Vino naturale? “Uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile”

ZanellaMaurizio

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Parola di Maurizio Zanella, deus ex machina di Cà del Bosco

Avete qualche dubbio sui vini, pardon, sulla moda del vino naturale e per una forma di ritrosia e pudore (e ditelo pure, anche perché temete di essere linciati, per ora solo mediaticamente, dai pasdaran fanatici, ce ne sono anche via blog, del vino naturale a tutti i costi) avete sinora taciuto per quieto vivere?

Bene, ora potete tranquillamente esprimere il vostro pensiero, uscire allo scoperto, non avere paura di essere additati al pubblico eno-ludibrio. Ora, senza sbilanciarvi troppo, e facendo la vostra bella citazione, potete affidare questo “sporco compito”, premettendo che, insomma, non fate parte della schiera del «naturale a tutti i costi», nientemeno che ad un celeberrimo produttore di vino italiano.

Ad una superstar, ad uno di quelli dinnanzi ai quali tutte le guide, nessuna esclusa, e tutti i wine writer dell’universo mondo si trovano costretti ad inchinarsi, perché è tosto, serio, produce grandi vini e ha gli attributi.

Perché ha l’età giusta, classe 1956, per esser considerato un saggio, e perché oltre che grande produttore in proprio è il capitano, pardon, il presidente che conduce quella corazzata dei consorzi vinicoli italici che è l’arrembante e ambizioso Consorzio Franciacorta. Unione di passioni, si legge sotto il logo, unione virtuosa di imprenditori, viticoltori, commercianti, vignerons e récoltant manipulants, che hanno condotto la zona vinicola bresciana ad essere la leader nel campo del metodo classico italiano.

Sto parlando del mio vecchio amico, ci conosciamo dal lontano 1984, nonché coetaneo, io di settembre lui di novembre, Maurizio Zanella, decisamente arrembante e all’attacco, com’era il Milan dell’era Sacchi, non solo tenacemente e orgogliosamente filo-franciacortino (e come potrebbe non esserlo nel duplice ruolo di deus ex machina di Cà del Bosco e di Presidente del Consorzio Franciacorta?) nell’ampia intervista pubblicata, potete leggerla qui, sul sito Internet Linkiesta.

Oltre ad esprimere il proprio convincimento che la Franciacorta possa fare meglio dello Champagne, roba che già basterebbe per farlo accusare di essere quanto meno folle (in Italia, si sa, l’unico vino del quale si può tranquillamente dire che può “battere” lo Champagne è il Prosecco o meglio, lo “spumante italiano”…) e altri concetti molto lucidi e coraggiosi, quell’incosciente di Zanella si lascia andare giudizi in libertà, molto franchi, sul vino naturale, sul quale il patron di Cà del Bosco, che confessa di non far “parte della schiera del «naturale a tutti i costi». Poi è un aggettivo usato spesso a sproposito per imbrogliare”, dice nientemeno: “uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile. Gli altri nove non sono bevibili in partenza. La fissa del naturale nasce da gruppi di appassionati più che dal grande pubblico”.

ZanellaMZ

Hai detto mai! E ora chi potrà sottrarre Zanella, che nella stessa intervista dice la sua anche sull’Expo 2015: “Mi sembra un’occasione che rischiamo di buttare al vento. Il tema dell’alimentazione offre immensi spunti all’Italia: il vino naturalmente ma anche la pasta, l’olio… Boh, continuo a leggere tante dichiarazioni ma di concreto vedo poco o nulla” dalle accuse di essere nell’ordine:

un oscurantista enoico
un conservatore
un nemico del nuovo
un sostenitore della chimica nel vino
un provocatore
un tondinaro
un industriale del vino nemico dei contadini
uno peggio di Ziliani (il sottoscritto)
uno che di vino (vero, quindi naturale) non capisce nulla?

E ora chi potrà difenderlo dall’offensiva congiunta di eno-snob antifranciacortini e di blog presunti portatori del Verbo del vino naturale che non si discute?

Povero Maurizio, non vorrei proprio essere (anche perché sei bilanista…) nei tuoi panni!

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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80 pensieri su “Vino naturale? “Uno su dieci è fantastico per sei mesi e in seguito imbevibile”

  1. “Unione di Passioni” è un bellissimo base line (motto) per un consorzio. Meglio, molto meglio che “Unione di Interessi”. Ciò scritto, questa è l’unica cosa che mi piace delle affermazioni del simpatico signor Zanella che non sembra coltivare interessi (o passioni) naturali!

      • Sì, però una cosa non riesco a capire: perché i vini “””naturali””” suscitino tutto ‘sto scangeo. E io sarei anche una vagamente interessata (ho in famiglia chi produce vini biodinamici SENZA scriverlo in etichetta, ovviamente); so che è una scelta anche piuttosto impegnativa. Bevo questi e quelli e ho amici di qui e di là. Come mai questa tensione? In fondo (l’ho scritto qui sotto) si tratta di un mercato che corrisponde a uno sguardo piuttosto “colto” rispetto a molti ambiti dell’esistere. E’ di certo un mercato in crescita, ma molto relativo, rispetto al totale mercato … e allora come mai c’è questa tendenza a denigrare i vini naturali facendo di ogni erba un fascio? E come mai hanno mandato non so quale autorità addirittura a molestare o sequestrare vini in un’enoteca (mi pare Bulzoni) che esponeva il cartello “naturali”? Posso dirlo?: mi sembra che l’Italia sia preda di una crisi di autolesionismo acuto.
        ps: sono convinta che si possa dissentire (e io dissento da Zanella e da un sacco di altra gente) senza diventare nemici!!!

        • Mi perdoni Signora, si chiede perchè questa tensione?

          Ma ha letto il post e il tono con cui è scritto?

          No perchè mi sembra di vivere da solo sulla luna dell’obiettività

          • La perdono … (scherzo)! In verità mi sono accorta che in questo blog (ma ancora di più in altri), parlando con gente che produce, lavora, vende, e insomma nell’enomondo, c’è un crescente strisciante stalking (lasciatemelo definire così) nei confronti dei vini che tendono alla naturalezza. Dato che siamo in Italia, ci sono quelli che mandano a sequestrare lo scaffale dell’enoteca perché c’è scritto vini naturali…; devo dire invece che il signor Zanella (che non conosco) ha il pregio di non essere vile, qualità (inconsueta) che sto iniziando ad apprezzare nel genere maschile: dice e non striscia alle spalle di nessuno, mi pare. Punto. Lui dichiara e a mio parere canna fragorosamente (però conosco un bel po’ di gente che si è messa sulla pista del bio (per es.) solo perché pensa che serva a vendere). Però c’è un nugolo di gente che sputtana sottilmente, che denigra, che sparla dei vini tendenti alla naturalezza a mio parere perché ha paura della diversità, a livello profondo … e mi fermo perché ho l’occhio lungo e sulla diversità ho idee che con questo blog c’entrano come i cavoli a merenda, ma con il mondo del vino c’entrano fin troppo.

  2. Due passi indietro. Non é che il vino, che per comoditá di discorso chiameremo “naturale”, nasce improvvisamente cosi, da solo. E´ la risposta
    (parte di una risposta) alle esigenze espresse da molti consumatori per una agricoltura che porti sulle tavole quotidiane alimenti piú puliti, meno “affatturati”, meno lavorati. Ora, a quanto ne sappia io, c’é in Italia una caterva di produttori che lavora ed ha sempre lavorato in modo pulito, in vigna ed in cantina, senza per questo avere l’ambizione la voglia ed il tempo di impelagarsi in registrazioni burocratiche e costose. Altri credono bene di segnalarsi al consumatore via l’appartenenza a movimenti e associazioni che promuovono il biologico, il biodinamico ed il (ci risiamo) il “naturale”. Allora ? ne viene danno a qualcuno ? Non c’é forse spazio per tutti ? Da dove deriva questo diffuso astio contro “la gente nova” del vino ?
    Se i vini naturali sono poi ciufegosi e poco serbevoli, beh si scavano la fossa con le proprie mani. Chi vivrá vedrá. Dargli addosso fin d’ora quando nessuno poi obbliga nessuno ad acquistarli, mi sembra oltre che poco generoso anche alquanto miope. Della barrique é sopravvissuto il meglio e cosi´sará pure dei vini naturali. Poi, senza buttarla troppo sul filosofico, per
    l’appassionato di vino é sempre meglio aggiungere che sottrarre.

    • caro Merolli, quell’astio – come dice lei – è figlio delle battaglie del mercato. nel Klondike del vino c’è di tutto e ci sono (quasi) tutti. Tutti vogliono esserci, come tutti vogliono scrivere il libro di successo (a costo di pagare l’editore). Divagazione a parte: mi sembra che la crescita di interesse, soprattutto da parte di un pubblico colto e informato (non necessariamente abbiente) per il cibo pulito, il vino “naturale”, le cose fatte “a mano”; questo bisogno di natura, con o senza virgolette, inquieta – è ovvio – chi è orientato a fare numeri. La crescita graduale di una specie di ‘nuvola’ in cui si ritrovano produttori e consumatori con questo orientamente, disturba inevitabilmente chi si contende il mercato a colpi di machete. Anche perché non è più tempo di Bertolli che ‘inventa’ i cultivar di olio d’oliva … il pubblico più interessante è anche quello più informato e viaggia da tempo sul bocca a bocca

  3. Ciao Franco.
    Anche se lo dice uno che fa vini di plastica (nel senso omologante della chirurgia plastica), sui vini naturali ha quasi ragione.

    • averne di “vini di plastica” come quelli di Cà del Bosco, caro AG…
      Io per vini come quelli, prodotti con una serietà e una meticolosità sconosciuta in larghissima parte delle aziende italiane, farei la firma.
      Intanto li bevo, li apprezzo e ne scrivo

  4. Domaine de la Romanée-Conti
    Nicolas Joly
    Rinaldi
    Cappellano
    Rivella
    Cavallotto
    Emidio Pepe
    Laherte et Frères
    Tarlant
    Mas de Dumas Gassac
    Domaine Labet
    Bucci
    Pian dellOrino
    Monte dall’Ora
    Ganevat
    Bressan
    Kante
    Ampeleia
    Massa Vecchia
    Foradori
    Dalzocchio
    Barraco
    Val delle Corti
    Monteraponi
    Peter Jakob Kuhn
    Le due Terre
    Fleury
    Dettori
    e si potrebbe continuare.
    Lo da lei questo piccolo elenco a Zanella?
    E lei se la sente di dire che il 90% dei vini di questi produttori sono sempre imbevibili e che il 10% è bevibile solo per 6 mesi dall’uscita?
    Ma poi, detto da uno che confeziona il cuvée prestige, la cosa appare ancor più paradossale.

    • in questo elenco, che contiene anche qualche vino discutibile, compaiono fiori di produttori, Beppe Rinaldi in primis, che non si sono mai sognati di innalzare la bandiera del “vino naturale”, produttori che fanno ottimi vini e basta. Aggiungerei a questo elenco Santa Caterina a Sarzana e Fonterenza a Montalcino.
      Nonostante ciò, ci sono invece, come dice bene Zanella, un sacco di produttori, alcuni seri e perbene, altri che ci marciano e fanno i furbi, che si definiscono orgogliosamente produttori di vini naturali o biodinamici o biologici, però producono vini che sono imbevibili e mediocri da subito o quasi.
      Credo che Zanella avesse tutto il diritto, e la ragione, di fare le proprie affermazioni delle quali, considerandole una notizia, ho dato conto qui e su Lemillebolleblog

      • Certo, ognuno è libero di esprimere i propri pensieri. Vero è che bisognerebbe essere più chiari ed evitare di generalizzare altrimenti l’informazione diventa capziosa e faziosa. Sicuramente c’è chi si è attaccato in corsa al treno dei naturali, così come anche in Franciacorta ci sono furbetti e vini imbevibili. Ma non per questo si butta fango “alla cieca” su questa zona viticola.

