’estate un viaggiatore…

turistipercaso

Perché l’Italia rischia di non essere più una meta prediletta del turismo, anche enogastronomico, internazionale

Si legge spesso e si scrive ancora più spesso che l’Italia debba puntare, come risorsa naturale, viste le miriadi di cose bellissime di cui è ancora piena, paesaggi, piazze, monumenti, chiese, musei (quando sono aperti), coste, mari, montagne, città e sperduti villaggi come punto di forza della propria economia, sul turismo. Un turismo che coinvolge e riguarda anche le miriadi di cose buone, da mangiare e da bere, che vengono prodotte, dalla Valle d’Aosta all’Alto Adige (o Süd Tirol?) dal Veneto alla Toscana, al Sud e alle isole. Perché non c’è regione o provincia, ma che dico, borgo, che non abbia qualcosa di buono e di peculiare da proporre ad un turista curioso.

Questa del turismo come possibile fonte di guadagno, più dell’industria o di un pozzo di petrolio, sarebbe una solare evidenza ed una vera realtà se esistesse, nel Bel Paese come una volta si amava chiamarlo, una vera e propria coscienza e maturità turistica. La consapevolezza che per pensare al turismo come ad una risorsa da far fruttare bisogna davvero guardare al turista, come troppo spesso accade, e le cronache di quest’estate italiana sono piene di episodi di turisti letteralmente spennati, in una logica rapace del mordi e fuggi, come ad un soggetto da coccolare e tenere caro. E non da castigare e colpire.

turistispennati

Ma esiste davvero, in questa nostra piccola Italia, i cui governi, quando prevedevano e non lo sopprimevano il Ministero del Turismo, hanno avuto ministri, Brambilla in primis, di basso profilo, una reale coscienza delle straordinarie opportunità che il turismo ci offrirebbe?

Direi proprio di no, perché ognuno di noi potrebbe citare decine di episodi di ordinaria creanza turistica, esempi su esempi di comportamenti, da parte di operatori turistici, non certo degni di questo nome. Eppure il turismo, in ogni periodo dell’anno, non solo d’estate, quando spesso accade che i turisti stranieri si trovino di fronte a musei chiusi o in stato penoso e ad addetti di straordinaria maleducazione, potrebbe farci ricchi. E potrebbe essere la nostra vera risorsa naturale.

Tutto questo “pistolotto” per introdurre la testimonianza e le riflessioni che una persona che conosce bene e ama l’Italia, che ha sensibilità e cultura e non si fa certo condizionare da talune campagne di organi di stampa esteri dichiaratamente anti-italiani, mi ha inviato. Riflessioni su quanto può accadere, in pieno 2013, in un celeberrimo borgo italiano, frequentato, grazie alla popolarità dei vini che vi si producono, da turisti di tutto il mondo. Cose che fanno rabbrividire e raggrinzire la pelle, storie di ordinaria e becera assoluta mancanza di una qualsivoglia coscienza e cultura del turismo, di un’idea del turismo da briganti da strada e da analfabeti…Buona lettura!

Se una notte d’estate, o d’autunno, o in un pomeriggio di primavera, o nel pieno dell’inverno, un viaggiatore si reca in una piccola città italiana, famosa per molte ragioni, non ultima tra esse l’enogastronomia, che cosa sogna, tra sé e sé, magari dopo un viaggio laborioso per raggiungere il luogo impervio, e che cosa pregusta? E se arriva in una riviera celebre per i paesaggi, o in una città d’arte, o in una famosa stazione termale, o …

È diventato urgente che tutti quelli che si preoccupano del turismo e dei suoi fatturati, in Italia, si pongano questa banalissima domanda; perché è sempre più evidente che finora pochi se la sono fatta, e tra questi non tutti si danno la risposta giusta.

Belpaese

Che cos’è il turismo? Che cosa si aspetta di trovare un turista, nel luogo in cui si reca, in gita o, come succedeva al colmo della fama italiana, per una lunga piacevole vacanza?

E se chi arriva, magari dall’estero, non giunge a noi per vacanza, ma è arrivato per lavoro, che cosa si aspetta dai cosiddetti operatori del settore turistico del luogo?

Qual è il sinonimo di turismo che tutti, o comunque la stragrande maggioranza degli interessati, dovrebbero conoscere?

Pochi tra quelli che gestiscono alberghi, che fanno ristorazione, che stanno dietro il bancone di un bar, hanno provato a immedesimarsi nei pensieri del loro avventore.

Ogni tanto si ha l’impressione che l’albergatore creda di farti un favore, dandoti una camera, e se non arrivi in orario d’ufficio, decisamente disturbi. Spesso l’albergatore esita molto a sorriderti; e se è vero che il sorriso non è compreso nel prezzo, è altrettanto vero che un sorriso può sopperire alla mancanza di efficienza o di senso del “servizio”, in un paese dove questa parola è quasi sconosciuta.

chiusoperferie

Perché il sinonimo di turismo – un operatore del settore lo sa – dovrebbe essere “ospitalità”, un sentimento che non rende soldi immediatamente, ma la cui assenza può farci considerare  inospitali, in altre parole farci diventare una meta poco desiderabile. E basta anche un solo ristoratore, un albergatore, per rovinare anche il lavoro di tutti gli altri; basta uno che quando arrivi più tardi rispetto al tempo annunciato, ti fa la faccetta storta o il muso duro (perché tu, visitatore, non lo sai, ma lui ha una serie di problemi da risolvere – banca, mutuo, personale, burocrazia – eppoi lui è anche un po’ stufo di fare quel mestiere che il partito gli aveva suggerito, consigliato, caldeggiato, come foriero di finanziamenti a fondo semiperduto, credito a go go, bella vita e soldi, tanti soldi che ce n’è per tutti).

