Top 50 Italian wines – Best Italian wine awards 2013

BestItalianAwards

Quest’anno una classifica molto più credibile e meditata dello scorso anno

Come corre veloce il tempo! Un anno fa, di questi giorni, siamo stati in tanti a chiosare, e a non risparmiare critiche, la prima edizione dei Best Italian wine awards, una specie di ennesimo concorso dove un gruppo di degustatori italiani e internazionali, alcuni palati formidabili, altri un po’ meno, uno assolutamente esperto, almeno si spera, solo dei vini di casa sua, assaggiando alla cieca qualcosa come 300 vini italiani, bianchi, rossi e “bollicine”, arrivano a selezionare quelli che a loro parere sarebbero i migliori 50.

L’idea è stata del mio vecchio amico Andrea Grignaffini, storico punto di riferimento della rivista Spirito di Vino, affiancato da nuovi personaggi di spicco di quella rivista come il vulcanico mega sommelier planetario Luca “supersommelier” Gardini e l’ex direttore del Gambero rosso, il mio ex nemico Daniele Cernilli più altri ancora.

Lo scorso anno non lesinai critiche e rimbrotti, anche vigorosi ad alcune scelte molto discutibili relative a presenze e assenze tra i 50 vini selezionati, sia relative ai premi speciali, alcuni assegnati con supremo sprezzo del ridicolo. Per chi volesse farsi un’idea di quello che scrissi, ecco i link: art. 1 – e art. 2. In verità ci sarebbe un terzo articolo, il primo dei tre, ma per carità di patria lassem pert….

Lunedì 23 settembre (una data che per me riveste una certa importanza..) alle 18 a Milano, presso l’Officina Eventi di Terme Milano verrà presentata la seconda edizione e ci sarà la premiazione dei nuovi splendenti Top 50.

Come spesso accade in queste occasioni l’effetto sorpresa è andato a farsi benedire, perché vari siti e blog hanno reso noto l’elenco dei vini che la giuria quest’anno ha scelto di premiare. Cito ad esempio l’articolo di Luciano Ferraro, caporedattore centrale del Corriere della Sera e curatore del blog Divini che oltre a pubblicare l’elenco degli splendenti 50 ha dedicato un ritratto, che avrebbe potuto essere più completo e sfaccettato e con maggiori dettagli sui personaggi che hanno reso grande l’azienda, alla nuova proprietà del vino che si è classificato al primo posto.

Stiamo parlando del Brunello di Montalcino riserva 2007 di Poggio di Sotto, un vino che porta ancora l’impronta del vecchio proprietario, il grande Piero Palmucci e della persona stupenda e indimenticabile, Giulio “bicchierino” Gambelli, che l’ha aiutato negli anni ad ottenere da quel terroir di elezione Sangiovese in purezza di inimitabile eleganza.

BestItalian2013

Come è normale in questi casi la pubblicazione di questa classifica ha incontrato e incontrerà detrattori e sostenitori. E così come io lo scorso anno feci il mio lavoro di giornalista indipendente commentando, magari maramaldeggiando un po’, alcune presenze e assenze e alcune posizioni in classifica che avrebbero potuto essere migliori, e prendendomela soprattutto per la bizzarra scelta di attribuire il Premio azienda nella storia ad un produttore che secondo me non meritava e non merita alcun premio, quest’anno, con altrettanta indipendenza, in attesa di conoscere a chi saranno andati stavolta i premi speciali, non posso che dire bravi e battere le mani a questa composita giuria di colleghi.

Lo faccio ora su Vino al vino non potendolo fare di persona lunedì sera a Milano, visto che da lunedì a mercoledì mi troverò all’estero per lavoro. Intendiamoci, le scelte singolari non mancano, tipo l’Oreno 2010 di Setteponti, vino e azienda quanto mai care a James Suckling e a Wine Spectator, oppure il Pollenza del Conte Brachetti Peretti. Ma una selezione che annovera 11 Barolo e 4 Barbaresco, e che Barolo, nomi che adoro come Comm. G.B. Burlotto con il suo meraviglioso Monvigliero, e poi Brovia, Bruno Giacosa, Massolino, Cavallotto, Schiavenza, Elvio Cogno, Castello di Verduno, e poi il Barbaresco riserva di Cortese, non può che meritare da parte mia un largo e caloroso applauso.

C’è anche qualche “eno-prezzemolino”, qualche vino di trascurabile valore, ma avendo scelto anche vini quali il Langhe Riesling Herzu di Ettore Germano, il Primitivo di Gioia del Colle di Polvanera, e poi classici del panorama “bollicinaro” come il Giulio Ferrari, il Franciacorta Collez. Esclusiva 2004 di Cavalleri ed il Franciacorta Brut Rosé Riserva Annamaria Clementi 2005 di Cà del Bosco, come non perdonare Grignaffini, Gardini & Co. se hanno ritenuto opportuno inserire in classifica anche il Costa Toscana IGT Cabernet Franc di Duemani, il Masseto 2010, o l’Amarone della Valpolicella classico 2009 di Allegrini e qualche altro vino, friulano o altoatesino, non proprio irresistibile?

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6 pensieri su “Top 50 Italian wines – Best Italian wine awards 2013

  1. Non so commentare la classifica che mi pare enumeri molti attori di spicco (e di valore) del mondovino, mentre confesso di essere rimasta esterrefatta leggendo la ri-costruzione di Poggio di Sotto, la storia (senza storia, apparentemente) di Palmucci e Gambelli (citato ancora una volta manieristicamente). “La danza immobile”, di sudamericana memoria, c’entra con quello che accade tra i filari dei vigneti, quanto i reportage scritti in albergo hanno a che fare con quello che accade sul campo di battaglia…
    E questo spiace, non per via della nuova (e super facoltosa, ci spiega il giornalista dandoci i numeri precisi) proprietà di Poggio di Sotto, quanto perché, in questa Italia che scalchigna il mondo del vino è un principio di realtà che andrebbe raccontato ai (pochi) lettori dei quotidiani, in modo più aderente alla fatica, al lavoro (perché di questo si tratta), alla visione e agli innegabili risultati, ma tutt’altro che scontati e senza incognite…
    La danza immobile è un titolo che, invece, fotograferebbe bene la politica italiana, oggi.

  2. fa specie notare che tra i taurasi viene inserito quello meno rappresentativo della tipologia mentre mancano, invece, quelli con un profilo più territoriale. classifica, in generale, molto democristiana 🙂

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