Venezia Giulia bianco Carat 2007 Bressan

Carat2007Bressan

Bando agli ostracismi: lasciamo che siano solo i vini a parlare…

L’abbiamo messo in croce, abbiamo detto un po’ tutti che era “brutto, sporco e cattivo”, politicamente scorretto, indifendibile. E poi l’avete messo all’indice, qualche fenomeno in cerca di visibilità è addirittura arrivato a distruggere con gesti tanto plateali quanto scemi alcune sue bottiglie davanti alle telecamere, l’avete espulso, perché impresentabile, perché non in linea con la filosofia del “buono, pulito e giusto” da qualche guida, in un escalation di prese di distanza, condanne, anatemi che ha preso le sembianze, spaventose, di una gogna o di un processo di piazza mediatico. E che a me, come ho scritto, ha fatto errore, perché eccessivo e soprattutto ipocrita.

Ma ora che è passato qualche mese dal “misfatto”, vogliamo finirla con l’ostracismo becero a Fulvio Bressan e togliere finalmente dal limbo, perché se lo meritano in pieno, se non il produttore, che cattivo e impresentabile agli occhi dei novelli farisei enoici resta, quantomeno i suoi vini, che alla faccia di chi avrebbe voluto linciarlo in piazza, sono eccellenti? Anzi, buoni, autentici e schietti e non furbetti?

Non so se qualcuno mi seguirà o meno, mi auguro di sì, ma pronunciando un pubblico mea culpa per non aver provveduto a farlo prima, per non avere rotto in anticipo l’assurda cortina di silenzio che sembra circondare questa azienda agricola, venti ettari di proprietà, di Farra d’Isonzo, condotta dal “reprobo” Fulvio, e dalla sua dolce moglie Jelena, voglio restituire Fulvio al discorso sul vino. Voglio che di lui si torni a parlare non per qualche dichiarazione o intervista “spericolata” o “dal sen fuggita”, ma unicamente per il suo lavoro, serio, in vigna e cantina.
FulvioBressan

Lavoro tenace che si traduce in una filosofia molto chiara, “Credo nella mano sicura di mio padre e di coloro che prima di lui per dieci generazioni hanno profuso il loro lavoro con impegno e dedizione sugli stessi filari. Credo nella nostra terra, unica, leale, serena e riconoscente dell’ambiente che la circonda. Credo nella vigna, povera ed umile, ma al contempo, regina madre generatrice di un incredibile patrimonio di aromi”.

Mi piacerebbe tanto che quelli che danno a Fulvio Bressan del pazzo, del razzista, del “criminale” e si sono permessi in Italia e all’estero, senza vergognarsi, di invitare a boicottare i suoi vini, di sputare sulla fatica contadina che rappresentano, si leggessero con attenzione tutti i testi (ci sono anche in inglese) del sito Internet aziendale, che racconta con dovizia di dettagli la particolare visione del mondo, la weltanschauung direbbero quelli che hanno studiato, di Bressan. Questo tanto per sgombrare decisamente l’idea, idiota, che Fulvio sia solamente un estremista, un fanatico, uno che predica bene e razzola male.

Fulvio parla chiaro, fuori dai denti, e getta in faccia le proprie convinzioni, forti, ad un mondo del vino che è abituato a sussurrare per comodo, per opportunismo, per pavidità, che racconta menzogne, che è retto da una cupola di interessi che ricordano tanto quelli dell’intreccio tra malapolitica e mondo della criminalità organizzata. Una zona grigia che Bressan si rifiuta di rispettare e di non turbare e che con l’incoscienza che lo caratterizza, con lo spirito dell’elefante che si diverte a volteggiare in un negozio di cristalli, cerca di spazzare via e sbugiardare (eufemismo).

