Era ora! Finalmente anche i tradizionalisti del Barolo fanno sentire la loro voce!

A proposito di un commento su Vino al vino

Oggi voglio chiedervi di consentirmi, cosa che non si dovrebbe fare mai, così si dice, di parlare di questo blog e di quello che scrivo. Però ieri su Vino al vino, nell’ambito di un post, questo, che ha fatto abbastanza rumore, si è verificato un piccolo evento che al di là dell’episodio in sé credo rappresenti un cambiamento abbastanza significativo. E una svolta da sottolineare. Finalmente, con un commento collettivo, firmato a quattro mani da Maria Teresa Mascarello, Fabio Alessandria, Enzo Brezza, Giuseppe Rinaldi, commento che potete leggere qui, una parte significativa del Barolo che con legittimo orgoglio si definisce tradizionale o tradizionalista, ha scelto di non tacere, come ha fatto, per tanti motivi, per anni, anche negli anni in cui la parte più spericolata del movimento modernista o innovatore aveva messo in forte crisi l’identità autentica del Barolo e aveva, come ho scritto, rischiato non solo di stravolgerlo bensì di “ucciderlo”, e ha stabilito, scegliendo questo blog di farsi sentire.

Decidendo, soprattutto in questo strano momento di confusione, dove da una parte la riscoperta della tradizione barolesca più autentica viene tacciata di essere solo una moda, mentre è stata invece una decisa presa di coscienza e un’assunzione di responsabilità, e una svolta indicata in primis dai consumatori, stanchi di vini lontani anni luci dalla personalità di un vero Barolo, e dall’altra si è innescato un insidioso e pericoloso esercizio di rimozione di quelle che sono state le vicende del re dei vini italiani negli ultimi trent’anni, vicende luminose per certi versi ma anche vicende oscure e non di cui essere propriamente fieri, di intervenire pubblicamente e dire sobriamente, com’è nel loro stile, quello che pensano, questi quattro produttori che onorano la storia del vino di Langa hanno fatto capire di essere, ancora una volta, pronti a difendere il vino che producono e amano.
FabioBurlotto

Il monopolio della verità barolesca, l’esclusiva volontà di farsi sentire e di raccontarsi non vengono più lasciate ai cosiddetti “Barolo boys”, molti dei quali ormai sono nonni e hanno i capelli bianchi, a quello che resta dell’esperienza nota come Langa In (loro quelli giusti, illuministi, illuminati e aperti al nuovo che avanza, gli altri retrogradi e oscurantisti…), ed il diritto di dire “guardate che ci siamo anche noi, ricordatevi che abbiamo voce in capitolo”, e abbiamo memoria storica e coscienza di quello che sul Barolo è stato, spesso con spudoratezza e sovrana disinvoltura (io la chiamo faccia di tolla) fatto, viene rivendicato, con fermezza, con la calma dei forti, anche da chi non ha mai accettato i diktat e gli ukase del Barolo moderno fermentato e affinato in barrique, le logiche commerciali, care ad importatori e certa stampa, dei vini da pronto uso e pronta beva (che adesso vorrebbero farci credere che reggono l’invecchiamento proprio come i Barolo old style…), in stile bordolese – californiano.

Vi invito a leggere con attenzione quello che questi quattro produttori con la testa sulle spalle, di cui mi onoro di essere amico, prima che sostenitore del loro lavoro in vigna e cantina, questi produttori con cantine a Barolo e Verduno, dicono nel loro intervento. Scegliendo di fare sentire alte le loro voci nonostante due di loro, Maria Teresa e Beppe, non siano affatto frequentatori e utilizzatori di Internet, e non intervengano di certo su siti vinosi e blog, e gli altri due siano noti per la loro discrezione e tutti comunque preferiscano agire che lasciarsi andare a proclami.
EnzoBrezza

Sono parole (bon ton e una logica politicamente corretta suggerirebbe di schermirmi per quelle di apprezzamento per “il  racconto e il percorso” del sottoscritto e di questo blog, mentre invece sono parole che mi riempiono d’orgoglio e che porto come un fiore all’occhiello della mia trentennale attività di cronista del vino..) da soppesare attentamente e da valutare, una per una, loro sono persone di poche parole e tanti fatti, con attenzione.
Parole che segnano una cesura e un cambiamento, perché da ora in poi nessuno potrà tirare per la giacchetta Monsù Barolo e stravolgerlo a proprio uso e consumo e comodo e raccontare una storia del Barolo che non corrisponde alla realtà.

Perché a difesa del Barolo, di quello vero, della sua leggenda, del suo fascino, non ci sarà solo quel Don Chisciotte del sottoscritto, ma scenderanno, alla fine anche pubblicamente in campo, anche i suoi protagonisti. E questa è una splendida notizia, di cui gioire e per festeggiare la quale stappare una grande buta. Di quelle giuste.

