1961 la profondità di una grande annata: la finestra di Wilma

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Uno Château Latour da sballo

Il 1961 è stata un’estate perfetta, io lo so da sempre. Mia madre mi ha partorita in sette mesi, una sorpresa che prese me e lei in casa improvvisamente, alle 7 di una mattina di luglio, e senza lasciarci il tempo di poter andare in ospedale. Pesavo poco più di 2 chili ma faceva così caldo che la levatrice escluse la necessità dell’incubatrice. Questo racconto mi insegue da quando ho memoria. Più in là nel tempo mi piacque moltissimo scoprire che per il vino il 1961 fu una grandissima annata, coincideva con il ‘mio’ racconto di una stagione estiva assolata che poteva portare a maturazione anche frutti un poco ‘acerbi’ come me…

Nel 1968 a Sassari un uomo, assai giovane allora e già appassionato di vini di altissima qualità, acquistava una bottiglia di  Château Latour 1961 per una cifretta abbastanza importante per l’epoca: 16.500 Lire. Questo uomo sarebbe diventato molti anni dopo, complice la comune passione per il vino, un carissimo amico.

Una doppia premessa, scusate, per creare uno sfondo romantico ed emozionale importante, per edificare una cornice epica dove collocare una degustazione che per me ha avuto il sapore catartico del comprendere fino in fondo il concetto di terroir sommato ad una annata eccezionale.

Insomma qualche volta si beve qualcosa in più che un semplice bicchiere di vino, qualche volta si beve un’esperienza imprescindibile davanti alla quale in paragone molte altre impallidiscono e perdono di significanza.

L’evento risale a 4 anni fa e il nostro aveva allora 48 anni. Fu una degustazione complessa, che durò un intero week end, di bordolesi sia francesi che italiani. Degustammo ogni campione alla cieca, a gruppi di tre; al termine di ogni gruppo scoprivamo le bottiglie per discuterle.

Francia
Pomerol: Domaine  du Rempart  1985 e 1970 e Château La Cabanne 1970;
Saint Emilion Chateau Angelus 1996;
Margaux Chateau Palmer 1995 e Château Margaux  1990;
Pessac-Leognan Château Smith Haut Lafite 1997 e Château Haut Brion 1993;
Pauillac Château Latour 1993 e 1961;
Saint Estheph Château Montrose 1993, 1994, 1995, 1996

Italia
Bolgheri Tenuta S. Guido Sassicaia 1993 e Tenuta dell’Ornellaia 1996;
Egna- Montagna Yugum Dipoli 1997;
Mezzacorona Guerrieri Gonzaga S. Leonardo1996 e 1995
Volpago del Montello Venegazzù Capo di Stato 1995 e 2006 e Venegazzù Rosso 1970;
Sclafani Tenuta Regaleali 1995.

La terna di Château Latour 1961 fu Château Haut Brion 1993 e Château Angelus 1996. Tre dei più significativi assaggi di quella giornata.

Questo è il nudo elenco. Non parlerò di tutti anche se molti meriterebbero un ritratto, vi voglio parlare di quel Latour 1961, del quale oggi mi rimane, assieme al ricordo, l’involucro. La bottiglia non aveva cali, ma chi lo ha stappato riferisce che il tappo si è sbriciolato, era ora di aprirlo per non perderlo…

Potrei iniziare dicendo che
era di un rosso vivo brillante, un granato di una tonalità e profondità perfette, una tenuta del colore tale che nessuno ha sospettato di essere di fronte al Grande 1961. L’olfatto era complesso compatto fine, il gusto uno shock. Le sensazioni si aprivano con uguale potenza con una stretta e continua successione di forza armonia complessità profondità e tonica giovinezza. Prugna pepe rabarbaro liquirizia ciliegia sottobosco dolcissimo distillato caffè e ancora… velluto, che profumo ha il velluto…?