        • ha ragione, però c’é qualche caso umano, qualche insopportabile enosnob antifranciacortino per riflesso pavloviano che lo fa…

      • Mi permetta sig Ziliani ma il post di oggi è inutilmente provocatorio e le cose dette (o almeno riportate da lei) da Zanella sono parziali e tendenziose, sinceramente una brutta uscita per un “capitano” pardon presidente del Consorzio Franciacorta.
        Non aiutano la discussione sull’argomento e scavano ancora di più il solco fra nat e convenzionali. Perchè ci sono tanti convenzionali o se dicenti tali che fanno vini pessimi. Argomentare così le proprie tesi è un gioco di equilibrismo che nasce già squilibrato e inutilmente provocatorio. Buona Giornata

        • Fracchia, le lezioncine le vada dare ad altri. Oppure vada a commentare su blog che del vino naturale si ritengono i portavoce. Su questo blog c’é un approccio laico e non confessionale
          Le affermazioni di Maurizio Zanella da me riportate figurano in un’intervista citata e linkata, non me le sono inventate io.
          In larga parte concordo con le stesse e questo é tutt’altro che una provocazione, chiaro?

          • Caro sig. Ziliani,
            io no ho dato nessuna lezioncina e no sono stato offensivo nei suoi confronti. Deve smetterla di alzare i toni contro chi non è d’accordo con le sue tesi.
            Io ritengo che il post sia mal argomentato e fuorviante per il lettore, tutte cose che un giornalista professionista dovrebbe evitare accuratamente.
            E poi ci ha veramente stufato con la sua maleducazione nei confronti dei commentatori, rilegga come mi ha risposto e faccia mea culpa. Stia sereno che non mi vedrà più sul suo blog. Grazie per la gentilezza e lo spazio dedicatomi.

          • i suoi interventi sono la migliore dimostrazione dell’eno-fanatismo che si scatena quando qualcuno si azzarda a mettere in discussione il Verbo Sacro dei vini naturali. Ma chi diavolo é lei (ah già dimenticavo che é un blogger, animatore di un blog notissimo che fa opinione e che tutti conoscono e leggono…) per permettersi di dirmi “che il post sia mal argomentato e fuorviante per il lettore, tutte cose che un giornalista professionista dovrebbe evitare accuratamente”? Ma come si permette?
            Lezioncine arroganti e saputelle di giornalismo da lei non le accetto proprio. C’era una notizia, l’intervista con le dichiarazioni di Zanella, e poiché si trattava di dichiarazioni forti, che fanno discutere, le ho riprese. Questo é giornalismo Fracchia, si informi.
            Quanto alla mia “maleducazione” la chiami pure come vuole, mi di fronte all’arroganza dei carneadi che vorrebbero dare lezioni di giornalismo a chi giornalista é da trent’anni, non riesco a rispondere in punta di forchetta. Anzi, mi sono trattenuto evitando di darle la risposta che avrebbe meritato. Altro che “mea culpa”…
            Non mi leggerà più? Molto meglio così, di lettori come lei non so che farmene. Vada pure a leggere e commentare altrove…
            Magari sul suo notissimo blog

      • guardi Ziliani che Rinaldi partecipa a Cerea, manifestazione parallela al vinitaly. Poi non scrive in etichetta bioqualcosa, ma la sua strada è ben chiara. Purtroppo non abbiamo la controprova, ma siamo così sicuri che gli ttimi vini che fanno questi produttori sarebbero comunque ottimi?
        Perchè è entrato in campo un nuovo parametro nel giudicare i vini da qualche anno a questa parte: la digeribilità, il non avere il mal di testa il giorno dopo. Cosa che una volta non si valutava come negativa solo perchè non si conosceva ancora questa strada. Anzi, si diceva che veniva il mal di testa per l’alcol, non per la solforosa.
        Zanella non abbia paura di chi vuol lavorare in modo “naturale”, piuttosto si guardi in giro che in Franciacorta c’è qualcuno che gia lo fa e con risultati confortanti e nel mio elenco ho messo un paio di produttori di Champagne, se proprio vuole fare il sorpasso come dice.

        • Salve Zakk, mi perdoni, ma se il ragionamento si sposta sulla solforosa allora e meglio fare tutti un passo indietro, perchè l’analisi chimica di uno dei vini di Franciacorta menzionati in questi commenti e quello di aziende come Ca’ del Bosco o Barone Pizzini (tra l’altro essendo biologico dal 1998 e con tendenza alla biodinamica perché nessuno lo considera mai tra i vini “naturali”?) o Bosio o Riva o o o o o, l’elenco potrebbe essere molto lungo, hanno quantità di solforosa simile e spesso più bassa. Ormai per i Franciacorta è rarissimo superare i 70 mg/litro, e diverse decine di etichette stanno sotto i 50.
          Alcune delle aziende citate nei commenti che sono considerate come le bandiere del naturale, in camera caritatis, confidano che sono piuttosto stufi che si parli solamente della bassa SO2 che utilizzano, anche perché in alcune situazioni ne usano i 40-60 mg, sostanzialmente come quasi tutti.

          • Gentile Nicola, il riferimento alla solforosa riguarda soltanto il mal di testa che procura al giorno dopo ai soggetti più sensibili (mai avuto problemi, io).
            So anche io che molti che praticano un’agricoltura “convenzionale” (mi si perdoni il termine, è solo per farla breve) fanno un utilizzo di solforosa ragionevole. E poi se si parlasse della solforosa utilizzata anche per alimenti diversi dal vino sai che bell’ambaradam si metterebbe in piedi?
            Sarebbe bello se fosse fatto obbligo di mettere in etichetta tutti gli ingredienti che vengono utilizzati per fare il vino, così come lo si può vedere su praticamente tutti gli alimenti. Poi allora potremmo smettere di usare la parola “naturale” per definire certe categorie di vini.
            Scommettiamo che Zanella è contrario?

  5. Segnalo che l’Universitá di Pisa ha portato a termine un esperimento di vino bianco realizzato con le specifiche del “vino naturale”, e che ad oggi è ottimo e con analisi che non fanno prevedere una rapida decadenza. La volatile, ad esempio, è bassissima. Se poi sia opportuno fare “vino naturale” o no resta una scelta aziendale (io non ho in programma di farlo), ma che sia fattibile è provato.

