Synesthesia: una particolare proposta di abbinamento tra vino e fotografia di Wilma Zanaglio

ParatabottiglieWilma

Con la complicità di alcuni amici sto esplorando per puro divertimento la possibilità che esistano, anche al di la dei fumi dell’alcol che sicuramente sono d’aiuto, intrecci sinestetici (!) tra vino e fotografia, ovvero legami di ‘confusione’ sensoriale tra emozioni gustative e  immagini.

A questo titolo, e come ho già detto con completi fini di gioco, abbiamo creato un paio di incontri. Un’amica fotografa, Antonella Panteghini, ha prestato le sue opere come stimolo e motivo d’ispirazione per sviluppare l’idea di esplorare i sentieri delle associazioni libere… due amiche titolate a farlo si sono prestate a fare le sentinelle della scienza.

Ecco qui ricostruito il nostro ultimo incontro, ai vini degustati allego le immagini  scelte almeno da due  dei dieci commensali presenti…. fuoco alle polveri…
champagne1

Champagne Diebolt – Vallois blanc de blancs 2006 apre fresco minerale invitante, un bouquet di tonica  eleganza che si accaparra subito tutta l’attenzione dei sensi, fine, teso, gessoso, calcareo e pure pieno e ricco. Il perlage è sottile e la sua azione di sinergia con la freschezza è misuratissima e raffinata, la persistenza succosa e agrumata è arricchita da una dolce nota di brioche che inizia a parlare della sua futura profondità.  Siamo a Cramant  in piena Còte de Blancs e lo Chardonnay qui è a casa sua. Un blanc de blancs perfetto che mi fa ricredere sul mio ripetere che preferisco i blanc de noirs…

Accostiamo delle sfogliatine calde con pomodori,  robiola e patè d’olive, ma poteva essere qualsiasi cosa…
arbis

Arbis Blanc Borgo San Daniele 2006 (sito Web) Ricordo benissimo la visita  in azienda durante la quale ho acquistato questo vino, mi aveva colpito per sfaccettata persistenza olfattiva e  lo ritrovo tal quale in ampiezza, più maturo più dolce ma ancora assai vivo all’olfatto. In bocca è generoso rotondo, più sapido che acido, ma sfoggia un notevole fruttato dolce e maturo che veste il palato di volume e piacere. Lo maritiamo con successo a del baccalà fritto con purè di patate all’olio. L’inaspettata fortuna, decisa dal caso, vuole che la tendenza rotonda, maturata in questi anni di questo bianco di Cormòns, si incontri perfettamente con il leggero eccesso di sale tipico del baccalà… l’accostamento riuscito -questa chimera che ogni tanto fugge ritrosa- riempie le nostre bocche e il gusto registra armonia.

grauburgunder

Grauburgunder Smaragd Franz Hirtzberger 2001 (sito web ) passiamo il confine e siamo in Austria, a Spilt, nella Wachau con un produttore che fa la storia di questa zona. Paesaggi verdi di una bellezza bucolica  veramente indimenticabile. Il Danubio corre tortuoso a fondo valle e piccole colline tappezzate  di vigna si alzano improvvise e dolci: Riesling, Weissburgunder, Gruener Veltliner e Grauburgunder ogni dove… Un bianco di 12 anni.  Nel bicchiere colpisce la setosa scorrevolezza e il giallo brillante, fitto con riflessi vivi  e verdi che conferiscono freddezza alla tonalità.

Inizialmente al naso è un po’ riluttante,  ma quasi subito si apre in una minerale e matura pera, ricca di sfumature calde, lievemente evolute giocate tra idrocarburi, spezia ed erbe aromatiche. A questo corpo levigato e ancora tonico gli è stato destinato un salmone marinato con sale, zucchero e finocchietto selvatico, servito con qualche alchechengi per aiutare l’acidità e una freschissima robiola di Roccaverano. Il vino entra delicato a scardinare il grasso-dolce del salmone e con elegante disinvoltura vince anche la compattezza della robiola. Alla fine  in silenzio veleggia placido verso il piacere di tutti affiancando senza fatica l’incisiva asprezza dell’alchechengi.

 ornellaia

Bolgheri Superiore Ornellaia 1996, c’è attesa per questa star (ex) nazionale, noi italiani siamo così la griffe ci ….agita. E’ granato maturo, di buona trasparenza anche se l’incauto  -incidentale- passaggio dalla posizione coricata a quella eretta mette in circolo un fitto sedimento polveroso che poi nemmeno la decantazione riesce a separare con la precisione desiderata. Da buon toscano si apre subito: pieno, ciarliero, maturo, carnoso. Terziari in libertà: spezia –pepe vaniglia- frutto distillato di prugna e rabarbaro, tannini levigatissimi e una sapida tensione reggono la corsa e portano la bocca in equilibrio. Nobile, sicuro di piacere, è come un uomo un poco troppo bello che rischia d’essere egocentrico …ed invece mi stupisce ed in accostamento al Bagoss, estivo di 36 mesi particolarmente burroso e intenso, diventa avvolgente e generoso quasi umile offre educato il braccio e… l’incontro è felice, regge pure alla forzatura della senapata di cipolle e  scorza d’arancia che arricchisce di note speziate e incisive, il vino segue, scioglie, amalgama, unisce. Questo 1996 ha raggiunto la sua piena maturità, potrebbe reggere ancora così un po’ di anni senza problemi ma la sua massima evoluzione è raggiunta.

 sociando mallet

Château Sociando Mallet 1995 è un Haut-Medoc classico siamo a Saint-Seurin de Caudorne a nord di Sainte-Estéphe, non  è un cru classificato ma sicuramente un produttore che gode di stima e fama e i sui vini interpretano un buon stile bordolese di equilibrio e fascino. Questo 1995 alla prima olfazione si presenta soprattutto fruttato maturo, vivo, misurato e persistente; si apre velocemente a una speziatura interessante di tabacco biondo, pepe e peperone verde,  chiude con un sottobosco che inizia ad affiorare e a condurre la sua ultima evoluzione. La bocca è fresca, è ampia e classica, dolce all’attacco con tannini risolti e gentili uniti ad una bella freschezza. La chiave del mio gradimento è il contenuto tenore alcolico che permette di ritrovare il suo equilibrio con una elegante snella armonia; l’avrei voluto solo appena più profondo…

Lo confrontiamo con una crema di fagioli bianchi arricchita con cotechino saltato in padella con gli stessi fagioli . Il suo equilibrio alcolico gli permette di incontrare anche piatti con una struttura tenera senza aggredirli.

 vino santo

Vino Santo Pedrotti 1994 Un salto in Trentino, un’uva autoctona, un vino che io amo molto: Nosiola, Vino Santo. Il colore è ambrato e brillante.  Il naso pieno ricco di frutti convinti dallo zucchero: datteri fichi secchi zafferano caramello, un lontano richiamo muffato e una dolce speziatura. In bocca è dolce, succoso, lievi note amare a carico del caramello e note aspre delle aldiedi. Vino sfaccettato… ricostituente!

Lo fidanziamo inizialmente alla Torta di rose della Pasticceria Di Novo di Manerba sul Garda e infine lo proviamo anche con i fichi secchi ripieni di mandorle di Santomiele (sito web) poesia in entrambi i casi….

L’esperimento sinestetico (sic) sembra naufragare nella più completa non significanza dei risultati… i 2 psichiatri-psicanalisti presenti, – sembrano entrambe balzate fuori da una raffinata commedia di Woody Allen, una ironica e raggiante, l’altra ieratica e misteriosa- promettendo future riflessioni, sono per ora refrattarie a giustificare con le stampelle delle neuroscienze il nostro empirismo eretico… e va così… va che la vera grande sorpresa di questa serata è la partita vinta dai bianchi per versatile e  sorprendente tenuta e per l’incontrovertibile piacere! I rossi di nobili lignaggi e terroir ci hanno soddisfatto, fatto discutere, ma senza strapparci troppe esclamazioni!

Wilma Zanaglio

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