Leggetelo, ad esempio, quando afferma “Non sono biologico, anche se la mia regola personale mi impone condizioni di vigna e di cantina ancora più severe di quelle delle varie “certificazioni”. Non sono biodinamico perché so che purtroppo le regole possono essere cavalcate dalle mode e so che nulla è più facile che imporre regole per poi violarle, approfittandosi, così, dell’ingenuità degli altri… La maggior parte dei vini attualmente prodotti nel mondo sono omologati, appiattiti nei caratteri, standardizzati, incapaci di sfidare il tempo a causa dell’uso indiscriminato della chimica sia nei vigneti, che in cantina. Questo modo di operare mortifica l’impronta del vitigno, l’incidenza del territorio e la personalità del produttore”.

Come dargli torto e non dire che ha clamorosamente ragione anche quando sostiene che “un grande vino nasce da uve altrettanto selezionate, i presupposti sopracitati divengono condizioni irrinunciabili per chi, come noi, adotta una vinificazione che segue una linea naturale in cui la filosofia della non forzatura delle fasi di trasformazione, lascia ai lieviti selvaggi, naturalmente presenti sulle uve, il compito di una fermentazione spontanea che privilegia sempre la «tipicità», non tollerando assolutamente interventi e manipolazioni esterne: il grande vino d’autore” è un prodotto unico, figlio eletto di una evoluzione naturale che rispetta le antiche ritualità che mai trascurano il più piccolo, e solo apparentemente insignificante, dettaglio”?
Bressan

Invitando a riflettere anche sul discorso relativo ai suoli su cui giacciono i suoi vigneti, la cui parte “più superficiale è costituita da uno strato di circa 0,6/1metro di ghiaia, che formatasi nel periodo quaternario durante lo scioglimento dei ghiacciai Alpini, venne trasportata a valle dal fiume stesso. Solamente le viti potevano trovare in un terreno ghiaioso così povero un habitat ideale che le obbliga naturalmente a spingere le radici verso gli strati più profondi, nella faticosa ricerca di quel nutrimento vitale necessario, fornito da sempre in esigua quantità, che induce complessità e particolarità ai vini che ne derivano. Questa ghiaia, assorbendo il calore e del sole e riflettendolo durante la notte, contribuisce anche ad un miglioramento sostanziale della maturazione dei grappoli. Ed essendo molto permeabile, consente all’acqua di drenare ai livelli più bassi, dove argille e marne arenarie la catturano, garantendo così un minimo sostentamento alle viti, anche quando le siccità estive proibiscono di trovare dell’acqua: questa geomorfologia particolare gioca un ruolo essenziale nel permettere alle piante di stare “vive” ed attive fino alla fine del ciclo di maturazione, massimizzando il livello qualitativo delle uve. E così le radici delle più vecchie viti si insinuano nei meandri più reconditi del sottosuolo, fino anche a 5 metri di profondità”, per tornare a parlare di lui, dopo questa premessa che ritenevo indispensabile e doverosa, ho scelto forse il suo vino simbolo, il Venezia Giulia bianco Carat.

Un vino che i Bressan definiscono così: “il classico uvaggio ottenuto esclusivamente dall’unione delle pregiate varietà Tocai Friulano, Malvasia e Ribolla Gialla, che hanno trovato da secoli il loro habitat ideale sui pendii collinari di marne arenarie del Collio. Vino che si presta perfettamente in ogni occasione, esprimendo sempre tutta la sua finezza”.

Per valutare il più onestamente possibile il vino ho voluto rivolgermi ad un palato e ad una coscienza “vergini”, quelli della mia adorata compagna, che pur essendo una donna che si occupa di vino e i vini di qualità sa giudicare, ignorava tutto dell’affaire Bressan, (dopo le ho raccontato) e di quale “nefando” personaggio fosse il Fulvio. Non le ho detto niente nemmeno del vino, di cui abbiamo degustato, pardon bevuto, lei soprattutto, l’annata 2007, e ho lasciato che giudicasse questo bianco friulano spassionatamente, libera da qualsivoglia condizionamento.
BressanCarat

Il risultato è stato che ha giudicato questo vino, definito “bianco da meditazione”, da sorseggiare anche dopo pasto, cosa che abbiamo fatto, straordinario, buonissimo, originale e molto particolare.

