L’acqua calda di Cernilli

acquacalda

Trinacria news: cronache gustose dalla Sicilia

Con questo articolo il caro amico Alfonso Stefano Gurrera, collaboratore di diverse testate siciliane, grande appassionato e conoscitore dei vini della sua terra, pur dichiarandosi fan, lo definisce addirittura “mio enoico Virgilio”, del mio ex nemico Daniele Cernilli, si diverte a scherzare, con leggiadra ironia, su un articolo dove l’ex direttore del Gambero rosso criticava un articolo di Jancis Robinson. Complimenti a Stefano per il suo divertente excursus.

Ho vissuto tre mesi da obliare. Non mi sono mancate solo le rotonde sul mare, ma i tramonti dell’Etna, qualche ora in vendemmia tra i vigneti dei miei amici, i profumi dei mosti, gli acini, rubati, da grappoli profumati, tra filari di carricante. E il tirar tardi con gli affezionati compagni davanti ad un calice di vino o, magari, anche virtualmente tra i blog di tanti amici, il Pignataro e il Cernilli tra i primi e poi lo Ziliani, con cui da circa tre mesi il contatto è, ovviamente e professionalmente, giornaliero.

Cernilli

Ma ho recuperato, da buon passista, e il ritardo si è assottigliato. E’ stato durante questa affannosa rincorsa che ho scoperto un pezzo del caro Daniele che mi ha fatto sobbalzare al sol leggere il titolo: “Mrs Robinson e l’acqua calda” postato il 29 luglio su Doctor Wine e che potete leggere cliccando qui.
Un commento ad una sua sorta di rassegna stampa su quanto i colleghi avevano riferito sull’intervento della signora Jancis Robinson (nella foto qui sotto, nella vecchia cantina Pichierri di Sava, insieme ad Elisabeth Babinska) alla VinoVip di Cortina d’Ampezzo organizzata da “Civiltà del bere”.

JancisRobinson-Apulia

Una annotazione e una stroncatura: “perché raramente – concludeva Cernilli – mi è capitato di leggere una serie di banalità come quelle sostenute da Mrs Robinson, che si è distinta stavolta per la nota scoperta dell’acqua calda”.
Ne cito alcune, di queste banalità: (“bisogna fare più qualità e meno quantità; cominciare a fare vino in vigna piuttosto che in cantina; mai più anteprime, perché si rischia di far assaggiare vini non pronti; gli italiani dovrebbero emulare i francesi offrendo vecchie annate” e via così per circa un’ora ed io confermo perché ero lì presente).

Che Daniele Cernilli usi la metafora della scoperta dell’acqua calda per concettare una banalità  ci spiazza e ci sconcerta. Per lui, un eno-gastronauta fondatore del Gambero Rosso (e, lo confesso, il mio enoico Virgilio) degustare vini e  nutrirsi di buon cibo non è un esercizio di professione  ma un ricorrente alimentarsi di buona cultura. E il patrimonio di conoscenze  di cui si è dotato il suo sapere rende traboccanti di aneddoti e citazioni storiche–filosofiche-letterarie tutti i suoi articoli enogastronomici.

E’ stato merito suo, e di un evento organizzato dal “suo” ex mensile  Gambero rosso, se ho conosciuto personalmente Fulvio Pierangelini e Moreno Cedroni con cui ho stretto amicizia e frequentato i loro ristoranti. Godendo di alcune delle loro sublimi  creazioni tra le quali, e non è un caso, vi riscontro due zuppe, quella all’anconetana, e quella del cacciucco alla livornese.

acquabollente

E qual è l’ingrediente principe di queste due ricette? No, non è il pescato fresco dell’Adriatico o del Tirreno, ma l’acqua calda a cui pesce e frutti di mare vengono sottomessi  per la loro eccelsa elaborazione. Oddio, detta così, sembra proprio che la scoperta dell’acqua calda sia una cosa riduttiva, “da brodetti”.

Invece questa scoperta ha cambiato la storia dell’umanità. Uno degli stadi più importanti dell’evoluzione antropologica, coincide infatti con la nascita della gastronomia. E la gastronomia è la scienza che trasforma gli alimenti per mezzo del fuoco e quindi dell’acqua calda. La si fa risalire al Paleolitico inferiore e tracce di supporti di cotture come spiedi ed altro trovano conferma nelle pitture rupestri e delle caverne abitate dall’uomo tremila anni fa. Per le cotture in umido, ovvero con l’acqua calda, solo indizi ma un’ipotesi accattivante rimane quella che la cottura in umido si sia evoluta per estrarre dagli alimenti particolari virtù.

E grazie all’acqua calda sono nati i brodi e i loro effetti magici, ma anche farmacologici e, ovviamente,  alimentari. Pratica importante, dunque, quella della  cottura, scaturita dall’acqua calda. Che ha poi spinto all’invenzione e alla produzione di nuovi contenitori quali le pentole. E dopo le pentole, che di certo non l’hanno inventate i diavoli,  sono nati i coperchi. Uno dei quali, una volta, si sollevò autonomamente dinnanzi ad un giovane sbarbatello.

pentolecoperchi

Si chiamava George Stephenson e rimase  scombussolato sino a quando non capì che quel movimento scaturiva dall’effetto del vapore e quindi dall’acqua calda che la pentola conteneva. Pensò bene, allora di poter sfruttare, e come,  quell’energia. Si mise a studiare e scoprì che già nel primo I sec. a.C. anche il matematico-ingegnere Erone il Vecchio di Alessandria, aveva utilizzato la forza prodotta dal vapore acqueo per aprire le porte di un  grande tempio greco.

Poi prese nota  che più in là  anche Galileo Galilei e Torricelli stabilirono i primi principi alla base del fenomeno “vapore”. E fu ancor più stimolato a metter a punto il progetto di una locomotiva “a vapore” che, non solo rivoluzionò il sistema dei trasporti, ma rese un contributo significativo alla rivoluzione industriale del ‘700 sviluppatasi in Inghilterra. Potenza dell’acqua calda. E la lista delle scoperte  è ancor più lunga, ma tagliamola qui.
Scoperta_dellacqua_calda

Sennò perdiamo il filo che ci lega a Cernilli e smarriamo  la conclusione: quella, caro Daniele,  che mi conduce a ribadire  ancora una volta che la “scoperta dell’acqua calda” è stata una grande e rivoluzionaria scoperta. Non una banalità.

O no?   Aiuto! Non è che, affermando questo, anch’io, ho finito per “scoprire… l’acqua calda!?”. Se così fosse, perdonatemi!

Stefano Gurrera

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4 pensieri su “L’acqua calda di Cernilli

  1. Ringrazio Stefano Guerra e anche Franco Ziliani, ex nemico ed ora collega. Però rispondo. Non confondiamo il mezzo con il fine. Uno dei criteri etici espressi da Kant nella Critica della Ragion Pratica invitava a “considerare il prossimo come fine e mai come mezzo”, che è un appello al rispetto ed ai per lui quasi contemporanei nascenti principi dell’89 (Libertè, Egalitè; Fraternité). Qui si tratta di “acqua calda” e non di esseri umani e perciò la cosa è diversa e la confusione è al contrario.. Nella fattispecie, però, la Robinson, altrove efficace e competentissima giornalista di cose vinose, fa dell’acqia calda un fine comunicativo e non un mezzo. Mi spiego meglio. Se avesse usato esempi banali per arrivare a conclusioni originali ed efficaci non avrei avuto nulla da dire. Se invece, come mi pare sia stato, ha semplicemente usato argomenti triti e scontati come fine ultimo del suo discorso, allora mi permetto, con tutto il rispetto che si deve ad una professionista e ad una signora, di farlo notare. Quindi bene l’acqua calsa, se è una base per il brodetto o semplicemente per cuocere la pasta. Da sola però non serve a molto.

  2. Ho sbagliato il nome di Stefano Gurrera, me ne scuso con lui. Guerra era il mio professore di filosofia moderna e contemporanea e citando Kant….

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