Se una notte di fine estate, un nutrito gruppo di viaggiatori, tra cui alcuni noti, altri meno, professionisti di nazionalità diverse, abituati a dialogare tra loro e con il mondo intero, a raccontare dei paesi visitati, della cucina prelibata, del vino che supera la fama di cui gode, abituati ai media del famoso villaggio globalizzato (essi stessi facendone parte), invece che da un sorriso di benvenuto, si ritrovano accolti dall’esplicita richiesta di sbrigarsi, in un clima di fastidio per l’inopportuna interruzione di un tran tran, bene, allora non facciamo più domande sul potenziale del turismo, la cui risposta sarebbe drammatica e imbarazzante.

Un turista imbarazzato e deluso

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4 pensieri su “Se una notte d’estate un viaggiatore…

  1. Purtroppo molta Italia è fatta così. Lodevoli eccezioni sono alcuni luoghi, assiduamente frequentati dal turismo internazionale, dove hanno imparato l’ approccio del tipo “In cosa posso esserti utile ?” che dovrebbe contraddistinguere il rapporto tra chi eroga un servizio e chi lo paga. Non so quale possa essere una soluzione. Il ministero, per esempio, potrebbe istituire un patentino per la conduzione di questi esercizi che fanno da interfaccia tra l’ Italia e il turista e quindi sono fondamentali nella catena.

  2. Il mio spirito di viaggiatore mi porta ogni estate, per vacanza con la famiglia, a percorrere in automobile un lungo viaggio in Europa la cui tappa finale e’ l’Italia.
    Attraverso e faccio soste in diversi Stati europei, alcuni considerati arretrati fino a pochi anni fa e posso testimoniare che l’accoglienza presso le strutture turistiche di cui ho fruito e’ sempre stata di buon livello, assolutamente superiore della media delle omologhe italiane e con prezzi decisamente piu’ bassi. Per esempio in Polonia, i Mac Donald ( niente a che vedere con quelli in Italia) lungo le arterie principali di transito avrebbero le stesse funzioni dei nostri Autogril autostradali. Ma offrono un pratico ristoro a prezzi alquanto contenuti in ambienti lindi e gradevoli oltre all’immancabile spazio bimbi con relativo parco giochi recintato all’aperto. Per non dire di certi alberghetti in Slovacchia, tranquilli luoghi di sosta con personale gentilissimo e sempre sorridente. In Austria vige l’efficenza krucca condita da gentilezza e sorriso ( anche con gentilezza sono stato pesantemente multato per eccesso di velocita’).
    Quando si arriva in Italia la musica cambia. L’autogril e’ un salasso, la benzina non solo la paghi piu’ cara, ma ti fregano con le pompe truccate ( la mia auto consuma inspiegabilmente di piu’) , gli alberghi puliti e decenti simili a quelli oltreconfine, hanno prezzi spropositati, ma la media e’ veramente penosa. Man mano che si percorre la penisola verso sud, il divario diventa sempre piu’ evidente…. sporcizia, maleducazione, prepotenza ecc.
    Nei depliants ed illustrazioni che circolano all’estero si vedono scorci di mare incontaminato, bellissimi monumenti, paesaggi mozzafiato, quando si viene a vederli appare in evidenza quello che si e’ voluto celare in foto, contorno degradato,spazzatura, scempio edilizio e odore mefitico.
    Ovviamente sono tanti i luoghi ancora integri, alcuni unici come il territorio di Montalcino dove ogni anno faccio una sosta per resettare i sensi. Ma l’anno scorso, in un posticino fra Torrenieri e San Giovanni d’Asso, una ostessa, maldestramente mi ha infilato una caraffina di rosso della casa che non posso che definire con un termine scurrile.
    Sono convinto che ormai l’Italia abbia preso la strada del lentissimo ed inesorabile declino in quasi tutti i settori e benche’ si possa ipotizzare che fra un certo numero di anni (30-50) si potrebbe risorgere, se non si inverte subito la tendenza,le aspettative del settore agroturistico sono destinate ad una probabile delusione. E mi riferisco all’inquinamento del suolo e dell’aria causato da una politica orba, criminale e cialtrona.

    • Sottoscrivo – parola per parola – quanto leggo in questo suo commento, e ci aggiungo anche qualche etto di lamentele documentate in più.
      Anche la civile Toscana deve tornare all’accoglienza di un tempo. Magari un po’ brusca, ma ricca di contenuti veri: meno “borghi”, “villaggi”, “qualità”, (ora si è appreso anche che esiste il “paesaggio”), meno parole e slogan, più verità e sentimenti sentiti. Altrimenti la gente smaga che interessano solo i danée.

      • Sono d accordo con la signora Silvana, a maggio sono stato in toscana e ho trovato l accoglienza dei vari operatori del settore turistico un po’ ” freddina”.

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