    • invito i lettori di questo blog a prendere debita nota che uno degli autori dello sconosciutissimo blog http://gliamicidelbar.blogspot.it/ (mi ringrazi che con questo link, gratuitamente fornitole, finalmente riuscirà ad avere qualche visita…) invece di controbattere con solide e serie argomentazioni mi accusa di avere questa sindrome: http://it.wikipedia.org/wiki/Sindrome_di_Asperger
      Io non lo accuso di nessuna malattia: prendo esclusivamente atto che é arrogante, presuntuoso ed eno-fanatico. E fantozzianamente privo di argomenti, oltre che di lettori

    • un pasdaran dei “vini naturali” l’ha fatta fuori dal vaso e mi ha definito su Twitter in questo modo. O dimostra le proprie affermazioni o ne risponderà in Tribunale

  6. Il sig. Ziliani ha ragione: lui ha solo pubblicato sul suo famosissimo blog una dichiarazione di un disinteressato produttore sui vini prodotti dalla concorrenza.
    In effetti le dichiarazioni di Zanella sui vini naturali hanno la stessa valenza di un Presidente di una multinazionale del tabacco sul fatto che le sigarette facciano male ….
    Il problema non sono le farneticanti dichiarazioni di Zanella ma le difese spassionate del famosissimo Ziliani.

    • un altro esempio di eno-fanatismo. Lo sapevo che aprendo il “vaso di Pandora” dei vini naturali e dando notizia della coraggiosa intervista di Maurizio Zanella avrei scatenato queste reazioni…
      Quanto all’essere “famosissimo” o meno me ne frego: é il mio percorso professionale che parla per me. Ed il fatto che lei venga a commentare qui e non su blog da bar. Con rispetto dei bar

      • Conosco bar dove si beve benissimo; sia naturale che “innaturale”, cioè chimico.
        Io ho commentato essendo capitato per caso sul Suo blognondabar.
        Certo che, purtroppo per i non enofanatici come Lei, la schiera dei rappresentanti dell’eno-fanatismo si sta sempre più incrementando e forse qualche produttore proprio per questo approfitta (nel senso che sfrutta?) di blognondabar per inviare messaggi terroristici, che fortunatamente la gente è in grado di valutare coscientemente.
        Io sono contentissimo che le Sue papille gustative siano in grado di apprezzare unicamente i vini “innaturali”; auguro al suo stomaco di essere, alla distanza, allo stesso modo in grado di smaltirli.

        • Credo che definire “messaggi terroristici” le libere opinioni espresse da un produttore importante come Maurizio Zanella dimostri non solo il suo concetto di tolleranza ed il suo spirito democratico ma la sua correttezza.
          Poi pensi pure quello che vuole: su questo blog io scrivo dei vini che mi piacciono, di aziende come Cà del Bosco, ma anche di produttori come Cappellano, Beppe Rinaldi, Fonterenza, Pian dell’Orino.
          Il resto sono semplicemente manifestazioni di eno-fanatismo trinariciuto di cui persone come lei danno prova

          • Eppure l’italiano che avevo usato non aveva nulla di aulico e nessuna frase di difficile comprensione me evidentemente se Lei ha letto intolleranza relativamentead una critica evidentemente la lingua non risulta ugualmente comprensibile per tutti a meno che …..

  7. Zanella mi sembra uno di quelli che continua a suonare il violino mentre la barca affonda….

    Sig.Ziliani stavolta non concordo con il taglio accusatorio del post
    Daniele

    • Daniele, rispondo anche a lei che mi sono limitato a riprendere l’intervista di Zanella, qui e su Lemillebolleblog, là parlando delle sue dichiarazioni su Franciacorta e Champagne qui sui vini naturali.
      Ma mentre le affermazioni forti di Zanella sulle ambizioni della Franciacorta non hanno suscitato scalpore né scandalo, per quelle sui vini naturali apriti cielo…
      Nessun taglio accusatorio nel mio post, solo informazione. Le affermazioni sono di Zanella, anche se in buona parte io concordo

      • Evidentemente a Ziliani piace bere i vini che fanno venire il mal di testa.
        Eno-fanatismo è anche chi dice che c’è solo un vino naturale su dieci che si può bere, affermazione totalmente ridicola. Sulla mancata capacità di invecchiare, mi risulta che molti produttori “naturali” praticano le lunghe macerazioni che garantiscono invece una longevità superiore. Non è che forse Zanella, così pieno di livore, teme semplicemente di perdere una fetta di mercato con gli odiatissimi vini naturali ?

        • A Ziliani, come a Zanella piace bere i vini buoni, senza fermarmi a quello che viene scritto in etichetta o proclamato furbescamente in spot televisivi pubblicitari…
          A Ziliani i vini di Cà del Bosco, eccellenti, non hanno mai fatto venire mal di testa.
          All’autore di un commento come questo cui rispondo nemmeno, per il semplice fatto che non può venire mal di testa a chi testa non ha

          • Caro Ziliani, non voglio replicare all’insulto che mi ha rivolto, noto che lo fa spesso con molti interlocutori che mettono in discussione la scienza esatta delle sue asserzioni. Mi preme di più fare chiarezza. Non è certo ai finti naturisti che si fa riferimento, quelli che addirittura possono permettersi di spendere tanti soldi per fare spot pubblicitari televisivi. Si fa riferimento a quelli che Veronelli chiamava “i miei vignaioli” , vale a dire a quei piccoli-medi produttori che, dopo esperienze e riflessioni, decidono di produrre “vini veri”, come direbbe Cappellano, salubri e autentici.
            Il vino fa già male, perché contiene alcol, se riusciamo a mettergli meno solforosa e meno additivi chimici forse è meglio. Il fascino del vino è anche questo, non un prodotto cristallizzato e impeccabile, ma l’espressione di una stagione, di un’annata, di un territorio, anche se a volte si paga il prezzo di qualche difetto.

          • ‘Spartacus, che sta’ a ddì?
            Non ho insultato nessuno, ho solo risposto, dicendo “All’autore di un commento come questo cui rispondo nemmeno, per il semplice fatto che non può venire mal di testa a chi testa non ha”, a chi affermava che mi piacciono i vini che fanno venire il mal di testa e che i vini di Cà del Bosco lo facciano venire.
            Per il resto, da “Mi preme di più fare chiarezza”, in poi sottoscrivo in toto le sue affermazioni, che condivido pienamente.
            Come vede, se abbassiamo i toni, c’é possibilità di dialogo.
            Come c’era anche con Luigi Fracchia.
            Ma che nessuno abbia l’impudenza di venire qui a dirmi cosa devo scrivere e come 🙂

      • Sig Ziliani come dico sopra alla Sig.ra Biasutti qui non si fa altro che alimentare il rogo delle polemiche tra naturali e convenzionali, cosa che non ha senso di esistere.

