Quanti wine writer internazionali pensano che the best Italian wine is made in Apulia?

Puntodomanda

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Altro che Barolo o Brunello, il meglio fico der vigneto Italia è un Primitivo di Manduria!

Lunedì che vado a Londra per un Barolo tasting per The World of Fine wine e poi dopo quando torno, questa volta by e-mail, devo decidermi a fare alcune domande semplici semplici ad un gruppo di international wine writers con i quali sono in contatto o che conosco personalmente. La prima domanda è molto diretta: quanti di voi pensano che the best italian wine sia oggi prodotto in Puglia e non in Piemonte, Toscana, Campania, Sicilia o South Tyrol?

E poi: pensate davvero che un Primitivo di Manduria, seppure moderno, buono, ben fatto e soprattutto comunicato con grande abilità di marketing, possa essere qualitativamente superiore ad un Barolo, un Barbaresco, un Taurasi, un Brunello di Montalcino, un Chianti Classico, un Aglianico del Vulture, un Bolgheri superiore?
Se doveste scegliere i vostri dieci top wines italiani, i più grandi vini italiani secondo il vostro personale gusto, quanti vini pugliesi e quali inserireste nella vostra classifica?

Puntodomanda

E infine: cosa pensate del fatto che secondo una valutazione complessiva dei risultati delle varie guide dei vini appena pubblicate ci sia un vino che mette d’accordo tutti e che questo vino non sia il Sassicaia, un Barolo, un Brunello di Montalcino, bensì un Primitivo di Manduria from Apulia region?

Sono proprio curioso di conoscere le risposte dei vari wine writer a questa domanda (magari mi risponderanno che sono d’accordo con questo pronunciamento delle italian wine guides e io ne prenderò debitamente atto).
Nell’attesa avanti con le accuse, a me, che pure ho un po’ di sangue pugliese nelle vene, che frequento da cronista del vino la Puglia dal 1994, che sono co-organizzatore di Radici del Sud, che ho tanti amici in Puglia e sono da sempre un convinto sostenitore della causa del vino pugliese di qualità, e adoro quella regione, di essere un traditore della Puglia. Uno, come si leggeva tempo fa su un certo blog, da prendere “a calci in culo” non appena nuovamente avvistato in terra pugliese.

madreimbecilli

Sono convinto che essendo la madre degli imbecilli sempre gravida, accuse idiote di questo genere non mancheranno…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

32 pensieri su “Quanti wine writer internazionali pensano che the best Italian wine is made in Apulia?

  1. certo che lei appena lodano l’ES di Fino parte come un toro quando vede rosso e carica. Sicuro che questo scetticismo non sia dovuto a questioni personali con i proprietari?
    E sarebbe stato così acido se il vino pugliese premiato fosse un vino a lei caro come il Graticciaia o il Patriglione?

    • errore Carla, nessuna questione personale. Ho incontrato in giugno la Signora Fino e, presente Daniele Cernilli ci siamo stretti la mano e abbiamo parlato.
      Inoltre ho manifestato ai coniugi Fino la mia piena disponibilità ad incontrarli. Se necessario scendendo appositamente in Puglia per una visita alla loro cantina.
      Sarei stato scettico (non acido) su questo risultato anche se avessero premiato uno dei vini pugliesi che per storia e continuità qualitativa si sono affermati negli anni e hanno dato chiara manifestazione della grandezza pugliese.
      Questo perché pur essendo un Apulia wine fan credo che un grande Barolo o un grande Brunello di Montalcino siano oggettivamente superiori, siano più complessi e completi di un pur ottimo Primitivo di Manduria.
      E perché a differenza di qualche eno-agit prop di Cerignola e dintorni io so ancora ragionare in maniera indipendente e non porto la maglia di nessuna squadra quando scrivo di vino 🙂

    • non sono solito frequentare quel blog e ho letto solo dopo la sua segnalazione qui l’articolo da lei citato.
      Vedo comunque che tra squilli di tromba e tappeti rossi e… altro, ci sono lettori che commentando manifestano qualche perplessità rispetto al risultato emerso dall’incrocio dei giudizi delle varie guide.
      Si vede che pur leggendo quel blog riescono ancora a ragionare in maniera indipendente e non hanno consegnato il cervello all’ammasso, come diceva il mio babbo…

      • Sull argomento specifico, concordo con lei, sig. Ziliani. Leggermente off topic, piu volte ha parlato male del sito intravino. C è un particolare motivo? Personalmente lo trovo in sito interessante e piacevolmente leggibile. Sarei curioso di sapere cosa non le piace.
        Saluti cordiali

  2. Ma è il migliore perché ogni guida ha stilato una classifica mettendolo in prima posizione (o in una delle prime), o è il migliore perchè è quello che compare tra i migliori su tutte le guide ?
    Immagino che nelle guide prevalga uno spirito di equa distribuzione dei premi su tutto il territorio Italiano e in regioni altamente concorrenziali (Piemonte, Toscana, ….) i concorrenti sono talmente tanti da disperdere il giudizio …..il tutto IMHO….perchè le guide non le leggo ne le ho mai prese in mano, insomma sono un enoignorante.

  3. Su quali basi secondo lei un barolo o un brunello saranno sempre migliori ad un primitivo?
    Sarà pur vero che i primi 2 hanno una storia ed un blasone ben superiori al secondo ma la questione inerente alla complessita sinceramente non mi trova concorde con la sua opinione. Trovo inoltre che il primitivo di Fino sia un vino mediamente molto più pronto rispetto alla stragrande maggioranza dei Barolo o Brunello al momento degli assaggi\giudizi dati dalle guide sulle ultime annate messe in commercio.
    Mediamente Baroli e Brunelli infatti necessitano un bel pò più di affinamento prima di arrivare al massimo fulgore.
    Questo però non significa necessariamente che il primitivo di Fino non sia portato all’invecchiamento, lei stesso su questo blog ha postato articoli che dimostrano che il primitivo se propriamente conservato può affrontare senza problemi decenni d’affinamento non perdendo nulla e anzi migliorando sensibilmente….

    Temo quindi che la sua presa di posizione circa lo smacco subito dalla nobiltà del vino italiano (rappresentato dalla tripla B appunto) sia più che altro la reazione di un amante della nobiltà precostituita che non vuole accettare il fatto che un vitigno che fino a poco tempo fa era visto come un vitigno da taglio e dedicato al vino da fiaschetto sia assurto al gotha del vino Italiano.

    Sono ormai 4 anni che la storia si ripete, sarebbe forse il caso che lei prendesse atto e si mettesse l’anima in pace.

    Cordialmente!

    • Orion, ora vado di fretta, le risponderò con calma martedì.
      Ad ogni modo nella mia visione del vino un Primitivo (di Manduria, ma nemmeno di Gioia del Colle) non “gioca” nella stessa categoria del Barolo, del Barbaresco, del Brunello di Montalcino. Ma nemmeno di un Taurasi o di un Aglianico del Vulture. Sono categorie diverse, campionati diversi.
      E penso che nessun collega straniero, esperto di vino italiano, metterebbe insieme in una seria degustazione Barolo, Brunello di Montalcino e Primitivo di Manduria o altri vini, come ha fatto disinvoltamente il Best Italian Wine Awards http://www.biwawards.it/site/classifica-2013/ (a proposito che fine ha fatto quest’anno il “migliore vino italiano”? Non pervenuto…).
      Un peso medio non può combattere con un peso massimo, no?
      Ora la saluto, perché devo partire e andare a Londra per una degustazione di The World of Fine Wine.
      Sarà una degustazione di Barolo, non di Primitivo di Manduria, pur con tutto il dovuto rispetto…
      Comunque non mancherò di chiedere lumi ai miei colleghi inglesi su questo “best Italian wine of the year”. Magari le daranno ragione e mi diranno che non ho capito niente e che ormai é arrivato al livello di un Romaneé-Conti, di un Mouton-Rotschild, un Margaux… e di un grande Barolo. 🙂
      Have a nice day!

  4. La spiegazione è facile facile. Basta considerare una qualsiasi azienda di Langa. Faccio l’esempio con Giuseppe Mascarello visto che la conosco molto bene: ogni guida ogni anno premia un barolo di Mascarello, però i premi si dividono sulle 4 perle aziendali: Monprivato, Cà d’morissio (quando prodotto) Villero e S.Stefano di Perno. Tutti barolo mediamente eccezionali e siccome ogni guida da un solo premio ad ogni azienda (fatto salve rare eccezioni, vedetevi la guida del GR per es.) succede che difficilmente le guide a cui si fa riferimento siano sempre d’accordo sullo stesso barolo. Da qui la frammentazione del giudizio e la mancata uniformità di pareri.
    Succede anche con Giacomo Conterno: una guida premia Monfortino e un’altra premia Cascina Francia e quindi alla somma delle guide Conterno non compare.
    Pur apprezzando l’Es di Gianfranco Fino, sicuramente uno dei migliori primitivo in circolazione (bisogna anche considerare che il panorama che offre il primitivo non è poi così felice, per cui svettare li risulta meno difficile che in Langa) non me la sento di dire che i succitati produttori facciano vini “inferiori”.

      • Nemmeno in un film di Vanzina potrebbe accadere. Stiamo parlando di monumenti nazionali confronto ai quali, il comunque ottimo Es non vale neanche la sciacquatura della botte.

  5. Uffa, ma di che parlate? Ha un senso litigare anche fino a domattina su chi è il miglior Barolo tra i Baroli o il miglior Chianti tra i Chianti, ma paragonare bianchi, rossi, rosati, passiti e Dio sa solo cosa per partorire un ipotetico miglior vino d’Italia è ridicolo. Queste sono parkerate in salsa all’amatriciana.

  6. Non vedeva l’ora di sparlare sull’ennesima vittoria di ES, gli è salita di nuovo l’ansia ed eccolo pronto ad ingiuriare nuovamente… Eppure sono anni che si ripete questa antologia, anni che queste guide si incrociano tra loro, ma al nostro “Gargamella” non va’ giù! A noi “puffi” piace, e chi se ne frega del gruppo di international wine writers con i quali sei in contatto…
    A proposito di Puglia, non è sufficientemente soddisfatto di venirci a trovare dal 1994? Potrebbe bastare! Restate a casa, alla fin fine, Radici del sud va’ avanti anche da sola e sarebbe dignitoso non fare ulteriori magre figure, da co-organizzatore e’ facile scendere di livello o essere sbolognati del tutto… Solo una cosa ha detto bene, solo una cosa ha fatto bene a ricordare: che è un traditore!
    Ah dimenticavo, circa le accuse idiote, non si preoccupi, non gliene facciamo, basta uno di idiota!

  7. ahahhahahahahahha… ha bandito larticolo, pur nonostante fosse nelle sue righe e modi di porsi…
    Abbi il coraggio di trattenere tutto ciò che riguarda i commenti.

  8. chieda anche ai suoi writers se è giusto che lei possa ingiuriare e criticare a squarciagola su tutto e noi commentatori invece no ed essere bannati gli articoli….

    • “dopo averli tenuti due giorni in stand by pubblico i “commenti” ingiuriosi del Signor Nico Maggese, che non ho la fortuna di conoscere.
      Ai lettori giudicare il suo stile, la sua educazione, la validità delle sue argomentazioni.
      Al tizio faccio solo notare che io non ingiuriato né criticato a squarciagola, ma mi sono limitato a fare delle domande legittime.
      A tutti coloro che mi stanno dando addosso per queste mie osservazioni sul “migliore vino italiano” chiedo: con questi commenti aggressivi e minacciosi mi fate pensare di non essere sicuri di voi stessi e di avere in qualche modo paura. Dai, avete praticamente tutta la stampa e le guide pronte a giurare che quel vino sia il migliore vino italiano, ma che dico, planetario, accettate che questo piccolo blog, che evidentemente dà molto fastidio, dica quello che pensa. Di cosa avete mai paura? Quali sono i vostri problemi e timori?

