Gioia del Colle Primitivo riserva Fatalone in verticale

verticaleFatalonebottiglie

Uno splendente Gioia del Colle testimonia l’eleganza e la tenuta nel tempo del Primitivo

Un’indispensabile premessa. Solo dei barzellettieri possono dipingermi, come qualcuno è riuscito a fare, come un “nemico” della Puglia e dei suoi vini, di fronte ad un curriculum, composto da centinaia di articoli, che dimostra come da vent’anni almeno io sia un paladino convinto della grandezza enoica di questa regione.

Però, pur credendo fermamente che la Puglia sia terra di ottimi e grandi vini, non posso abdicare all’esercizio critico e rinunciare a dire, come ho fatto, che altrove, grazie a terroir e vitigni che offrono maggiori possibilità, per merito di un’abitudine maggiore a ragionare sul vino in termini di alta qualità, si sale più in alto e si ottengono risultati superiori. Non sono solo io a dirlo, trattasi di un’evidenza condivisa da tanti osservatori, italiani e stranieri.

Questo detto, e ribadita la mia libertà di amare e sentirmi un araldo della Puglia del vino senza dover per forza indossare la casacca di propagandista trinariciuto e acritico in servizio permanente effettivo, che mi andrebbe stretta e lascio ad altri, voglio oggi dare testimonianza, cosa che intendo fare da mesi, di una delle più belle degustazioni di vini pugliesi che mi siano capitate in tanti anni.

Non è cronaca recente, ma risale ai primi di giugno, ai giorni dell’edizione 2013 della manifestazione Radici del Sud, grande rassegna dei vitigni autoctoni e identitari della Puglia e altri regioni meridionali, e si tratta della degustazione verticale di quello che io considero uno dei più grandi vini pugliesi in assoluto e una splendida dimostrazione della grandezza del Primitivo di quell’area particolare che è Gioia del Colle. Un’area dove il vitigno Primitivo venne introdotto ad opera dei Benedettini e dove i monaci trovarono le condizioni favorevoli per la coltivazione della vite.
bottiglieverticaleFatalone

Una verticale di 8 annate, a ritroso dal 2008 al 2000, del Primitivo di Gioia del Colle riserva dell’azienda Fatalone, la prima azienda che decise di imbottigliare il Primitivo di Gioia del Colle in purezza nel lontano 1987.

Un posto speciale, un terroir d’eccezione l’area di Gioia del Colle, con vigneti, raccontano i Petrera, Filippo ed il figlio Pasquale, sul loro sito Internet, che “crescono tra imponenti banchi di rocce frantumati per divenire loro dimora ideale, naturale sistema di drenaggio e per dare nutrimento essenziale e frescura permanente alle radici delle nostre viti. L’inusuale freschezza e mineralità che caratterizza i nostri vini deriva da questo tipo di suolo”.
Petrera

Ci troviamo sulle colline della Murgia sud barese, a 365 metri d’altezza, con terreno argilloso calcareo a medio impasto, dalla natura rocciosa e ricca di minerali. Le terre rosse miste a rocce calcaree e silicee sono presenti in strati sottili su imponenti banchi monolitici ricchi di fossili marini che ne testimoniano le remote origini. Si può ipotizzare nel nome della contrada Spinomarino una rievocazione della sua originaria conformazione di prominenza costiera sul braccio di mare, che sommergeva le basse terre circostanti.

In questo ambiente è possibile praticare un’agricoltura senza irrigazione, biologica ed ecosostenibile nel pieno rispetto della natura ed i Petrera sono riusciti a rendere il loro ciclo produttivo interamente ecosostenibile sposando la causa di una agricoltura biologica, senza l’uso di irrigazione. Dal 2000 l’azienda è sotto il controllo dell’Istituto di Certificazione Etica e Ambientale, che certifica la produzione biologica, anche secondo gli standard americani del N.O.P., National Organic Program. Sfruttando una fonte di energia rinnovabile, il processo produttivo è interamente alimentato da energia solare.

