Good news vicino a Montalcino by Silvana Biasutti

Panforte

Ovvero: “se non si rispettano i sapori è come non rispettare i sentimenti” 

Inutile raccontare perché ho sconfinato e sono finita nell’aretino. Basta sapere che è successo in un pomeriggio di nebbia così fitta che ho dovuto affidarmi completamente al navigatore (che non amo molto). Ma emergendo dalla nebbia che escludeva il fondovalle dal mondo visibile, tra i rami spogli si è manifestata una palla di luce che assomigliava più a una enorme luna piena estiva che a un freddo sole di questo inverno imminente.

E sotto la pallidissima palla lucente ecco Monte San Savino, con campanili e cupolette, dove spesso sono arrivata di sera, per cena, e dove ogni volta penso alla mia madrina Giorgina Giorgi che era nata lì, ma era funzionaria alla Brill, a Milano – bellissima, tanto che, da bambina, ho spesso immaginato che mio padre ne fosse segretamente innamorato -. Questa volta è giorno, anzi sarebbe, c’è il sole e l’asfalto è umidiccio di nebbia e le strade deserte, come succede puntualmente ogni volta che hai bisogno di chiedere un’informazione.

Ma il navigatore pare funzionare e mi porta dritto a piazza del Legname, accanto ai Carabinieri, e i due uomini a cui scetticamente avevo chiesto conferma, quando avevo detto che cercavo Burro&Sale, hanno sorriso – non si capiva se complici o consapevoli – ma dopo ho capito.

La piazza angusta (o raccolta, a seconda dei sentimenti personali) è in lieve discesa e ha un’aria aperta e bonaria, come la parlata di Ida, la proprietaria di Burro&Sale, a cui ho dimenticato di chiedere perché il “burro”, in terra di olio extravergine. Ma la parlata – così diversa dal senese un po’ sussiegoso a cui sono abituata – non deve trarre in inganno e far pensare a facilonerie o a cose e atteggiamenti di maniera. Come nella vicina Umbria, in questa Italia che si distingue in mille rivoli di usanze e modi (e prodotti!!) e stili e grande arte e suoni e chi più ne ha più ne metta, la parlata dà un’idea di apertura mentale, di assenza di prevenzioni, di curiosità; ma guai a prenderla sottogamba perché non è (e non significa minimamente) faciloneria.
farina

Non sto a descrivere il posto, perché non ne sarei capace e finirei col consegnarvi qualcosa di sbagliato, né riuscirei a trasferire il sentimento di riconoscenza e di riconoscimento che ho provato, rivivendomi in una delle miriadi di chicche incontrate nei giri italiani, durante brevi vacanze o weekend, nei tempi felici di tanti anni fa.

Abbiamo familiarizzato in breve, mano a mano che io chiedevo dei piccoli ravioli curati e dei formati di pasta, mentre annusavo il profumo di qualcosa che “bolliva in pentola” lì dietro. Poi ho visto il panforte – un dolce che evito accuratamente, in quanto dolce e in quanto fonte di delusioni infantili – e le ho chiesto (ma solo per cortesia) se lo faceva lei; sì, con le sue mani, con noci che sguscia, ma le mandorle no, le prendo al mercato, e con canditi che sceglie e poi spezzetta e il miele, eccetera.
canditi

Ma l’ingrediente che non mi sfugge è la passione, qualcosa che invece è venuta a mancare in tutto il nostro paese, e io lo so – lo leggo tutti i giorni e lo ascolto; questa assenza non può sfuggire a chi è abituato ad ascoltare e osservare – e qui la trovo, mescolata alle ansie di madre di famiglia, alla sensibilità di una che ha bottega, ma mi parla del pezzetto di terra e degli olivi (e dell’olio che poi usa per le sue salse). Mi dice di quello che prepara ai suoi clienti (bisogna prenotare) che – sorpresa! – mangiano anche qui; e io che avevo pensato a una rosticceria …
Mi racconta i suoi pensieri e le sue riflessioni su quello che cucina – sempre per non deludere l’avventore – degli aiuti che ha (se le persone le rispetti le devi pagare), e sul filo dell’entusiasmo e dei suoi pensieri mi porta di là e mi mostra una teglia di panforte, “ma gli manca la spolveratura di zucchero”.

