Addio Kyle, americano di Toscana, wine writer dal volto buono

KylePhillips

Si dice spesso, con una formula retorica che suona ancora più retorica in memoria di qualcuno che è appena morto, che siano sempre i migliori che se ne vanno, ma nel caso del nostro caro amico, e collega Kyle Phillips, americano di Toscana che ci ha lasciato ieri, ancora così tremendamente giovane, credo che questa formula non sia vana e che corrisponda a verità.

Kyle, questo americano giunto ormai parecchi anni fa in Italia e qui rimastovi, al punto di diventare, come il suo caratteristico accento faceva notare, più toscano dei locali, e di crearsi proprio qui una famiglia, cui sono più che mai vicino, era davvero una bellissima persona, una di quelle cui era impossibile non affezionarsi e non volere bene, tanto era palese, agli occhi di tutti, la sua naturale bontà d’animo, lo spirito sereno e positivo, la capacità di saper stare bene con tutti, sorridendo e sapendo scherzare in ogni circostanza.

Non ricordo quando conobbi Kyle per la prima volta, se ad Alba per le degustazioni dell’allora Alba wines exhibition o in Toscana per le anteprime del Chianti o a Benvenuto Brunello, ma ricordo bene come scaturì naturale la simpatia e la comunicazione con questo uomo imponente dallo sguardo buono che non aveva mai fretta nel degustare, che era praticamente sempre l’ultimo a finire le degustazioni, tanto che veniva naturale dirgli, quando ce ne andavamo, finito l’ennesimo assaggio, “Kyle chiudi la porta quando finisci”, come fosse lui l’organizzatore o il custode dei posti dove ci capitava di assaggiare.

Kyle che controllava e ricontrollava, Kyle che assaggiava meticoloso, che avvertiva l’obbligo morale di dare ad ogni vino la propria possibilità, il tempo per esprimersi, e che rispettava il lavoro di ogni produttore, tanto che gli dispiaceva molto annotare che un vino non gli era piaciuto.

Nel nostro caravanserraglio di cronisti del vino e degustatori itineranti, Kyle, apprezzatissimo per le sue doti professionali e umane anche da tutti i produttori, era uno dei punti di riferimento, la persona cui si chiedeva spesso un riscontro, come ad avere conferma delle proprie impressioni, ed essere sicuri, se l’aveva detto Kyle c’era da fidarsi, di avere visto e assaggiato bene.

E con Kyle negli anni ho avuto la fortuna di stare insieme molte volte, in occasione delle varie anteprime dei vini, ma anche in occasioni speciali. Ricordo la sua felicità e le sue foto stupende – era anche un bravissimo fotografo – in occasione di un’indimenticabile degustazione verticale, ma fu soprattutto una festa, in casa di Elisabetta Fagiuoli, la regina di Montenidoli, a San Gimignano (quel giorno c’era ancora con noi Sergio il profeta, compagno di Elisabetta per tanti anni) quando rimanemmo stupiti, e c’erano anche il grande Giulio “Bicchierino” Gambelli, Ernesto Gentili e altri amici, dalla bontà delle vecchie Vernaccia e soprattutto da un Chianti di San Gimignano 1971 che ci mise letteralmente in ginocchio tanto era buono.

E Kyle, anche in quella occasione, Kyle che assaggiava e non sputava mai (e noi tutti a dirgli che non era il caso, che i vini erano tanti ed era meglio pensare alla salute…) sempre l’ultimo a finire, prima di passare a tavola e di continuare a bere questa volta, ma mangiando.

E ricordo Kyle in Puglia, più volte membro delle giurie di quella che era Radici e oggi è diventata Radici del Sud, dapprima a Monopoli poi a Borgo Egnazia, impegnatissimo e coscienzioso nelle degustazioni, ma pronto a divertirsi, a fare un bel bagno in piscina, ad andare in giro per masserie e vigneti a fare foto, godendosi l’atmosfera di quella manifestazione, che soprattutto nei primi anni era una grande festa, un pretesto, la lunga serie di assaggi, per stare insieme tra amici, Luciano, Carlo, Nicola, e poi altri, ed mordere il sapore intenso della vita.

Kyle che fu con noi in una delle edizioni più belle di Radici del Sud, quella del 2011, con Jancis Robinson, Jane Hunt, Jeremy Parzen, David Berry Green, Piotr Kamecki, Marek Bienczyk, Pierre Casamayor e Hervé Lalau e Elisabeth Babinska Poletti, e con Kyle appunto, catturato come noi dalla bellezza di quel posto magico che ci avrebbe ospitato per alcuni giorni. Anche in quella occasione, pur con tanti vini da degustare e un impegno professionale tale da stroncare un bue, Kyle sempre sorridente, divertito, positivo, sempre attento. E sempre l’ultimo a finire…

La notizia della sua scomparsa, che temevamo e aspettavamo da giorni, quando mi ha raggiunto ieri a Londra impegnato in un tasting di Barolo, mi ha lasciato letteralmente di sasso, rendendomi quasi impossibile continuare come nulla fosse, spingendomi a chiedermi se avesse senso quello che stavo facendo o se invece non fosse più giusto piantare lì e mettermi a piangere in un angolo… Impossibile pensare che Kyle, il nostro amico Kyle, ci avesse lasciato per sempre…

Di Kyle resteranno in noi tante cose, gli scritti che aveva disseminato su parecchie riviste e sui suoi blog, non più aggiornati da un anno, da quando fece la terribile scoperta del male che, maledetto, ce l’ha portato via, l’Italian wine review e Cosa bolle in pentola, ma soprattutto i tanti ricordi di anni spesi insieme in nome di Bacco, nel nome di quel vino italiano che lui tanto amava e che aveva contribuito con i suoi scritti a far conoscere e raccontare agli appassionati di lingua inglese.
I ricordi di un ragazzone americano buono che non dimenticheremo mai, che ci resterà sempre nel cuore, cui abbiamo voluto davvero bene e che gli amici, quelli che potranno raggiungere Strada in Chianti, oggi accompagneranno nel suo ultimo viaggio, oggi alle 15.30, presso la Chiesa di San Cristoforo, Via della Chiesa 28.

Vino al vino e tutti i suoi lettori sono vicini alla famiglia, ai tanti amici di Kyle, ed esprimono le più sentite, sincere condoglianze. Perché sono sempre i migliori che se ne vanno e Kyle è stato, è ancora, sarà sempre, uno di loro

4 pensieri su “Addio Kyle, americano di Toscana, wine writer dal volto buono

  1. lo avevo conosciuto proprio a Radici del Sud 2011 e mi aveva colpito il suo entusiasmo per il mangiarbere e per la Toscana. Ho il rammarico di non aver trascorso con lui il tempo che meritava un personaggio così puro, così autentico, così intensamente appassionato.
    Riposi in pace.

  2. Franco, hai detto le stesse parole che ho detto io, ieri pomeriggio: non è un luogo comune, nel caso di Kyle. Davvero se ne vanno i migliori.

  3. Caro Franco ti ringrazio sinceramente per le splendide parole che hai utilizzato per ricordare il grande Kyle. Non ce ne potevano essere di migliori e quindi umilmente mi associo alle tue ricordando soprattutto un uomo, una bella persona. Ciao Kyle

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