        Non capisco questo tono e sinceramente dopo anni che la seguo sono piuttosto deluso di questi passi indietro

      • Domanda: ma lei sa leggere?
        Se ne é in grado rilegga l’intervista di Zanella dà me citata, che non contiene certo un’affermazione del genere che nessuno che sia dotato di buon senso e normale intelligenza in Franciacorta si sogna di fare.
        Non attribuisca alle persone affermazioni che non hanno fatto: é profondamente scorretto

        • E Lei si informa? Visto l’argomento del Suo blognondabar non mi venga a raccontare che non è informata della dichiarazione farneticante che il sig. Zanella ha fatto in una diversa intervista: la suddetta è stata riportata da tantissime riviste del settore ed anche citata nella trasmissione radiofonica del sabato mattina nella quale lei è ogni tanto ospite.
          come vede ci sono persone che sanno leggere benissimo, oltre che scrivere meglio di Lei e si informano anche; senza paraocchi.

        • Aggiungo che risulteranno del tutto inutili i Suoi tentativi di provocazione, non risponderò alle Sue palesi offese con altreo ffese anche se, nel caso, vista la mia professione, sono certo che saprei difendermi.

  8. Piccolo commento legato ALLA MIA ESPERIENZA PERSONALE (lo scrivo chiaramente per non essere accusato di essere generalista oppure marchettaro) e a considerazioni del tutto personali.
    Nei primi commenti a questo post diversi si domandano perché questo attacco o forma di razzismo nei confronti dei vini “naturali”; la mia oinione è che il genere umano è sostanzialmente curioso, in quanto tale assorbe informazioni e, volente o nolente, segue mode e correnti.
    E’ chiaro a tutti che la parola naturale, riferita al vino, si utilizza largamente negli ultimi anni, di conseguenza molte più persone ne vengono a contatto, la usano (a proposito oppure no) e spesso ne fanno argomento di conversazione o di interrogazione con i produttori.
    La mia personalissima statistica mi ha visto coinvolto in centinaia di occasioni in cui il produttore naturale oppure quello che si riempiva la bocca di questo termine (nel secondo caso con maggiore frequenza), accusava pesantemente e sparlava con accanimento dei vini “non naturali” (ma siamo sicuri che il termine calzi?); molto più raramente ho sentito produttori “convenzionali” sparlare dei vini naturali, se non espressamente imbeccati da domande della platea; anche perché il vino, per fortuna, è visto come una delle eccellenze che Madre Natura elargisce, per cui è tutto vantaggio di qualsiasi produttore, tanto più per coloro che utlizzano alcuni accorgimenti tecnici o chimici per raggiungere un buon risultato, evitare di sparlare del vino naturale.
    Se poi parliamo della degustazione la mia esperienza mi porta ad essere molto vicino ai numeri stimati da Zanella, non bevo frequentissimanente tali vini, in realtà non sono attento a quello che mi dice l’etichetta, ma bado più alla sensorialità, nel senso che non scelgo per l’appartenenza ad una determinata categoria ma più per la curiosità di assaggiare un vino che anora non conosco, e quando chi me lo vende o propone insiste nell’indicarmi la sua appartenenza ad una determinata filosofia mi infastidisce pure.
    Non vorrei che l’esagerazione, la sovraesposizione, finisse per incasellare il vino naturale come una delle tante mode. Nel mio ambito di comunicatore (meglio compagno di bevute e chiacchere) mi capita ormai ogni sera di dover deviare l’argomento principale sui “vini naturali”, perché arriva sempre la domanda sui lieviti indigeni, sulla SO2, sulla macerazione; se poi io chiedo a coloro che mi fanno domande se il Nebbiolo è un’uva bianca o rossa non mi sanno rispondere; logicamente l’esagerazione è voluta, ma è per dire che il vino non può essere inserito in comparti precostituiti, va vissuto costantemente e con curiosità, non con lo spirito di un commissario della omicidi! Questo è il mio pensiero di oggi, 30 ottobre, domani o la prossima settimana,o tra 6 mesi potrei aver cambiato radicalmente opinione, perché, per fortuna, il vino mi emoziona sempre, e sempre diversamente

    • grazie per la tua lucida e interessantissima testimonianza Nicola.
      Ricordo a chi non lo sapesse che Nicola Bonera ha vinto qualche anno fa il titolo di migliore Sommelier italiano ed io lo considero uno dei cinque migliori sommelier – conoscitori di vino oggi in attività in Italia.
      Immagino già le possibili obiezioni di qualche fesso: Bonera é bresciano e spesso conduce relazioni sui Franciacorta nell’ambito dei Franciacorta festival itineranti.
      Ma la professionalità e la serietà di Bonera sono tali da ridurre queste possibili obiezioni a idiozie.
      Lui queste cose non le direbbe mai in questo tono: io che sono cattivo, politicamente scorretto, e non diplomatico, invece sì

  9. Pingback: Per Farinetti (super sponsor di Renzi) D’Alema s’intende molto di vini… | Blog di Vino al Vino

  10. Ma come si definisce un vino naturale, a parte magari di come sia trattato / mantenuto il vigneto?
    Un vino naturale è per forza fatto senza l’aggiunta di solforosa?

  11. Da rivenditore sottoscrivo in parte quello che dice Zanella. Certo se dovessi fare una statistica dei vini che mi vengono resi perchè diciamo che non sono stato capace di spiegarli bene, quelli naturali sono al primo posto con largo margine di vantaggio su tutti gli altri. Poi, come altri, io giudico il vino in degustazione, non se è naturale, biologico,industriale, biodinamico o come mi e’ stato chiesto recentemente ” ecologico “. Il resto lo lascio a chi le scrive fesserie di ogni genere.

  12. In realtà la frase di Zanella non è completa e chiude così : “ma non si può pensare a un mercato composto unicamente da vini senza anidride solforosa” Questa è la parte che trovo più discutibile in quanto contiene implicita l’equazione “vino naturale = vino senza SO2”, un’inesattezza che dalla bocca di un addetto ai lavori di tale lignaggio suona sospetta. Ma cosa dovrebbe temere Zanella? Non certo le poche migliaia di bottiglie di un Rinaldi o di un Cappellano. Nulla nemmeno sul fronte interno Franciacortino sebbene, per mio gusto personale, continuerò a preferire la meno riuscita tra le bottiglie di aziende come Il Pendio, Casa Caterina o Cavalleri, ad un’algida Cuvèe Prestige di Ca’ Del Bosco. La pubblicazione Servabo stima attorno all’uno percento il totale della produzione “naturale” della penisola. E allora, perché prendersela tanto a cuore? Forse Zanella teme che il pubblico, stupido o colto che sia, si possa innamorare di una nuova moda che non potrebbe cavalcare. Alla fine non importa che la gente comprenda il significato di “Metodo Classico” piuttosto che di “naturale”, l’importante è che compri. Forse il timore è che altri, che col naturale hanno poco a che fare (vedi Farinetti, Cotarella ecc..), riescano a prendersi una sostanziosa fetta di mercato, sdoganando parallelamente un messaggio pericoloso per chi non è in grado (per sua stessa ammissione) di fare neppure biologico.

    • Ho l’impressione che nemmeno lei detenga la verità sul vino naturale sig. Marsel, come ben sa, almeno lo spero, una chiara e condivisa definizione di vino naturale non esiste nemmeno tra gli addetti che dicono di produrlo. Contrariamente a quanto lei afferma, Zanella non ha mai ammesso di non essere in grado di fare bio, se ne vuole la dimostrazione rilegga bene l’intervista, evitando pregiudizi o , peggio, conclusioni e congetture sue personali. Addirittura in un altro blog commenta : ” Zanella ammette di non essere in grado nemmeno di fare bio in quella zona , ma questo non significa forse semplicemente che non si tratta di una zona cosi’ miracolosamente vocata? ” Complimenti , lei e’ un genio: se un produttore per scelta non fa bio e’ perche’ non e’ in grado di farlo, e questo perche’ la zona non e’ vocata.

      • “Non ho problemi a dichiarare che solo il 10% dell’uva Cà del Bosco rispetta totalmente il protocollo bio. Abbiamo studiato la qualità delle ultime dieci stagioni e sfido chiunque a dire che la media dell’uva bio sarebbe stata uguale o superiore a quella coltivata con i trattamenti. Quest’anno non ne parliamo: con le piogge intensissime e altri problemi, sarebbe stato un disastro” (Zanella). Se poi lei volesse utilizzare un tono meno minaccioso e intimidatorio le ne sarei grato. Grazie in anticipo.

        • Nic, mi scuso se le ho dato l’impressione di usare un tono minaccioso ed intimidatorio, non era nelle mie intenzioni. Tornando alla questione, la citazione che riporta e’, come dice Ziliani, impeccabile, gia’ l’avevo letta e riletta, ma non mi sembra che il contenuto corrisponda alle sue conclusioni.

          • 1) Una scelta non è più tale quando si rende necessaria per evitare l’abbattimento della qualità.
            2) Se dallo studio (di Ca’ del Bosco, mica mio) delle ultime dieci annate (più calde, asciutte e anticipate rispetto alla media) emerge che il BIO non avrebbe dato qualità sufficiente/necessaria, prendo atto del fatto che esistono altre zone (evidentemente più vocate) dove invece quei trattamenti sistemici non sono necessari al fine di raggiungere l’eccellenza (secondo la critica di settore).
            Non c’è confusione sul vino naturale. La confusione è creata ad arte dagli addetti ai lavori (per esempio chi lascia intendere che il vino naturale sia quello senza solfiti) che sentono minacciata in prospettiva la loro posizione sul mercato e da quelli che vorrebbero conquistarsene furbescamente una nuova fetta. Esistono già tre associazioni, Vinnatur, Vini Veri e Renaissance con centinaia di produttori affiliati, che forniscono garanzia di vino naturale al consumatore attraverso protocolli praticamente sovrapponibili. E’ vero che potrei fare vino naturale anche senza aderire a tali associazioni, ma al momento non esiste altro modo se non un’eventuale autocertificazione, obiettivamente opinabile. L’unica soluzione che varrebbe per tutti, convenzionali compresi, è quella dell’etichetta trasparente : basterebbe che sul retro etichetta venissero indicati ingredienti e processi produttivi. Ma purtroppo, oggi, solo in pochissimi hanno il coraggio di farlo.
            P.S. Qualche produttore ha già avanzato l’ipotesi che il vino naturale, fuori da determinate e fortunate zone pedoclimatiche, non sia proprio realizzabile.

          • Nic, auguro alle tre associazioni citate tutto il bene possibile , ma proprio il fatto che siano tre ,unitamente ai distinguo che lei ha citato, stanno a confermare proprio quello che io ho precedentemente detto : non esiste una chiara definizione condivisa, e questo non fa altro che creare confusione, soprattutto nel consumatore finale, ma anche tra gli addetti , e qualcuno furbescamente ne approfitta. Per quanto attiene il discorso di Zanella, si può’ essere daccordo o meno, ma l’ammissione che implicitamente fa e’ che con il regime bio non sarebbe in grado di ottenere i risultati qualitativi ottenuti attualmente da Ca’ del Bosco, punto !!! Altre considerazioni e conclusioni mi sembrano un po’ tirate per i capelli e piegate ad uso e consumo delle proprie opinioni. Con questo non vado oltre e chiudo, anche perché poi Ziliani si “annoia” 😉

          • Ripeto, i protocolli che identificano i limiti entro il quale si parla di vino naturale sono praticamente sovrapponibili per tutte e tre le associazioni. Nessuna differenza determinante sul merito. Per quanto ne so le divisioni sono dovute a diverse vedute sulle modalità di gestione delle associazioni stesse e le separazioni sono state determinate più che altro da conflitti di personalità. Tornando a Zanella sarebbe interessante capire dove finisce quel 10% di uve BIO: nel top di gamma, distribuita ove ritenuto necessario a seconda dell’annata, vinificata e imbottigliata separatamente o magari … conferita a una cantina sociale? Puoi trovare in rete produttori naturali affermare di aver registrato la perdita del 50% del raccolto 2013, pur di non utilizzare i sistemici, aggiungo io. In passato ne ho visti altri non poter imbottigliare un solo litro per via di un’annata balorda e di errori di gestione, più facili lavorando senza rete. Evidentemente non tutti se lo possono permettere e non tutti possono mettere a rischio un’intera azienda (tanto più se è grande e coinvolge il reddito di tante famiglie) però sarebbe giusto che fossero note le differenze. Basterebbe un’etichetta trasparente, non al fine di giudicare i “cattivi” ma per premiare semplicemente i virtuosi, sempre a patto che il vino nel bicchiere sia davvero ineccepibile, cosa che accade molto più spesso di quanto non dica Zanella. Chiudo sperando di aver dato un minimo contributo costruttivo ad una disussione che troppe volte finisce a pesci in faccia e inutili barricate.

  13. Leggendo i commenti dei pasdaran si nota benissimo che il produttore che mette 21 milligrammi di solforosa fa vini che fanno venire il mal di testa ….. ma andate a da via i………….. RIDICOLI!!!!! La natura fa aceto, non vino.

  14. Ziliani, l’elenco** che ho fatto più sopra non era per attaccare lei che ha giustamente riportato una notizia, ma per confutare la tesi di Zanella.
    Un presidente di consorzio nonchè produttore di celebre azienda franciacortina certi scivoloni potrebbe cercare di evitarli.

    Qualcuno diceva che tra i vini che vengono riportati perchè ritenuti non a posto la classifica la vincono certamente i naturali. Certo è che il palato medio del consumatore medio è sempre stato abituato a bere vini dove l’additivo chimico, legale, ma chimico la fa da padrone. Ecco che quando uno beve un vino cosiddetto naturale si trova spiazzato di fronte a un gusto nuovo.

    **: quali sarebbero i vini discutibili da me elencati? Per curiosità.

  15. Premetto che non mi piace in generale la radicalizzazione del confronto, ma ancor meno mi piacciono le generalizzazioni fatte ad minchiam come quella che leggo qui riportata dal sig. Zanella. Se col suo provocatorio intervento voleva dire che questa moda del vino naturale lo ha stufato e che non è tutto oro quello che (oggi) luccica mi trova anche d’accordo, ma mi pare sia invece andato ben oltre. Per cui tornando all’elenco di epiteti con cui ci chiede di definire Zanella, ne aggiungerei personalmente un paio: volendo dargli il beneficio della buona fede, lo definirei uno che parla senza aver assaggiato tanti ma tanti ma tanti ottimi e longevi vini di produttori sedicenti naturali; volendo essere invece un pò più maliziosi, direi invece che è uno che cerca semplicemente di tirare acqua al suo mulino.

  16. Pingback: FORNOVO: IL PAESE DEI BALOCCHI | AMICI diVINI

  17. Per quello che può contare mi trovo d’accordo con Zanella sulla qualità dei vini “naturali” nei quali spesso si possono riscontrare nette differenze non solo tra un’annata e l’altra, ma anche tra bottiglie della stessa annata. Tuttavia esistono produttori “naturali” che lavorano bene. Dalle mie parti c’è Angiolino Maule, i cui bianchi, in particolare il Pico, mi piacciono molto, mentre i rossi sono inferiori (a mio modestissimo avviso). Comunque, al di la del dibattito vini naturali/industriali mi piacerebbe che fosse introdotto l’obbligo di indicare in etichetta le quantità residue di solforosa, pesticidi, metalli pesanti ecc. ecc presenti nel vino. Perchè non inizia Zanella a farlo in Franciacorta?

    • In verità’ Ca’ del Bosco lo fa già’ vedi retroetichette dei Vintage Collection che parlano di 49 mgl di solfiti contro un limite legale di 185

      • Beh, mettere il quantitativo di solforosa totale è abbastanza poco. Si metta l’elenco di tutto quello che entra nella bottiglia come per tutti gli alimenti e poi vediamo se la casalinga di Voghera, leggendo l’etichetta di una bottiglia decide di comprarla lo stesso.

        Per Nicola Campanini: differenze tra bottiglie di uno stesso lotto giustamente non sono ammissibili, ma gia tra lotti di imbottigliamento diversi potrebbero esser tollerate. Pensiamo a un Valentini che imbottiglia i suoi vini senza fare un’unica massa, cosa dobbiamo aspettarci? Vini sempre identici? Impossibile.
        E poi differenze tra bottiglia di annate diverse per me sono auspicabili, m preoccupa molto di più un vino che è uguale a se stesso ogni benedetta annata, che faccia caldo o che grandini e diluvi tutta estate. Cosa ci han messo dentro per renderlo sempre costante negli anni?

        • fenomeno da circo, quali altre aziende italiane danno questo tipo di informazione, che é facoltativa e non obbligatoria? E quale aziende lo fanno in Champagne?
          Solo uno fazioso e stupido, perché lei é profondamente stupido, come lei non può rilevare come il tipo di informazione fornito da Cà del Bosco ai consumatori sia qualcosa di estremamente raro nel panorama italiano. Ma poiché viene da un’azienda franciacortina non conta nulla. Ma vada a quel paese!
          Quanto all’ultima affermazione, complimenti, ci sta raccontando che l’acqua é bagnata… Però che “intelligentone” ‘sto Zakk…

        • Invito il fenomeno da circo Zakk ad informarsi sul “Metodo Cà del Bosco”, un brevetto speciale (che persino dalla Champagne e dalla California sono venuti a vedere..) che consiste nella creazione di una specie di vasche Jacuzzi per lavare le uve in funzione anti inquinamento ed elementi estranei
          Tre vasche non solo per lavare ma per avere un getto che agisca con la pressione sul grappolo e sugli acini
          Un investimento di circa un milione di euro x questo sistema.
          Come ha raccontato a Tom Stevenson e me e in questa intervista http://www.vitevinoqualita.it/intervista-a-stefano-capelli-enologo-di-ca-del-bosco-2/ il bravissimo enologo Stefano Capelli, con questo concetto di lavaggio delle uve si abbassano i residui ed il primo beneficio lo hanno i lieviti tutti i composti x combattere i funghi nel vigneto vanno via e lavorano meglio i lieviti- Si tratta di lavare non sterilizzare e le fermentazioni partono prima e meglio, con profilo aromatico differente profumi più puliti e puri più integrità lievito non produce composti solforati H2S che sono composti di riduzione.
          Ma tutte queste per i fanatici trinariciuti faziosi come Zakk sono bazzecole, vero?

