Per Farinetti (super sponsor di Renzi) D’Alema s’intende molto di vini…

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Incoerenze del patron di Eataly: pro vino libero ma anche filo Cotarella

Sempre più impegnato, quasi a tempo pieno, a sostenere l’annunciato nuovo padroncino d’Italia, l’aspirante nuovo segretario del PD, aspirante candidato primo ministro, aspirante “faso tuto mi” e salvatore della patria, il rottamatore Sindaco di Firenze Matteo Renzi, il Berlusconi di sinistra Oscar Farinetti, rischia di perdere la sua proverbiale lucidità e capacità di analisi e di fare affermazioni incongrue.

Va bene che ora ha trovato il modo di mettere a frutto la proverbiale capacità di fare marketing della comunicazione, con la campagna televisiva (non casualmente in onda sulla più renziana delle emittenti, La 7 proprietà dell’ex collaboratore di Berlusconi Urbano Cairo) del progetto Vino libero che prevede sino al 9 novembre “300 spot, da 15’’ e 7’’ nei break pubblicitari più importanti, anche nella fascia prime time, ospitati all’interno di alcuni dei talk show e dei programmi di informazione e di intrattenimento più seguiti della rete:  dal TG di Mentana a Servizio Pubblico di Santoro, da Otto e Mezzo della Gruber a Crozza nel Paese delle Meraviglie”, però Farinetti dovrebbe ricordarsi di essere innanzitutto un imprenditore del settore agro-alimentare italiano. Ed un uomo del vino, visto che possiede o è co-proprietario e socio di una ricchissima (è il caso di dirlo, trattandosi di lui) serie di aziende, le più note delle quali sono Fontanafredda e Borgogno.

Invece di concentrarsi sul proprio lavoro Farinetti si concede sempre più comparsate televisive e radiofoniche dove si atteggia a grande guru e sapiente dell’economia e della politica (ma guarda te…).
RenziVinitaly

L’ultima performance della serie, ascoltata al volo ieri in diretta, ma riascoltata oggi in podcast, martedì 29 ottobre nell’ambito di uno dei più petulanti programmi appaltati da una rete che una volta era in quota DC e dove oggi, come del resto in tutta la Rai, imperversa gente di sinistra (a volte anche sinistra), ovvero Radio Due. Ospite del duo Claudio Sabelli Fioretti e Giorgio Lauro al programma Un giorno da pecora, Farinetti, non dimenticando di fare pubblicità un po’ a Eataly e un po’ al suo libro mondadoriano (casa editrice proprietà di Berlusconi) Storie di coraggio, ha parlato, indovinate di chi, del suo cocco Matteo Renzi.

Lo ha fatto definendo Renzi “persona brillante, non solo il chiavistello per battere Berlusconi, ma una persona perbene che può aiutarci a cambiare l’Italia”, raccontandoci che la soglia di tolleranza al vino di Renzi è più bassa della sua (e chi se ne frega), e sostenendo, stuzzicato dai due conduttori (che sono bravi nel loro ruolo, anche se sono irrimediabilmente e insopportabilmente di sinistra) che Renzi è “un Barolo giovane, un vino importante con grandi contenuti ma beverino che si fa capire”.

Fino a qui niente da dire, ovviamente meglio Renzi, che è un furbo di tre cotte, molto meno anti sistema di come vorrebbe farci credere (se non fai parte del “Sistema Toscana”, ex Pci ora PD + Banca, quale inutile dirlo, non diventi dapprima presidente della Provincia poi Sindaco di Firenze…) dell’impresentabile e immarcescibile mummia di Arcore, peccato che all’Oscar, all’uomo del vino Oscar, a quello che il mondo del vino italico dovrebbe conoscerlo, sia scappato uno sfondone.
RiccardoCotarella-D'Alema

Invitato a paragonare Massimo D’Alema ad un vino, Farinetti l’ha paragonato ad un Primitivo e ha detto: “D’Alema s’intende molto di vini, mi é apparso molto concentrato sul vino” quando l’ho incontrato.

Di fronte a queste affermazioni i casi sono due: o il buon miliardario rosso non sa quello che dice oppure è incoerente. Che D’Alema, il baffetto, non s’intenda molto di vini, ma abbia capito, come ha capito benone il sor Farinetti, come vadano le cose in Italia nel mondo della comunicazione sul vino, lo dimostra la scelta – ne ho già scritto qui –  dell’enologo consulente per il suo vino prodotto in Umbria. Ma se di vino D’Alema ne capisce, c’è da chiedersi cosa ne capisca di politica…

vininaturali2

Mi chiedo come faccia il vinoliberista Farinetti a sostenere che D’Alema sa di vino quando si fa fare il vino da un winemaker simile. A meno che Farinetti, che pretenderebbe di saperne una più del diavolo, pensi che ci sia continuità e coerenza e non invece fragrante contrapposizione tra il sostenere la causa del Vino libero e plaudire alle scelte enologiche di D’Alema. Ah già, dimenticavo, oggi il più interventista degli enologi si è convertito, anche lui, ma guarda, alla causa dei “vini naturali”.
Ma se sono questi i portabandiera del vino naturale e gli araldi della sua credibilità come non essere totalmente d’accordo con Maurizio Zanella?

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10 pensieri su “Per Farinetti (super sponsor di Renzi) D’Alema s’intende molto di vini…

  1. D’Alema si intende di vini e di banche, come tutti i politici che si chiamano tali. E un giorno di questi ci spiegherà che Benozzo Gozzoli recentemente è stato riconosciuto come un grande della pittura, poi ci intratterrà su Felix Mendelsohn Bartholdy, su Hindemith, sul colore nei ‘fauves’; poi ci parlerà di Borromini, ma anche di Pierre Jeanneret, … Perché ora va la cultura – beninteso sempre a parole – e il politico “di razza” non può esimersi, e i suoi lacchè – cioè quelli che da lui attendono approvazioni, emanazioni, e collazioni – stanno tutti divenendo esperti in cultura.
    Sì l’Italia sarebbe un bellissimo paese, non fosse che …
    (ah mi sono accorta che ho dimenticato la letteratura, ma lì le parole hanno un senso, di solito)

  2. Mi dispiace dover intervenire anche qui.
    Matteo Renzi non viene dal Partito Comunista Italiano, ma dal Partito Popolare Italiano (componente di sinistra della defunta Democrazia Cristiana).

    • verissimo, ma il Regime in Toscana si é evoluto e non ti richiede più solo stretta osservanza sovietica, pardon, di provenire dal disciolto P.C.I., ma accetta anche che tu faccia parte dell’ex Democrazia Cristiana, corrente di sinistra, naturalmente.
      Quella specie di confuso compromesso storico che oggi porta il nome di PD.

      • Franco, la prego, non ci chieda ancora di votare Oscar Giannino (millantatore di titoli di studio) alle prossime elezioni. 🙂

        • sicuramente non accadrà, sono stato gabbato io come siete stati gabbati voi…
          Peccato perché é una bella intelligenza e una persona in gamba, balle sui titoli di studio a parte.
          Ad ogni modo per chi voterò alle prossime elezioni mi é chiaro, torno alle mie origini e…
          E per chi voterò me lo terrò per me 🙂

          • Ma anche in Fratelli d’Italia c’è Crosetto, un altro che ha millantato. 🙂 🙂

          • non ho nulla a che fare con Fratelli d’Italia e non conosco Crosetto, sul quale non mi pronuncio, grande e grosso com’é… 🙂

  3. Ho letto piu’ volte e con grande stupore, ( non esisteva ancora internet) che il sig. Dalema si era laureato alla Scuola Normale di Pisa. Oggi in Wikipedia c’e’ una ampia biografia e chi l’ha redatta ( persona fine) si e’ ben guardato da scrivere questo dato assolutamente falso, ma al paragrafo studi a Pisa e’ stato di una abilita’ ammirevole nello scrivere notizie fuorvianti ed anche false. Ero anch’io studente a Pisa negli stessi anni , benche’ studente di facolta’ scentifica, giravo anche negli ambienti della Normale e l’ambiente era piccolo.
    Il Compagno Massimo era una ragazzo molto brillante e supponente che non risparmiava di appellare il profanum vulgus con l’epiteto dispregiativo di borghese come usavano in quei tempi. A me risulta che era iscritto alla facolta’ di lettere e filosofia della universita’ di Pisa che non c’entra nulla con la scuola Normale. Non aveva superato il rigidissimo esame della Normale ma veniva spesso in Normale per esercitare il ruolo di sobillatore in un ambiente allora altamente ricettivo. Io e alcuni miei colleghi all’inizio lo ammiravamo per certe sue qualita’ , anche se lo consideravamo un disturbatore foriero di argomenti estranei. Noi eravamo a Pisa per studiare, lui faceva gia’ politica attiva.

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