Potrei, ma qui siamo di fronte ad un orgasmo e non si può parlare così di un topic emotivo e fisico di questa portata…

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Quando si ha la fortuna di bere cose così perfette che i tre livelli dell’analisi perdono significato e solo il paragone con le esperienze più formanti della vita possono essere un adeguato aiuto a raccontare, è chiaro che bisogna usare un linguaggio e dei descrittori che non lascino spazio ad equivoci. Ed è inutile dire quello che era, di fronte a Château Latour 1961 la favella si ‘inchioda’ e lui diventa quasi incomunicabile, il vero modo di parlarne è dire che niente mancava, e niente era fuori posto.
Capisci solo che sei in presenza di ciò che hai sempre desiderato e sorridi.. come in compagnia dell’amato bene! Château Latour 1961 è più simile alla felicità che ad un vino, a quello stato di completezza tipico dei sentimenti amorosi, corrisposti, possibili ma mai totalmente appagati, quella fibrillazione che piglia il cuore e lo stomaco quando sei di fronte oggetto del desiderio, quell’ora e sempre quella voglia di balbettare: solo tu per sempre! Nel nostro caso impensabile il poterla ripetere,  è quindi più simile a quella impalpabile totale e fondante emozione dei sogni perfetti.

Chateau Latour 1961 ha creato in me un fermo immagine sulla possibilità di un vino di conservare la piena e matura armonia dell’età perfetta. Fino ad allora avevo pensato che dare 100\100 ad un vino fosse impossibile. Stop.

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Chiudo con 2 citazioni una dell’inverosimile Skinner, Capo Chef di Emile nel film Ratatouille, che scolandosi una bottiglia di Château Latour 1961 dice: “Solo un idiota di dimensioni gigantesche può non apprezzare uno Château Latour del 1961”.

L’altra di Roland Barthes, (il vino) ‘Nella sua forma rossa, come vecchissima ipostasi ha il sangue, il liquido denso e vitale. E’ che in effetti poco importa la sua forma umorale; prima di tutto è una sostanza di conversione, capace di rovesciare situazioni e condizioni, di estrarre dagli oggetti il loro contrario; di fare, per esempio, di un debole un forte, di un silenzioso un chiacchierone; donde la sua vecchia eredità alchemica, il suo potere filosofale di trasmutazione o di creazione ex nihilo.’

Amo il vino tanto quanto amo le persone – penso che le due cose si somiglino molto – amo quello che loro producono su di me; in entrambi i casi non si finisce mai di conoscere, non si finisce mai d’essere sorpresi.

Wilma Zanaglio

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5 pensieri su “1961 la profondità di una grande annata: la finestra di Wilma

  1. Leggendo mi sono concentrata sul disegno della torre sovrastata dal leone, che conosco bene senza però aver mai attribuito un significato ai simboli; non mi ci ero mai soffermata; ho cercato di ricordare se c’è una storia di quella torre. Mi venivano solo in mente i gatti di Siné (Chat eau – Chat ouille – Chat grin – …). E comunque mi è venuta una gran voglia di Chateau Latour …

  2. Carissima, leggo sempre con piacere i tuoi articoli, che trasmettono passione per il vino e per la vita.
    Nel nostro piccolo, forse ricorderai che uno Chateau Latour (1985), l’abbiamo bevuto assieme, all’Osteria del Naviglio, con Giovanni e Fabio, tanti anni fa (sic!).
    Un caro saluto.
    Luciano

  3. Di idioti di proporzioni gigantesche ce ne sono purtroppo a dozzine che avendo un potere d’acquisto illimitato esibiscono bottiglie prestigiose ,di cui nulla capiscono ed apprezzano ,solo per averne un ritorno di immagine o per far colpo in una società strabica capace di prestare attenzione solo al portafoglio e non al cuore che pure le sta vicino.Per apprezzare questi capolavori ci vogliono persone di immensa qualità capaci di cogliere il grande valore di ciò che stanno bevendo e,quando poi capita che si ha anche la stessa età ,tra i due ,come per magia ,si stabilirà una comunione di intenti tale da annullare ogni distinzione tra soggetto ed oggetto.FM.

  4. Sapeste che piacere sentire di essere letti! Grazie a chi mi segue come Luciano, e grazie a tutti quelli che lasciano un commento.

    Mi ricordo perfettamente quel Latour ’85, anche in quella occasione lo stile composto ma imponente era stato di grande soddisfazione ed emozione, e gli anni non tantissimi Luciano… 13!
    ciao a tutti!

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