FilippoPetrera
Qualche notizia sulla storia dell’azienda Fatalone. Alla fine del XIX secolo Nicola Petrera decise di costruire la sua dimora al centro dell’azienda e scelse la collina Spinomarino, in quanto la più alta, ariosa e soleggiata di tutta la Gaudella (contrada sud orientale di Gioia del Colle) per coltivarvi il Primitivo.

Il sito Internet aziendale racconta come all’epoca “vennero eseguiti lavori di disboscamento e scavi per la realizzazione di pozzi che garantissero adeguata riserva d’acqua. Con la pietra estratta fu realizzata l’antica masseria. Il triangolo inciso sulla pietra più alta della masseria, assunto a emblema dell’azienda, la identifica come storico riferimento cartografico e fra le più antiche masserie della zona”.

Nel corso degli anni i destini della famiglia Petrera si incrociarono con quelli della famiglia Orfino, attraverso il matrimonio di Rosa Orfino e Filippo Petrera (la quarta generazione) e nel 1988 compare, nella piccola cantina scavata nella roccia, la prima bottiglia annata 1987, marchiata Fatalone.

Questo nome singolare ha origine “da Filippo Petrera (la seconda generazione), figlio di Nicola, e che fu a suo tempo soprannominato Il Fatalone. Diventato rapidamente il soprannome di famiglia, Fatalone nel gergo locale significa “seduttore” ovvero “colui che può vantare un irresistibile fascino sulle donne”, un po’ come il leggendario Don Giovanni. Filippo Petrera è vissuto fino all’età di 98 anni, tra Bacco e Venere, facendo colazione ogni mattina finanche al suo ultimo giorno con mezzo litro di latte appena munto e mezzo litro di Primitivo”.
PasqualePetrera

I Petrera sono stati tra i promotori della fondazione, nel 2000, del Consorzio per la Tutela e la Valorizzazione dei Vini DOC Gioia del Colle, che oggi conta su oltre trenta soci, ovvero la quasi la totalità dei produttori del territorio gioiese.

Veniamo oggi al vino o meglio al vigneto, allevato con una moderna versione di alberello pugliese con due capi a frutti adattato a spalliera, condotto in regime di agricoltura biologica, senza irrigazione, inerbimento spontaneo con sovescio, un vigneto di otto ettari che risale al 1990 con orientamento nord-sud e densità media di ceppi tra 3500 e 4000 per ettaro. La resa è di 60-80 q.li/ha o 40-50 hl/ha.

La vinificazione secondo protocollo biologico prevede fermentazione e macerazione in acciaio a temperatura controllata senza ausilio di lieviti selezionati, malolattica naturale, solfitazioni di solo reintegro in fermentazione, macerazione, refrigerazione e filtrazione pre-imbottigliamento e l’affinamento si svolge per 12 mesi in acciaio, 12 mesi in botti di rovere di Slavonia, 6 mesi in bottiglia.

Va poi notato che tutti i vini presentano un tenore alcolico, molto bilanciato, di 15 gradi e che i tutti i vini di questa terza verticale nella storia dell’azienda sono stati conservati in modo particolare: come raccontano i Petrera, “la nostra prima idea sperimentale è stata legata alla conservazione nel tempo del nostro prodotto imbottigliato, ravvisando che la soluzione ideale per la preservazione delle nostre bottiglie, confezionate secondo nostri particolari accorgimenti e condizioni, sia una conservazione verticale in locale a temperatura e umidità costante, effettuando un momentaneo e delicato coricamento della bottiglia per qualche secondo ogni anno di conservazione. Tale tesi è stata avvalorata da uno studio sulla conservazione di vini in bottiglia con tappo in sughero, compiuto dall’Istituto di Ricerca – Dipartimento per la Viticoltura dell’Università di Geisenhaim in Germania”.
Fatalone2008Iniziamo la verticale, a ritroso nel tempo, dal 2008, che a giugno non era ancora stato ancora imbottigliato. Colore rosso rubino violaceo intenso ma non inchiostroso, naso molto compatto, vino ancora chiuso che deve sprigionare tutta la propria paletta aromatica, con inconfondibili aromi varietali di frutta matura e bacche nere e di macchia mediterranea. La bocca è ancora leggermente contratta, con qualche durezza tannica, ma manifesta già il carattere inconfondibile, una magnifica sapidità e freschezza, una nitida espressione terrosa e una grande potenza, pur in una cornice di eleganza.

