Children in my Eyes, mostra fotografica di Patrizia Minelli a Firenze

1551496_787947021232011_116947684_n[1]

Presso il Caffè storico letterario Le Giubbe Rosse

Voglio segnalare ai lettori di Vino al vino un evento interessante che non riguarda il vino, ma la fotografia. Mi piace segnalare, ospitata da domenica 12 a venerdì 31 gennaio in un posto per me mitico, Il Caffè Storico Letterario Le Giubbe Rosse di Firenze (piazza Repubblica), che è uno dei luoghi topici della storia letteraria ed artistica del novecento dal Futurismo all’Ermetismo, dalle Neoavanguardie, un posto dove i futuristi milanesi capeggiati da Marinetti si azzuffarono con i letterati fiorentini e che fu frequentato negli anni da artisti e scrittori quali Giovanni Papini, Ardengo Soffici e Giuseppe Prezzolini legati alle riviste “Il Leonardo” e “La voce”, il poeta Dino Campana e poi Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Aldo Palazzeschi, Carlo Carrà, Eugenio Montale, Umberto Saba, Carlo Emilio Gadda, una mostra fotografica.

La mostra si intitola “Children in my Eyes” – sguardi in emozione, e la presentazione al pubblico è in programma sabato 18 dalle 17,30, presenti Giorgio Tani, presidente onorario FIAF, Matteo Zannoni, Consigliere Nazionale ANAF e Jacopo Chiostri, giornalista e scrittore.

La fotografa è l’amica fiorentina Patrizia Minelliqui uno sguardo ad alcune sue creazioni – di cui è stato scritto: “Appassionata di fotografia fin da ragazzina, quando per i suoi diciotto anni le fu regalata la sua prima reflex. Da allora ha sempre fotografato, soprattutto nelle sue “migrazioni” a giro per il mondo. Non le piacciono gli scatti spettacolari, preferisce il dettaglio, forse anche nella sua banalità, ed è la sua sfida farlo trovare accattivante.

Cerca di interpretare, catturandola con le sue immagini, l’essenza delle cose, sapendo cogliere quello che ha intorno. Nelle sue fotografie, mai troppo descrittive ed a volte essenziali, siamo spettatori esterni a cui viene data una chiave d’accesso. Bianco e nero, gli interni che si interpongono agli spazi, la visione che esce piano dall’ombra e si compone in un gioco di luce, sono tutti i dettagli che ci mostra per creare un percorso individuale di lettura della fotografia, col raggiungimento dell’effetto che ognuno di noi è capace ad interpretare ed apprezzare”.
1533545_10201017460790027_464421177_n[1]

Il progetto di questa mostra, “Children in my Eyes” nasce al ritorno da un viaggio etico in Kenya “compiuto dalla fotografa nell’aprile 2013. L’incontro con i bambini durante le attività ludiche, svolte prima in orfanotrofio nella città di Nyahururu, e poi presso il North Kinangop Chatolic Hospital, hanno fatto nascere il desiderio di testimoniare quei momenti catturandoli nei loro sguardi. Non è l’Africa del Terzo Mondo che Patrizia Minelli ha inteso raccontare con le sue fotografie, ma sono gli occhi, i sorrisi, le perplessità davanti ad un obbiettivo come succede ai bambini in tutte le parti del mondo.

Questa mostra, nel percorso delle 12 immagini, suggerisce una riflessione: quanto pensiamo essere diversi da questi sguardi e quanto invece siamo simili?”.

A tutti gli appassionati della fotografia l’invito a non perdersi assolutamente questo percorso all’insegna delle emozioni, figlio di un incontro con un mondo che non possiamo fare finta di dimenticare che esista.

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

 

 

 

 

Un pensiero su “Children in my Eyes, mostra fotografica di Patrizia Minelli a Firenze

  1. Rispondendo alla domanda “quanto siamo diversi eccetera”, contribuisco con l’invito a leggere Luca Cavalli Sforza. E’ appena stato ripubblicato “Chi sono io?” per i tipi di non ricordo quale editore, questo libro miliare, frutto di studi quarantennali, che in risposta alla domanda ci dice “guarda che siamo tutti progenie dello stesso ceppo: le diversità sono solo apparenti e superficiali” … sì, siamo tutti un unicum, magari shackerato con più o meno ghiaccio, ahimé anche il cretinetti che ho udito dichiarare che “la cultura non mi interessa”…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *