Il profumo dell’America: la finestra di Eva

staten-island

Arrivava di solito verso Natale, ma Claudio e io cominciavamo ad aspettarlo già da ottobre.
Sapevamo quanto fosse vasto l’oceano e il viaggio in nave poteva durare mesi come quello delle tre caravelle. La mamma nell’attesa ci mostrava la cartina: un modo per lenire la nostra impazienza e più subdolamente per farci studiare la geografia.

“Vedete, la Renata è partita con la famiglia dalle colline del nostro verde Oltrepò, diretta a Genova; qui si è imbarcata e ha solcato l’immenso Atlantico. Dopo settimane di navigazione è approdata qui a Nuova York, stato di New York –  Claudio!… dimmi i nomi dei 5 quartieri” –  Claudio non ricordava mai Staten Island. Io, sì, e  sciorinavo il nome di quel quartiere  pavoneggiandomi assai , mentre gli facevo una boccaccia. Lui di risposta mi tirava la coda di cavallo così forte che quasi scivolavo fuori dai calzettoni.
“Bambini, oggi la Renata lavora qui  a Manhattan in un atelier rinomato. Ha iniziato attaccando i bottoni e ora gestisce la sartoria. Copiano alla perfezione gli abiti francesi – Guarda dov’è Parigi, Sabina, non distrarti con la bambola! –
Americandream

Trascorrevano così le settimane e quegli Stati Uniti diventavano per noi sempre più vicini. Un bel giorno saremmo arrivati a casa da scuola e finalmente la nostra attesa  si sarebbe conclusa. Avremmo immediatamente sentito il suo profumo: il profumo dell’America – Un profumo unico, un’ebbrezza che si diffondeva per tutta la casa e sarebbe rimasto con noi a lungo.

Eccolo, era lì che troneggiava immenso, giallo con le scitte in penna dalla calligrafia tutta strana degli inglesi, in cartone ed ossa: il pacco dall’America. Lui profumava anche così, chiuso e imballato. Il profumo del benessere e della ricchezza. Tutta per noi – Io e Claudio buttavamo i libri e ci appollaiavamo sul tavolo e, senza accorgercene, ci stringevamo le mani, il nonno Vittorio, già commosso, accostava la poltrona e accendeva il mezzo sigaro toscano, il papà osservava attentissimo, ma più distante, la scena.
Alla mamma toccava il compito di tagliare lo spago, azione che svolgeva con la massima precisione. Arrotolava e metteva in una scatola anche quello.” Per carità, niente si butta  mai, figuriamoci se proveniente dall’America”. –
SmellAmerica

“Dai mamma, dai mamma, apri” ! Stecche di caramelle, sigarette lunghe 30 cm., sigari cubani,  cerchietti con le applicazioni di fiorellini da far svenire tutte le mie compagne, camicie hawaiane, abiti di seta alla  Marilyn, collane di tutti i colori e fogge, gilet a 6 fili. pantaloni a sigaretta come i Beatles, profumi , gonnelline corte e i primi collant. Anche gli impermeabili che si chiudevano a borsetta.
Quella era l’America per noi. Quello era il profumo dell’America. Quando Sabina andò per la prima volta a New York non lo trovò.

Eva Cruciani

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *