Ancora sull’Associazione Italiana Sommelier

Begyourpardon

Una precisazione doverosa e delle scuse dovute

Ultimo intervento sul tema A.I.S. della settimana. Poi prometto che per un po’, se non me ne daranno motivo, eviterò di occuparmi dell’Associazione. Come era logico che accadesse, soprattutto dopo la pubblicazione di questo post, ho avuto un lungo colloquio con il Presidente della principale associazione dei sommelier italiani. Non ci parlavamo da due anni e di cose da dire e da chiarire ce n’erano molte.

Uno degli aspetti su cui abbiamo confrontato i nostri punti di vista è stato quello relativo alla fine del mio rapporto professionale con A.I.S. dopo che gli organi direttivi due anni fa avevano ritenuto di non avvalersi più della mia collaborazione per la redazione delle news del sito Internet.

Io ho sempre pensato e ho più volte scritto, perché così mi era stato raccontato da alcune persone che ritenevo degne di fiducia, che il fatto che a differenza di quanto accadeva regolarmente non venissi più chiamato, in tutta Italia, a condurre serate di degustazione per A.I.S. fosse dovuto ad un ordine venuto dall’alto. A precise disposizioni venute dal presidente e dalla Giunta recepite dai presidenti regionali e dai delegati provinciali che di volta in volta mi contattavano per chiedermi di venire a parlare di Barolo piuttosto che di Barbaresco, Brunello di Montalcino o altri vini in serate da me coordinate e condotte per le varie delegazioni.

Mi sbagliavo e quando si sbaglia occorre riconoscerlo

Il Presidente dell’A.I.S. Antonello Maietta mi ha dimostrato, e convinto, che non è mai esistito alcun “diktat bulgaro spezzino”, come l’ho più volte erroneamente chiamato, ma che la decisione di non chiamarmi più a collaborare è stata del tutto autonoma e decisa dai vari delegati per un motivo molto semplice. E molto banale.

aislogo

La rottura del rapporto di collaborazione era avvenuta in circostanze tutt’altro che pacifiche, e con strascichi polemici vari, che nessuno in A.I.S., e senza che arrivassero direttive dall’alto, si è più sentito, anche se con rammarico, di chiamarmi a condurre serate, perché era ovvio che il rapporto di fiducia che esisteva in passato con A.I.S. e che aveva indotto parecchi delegati a chiamarmi a collaborare, come giornalista esperto di vini esterno all’Associazione, si era incrinato.

E non era il caso di chiamare a tenere degustazioni una persona che non solo non collaborava più con A.I.S. per le news del sito Internet, ma con A.I.S., o meglio con i suoi organi responsabili, era in una sorta di rapporto conflittuale.

E così qualche delegato, per non fare la figura dell’amico diventato improvvisamente estraneo, e per addolcire la pillola amara, era arrivato a parlarmi di un “diktat” e di disposizioni precise che in verità non sono mai esistiti. Tutto banalmente così.

I-Am-Sorry

Preso atto di questa verità delle cose, non posso che scusarmi, perché quando si sbaglia, anche se in buona fede, è giusto farlo, con il Presidente dell’A.I.S. per avergli erroneamente attribuito un atteggiamento, antipatico, che non si è mai sognato di prendere. E che gli è estraneo. Nessun diktat, nessun editto “bulgaro” nei miei confronti da parte sua.

Solo la conseguenza, normale, della fine di un rapporto avvenuta con modalità tutt’altro che serene e con una forte sofferenza, non l’ho mai nascosto né lo nascondo ora, da parte mia. Non solo per la perdita di una collaborazione professionale, ma perché in A.I.S. mi sono sempre sentito a casa mia ed esserne stato mandato fuori, dopo anni, per una scelta che l’Associazione aveva tutto il diritto di fare, è stato davvero difficile da digerire.

Perché a volte, anche nei rapporti di lavoro, a persone, enti, associazioni, editori e direttori ci si può anche affezionare. E rompere con loro può portare a soffrire e stare male come quando finisce un rapporto affettivo.
Ecco il perché di questa precisazione doverosa e delle mie scuse.

4 pensieri su “Ancora sull’Associazione Italiana Sommelier

  1. Complimenti, fa sempre piacere leggere di persone che hanno il coraggio di ammettere i propri errori e chiedere scusa, in bocca al lupo per tutto.

  2. Perché non la mettiamo su una guida fatta bene, indipendente?
    Magari senza uscire su cartaceo, solo online.
    Sarebbe un bel regalo all’enologia italiana, a chi il vino lo produce in qualità e, soprattutto, a chi lo beve. Non dovrebbe essere un’operazione costosissima.

    • e lo chiede a me che sono solo un isolato giornalista e wine blogger? Esprima questo auspicio ad associazioni che hanno il potere e le forze di realizzare una cosa del genere io “miracula non facio” 🙂

      • Se mi rivolgessi ad Associazioni del settore se ne andrebbe a benedire l’indipendenza.
        Mi rivolgo a lei perché negli anni ha dimostrato di esserlo per davvero indipendente.
        Se le serve un programmatore appassionato faccia un fischio.

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