Perché sono astemia? Tutta colpa di Johann Gottlieb Fichte e Charlotte Rampling…

Finestra

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La finestra di Eva

Perdonandole, proprio perché rea confessa astemia, la bestemmia secondo la quale sia l’Oltrepò Pavese e non l’albese (o l’astigiano e perché non i Colli Tortonesi?) la migliore terra da Barbera e l’iperbole secondo la quale il Pinot nero oltrepadano sarebbe nientemeno che “stratosferico”, spalanchiamo nuovamente, con gioia, la finestra di Eva Cruciani, che ci racconta la genesi, ora non più misteriosa, della sua scelta, tristissima, di essere astemia. Perdoniamola, perché è brava, anche se non sa cosa si perde… Buona lettura!

Sono astemia e scrivo su un blog  in cui si parla di vini. Astemia in una terra che produce il miglior Barbera e uno stratosferico Pinot nero. Già,  perché sono astemia?
La storia andò così. L’interrogazione era vicina e, chiusi in una 500 Fiat blu, lui mi spiegava Fichte, Hegel e Schelling, insomma l’Idealismo tedesco: una mattonata. Livio frequentava l’università, facoltà di Medicina e Chirurgia, era grande e sapeva tante cose, forse tutte, no, tutte;  una sfilza di 30 all’Università, amante dell’arte, incideva col bulino, scriveva poesie, scattava foto come in Zabriskie Point, giocava a tennis, aveva una Honda lucidissima. Sempre misurato, pochi abiti ma di qualità. La scala sociale era lì di fronte e lei, la scala, non vedeva l’ora che lui ci saltasse sopra.
Zabriskie

Di me ricordo solo la goffaggine, ma ero bella come si può essere belle a 17 anni, quando si è belle e non lo si sa. Frequentavo con interesse sporadico il liceo e solo in terza avevo avuto il permesso di togliere i calzettoni. Insomma, eravamo sul concetto di noumeno, molto ostico, direi, per una che in quel momento avrebbe voluto solo passeggiare per le strette e romantiche viuzze inzuppate di nebbia, mano nella mano con quello schianto di ragazzo perfetto.
idealismotedesco

Proprio sul concetto di noumeno, dicevo, passano due sue conoscenti. Qualche  chiacchiera e al rientro in macchina esclama, ringalluzzito: “Caspita, Elisabetta rassomiglia in modo pazzesco a Charlotte Rampling“. Alla Rampling! Figuriamoci, la Rampling, una donna fatta che sprizzava sensualità ed intelligenza da tutti i pori.

RamplingPortieredinotte

Per me, Elisabetta e la Rampling al massimo si somigliavano nella forma del naso, con la differenza che quello della prima era spropositatamente troppo lungo, quasi sgradevole, fuori posto. E poi il papà di Elisabetta era primario a Chirurgia.
CharlotteRampling

Il pomeriggio precipitò al termine. Mentre metteva in tasca il biglietto col numero di telefono della Charlotte, figlia del primario, Livio si raccomandò caldamente di applicarmi tantissimo – una settimana non ti basterà. Se vuoi la sufficienza, sarà meglio  non mi faccia sentire. Non puoi distrarti proprio ora a fine quadrimestre. Pensa al noumeno!-
Stock84
Fu così che, arrivata in casa, elusi la cena con i miei, brancai la bottiglia di Stock 84 del nonno e la scolai piangendo. Ci vollero tre giorni per uscire dalla conseguente devastazione etilica. In filosofia rimediai un bel 4+, Livio scomparve e l’odore dell’alcool mi ripugna ancora oggi. Per favore, non nominatemi Fichte, Hegel e Schelling. Tantomeno la Rampling.

Eva Cruciani

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