Cosa sia il Carat è presto detto. L’espressione fedele della verità di un vigneto di due ettari scarsi e 23 anni di età, posto a Farra d’Isonzo nel goriziano, 4630 ceppi per ettaro, “terreno antico, con un’età variabile dai 35 ai 55 milioni di anni; colline di natura prevalentemente argillosa, con presenza massiccia di marne calcaree scistose, fogliettate e strati di arenarie di natura quarzoso-feldspatica, di origine eocenica”, resa per ceppo inferiore al chilogrammo d’uva, vigna allevata a guyot esposta a sud con filari orientati a nord est – sud ovest.

Un vigneto dove l’uva viene raccolta a mano e tardivamente sottoposta a “diraspapigiatura soffice, lieve macerazione sulle bucce con rimontaggi frequenti , seguente svinatura e successiva pressatura soffice; decantazione a freddo del mosto ed eliminazione totale di tutta la parte decantata. Travasato solo il fiore del mosto, si passa alla fermentazione a temperatura controllata (19 21°C) mediante refrigerazione per circa 20 – 25 giorni; nuovamente travasato, parte in barriques da 225 litri e parte in fusti di rovere da 2000 litri, si prosegue l’attività fermentativa sur lies con bȃtonnage quotidiani, per circa un anno. Seguente unione delle barrique e delle botti in recipienti di acciaio inox 316 per un ulteriore affinamento per almeno 2 – 3 mesi”. Un bianco da lungo invecchiamento e di straordinaria personalità.

Sbaglierebbe chi evocasse per il Carat un carattere da “orange wine” perché il colore, intenso, acceso, splendente, è un oro carico, o meglio un’ambra del Baltico, senza nessuna sfumatura che vira verso l’aranciato di certi bianchi giudicati grandi in omaggio ad una vulgata politicamente corretta, che privilegia l’apparire, ed il blasone (guidaiolo, ovvero di dubbio valore) sull’essere, o meglio sulla capacità di certi vini di farsi veramente bere. Cosa impossibile in troppi casi.

Meraviglioso per intensità, complessità, avvolgenza, maturo ma freschissimo e leggiadro, mediterraneo nel calore ma inconfondibilmente furlan e nordico il bouquet, che richiama la frutta gialla, pesca e albicocca soprattutto, e poi la frutta secca, soprattutto la mandorla, con sfumature di miele d’acacia, fico secco, liquirizia, agrumi canditi, bouquet dalla calibrata vinosità e dalla fragranza floreale, che colpisce per la sua eleganza decisa.
CaratBressan2007

La bocca è larga, piena, coinvolgente, di grande espansione e densità, calda ed espansiva, con tutta la larghezza, la profondità, il volume, la grassezza di un grande bianco importante, ricca e piena di sapore, ben secca e rigorosa senza concessioni, eppure freschissima, animata da un nerbo e da un’energia scattante, da un sale e da una mineralità, da una perfetta acidità che riescono ad equilibrare e innervare di vitalità una materia tanto importante. Per me, per la mia dolcissima Lei, un vino meraviglioso, imponente, di classe superiore e di commovente autenticità, uno dei miei migliori vini bianchi in assoluto bevuti nel 2013.

Questa la mia idea, e altre ne seguiranno presto, su Fulvio Bressan, sulla sua cantina, sul suo modo di lavorare, sulla sua debordante e controversa umanità. E se voi volete continuare a boicottarlo, a mettere ancora all’indice l’uomo ed i suoi vini, fate pure visto che siamo, così dicono, in una democrazia. Peggio per voi, siete solo voi a perderci…

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32 pensieri su “Venezia Giulia bianco Carat 2007 Bressan

  1. Pur preferendo la linea di rossi di Fulvio (pignol e schioppettino su tutti, ma anche un pinot nero da urlo) devo ammettere che siamo di fronte a un grande bianco che lascia spiazzati i palati più ingenui.
    Avanti così, sulla strada della qualità e del territorio.

  2. bravo Ziliani, era ora che qualcuno rompesse la consegna del silenzio su Bressan.
    Che avrà anche idee estreme e le esprime in maniera eccessivamente franca, ma è un produttore di assoluto livello, uno dei più seri in Friuli Venezia Giulia

    • non ho mai invitato a boicottare un produttore, nemmeno quelle aziende che anni fa avevano taroccato i Brunello di Montalcino.
      I vini meritano attenzione e rispetto in sé, soprattutto quando sono sinceri e grandi come questi, a prescindere dalle idee politiche di chi li produce. Allora io di destra devo bere o scrivere solo di vini di produttori che non siano di sinistra? Ma non diciamo scempiaggini…

      • Tutto giusto quello che dice, Ziliani.
        Solo un appunto: nelle esternazioni di Bressan di cui si discute, non vi è traccia né di idee né di politica. Specifichiamolo, non è mai abbastanza.

  3. ha detto che vuole restituire la produzione di Bressan al discorso sul vino, sul lavoro in vigna e cantina e poi per buona parte dell’articolo ha polemizzato ferocemente con il mondo del vino. Mi viene da pensare che anche lei la pensi come Bressan, che sia fazioso ed eccessivo come lui e che abbia preso a pretesto i vini di Bressan, che non mi interessa più bere, per avere qualche visita in più sul suo blog

    • ecco un altro trinariciuto per il quale Bressan é condannato per sempre al pubblico ludibrio, ed i suoi vini vanno ignorati, boicottati, se possibile anche distrutti…
      Com’é triste il mondo quando si “ragiona” così…
      Quanto a me, ebbene sì, sono fazioso ed eccessivo, e me vanto.
      Le statistiche mi dicono che ho avuto tre lettori in più grazie a questo post, uno dei quali é lei. La ringrazio di tutto cuore 🙂

      • Mario, li fai mai assaggiati i vini di Fulvio? Cerca di essere un po’ meno political chic come dice Fulvio) e più attento al vino che lui produce, perchè non sai cosa ti perdi….!

  4. L’ho già detto in diverse occasioni: le esternazioni di Bressan non mi sono affatto piaciute ma se vi avanzano bottiglie di uno qualsiasi dei suoi vini potete spedirle giù da me in Puglia…

  5. Buonasera,
    mi piace il vino ma nonsono un intenditore. Seguo questo blog per avere qualche spunto su cosa bere di nuovo.
    Non ho mai assaggiato i vini di Bressan e credo, ma forse mi sbaglio, che o si parla del prodotto, e allora ok, o se si parla del produttore non si possa dimenticare quello che ha scritto che mi sembra di una gravità senza scuse e scusanti. Riporto questo link che è il primo che ho trovato con l’immagine del ‘famoso post su Facebook.
    Fosse stato anche solo noto per essere un benefattore, un qualsiasi giudizio che lo riguarda non può prescindere da quello che ha scritto.
    Saluti.

  6. Buonasera Ziliani,
    Non sono un esperto come lei o altri che scrivono spesso sul blog ma sulla base della mia esperienza i vini di Bressan sono straordinari, ho pure conosciuto Fulvio ad una degustazione un paio di mesi fa, è un personaggio focoso ma si vede che mette grande passione nel suo lavoro.
    Bravo Bressan e bravo Ziliani a parlare di questa azienda.

  7. La cosa penosa di Bressan non sono state le dichiarazioni razziste e xenofobe, di politico non c’era nulla in quelle offese, ma il penoso tentativo di rimediare per evitare di rimetterci economicamente.

    Non ho mai assaggiato un suo vino, ma se mi capiterà l’occasione lo farò.

    • …e quale sarebbe il “penoso tentativo” ? Io sono un nativo del Collio che da una vita degusta i vini di questa zona andandoli a cercare nelle aziende. Così su due piedi non credo che il bressan abbia così tanti problemi a vendere i suoi prodotti. La qualità fa già il suo lavoro.

      • Carlo, in breve. Bressan avrebbe dovuto chiedere scusa invece di prodursi in acrobazie al fine di smentire che le sue fossero dichiarazioni razziste e xenofobe.
        Scrivere su un social network di avere “amici di colore e anche ebrei” ti espone semplicemente al ridicolo. Come ridicolo è stato il tentativo di oscurare i commenti razzisti pubblicando solo la parte relativa alla Kienge e non dove si riferisce alle persone di colore chiamandole “gorilla”.
        Evidentemente qualche avvocato deve essere intervenuto spiegandogli il senso della legge Mancino. Circa le possibili implicazioni commerciali, ho letto che Bressan esporta gran parte della produzione verso gli USA. Negli Stati Uniti, dove la questione razziale è fortissima, dichiarazioni come quelle di Bressan portano conseguenze gravissime non solo in termine di immagine, ma costituiscono fondamento per stracciare i contratti in essere. Si ricorda cosa successe quando Berlusconi definì Obama “abbronzato”? La parola “nigger” è ritenuta così offensiva da non essere nemmeno pronunciata tanto da venire sostituita con l’espressione “n-word”, si figuri cosa può portare una dichiarazione dove si parla di negri, gorilla e scimmie.
        Bressan ha avuto due fortuna. La prima di essere un signor nessuno al di fuori del mondo del vino e quindi non ha attratto le attenzioni di qualche PM “carrierista”, oltre al fatto che la Kienge non gli ha fatto causa altrimenti si doveva vendere il vigneto. La seconda fortuna è quella di avere degli amici come Ziliani che non hanno preso le distanze come fosse un appestato, ma hanno separato l’uomo dal viticoltore. In fondo anche Caravaggio davanti ad una tela era un genio e posato il pennelo lo era molto meno.

  8. Questa storia di Bressan e della posizione presa da Slow Wine (legittima) è stata come sempre accade strumentalizzata per le solite posizioni faziose che nulla hanno a che vedere con le cause di quanto accaduto.
    Il fatto che Bressan faccia vini eccellenti non vuol dire che una guida, che per i principi per cui è nata racconta di persone e di luoghi, collegandoli ai vini, non abbia le sue ragioni per decidere di escluderlo.
    Slow Wine è nata con una filosofia diversa, va a visitare le aziende, conosce le persone e racconta di loro, raccontando, quando c’è, il legame fra l’uomo e il vino che produce, la sua filosofia di vita, il suo approccio con l’ambiente e tanti altri aspetti che vanno ben oltre la semplice degustazione di un vino.
    Questo è il suo ruolo, dichiarato, ed evidente nel leggere la guida, poi basta non comprarla se non piace e finisce lì.
    Nel caso specifico di Bressan, i vini eccellenti stridono totalmente con il suo comportamento, totalmente privo di qualsiasi senso civile e umano, e questo è un fatto. Come tale ognuno ha il pieno diritto di trarre le proprie conclusioni e fare le proprie scelte nei suoi confronti.
    Anche perché sarebbe lecito porsi la domanda “fino a che punto si può ignorare il comportamento di un uomo, considerandone solo l’aspetto squisitamente produttivo?”.
    Ovvero, Dove starebbe il limite per cui uno non verrebbe più contestato se decide di non bere più i suoi vini o di non mettere l’azienda in guida?
    Se, paradossalmente, ragionassimo sempre così, cioè separando la persona dal prodotto che fa, potremmo tranquillamente recensire vini di mafiosi, dittatori o mascalzoni, cosa che ovviamente nessuno (spero) farebbe.
    Il caso di Bressan non è certo fra questi, ma pone comunque di fronte a delle scelte, il suo comportamento non è stato un banale sfogo, ma ha superato qualsiasi limite di decenza e di rispetto.
    Difficoltà a vendere, fra l’altro, non ne ha, visto che mi ha gentilmente messo nella personale bacheca di facebook la notizia di un premio ricevuto proprio per i suoi vini.
    Allora? Qual è il problema?
    Sono convinto che in un paese democratico, Franco Ziliani abbia il pieno diritto di decidere come comportarsi con Bressan e i suoi vini, esattamente come Slow Wine.
    Ognuno, poi, risponde delle proprie scelte, e mi pare che nessuno abbia tirato indietro la manina.