Il 2007, figlio di un’annata molto calda, con resa inferiori alla media del 25-30% e appassimento delle uve già su pianta, si propone con un colore magnifico, intenso, luminoso ed un naso intensamente selvatico, con note di rabarbaro, pepe nero, erbe aromatiche, cioccolato, alloro, e poi ginepro e genziana in evidenza, e prugna e more di rovo. La bocca è ancora leggermente severa e contratta, con acidità ben bilanciata e sale e uno spiccato carattere petroso, con coda affilata e lunga, nervosa, piena di energia, da vino giovane dotato di un grande potenziale d’evoluzione.

Il 2006 manifesta già interamente i segni della grandezza del Gioia del Colle Primitivo riserva di Fatalone, un naso splendente, fragrante, balsamico-mentolato, con liquirizia, cuoio, pepe nero, prugna e more di rovo, macchia mediterranea, cuoio e mineralità in evidenza, una grande fragranza e freschezza aromatica. La bocca è all’insegna di una meravigliosa, suadente, fondente dolcezza del frutto, ciliegia, prugna, mora, innervata da una corrente di sapidità ricca di energia e nerbo, da una coda lunghissima e nervosa, da un’acidità bilanciata che spinge e dà vigore, lunghezza e persistenza ed un perfetto bilanciamento al vino.

bicchieriverticale

Il 2005, annata nel cui affinamento sono state utilizzate per metà botti nuove, mostra un naso decisamente più evolutivo e terziario, con note animali e selvatiche spiccate, con liquirizia, tabacco e fiori secchi in evidenza e accenni agrumati. La bocca è più sottile, salata, mostra una certa rigidezza e carenza di frutto, con un tannino che si fa sentire, con acidità ancora molto viva, nerbo sottile e preciso e coda lunga e salata.

Passiamo al 2004 per godere subito l’intensità e la brillantezza del colore, il naso dolce ed espressivo, profumato di amarena e prugna, di china e rosmarino, macchia mediterranea e soprattutto sale e pietra. Bocca di grande energia, con un gusto asciutto, ben secco, incisivo, profondo e verticale, un magnifico tannino ben fuso e non aggressivo, una salda consistenza terrosa, splendida ricchezza di sapore e vena acida precisa.

Il 2003, annata torrida, è il vino meno intrigante della verticale, naso molto compatto, maturo, solare ma un po’ muto, bocca che non mostra un grande sviluppo, gusto un po’ asciutto e corto, manca di frutta e a dominare è un’insinuante nota di liquirizia.

Cambia la musica con un meraviglioso, elegantissimo 2001, dal colore splendente e luminoso, vino caratterizzato da una freschezza salata, anzi salmastra, aromi di macchia mediterranea, un frutto nero balsamico mentolato e poi liquirizia, cuoio, cacao, rabarbaro e, incredibile, una limpida, fragrante vena floreale. La bocca è fondente, succosa, con un tannino ancora austero molto presente, ma il gusto è avvolgente, multistrato, con un finale lunghissimo e vivo, pieno di energia, salato e nervoso. Straordinario.
verticalebicchieri

E infine il 2000, figlio di un vigneto che all’epoca aveva solo 10 anni, dotato di una magnifica polpa fruttata, carnosa, di una bocca stupenda per vivacità, sale e nerbo, pura ciliegia sotto spirito, sensazioni di sole e mare, con una bellissima coda lunga che richiama la mandorla sul finale.
Come aveva ragione il poeta A. Morelli quando parlando del vino di Gioia del Colle scriveva:

“E il precoce Primitivo
che ci dà Gioia del Colle
dentro muscoli ribolle
si che pare argento vivo.”

Azienda agricola Fatalone
Gioia del Colle (BA) Contrada Spinomarino, 291
Tel. e fax: 080 3448037
e-mail info@fatalone.it
sito Internet www.fatalone.it

_____________________________________________________________________

Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

 

9 pensieri su “Gioia del Colle Primitivo riserva Fatalone in verticale

  1. Citazione:”Il segno della nostra esasperata dedizione per questo nostro vino si rende marcatamente palpabile nell’applicazione di musicoterapia per l’affinamento dei nostri vini. In vari momenti della giornata viene diffuso un delicato mix di musica classica e new age, arricchito con suoni della natura, nell’idea che possa migliorare con le soavi vibrazioni, l’operosa attività della micro flora vivente nel vino e la sua micro ossigenazione attraverso il legno.”
    MUSICOTERAPIA ? SOAVI VIBRAZIONI.?

  2. Il problema sta nel fatto che non esiste uno straccio di pagina scientifica che dimostri un’attività migliorativa del rumore organizzato nella modificazione chimico fisica di un prodotto del tutto inanimato. Come non esiste prova pratica che lo stesso vino conservato in due recipienti identici nello stesso posto, uno musicato e l/ altro no, siano alla fine differenti. Nonostante che nell assaggio entrino ANCHE componenti valutative che non hanno valore scientifico. Perciò’ lasciamo la musico terapia ai suoi modesti effetti in campo medico per l’uomo e teniamoci un vino sicuramente rude ma naturaliter buono od ottimo. Penso che certe idee facciano perdere clienti più’ che trovarne, e Dio sa quanto i viticultori abbiano bisogno dei primi.
    Siccome nel campo audio musicale ci lavoro, penso che in 40 anni ne conosca limiti e potenzialità .

  3. Può darsi che non serva a nulla, ma a lei che importa?alla fine il vino lo berrà e se le sarà piaciuto lo ricomprerà in caso contrario no. Visto che lavora nel campo audio musicale da 40 anni, saprà che un po’ di musica non ha mai fatto male anzi accompagna tanti momenti della nostra vita.
    Cordiali saluti

  4. mah sig. Tarantini, quando leggo che una beve un fiano accompagnandolo con formaggio andato a male di Bagolino ed un’altro asserisce che la musica matura e migliora il vino, finchè stiamo tra amici e compagnoni … nessun problema ma forse occorre pensare che a furia di raccontare cose traverse, qualcuno le beve pure. Quanto al fatto che un buon bicchiere di rosso accompagni un buon concerto o una buona seduta di ascolto di musica ben riprodotta concordo con lei. poi penso al fortana, al culatello ed a Verdi e …

    • e meno male che é arrivato il Signor Leone a ristabilire la verità sul vino e raccontarci come dobbiamo bere e cosa fare quando beviamo vino. Visto che sa tutto, perché non apre un suo bel blog così veniamo a leggerlo e impariamo qualcosa?
      Io nell’articolo non ho fatto alcun riferimento alla musicoterapia che i produttori del Gioia del Colle Primitivo di cui ho scritto dicono di utilizzare. Vuole concentrasi sul vino, se lo conosce, o preferisce continuare a darci lezioni, non richieste?

  5. Da bresciano e da frequentatore fin dall’infanzia della zona di bagolino mi spiace che lei consideri la tara di bagoss un formaggio andato a male, ma posso capire le no le possa piacere!comunque resto dell’idea sig.Leone che molte volte il vino venga preso troppo sul serio e se ne tralasci la leggera piacevolezza che puó dare un buon sorso! Se il vino che sto bevendo mi piace, ok ne berró volentieri un alto bicchiere e se l’abbinamento con il cibo che ho davanti è di mio gradimento, me ne sbatto altamente di quelli che dice la logica degli abbinamenti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *