Olio extra vergine biologico Terre rosse

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Confesso di essere un grande consumatore di olio d’oliva (non so da quanti mesi non entri nel frigorifero un solo panetto di burro) ma devo anche confessare di non aver mai trovato il modo, in tanti anni che mi occupo di vino, di maturare una conoscenza ed expertise sull’olio come quella che, per lavoro e per passione, credo di aver acquisito sul vino.

Al di là di qualche degustazione, che ricordo come divertente e curiosa per la tecnica d’assaggio utilizzata, abbastanza diversa da quella relativa al vino, non ho seguito corsi specifici per diventare assaggiatore d’olio e so di essermi perso qualcosa d’importante, perché quello dell’olio è un universo piuttosto complesso e ricco di sfaccettature. Oggetto, proprio in questi giorni, di feroci polemiche anche negli Stati Uniti, con un attacco al mondo oleario italiano, davvero molto pesante.

La mia esperienza sull’olio, o meglio sugli oli extravergine d’oliva, ce ne sono così tanti e diversi in Italia, si limita pertanto ad un uso regolare di oli provenienti da zone diverse d’Italia, dalla Puglia in particolare, poi Toscana, Lago di Garda, Liguria, Sicilia, Calabria, alternandone l’uso in base alle loro caratteristiche e ai piatti dove l’olio è chiamato ad entrare non solo come condimento, ma come co-protagonista e aggiunge una sfumatura di sapore al risultato finale.

Non posso dire di avere una grandissima conoscenza, come non l’ho del resto nemmeno sui vini, degli oli extravergini di una terra come l’Umbria, che so essere una delle capitali dell’olio italiano, grazie ad una produzione basata principalmente sulle cultivar Moraiolo, Leccino, Frantoio, San Felice, Pendolino, Agogia. E proprio un olio extra vergine Moraiolo cento per cento, che ho avuto recentemente l’occasione di provare, mi ha colpito, anche perché ho notato che in etichetta non porta la dicitura Dop e di nessuna delle Dop dell’olio umbre, anche se territorialmente l’azienda produttrice, che ha sede a Spello, ricadrebbe nella Dop Umbria Colli Assisi Spoleto.

L’olio, che riporta in etichetta la dizione Olio Extra Vergine biologico Terre Rosse, è prodotto dalla Azienda Agraria Hispellum di Spello, che può contare su 50 ettari di oliveti, distribuiti sulle colline di Spello, lungo la strada che conduce all’antico castello di Collepino e nelle adiacenze del monastero di Vallegloria, ad un’altitudine compresa tra i 400 ed i 500 metri esposti ad est, quindi al miglior irraggiamento solare, su terreni ricchi di pietra e terra rossa (da cui il nome dell’olio).

Olio biologico si legge in etichetta e difatti l’azienda ha acquisito la certificazione biodinamica dal 2010, grazie alla collaborazione con l’Università degli Studi di Perugia che l’ha seguita nell’implementazione delle colture e nei controlli di produzione.

La scelta della cultivar moraiolo (nome che deriva dall’introduzione di olivi in Umbria “da parte di monaci provenienti dalla Grecia e da Costantinopoli, i quali coltivavano i loro uliveti togliendo i sassi che incontravano e che utilizzavano per costruire i muri, dividendo in tal modo le varie proprietà: da muri, in dialetto mori, si è giunti a muraioli o moraioli”) è naturale in terra umbra, grazie alla capacità della pianta di produrre frutti piccoli, rotondi, di peso poco superiore ad 1 grammo, che sono adatti alla raccolta esclusivamente a mano. E la molitura avviene a freddo entro sei ore dalla raccolta e l’olio estratto viene conservato in serbatoi di acciaio inossidabile in atmosfera modificata con azoto.
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Ho detto che non sono un tecnico dell’olio e pertanto proverò a descrivere questo Terre Rosse, che l’azienda suggerisce di abbinare a “piatti sapidi e di forte struttura (bruschette, carni alla griglia, arrosti, zuppa di legumi, pinzimoni aromatici, funghi alla griglia, pasta e fagioli, spinaci, raperonzoli, crispigni, bolliti e saltati con olio e aglio, ecc.) e a piatti con marcata sensazione dolciastra quali patate o zuppe di porri o cipolle”), con un linguaggio, che potrà anche apparire un po’ comico da degustatore di vino.

Bello l’aspetto dell’olio, con un colore verdolino brillante molto luminoso, con bella densità fluida e subito un aroma fresco, intensamente vegetale, ma non aggressivo, con note di buona dolcezza e ricchezza di frutto, con solo una leggera vena piccante e una grande armonia. Caldo in bocca, ricco di sapore, corposo, pieno, con una dolcezza del frutto di grande integrità e armonia, leggermente pungente sul finale, ma molto equilibrato, dotato della giusta consistenza che si richiede ad un olio prodotto in terra umbra.

Azienda Agraria Hispellum
via Rosi 42
06038 Spello PG
tel. 0742 302274
e-mail info@hispellum.com
sito Internet www.hispellum.com

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2 pensieri su “Olio extra vergine biologico Terre rosse

  1. Zillians! campo minato. Divertiti:
    L’altro giorno ero nel supermercato irma e stavo guardando una bottiglia di olio De Cecco.
    Un signore punta il dito verso la bottiglia e mi dice: “E´ buono”. Io gli rispondo se sapesse da dove veniva
    ed il signore mi fa “Certo, é italiano. Come Lei vero ?” “Si, io sono italiano, ma l’olio no. Viene da diversi paesi dell’EU”.

    Come avevo appena letto nella retroetichetta. Mi ci vorrá una visita dall’oculista tanto piccolo é il carattere di stampa
    con cui la dichiarazione viene impressa in etichetta, ma tant’é.

    Ora due domande: EU Grecia, Spagna. Forse Spagna, ma la tracciabilitá ?

    Tutto regolare dal punto di vista tecnico-legale, sicuro, ma poi non ci lamentiamo se
    gli altri fabbricano il parmesano o la mortadela quando i primi ad abusare del nome italiano siamo noi.
    “Noi” in questo caso non é un pinco pallino qualsiasi ma una storica Casa produttrice di pasta alimentare che diversi meriti pur li ha.

    De Cecco

    Extra Vergine di Oliva

    Bottiglia di vetro.

    0,5 liter/mezzo litro 60 corone (€8,03)

    al litro € 16,06

    Ekstra jomfruolivenolie

    Tiener presente che non é neanche poi tanto economico
    tolte l’iva (25%) il trasporto e la tassa ecologica per il vuoto in vetro stiamo parlando di 12,45 euro da dividersi tra De Cecco e la catena “irma” ( la parte piú “trendy” della Coop) che lo distribuisce.

    Marcia avanti.

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