  9. Gent.mo Ziliani, Le confesso che avevo avuto cattive informazioni sul Suo modo di scrivere e concepire il mondo del vino. Sono ora più che lieto di riconoscerLe obiettività e serenità di giudizio insieme a una purtroppo non comune totale mancanza di Ipocrisia. Concordo totalmente su quanto Lei scrive sul Bressan uomo e sui prodotti dello stesso. D’ora in poi non mancherò di seguire con attenzione il Suo Blog.

    • grazie Nannini, che informazioni cattive sul mio conto le avevano dato? Si può averne un’idea? Non le chiedo chi siano gli autori, sono abituato ad avere persone che sparlano di me e del mio modo di scrivere

      • niente di particolarmente negativo o offensivo. Diciamo che Lei non è propriamente amato da qualcuno dei Suoi colleghi che sostanzialmente la accuserebbero di una visione “talebana” del mondo del vino. Insomma uno “scassa……..”

        • non essere amato da certi colleghi o addirittura averli come “nemici” – “molti nemici, molto onore” diceva qualcuno, anche se poi ha fatto una brutta fine.. – è un titolo di merito per me. Sono un “talebano del vino” per questo? Non lo so, ma dicono che su di me ci sia addirittura una taglia e che sia… ricercato… 🙂 🙂

    • e continuerà a difenderlo.. Quanto alla retorica, a volte negli incipit si calca la mano e si cerca volutamente l’effetto…

        • lei é in palese malafede. Nessuna ipocrisia, da parte mia poi…
          E solo una persona distratta, o che seri problemi di comprensione dei testi, può affermare, leggendo il mio articolo che difendo più Bressan del suo vino.
          Rilegga, si applichi, forse, se s’impegna (si diceva così a scuola anche agli alunni un po’ duri di comprendonio…) alla fine riesce a capire.
          Anche se mi sembra che lei voglia soprattutto provocare, ma facendo un buco nell’acqua e una brutta figura..

    • io lascio all’amico Fulvio Bressan l’esclusiva responsabilità delle proprie posizioni e idee, che possono anche piacermi, non piacermi, dispiacermi, farmi orrore, non conta in questa sede. Io voglio oppormi all’idea che il lavoro di un produttore, serio e coscienzioso, possa essere messo all’indice, ed i suoi vini boicottati, perché quel produttore si é espresso, non sul vino, in un modo, che non condivido.
      Io voglio restituire i vini di Bressan al discorso sul vino, io voglio, in questa Italia dove si concede una prova d’appello e una possibilità a chiunque, omicidi, stupratori, rapitori, infanticidi, che a Bressan sia concessa un’altra possibilità. Che su di lui non scenda il silenzio. Quel silenzio, perché quello che Fulvio sul mondo del vino ha sempre detto é fastidioso, cui vorrebbero condannarlo persone che non sono certo più democratiche e tolleranti di quanto lo sia lui

    • a me interessa il suo lavoro ineccepibile in vigna e cantina, che nessuno può contestare e su cui nessuno, nemmeno una persona in malafede come lei, può gettare fango

      • adesso è Lei ad essere distratto, io non ho speso una parola sul “suo lavoro ineccepibile in vigna e cantina”, anche se – e qui parlo in generale – ho idee diverse sulla legittimità del boicottaggio di un prodotto industriale.

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