In 40 ristoranti di Bergamo e provincia menu a 35 euro tutto compreso

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Iniziativa anti-crisi di un folto gruppo di ristoratori bergamaschi

Uno degli inevitabili effetti economici della crisi economica (che qualcuno, prego dotarsi di binocolo, please, dice stia passando…) in atto è stato l’acuirsi della crisi della ristorazione italiana.

I ristoranti erano anni che non godevano di buona salute, e spesso non per fattori esterni, ma a causa di scelte sbagliate compiute (prima tra tutte una politica di ricarichi, soprattutto sul vino, eccessivi), ma negli ultimi anni, data la limitata propensione di larga parte della potenziale clientela alla spesa e l’oggettiva minore disponibilità per qualcosa giudicato bello e simpatico, ma non indispensabile, come l’andare fuori a pranzo o cena, hanno visto questa situazione di difficoltà raggiungere un livello rosso.

E così, riducendosi drasticamente il lavoro essendosi rarefatti i clienti e trovandosi ad agire in una situazione di assoluta incertezza che crea difficoltà sia con i dipendenti sia con gli acquisti (oltre che con i pagamenti…) molti ristoranti, lo spettacolo triste è sotto gli occhi di tutti, si sono trovati costretti a chiudere.

Cosa fare dunque per evitare questa tristissima prospettiva? Aguzzare l’ingegno, studiare soluzioni alternative, trovare il modo di provare a catturare comunque l’attenzione del potenziale cliente consumatore, e anche se il ristoratore è sempre pronto a vedere nel collega un rivale e non un compagno d’avventura, provare a fare squadra, adottando iniziative comuni nel segno del vecchio saggio proverbio secondo il quale l’unione fa la forza.

E’ proprio quello che hanno fatto, in provincia di Bergamo, in città e nel circondario, una quarantina di ristoranti, non nomi blasonati o stellati, ma locali di solida qualità medio alta, di buona tradizione e credibilità, dando vita all’iniziativa – visitate qui il sito Internet – denominata 35 euro.it che indica il prezzo finale, comprensivo di tutto, coperto, servizio, pietanze e bevande, per un pasto completo, incluso il vino nella quantità massima di una bottiglia ogni due persone, nei locali aderenti all’iniziativa, 18 a Bergamo e 24 in provincia.

Si tratta di una promozione a lungo respiro, che è partita il 14 gennaio e terminerà il 30 giugno. Per aderire all’offerta, i posti riservati sono limitati, è obbligatorio fare una prenotazione telefonica direttamente al ristorante prescelto, indicando al momento della prenotazione che si vuole partecipare all’iniziativa trentacinqueuro.it.

Scorrendo sul sito Internet i vari menu, che vengono periodicamente aggiornati, proposti dai locali aderenti è facile vedere come l’offerta sia variegata e in molti casi appaia non come una “furbata” commerciale, ma come una proposta conveniente, tale da poter consentire, certo non pensando di potersi concedere grandi bottiglie in abbinamento ai piatti dei menu, di conoscere e provare la cucina dei vari locali ad un prezzo tutto sommato interessante.

Quale sarà il successo di questa iniziativa, sulla quale potrete eventualmente avere altri dettagli contattando info@trentacinqueuro.it, lo si potrà sapere solo tra qualche tempo. Nulla di inedito, ma un plauso per averci comunque provato e aver tentato, in un mondo molto individualista com’è quello della ristorazione, di fare squadra e di provare insieme ad opporsi a questa dannata “nuttata” che non passa…

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12 pensieri su “In 40 ristoranti di Bergamo e provincia menu a 35 euro tutto compreso

  1. Cito dal 3D:I ristoranti erano anni che non godevano di buona salute, e spesso non per fattori esterni, ma a causa di scelte sbagliate compiute (prima tra tutte una politica di ricarichi, soprattutto sul vino, eccessivi), ma negli ultimi anni, data la limitata propensione di larga parte della potenziale clientela alla spesa e l’oggettiva minore disponibilità per qualcosa giudicato bello e simpatico, ma non indispensabile, come l’andare fuori a pranzo o cena, hanno visto questa situazione di difficoltà raggiungere un livello rosso.

    Non sono molto d’accordo tranne che sui ricarichi (assurdi) sul vino. Indubbiamente i 7-8 anni di crisi economica che abbiamo subìto e quelli che ANCORA verranno non incentivano le persone a frequentare il ristorante, ma (come amministratore pubblico) a me ha sempre fatto impressione la gran voglia di troppe persone di mettersi nel campo senza nemmeno la prima idea che un ristorante non é SOLO un piatto ben fatto ma prima di tutto è un’IMPRESA. Troppe persone si immaginano più furbe ed intelligenti delle altre ed aprono una attività senza avere nemmeno il minimo di professionalità in ordine al “fare impresa” salvo poi lamentarsi dei fitti, delle tasse (che evadono quasis empre allegramente), del costo dell’energia, del costo delle manutenzioni e della burocrazia. Tutte cose che se apri un ristorante DEVI sapere-conoscere prima di pensare a quel che metterai nel piatto. La semplice domanda-considerazione per cui ogni mattina che alzo la serranda del mio locale devo essere sicuro di incassare almeno 2-300 euro per pagare le spese fisse a troppi non viene nemmeno in mente. Con 300 euro di spesa fissa quotidiana quanti pranzi debbo servire e a che prezzo? ed al prezzo che fisso, quanti clienti potrei avere?. Insomma é una questione di professionalità che prescinde dal credersi lo chef della terra. La professionalità che le associazioni di categoria non mi pare predichino con forza dal momento che oggi occorre RIDURRE il numero dei ristoranti e non aumentarlo se non vogliamo vedere altre chiusure e fallimenti. Oltre al fatto che oggi qualunque locale può fare il ristorante in maniera molto discutibile anche da parte dei consumatori che mangiano un piatto di spaghetti ex surgelato seduti su un marciopaidi coi SUV che sfrecciano a due metri di stanza. Ovviamente apprezzo l’idea proposta di un pranzo a prezzo calmierato, ma questo é anche un boomerang perchè dimostra che “forse” fino ieri qualcuno aveva “leggermente” ciurlato nel manico.

  2. Facciamo una considerazione…..35 euro sono 70 mila lire di qualche anno fa!!! Lo stipendio di un operaio si aggira intorno a 1500 euro!!!…….Lo stopendio di un operaio al periodo delle lire non era di 3 milioni di lire!!
    E chiaro chi ne a giovato di tutto questo…..evvviva la politica!
    Karl

  3. Premetto di concordare con il sig. Zanchi quanto alla generale scarsa cognizione dei costi reali/difficoltà ad opera di chi si appresta ad avviare una impresa nell’ambito della ristorazione (i corsi obbligatori “ex REC”, ora “SAB”, una lieve infarinatura la danno; sono però, necessariamente, sbilanciati sugli aspetti dell’HACCP). La trovo una iniziativa calibrata, e condivido con Ziliani l’osservazione sull’approccio “di squadra”, scarsamente presente nel nostro dna italico; le crisi economiche, forse, servono anche a stimolare spirito di aggregazione, allo scopo di preservare competenze ed artigianalità comuni a ciascun territorio culinario. Mi auguro che altri, in spregio ai particolarismi locali, in altri territori dello stivale, seguiranno questa pista.

  4. Secondo me ci sono due difetti in questa iniziativa: primo, è la copia di quello fatto da una quindicina di ristoratori, tra stellati o comunque ritenuti di fascia alta, già l’anno scorso. E chi arriva secondo non è mai primo.
    Secondo, non si fa una promozione che dura quasi metà anno.

    Aggiungerei che come al solito ne farà le spese la qualità del vino proposto.

    • Buongiorno,colgo l’occasione per ringraziare il Dott. Ziliani per averci ospitato in questo sito e le vorrei dire sig.Zakk che personalmente non mi sembra di dare del vino scadente e come vedo anche in alcuni menù dei colleghi non leggo vini di scarso livello.Anche la mia materia prima non cambia,certo non si può pretendere ostriche o quant’altro di evidentemente costoso. E’ un’iniziativa e come tale puo avere dei difetti e se avesse idee migliori siamo lieti di ascoltarla,idee costruttive naturalmente.Chiaramente se non ce ne fosse bisogno avremmo coltivato ognuno il nostro giardino e forse anche la Fiat sarebbe rimasta in Italia e i ristoranti di fascia alta,come li chiama lei,non avrebbero -rifatto-la loro iniziativa.Le dico anche che li abbiamo interpellati per fare una cosa insieme ,ma hanno preferito andare da soli,anche se mi dispiace perché l’unione fa la forza,forza positiva che sto riscontrando in questi pochi giorni di iniziativa e voglio ringraziare i colleghi che in questo si stanno veramente impegnando.
      Distinti saluti
      Giorgio

  5. sono interessanti le domande che pone l’amministratore pubblico, solo che manca la domanda che forse potrebbe farsi da solo come amministratore e cioè è giusto che per alzare una serranda devo sborsare tutti quegli euro ? sicuri sicuri ?
    comunque 35 euro sono ancora tanti e saranno presto troppissimi, dato che l’idea che sta passando è che è razionale che gli italiani abbiano stipendi polacchi, o serbi o cinesi (e sia chiaro che la critica è agli stipendi, non agli stranieri).

    • gli stipendi italiani, della gente normale, sono già bassi rispetto alla media degli altri Paesi. Se dovessero scendere ancora… non voglio nemmeno pensarci…

      • Concordo con tutti i commenti, soprattutto con le riserve che esprimono.
        Auguro successo a questa (comunque troppo lunga) promozione, ma penso che anche i ristoratori, come tutti noi, dovrebbero ripensarsi in un mondo totalmente cambiato, rispetto a quello che ci era familiare.
        35 eu sono pochi per quelli che ancora possono permettersi di andare al ristorante (così come l’abbiamo inteso fino a pochi anni fa), ma sono improponibili a quelli che al ristorante ormai non possono più pensare di metter piede, perché – caro Franco – gli italiani guadagneranno sempre meno, dato che stiamo avviandoci a una stagione di vera povertà.
        La Fiat (FCA) ha appena iniziato a sloggiare; ora l’indotto non avrà più ragione di essere, né l’indotto di ogni azienda che lo formava.
        Proviamo a immaginare quanta gente (milioni?) è destinata a rimanere senza stipendio. Stiamo avviandoci a essere un paese di lavoratori molto subordinati (e senza certezze) in settori poco remunerati e molto sfruttati (anche per l’abbondanza di mano d’opera che ci sarà).
        Non sono catastrofica, sto solo pensando che bisognerà cercare di vedere una realtà che non ha più relazioni con il mondo del lavoro così come ce l’abbiamo tutti in mente.
        Con tante grazie a chi ci ha amministrato, quasi sempre male!

  6. salve sig. Ziliani, leggendo il suo articolo percepisco anche il motivo che la ha spinta a scriverlo,
    spronare le aziende italiane a reagire alla crisi con il giusto piglio, aprirsi al mercato costruire sinergie facendo squadra con le tantissime realtà imprenditoriali che fino a ieri abbiamo considerato o addirittura ignorato perchè “competitors”.
    L’iniziativa trentacinqueuro.it magari non sarà una grande novità, premetto che auguro a questi ristoratori ogni bene, ma la avverto come un segnale molto positivo, prodromo di altre azioni di marketing da creare e proporre insieme. E poi comunicare, comunicare ed ancora comunicare.

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