  9. Carissimo, mi permetto di commentare questa sua presa di posizione, che naturalmente non condivido affatto. E per farlo ricorro ad una similitudine che le sue parole mi hanno fatto venire in mente, attingendo dalla storia della pittura italiana, ma essendo anche il vino opera dell’ingegno e della creatività umana non sembri azzardato l’accostamento. Penso a Caravaggio, oggi tra i più celebrati nomi della storia dell’arte italiana, simbolo del nostro straordinario ed unico al mondo patrimonio artistico. Eppure fino a non tantissimo tempo fa sembrava eretico poter solo pensare di accostare il suo nome accanto a quello di Michelangelo e Leonardo. E non per una questione artistica. O meglio, l’aspetto artistico era offuscato dal mito del personaggio dalla vita avventurosa, sprezzante delle convenzioni, dalle dubbie amicizie (un sovversivo, insomma) tanto che a lungo è stato letteralmente ignorato dalla storiografia e dalla critica, perché in un certo senso “non all’altezza” dei miti riconosciuti dell’arte mondiale. Non mi addentro, perché non ho la competenza necessaria, per poter argomentare ancora sul paragone che le ho proposto. Aggiungo solo che quando, nell’Ottocento, si è imposto il mito dell’artista maledetto, trasgressivo, bohémien, le cose cominciarono a cambiare. Piano piano si è iniziato ad apprezzare la sua arte, la sua estetica, certamente diversa da quella che aveva caratterizzato il panorama italiano sino ad allora, in cui si iniziavano a scorgere elementi diversi, nuovi. E ad un certo punto , diciamo così, nessuno è stato più accusato di “lesa maestà” se parlando della grande pittura italiana parlava “anche” di lui.
    Mi fermo qui, chiedendo anche scusa per come ho forse banalizzato la storia di questo nostro grande pittore. Né voglio asserire – non sono un esperto per poterlo fare – che il Primitivo sia equiparabile ad un’opera del Caravaggio. Ma la sostanza è tutta qui: proviamo a praticarla davvero la innovazione che tanto invochiamo in ogni contesto. E’ un invito che faccio innanzitutto a me stesso. E facciamolo senza pregiudizi e senza “conservatorismi culturali”: il cambiamento abbatte le barriere, rimescola le convinzioni più stratificate e ci conduce verso orizzonti anche inimmaginati. E chiama in causa sempre un pizzico di coraggio in più.
    La saluto caramente

    • caro Assessore, pardon Senatore della Repubblica Stefano, sapendola impegnato ad occuparsi di cose ben più importanti e della cosa pubblica in Parlamento apprezzo ancora di più che abbia trovato il tempo di intervenire sul mio blog con questo ardito parallelo tra Caravaggio e il Primitivo di Manduria oggetto delle mie riflessioni.
      Ringraziandola per il suo intervento, che apprezzo molto per il suo stile (conoscendo la sua signorilità non avevo dubbi in merito) mi convinco una volta di più che i produttori di quel Primitivo non sono soltanto dei validi produttori di vino ma degli strepitosi, insuperabili promoter di se stessi e comunicatori.
      Che possono contare sull’amicizia e sul sostegno anche del Senatore Stefano.

      • Ziliani evidentemente si dimentica di dire che l’attuale Senatore Stefàno è stato a lungo Assessore all’agricoltura della Regione Puglia. In tale veste ha ripetutamente generosamente giustamente sovvenzionato Radici, quel festival che vede Ziliani come coorganizzatore e dal quale Ziliani stesso evidentemete trae direttamente un chiaro ritorno economico. Quindi, forse, chi ha tratto direttamente maggior vantaggio da tutto ciò non sono stati i produttori di quel primitivo.
        .
        Resta il fatto che trovo incredibile che uno degli organizzatori di Radici del Sud, dichiari apertamente che il primitivo sia palesemente inferiore a tanti vini realizzati anche in regioni confinanti. Vini di regioni confinanti, che godono dell’ospitalità e della visibilità di tale festival; festival che da anni è generosamente sovvenzionato proprio dalla Regione Puglia.
        .
        Il tutto condito da un pluriennale e reiterato furore verso un piccolo agricoltore pugliese, che sforna solamente 18.000 bottiglie annue e che con il proprio lavoro ed i propri vini tante attenzioni ha accentrato sulla Puglia e sul primitivo.

        • al Signor Lombardi Luciano faccio notare che ho iniziato la mia risposta al Senatore Stefàno chiamandolo Assessore, implicitamente ricordandolo come eccellente Assessore alle Politiche Agricole della Regione Puglia.
          Quanto alla mia collaborazione alla manifestazione Radici del Sud non ho alcun problema a dire di aver percepito dall’organizzatore, come consulente, un regolare (e modesto) compenso, liquidato dietro presentazione di regolare fattura.
          Ribadisco il mio diritto di porre le domande che ho posto senza venire linciato o attaccato in maniera aperta e spudorata, oppure subdola, da aficionados del produttore di Primitivo in oggetto.
          E ribadisco di poter esprimere le mie riserve, da giornalista indipendente, senza passare per “traditore” o nemico della patria pugliese
          Che credo provi qualche imbarazzo dinnanzi al comportamento dei suoi fan.
          Un consiglio: andate a lezione di stile dal senatore Stefàno e dal suo intervento, davvero da gran signore

          • Ziliani, proverò ad impegnarmi di fronte alla sua illustrissima sapienza e “savoir faire”…
            Quello che traspare a noi lettori è evidente, ma Lei puntualmente prova a difendersi con una sviscerata e palese teoria contraddittoria. Cosa voglio dire? Puntualmente ogni anno, trova del tempo tra le sue tante “gite” enoiche ed i suoi tanti impegni da co-organizzatore per ingiuriare contro la Puglia e contro i produttori Fino per l’ ennesima vittoria. Come di consueto, prima punta il dito di fronte all’anomala sentenza del parere unanime di tutte le guide, successivamente punta l’altro dito e non condivide la presenza di un primitivo affianco ai colossal di sempre e subito dopo rivendica il suo ben volere complimentandosi della regione e dei produttori . Pausa (nel frattempo provo a cercare con google il significato di “paraculaggine”) .
            Riprovo a restare cauto ed a sfinire la dialettica, non vorrei ripassare per maleducato…
            Le domande sorgono spontanee e quasi si rispondono da sole. <> .
            Devo dedurre che l’intervento del Senatore Dario Stefano non l’ha intuito come doveva, non è da Lei! Me ne stupisco . Pertanto, essendo coinvolto in questo contesto, mi presto a re-incollarLe il concetto finale di “innovazione” del suddetto Senatore: “facciamolo senza pregiudizi e senza “conservatorismi culturali”: il cambiamento abbatte le barriere, rimescola le convinzioni più stratificate e ci conduce verso orizzonti anche inimmaginati” . Capito?
            Colga l’occasione anche Lei a trarne convinzione e almeno stavolta rimanga sui suoi passi e non si rimangi ciò che sino a poca fa ha giustamente definito lezione di stile e signorilità.
            Ossequi .

      • Esimia signora Biasutti, per potersi permettere tali commenti bisognerebbe prima documentarsi bene in materia. Basta poco, una ricerca su google, e scoprira che quanto detto dall’assessore non è una metafora fuori luogo…

        Ossequi

        • Silvana Biasutti si difenderà da sola, ma darle della “disinformata” é comico, trattandosi di una Signora che ha lavorato per molti anni in Mondadori ai massimi vertici e che é stata Assessore alla Cultura della Provincia di Siena.
          Si informi lei Orion, prima di parlare a vanvera…

          • Gentile signor Zilliani, ammetto la mia ignoranza circa le cariche ricoperte dalla Biasutti, ma confermo quanto detto in precedenza, la metafora usata dal senatore non è affatto sbagliata. Poi voi esseri onniscenti potete anche far anche calare il sipario su google e wikipedia.. Di solito però quando c’è un contradittorio per avere un minimo di credibilita biaogna pur citare qualche fonte\documentazione che avvalori la propria tesi.
            E io non ho visto nessun riscontro in tal senso, so che per voi esseri cosi infinitamente dotti e chiedere troppo apportare una qualche fonte che smentisca un plebeo come il sottoscritto, quindi non mi dilungherò oltre… Tante care cose!

          • sa che faccio fatica a capire quello che lei, inutilmente arzigogolando e girando in tondo, vorrebbe dire?
            Non ho nessuna pretesa di essere “onnisciente”, e “infinitamente dotto”, anzi…
            Ma ho le mie idee e rivendico il diritto di difenderle senza venire linciato. Spero solo mediaticamente

        • Gentile Orion@, ha proprio ragione, non mi sono documentata su Google, che è un riferimento prezioso per le cose dell’universo mondo, ma non per ciò che riguarda l’immenso patrimonio culturale (e paesaggistico) del nostro (ancora) bel paese. Purtroppo ho l’impressione che gli uomini della politica (non tutti eh!), spesso, proprio lì si documentino. Così perdendo di vista l’essenza delle cose, che, a mio parere non è su Google.

          • cosa vuoi dire Silvana, che qualcuno qui intervenuto avrebbe una cultura un po’ raccogliticcia e limitata a Google?
            Dai, non posso credere che tu ti voglia riferire al garbato, colto ed ironico Senatore Stefàno, che ho mostrato una finezza ed un’intelligenza (più volte riscontrate in passato, come ho diverse volte scritto su questo blog) totalmente estranea ai lacché e ai servitori sciocchi che, lo ripeto, fanno danni incredibili al produttore del Primitivo di Manduria oggetto di questo post.
            Che io continuo a considerare un valido vino, sicuramente ben fatto, e comunicato con grande efficacia dai coniugi Fino, ma non, mi si perdoni il mio “provincialismo”, il migliore vino italiano…
            Larga parte dei 45 Barolo 2009 che ho degustato lunedì mattina in quel di Londra avevano una complessità e una personalità che, lo dico da sincero amico della Puglia, nessun Primitivo, nemmeno quelli a me particolarmente cari di Vittorio Pichierri, può raggiungere.
            Io continuo a pensare che questo Barolo, ad esempio
            http://www.cucchiaio.it/bere/docg-barolo-monvigliero-comm-g-b-burlotto-2009/
            sia nettamente superiore a qualsivoglia Primitivo.
            Detto con tutto l’amore possibile di questo mondo per l’adorata Puglia, ma senza senza fette di capocollo di Martina Franca sugli occhi… 🙂
            That’s life…

  10. No Franco, al senatore che tu conosci ma io no, contesto la metafora in cui tira in ballo il Caravaggio. A lui, solo questo. E credo di non poter essere smentita se affermo che Google (prezioso!) o Wikipedia, che consulto assiduamente, sono due fonti ‘pop’, che vanno bene nel generico, ma certo non per quanto riguarda la statistica biometrica, o la grande arte italiana; entrambe hanno riferimenti un po’ più, come dire, alti! E non credo che ci si riferisca a Google nemmeno per sapere dei grandi vini, italiani e del mondo, di cui io so davvero poco.

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