Il commento di Maria Teresa Mascarello, Fabio Alessandria, Enzo Brezza, Giuseppe Rinaldi

“Gentilissimo Langhetto, in questa giornata uggiosa, troviamo il tempo di risponderle. Sicuramente avrà avuto modo di verificare che non siamo soliti intervenire e commentare articoli che appaiono sui diversi blog, che apprezzino o meno il nostro operato. Il nostro lavoro è cercare di produrre buoni e nobili vini, espressioni del nostro territorio, mentre questo blog dovrebbe essere uno spazio libero per i veri appassionati di vino. Non ci sentiamo detentori di verità assolute; comprendiamo che la “querelle” tradizione – modernismo ha fatto storia ed è servita.

Continuare a riproporla (vedi ad esempio il film “Barolo Boys”) evidentemente per alcuni ha ancora una valenza nella comunicazione e promozione, ma ricordiamo di aver sempre avversato palesemente le scelte di perdita di autenticità e unicità dei vini come della nostra memoria storica.

Consideriamo valori importanti la nostra dignità e il nostro orgoglio di territorio e abbiamo interpretato come scivolamenti nella sudditanza lo scimmiottare o mitizzare esageratamente cose d’Oltralpe o estranee alla nostra pratica e cultura. Un pezzo di storia del barolo è stato vissuto intensamente per questo il  racconto e il percorso di Franco Ziliani sempre ci interessano e così dovrebbero interessare a tutti i veri amanti del barolo e barbaresco. La storia è vecchia e l’abbiamo sentita decine di volte? Forse è vero, ma allora non cerchiamo di travisarla o darle strane interpretazioni.
Maria Teresa Mascarello, Fabio Alessandria, Enzo Brezza, Giuseppe Rinaldi”.

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6 pensieri su “Era ora! Finalmente anche i tradizionalisti del Barolo fanno sentire la loro voce!

  1. caro franco, purtroppo, avendo parecchio da fare 8se dio vuole), non sono riuscito a seguire gli sviluppi dei post in questi giorni. ho letto però una frase in questo che mi ha po’ sorpreso visti in nostri lunghi e buoni rapporti (che tali per me restano): <>. occhio e croce credo che sia riferita a me e, nel caso lo fosse davvero così, penso che sia molto fuorviante. per mia abitudine io non “taccio” nessuno. al contrario cerco di ascoltare le riflessioni di ognuno e di prendere ciò che di buono mi sembra di trovare (lo preferisco al trovare ciò che di male c’è). fatto questo, provo poi ad esprimere le mie opinioni, senza schierarmi e senza sposare cause perché credo che chi commenta debba avere il più possibile una visione distaccata. quindi, ciò che ho scritto nell’editoriale del numero 50, non è un attacco specifico a qualcuno in particolare, ma più semplicemente una riflessione su questa mania di creare ogni settimana un caso, una novità, una scuola. fino a qualche anno fa i produttori di cui parli (e che stimo, anche se non ci sarebbe bisogno di scriverlo qui) erano stati relegati nelle retrovie, ora sono nella posizione opposta, domani chissà. ed è proprio questo continuo balletto che non fa bene né a loro, né a noi, né agli appassionati e meno ancora alla cultura del vino. tutto qui.

    • caro Masna, la frase non era assolutamente riferita a te, tranquillo.
      Se c’é da criticarti, con stima e affetto, non ho problemi a fare il tuo nome. In questo caso il riferimento non era di certo alla tua persona.
      Quanto al resto, la pensiamo, ancora una volta, diversamente.
      Ma con rispetto

  2. Fa piacere leggere la risposta dei quattro tradizionalisti di Barolo.

    Purtroppo queste presenza non intacca la forza commerciale e la capacita’
    di influenzare gli acquirenti di chi invece negli scorsi decenni ha spinto
    verso altre caratteristiche. Forse dopo questo “ritorno” alla tradizione
    gioverebbe alla credibilita’ delle stesse guide e/o giornalisti riconoscerne
    gli errori di valutazione.

    Che bello sarebbe stato leggere di qualcosa di analogo ai tempo
    dello scandalo del Brunello.

    • Eh caro signor Mennella, a Montalcino sono state vinte a larghissima maggioranza molte assemblee per il sangiovese in purezza; la nostra gente ha certificato in pubblico col voto palese come la pensa, le pare poco? Detto questo, la mia massima stima ed approvazione ai colleghi del Barolo; il Barolo è il Barolo se uno vuole fare cose diverse è liberissimo di farle, basta che le chiami in modo diverso.

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