          • Per cominciare le sue offese la qualificano.
            Poi io non ho criticato la scelta di mettere in etichetta il quantitativi di solforosa, ma soltanto che è un po’ poco. Sono poche le aziende che lo indicano? Peggio mi sento.
            Adesso le faccio vedere che non ce l’ho con la Franciacorta a prescindere e le segnalo un’azienda che va ben oltre il quantitativo di solforosa, ma da anche altre dati: Cà del Vent.
            Poi sul giudizio dei vini mi astengo, lascio che sia lei, se vorrà farlo, a scoprire il loro nuovo corso, profondamente diverso dai loro inizi.
            Sull’acqua calda cosa vuole che le dica? Rispondevo al post di Nicola Campanini che lamentava la differenza tra vini in annate diverse. Probabilmente non per tutti l’acqua è calda allo stesso modo.
            Ma si sa, se uno da un giudizio non in linea con il suo, soprattutto quando si parla dei suoi amici (o non è vero che rammenta a tutti la sua amicizia, della quale si onora bla bla bla…) diventa “trinariciuto”, “stupido”, “fenomeno da circo”, “fazioso”, “fanatico”……

          • non sono offese, ma il solo modo, quello giusto, di rapportarmi, e lo faccio solo con lei, con uno che é “trinariciuto”, “stupido”, “fenomeno da circo”, “fazioso”, “fanatico” e tutto quello che vuole. Perché lei, a differenza della stragrande maggioranza dei lettori e commentatori, anche di quelli che criticano e non sono d’accordo con quanto dico, non commenta, ma viene qui con una trasparente volontà di mettere zizzania, di provocare, di dare fastidio. Ogni tanto rinsavisce e dice anche cose intelligenti, ma non é colpa sua se per default lei si comporta come fa regolarmente. E’ questione di testa, di intelligenza, di cultura.E buona educazione.
            Comunque le ricordo che sono sempre disponibile ad incontrarla, de visu, per un chiarimento, per discutere di tutto quello che vorrà.
            Invito che lei non accoglierà, perché é un coniglio vile che si nasconde dietro ad un nickname, getta il sasso e nasconde la mano. Si vergogni

          • Quindi dopo che mi ha insultato vorrebbe anche incontrarmi per farmi perdere del tempo? E per dirle che cosa? Se voglio dirle qualcosa lo faccio gia dai suoi blog, peccato che lei abbia stabilito che qualsiasi mio intervento sia di disturbo, ma peccato che non entri mai sull’argomento quando mi risponde.
            Dai mi dica dove avrei parlato male di Cà del Bosco in questo thread!

    • Ha ragione Veronelli avrebbe preso le distanze da fanatismi ed eccessi verbali e ideologici e avrebbe trovato le parole giuste..

  18. Invito ad esaminare anche visivamente le retroetichette dei Vintage Collection Franciacorta di Cà del Bosco che parlano di 49 mgl di solfiti contro un limite legale di 185. Non hanno nulla da dire su questa cosa i talebani esagitati che si sono scagliati contro Maurizio Zanella che ha esercitato il proprio diritto di dire la sua sugli eccessi del fenomeno “vino naturale”?

  19. altra foto per maggiore chiarezza. Ad uso e consumo di quelli che vogliono usare il cervello e riflettere. I fenomeni da circo avranno da dire anche in questo caso, poverini…

  20. Per completezza mi pare giusto inserire anche la retroetichetta di Maule, che fornisce informazioni molto maggiori rispetto a quella fornite da Ca’ del Bosco.

    • ottima cosa Nicola, grazie.
      Questo é lo spirito costruttivo, non quello di qualche inutile provocatore, professionista nel mietere zizzania

  21. Grazie a Lei Sig. Ziliani.

    Devo una risposta anche a Zakk. Quando ho scritto di differenze tra vini di annate diverse, non mi riferivo alle differenze organolettiche che, vivaddio, ci devono essere. Io mi riferivo a differenze QUALITATIVE, cosa ben diversa. Mi spiego. Ci sta che un vino da un anno all’altro abbia caratteristiche gustative diverse (più o meno caldo, fresco, sapido, minerale, floreale, fruttato, fragrante, e avanti con le famiglie dei descrittori) ma non è ammissibile che un vino un anno sia qualitativamente buono e l’altro anno abbia difetti, puzze, velature e si voglia farli passare per caratteristiche peculiari di quel vino.
    Il motivo di queste differenze qualitative, a mio parere, è da ricercarsi nel fatto che produrre vini senza l’ausilio di additivi chimici, non solo è molto più difficile, ma richiede un background di conoscenza ed esperienza che spesso i produttori ancora non hanno.
    Sono riflessioni le mie, non certezze, sia chiaro.

  22. Da consumatore cerco un prodotto di qualità sia nel cibo che nel vino e penso sia obsoleto parlare di distinzioni tra vini naturali e non …. Sembra la tifoseria del vino… ognuno ha diritto di produrre il vino come meglio crede (nel rispetto delle regole) poi sarà il mercato a decidere. Esistono vini naturale eccellenti che durano nel tempo come schifezze assurde. La distinzione dovrebbe essere tra vini buoni e meno buoni, poi se ci riesce senza aggiunta di “altro” rispettando la terra tanto di cappello.

  23. Pingback: Château Roquefort Les Mûres 2009

  24. mi riferisco alla dichiarazione del Dr. ZANELLA, esimio presidente del CONSORZIO FRANCIACORTA, in merito ai prodotti senza solfiti,tacciati di essere “UNA ASTUZIA COMMERCIALE IMPROPONIBILE” mi sembra che dalle dichiarazioni azzardate sia soprattutto disinformato (volutamente?), certo è che chi si prodiga per trovare novità per uscire dalla comparazione con gli CHAMPAGNE, e ci riesce , trova spiacevole essere additato come un mentecatto, privo di qualsiasi considerazione da parte dell’oganismo, che al contrario dovrebbe sostenerlo e considerarlo come un fiore all’occhiello.
    pregherei a questo proposito il Dr. ZANELLA, presidente del CONSORZIO FRANCIACORTA , di fare una visita all’AZIENDA AGRICOLA MIRABELLA per rendersi conto che ciò che abbiamo messo in commercio MIRABELLA ELITE, dopo 8 anni di duro lavoro e con il plauso di chi lo ha testato che il prodotto più invecchia e più è apprezzabile.
    Mi dispiace che a fronte dei lauti contributi pagati si riceva in cambio, il silezio più totale, rifiutandosi di partecipare anche a presntazioni cui erano presenti autorità politiche.

    cordiali saluti

    Chitarra Giuseppe

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