E poi ragù (che non amo, ma il profumo è divino), ravioli, verdure, e torte e tortine (“ma alla buona!”). Insomma un incontro, di cui al massimo fai un report, un elenchino, perché sarà difficile raccontarvi il clima, l’estetica dimenticata dall’Italia che si è votata al folklore in nome di un turismo da dementi – per fare i numeri e rilanciare l’economia – che darà il colpo di grazia ai paesi che dovranno “mettersi a norma”, lustrarsi e rendersi comprensibili ai nouveaux riches esotici che altrimenti non capiscono, e se non capiscono non vengono e allora l’industria del turismo non decolla. “L’industria del turismo” è un altro pianeta per Ida, il cui nome sarebbe piaciuto a Massimo Troisi; Ida che è in carne e ossa e piena di pensieri e di passioni, per la terra, la famiglia, i clienti. I clienti – ora ho capito il sorriso dei due a cui ho chiesto informazioni – trattati come tali, con rispetto, ma soprattutto con affetto, qualcosa di funzionale, senza compiacimenti, che si trasforma in qualcosa di buono da mangiare lì o da portare via.
Burro&Sale

E anch’io porto via, riattraversando il mare nostrum di nebbia, con l’aiuto del navigatore, e me ne torno in terra senese, dove la nebbia è meno fitta – ma forse è una mia idea – e mi pare anche che ci siano più luci. Porto via e poi mangio e penso a Ida, al suo luogo, che non oso chiamare “un locale” perché non corrisponde; mangio e cerco di capire se il raviolo che ho in bocca – io vivo in un paese dove si fanno ravioli straordinari – ha qualche ingrediente particolare … e, … sì!, ma sì, non è più buono di quelli con cui mi hanno viziata.
Dentro però c’è la passione di quella donna che con parlata chianina e occhi brillanti mi diceva che “se non si rispettano i sapori è come non rispettare i sentimenti” … Dunque mangio pensando all’estate lontana in cui, magari, potrò prenotare uno dei due (!) tavoli esterni da cui si possono ammirare i viavai di gente (piazza del Legname!) che lavora e trasporta: poche auto e un’idea di tempo italiano; quel tempo che è diventato manierismo, finzione ad usum turisti, e su cui spero si aprano gli occhi. La passione: qualcosa che abbiamo dimenticato.

Silvana Biasutti
SilvanaBiasutti

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8 pensieri su “Good news vicino a Montalcino by Silvana Biasutti

  1. Vi spiace se mi unisco anch’io a questa iniziativa goliardica….se il vino lo porta Franco non sbagliamo; io porto il dolce 🙂

    Silvana, complimenti per il bellissimo articolo; ti leggo sempre volentieri, perchè riesci a descrivere in maniera molto realistica le esperienze che vivi. Non mancherò di fermarmi a monte san savino, quando passerò dalla mia toscana.

    • Buongiorno Simone; grazie per l’apprezzamento che mi rincuora e mi dà coraggio. A Monte San Savino si incontra una faccia della Toscana diversa da quella in cui vivo (felicemente). Quello di cui parlo è stato quasi un viaggio all’estero. Nel senese ho spesso l’impressione che i sentimenti stiano al vivere quotidiano come i fondi oro stanno alla grande pittura.
      I fondi oro sono splendidi (a me piacciono moltissimo), scaldano gli occhi e la mente, ma di certo non il cuore. A me sta bene così, tuttavia un po’ più di calore – in questi tempi scabri – non guasterebbe.

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