Trentino wine blog: se non esistesse bisognerebbe inventarlo! E invece…

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L’assurdo caso di un blog osteggiato e boicottato in patria

So bene che questi che vengono subito dopo alle feste e alle libagioni pre e post natalizie non sono giorni che si prestano alle polemiche e pretenderebbero, anche da noi blog del vino, considerazioni più tranquille, allegre e disimpegnate. Anche per consentirci di digerire meglio e smaltire il surplus alimentare che – alla faccia della crisi – abbiamo golosamente ingurgitato.

Invece, anche se è solo il 2 gennaio e guardando al calendario pensiamo che abbiamo ancora l’ancora di salvezza del 6 gennaio, dell’Epifania “che tutte le feste se le porta via”, voglio toccare un argomento serio. Quello relativo al valore degli articoli, all’impegno degli autori, dell’eccellente Trentino wine blog, un blog creato da un gruppo di persone esperte di vino, che operano nel mondo del vino a diverso titolo, che ha come argomento, il titolo lo dice bene, il vino di quella terra, che “fa rima con vino” che è il Trentino.

Il blog è vitale, battagliero, informato, coraggioso e aiuta, meglio di qualsiasi altro organo d’informazione, cartaceo o via Web, sicuramente più di alcuni sfarfalleggianti e cartapatinati e glamour, perfettamente allineati e furbetti, a cogliere la complessità della produzione vinicola nella terra del Concilio di Trento. Dove esistono pure e questo blog spesso ne segnala con piacere alcune, come questa, piccole realtà produttive di nicchia, vere e proprie chicche e fiori all’occhiello, ma dove il grosso della produzione è appannaggio di una fitta rete di Cantine sociali.

Lavis-cantina

Alcune molto grandi e potentissime, alcune che lavorano bene, come questa, ad esempio, e altre lasciamo perdere, altre più piccole e spesso di eccellente/sorprendente livello, ma in qualche modo condizionate dal potere massificante delle più grandi. Che possono godere su una scoperta protezione politica, su una contiguità con il potere politico, su un sostegno economico, anche a copertura di giganteschi buchi di bilancio, che le normali realtà produttive si sognano. Alla faccia della concorrenza e del libero mercato.

Trentino wine blog racconta puntualmente tutte queste cose e dice quello che altrove non si legge. E fa opera d’informazione corretta e ben documentata, ad esempio in questi due post, leggete qui e poi ancora qui, dove prendendo lo spunto da un mio articolo su un eccellente esempio di questa trentinissima varietà di rosso, il roveretano e vallagarino Trentino marzemino, ci vengono raccontate, suffragate da numeri e statistiche, realtà importanti.
MarzeminoTrentino

Ad esempio che “il Marzemino, così come il Teroldego, oggi, del resto come ieri, sono varietà esiliate nella riserva indiana dell’autoctonismo trentino: insieme costituiscono circa il 10 % delle aree coltivate, circa 1000 ettari (tanto per dare l’idea: Pinot Grigio e Chardonnay occupano poco meno di 5500 ettari). Una percentuale di impianto che rappresenta perfettamente anche la quantità di uve prodotte. La vendemmia abbondante del 2013 (poco meno di 1 milione e 400 mila quintali di uve incantinate) è stata archiviata con 38 mila quintali di uve Marzemino e 100 mila quintali di uve rotaliane”.

E poi, facendo riferimento all’ultimo dossier prodotto insieme da Camera di Commercio e Consorzio Vini (2011), che “le campagne vitate a uve Teroldego, varietà fra l’altro molto generosa dal punto di vista produttivo sono circa il doppio (700 ettari) rispetto a quelle coltivate a Marzemino (300 ettari). Tuttavia nel corso degli ultimi 30 anni queste varietà hanno avuto una diversa evoluzione. Mentre le coltivazioni della bacca rotaliana sono rimaste pressoché stabili, segnando anzi un lieve decremento percentuale (dal 7 al 6,2 %, delle aree vitate), le aree destinate alla coltivazione del Marzemino, in Vallagarina, sono cresciute oltre il 100% (dall’1,6 % al 3,5 %)”.

Però, scrive il principale curatore del blog, i cui autori si trincerano, per motivi che capirete dopo, dietro ad uno pseudonimo, “oggi le cose stanno cambiando. Le cantine sociali, a cui non fosse altro che per ragioni di peso numerico, tocca di tracciare la rotta, usando la leva della remunerazione zonale, puntano ad una riduzione drastica delle aree destinate alla coltivazione della bacca lagarina.
vignetiMarzemino

Una politica di contenimento, che tuttavia si muove a senso unico: da una parte penalizza fortemente gli impianti esclusi dalle due micro zone riconosciute come “vocate” (Isera e Ziresi), e dall’altra si guarda bene dallo stimolare una stagione di nuovi impianti nelle medesime aree. Obiettivo: tornare indietro, alle superfici degli anni Ottanta e ad una produzione dimezzata rispetto a quella di oggi. Fingendo così di salvare capra e cavoli”.

Grazie per le informazioni utili, direte voi, e accidenti al dirigismo di chi spianta Marzemino per piantare Pinot grigio, e complimenti a Trentino wine blog per documentare questo cambio di direzione.

Invece, in un post di congedo dal 2013, che contiene alcune valutazioni sull’ultima vendemmia, “la vendemmia è stata abbondante. Lo Chardonnay, almeno sulla carta, è tornato sullo scalino più alto del podio (30,15 %), appena poco più su del nostro amico Pinot Grigio (28,39 %) e a lunga distanza dal povero Mueller Thurgau (9,21 %), i cui prezzi sui mercati internazionali sono precipitati nel baratro dell’antieconomicità e il cui destino sembra sempre più quello della spumantizzazione Charmat.”, scopriamo – in verità lo sapevamo già – che a Trentino wine blog in patria non battono affatto le mani, non si complimentano con lui.

Ma che non solo è visto come il fumo negli occhi, guardato male dalle autorità della potente Provincia di Trento e dai produttori che evitano di considerarlo come una piazza di utile dibattito, ma viene osteggiato, messo all’indice, boicottato, e che contro i suoi autori si consumano piccole, squallide ritorsioni.

congiura-del-silenzio

Scrive Cosimo Piovasco di Rondò: “Concedetemi ora due parole su Trentino Wine Blog. Nel corso del 2013 è cresciuto, sia in visitatori che in commentatori. Continua ad essere un luogo frequentato (+30%), ma come era prevedibile non è riuscito a diventare un luogo utile di confronto per i produttori. E continua a non piacere a chi non deve piacere. Niente di nuovo.
La sgradevolezza ontologica di questo blog, qualcuno di noi, la cui identità è ormai stata smascherata, la sta pagando. E la sta pagando cara dal punto di vista professionale. Ma anche questo era nel conto: il potere, quando non è illuminato – e nel nostro caso è tutt’altro che illuminato -, non fa sconti e tende ad usare il pugno di ferro. Anzi di acciaio. In silenzio. Perché il costume del regime trentino è questo: la vendetta silenziosa. E questa è l’unica cosa che non abbiamo bisogno di scoprire nel 2014. Semplicemente perché la abbiamo già vissuta”.
Mafia

Scusate, ma a voi tutto questo non sembra puzzi un po’ di “mafia”? Vi sembra normale una situazione dove le persone che fanno il loro dovere di giornalisti, ovvero informare, fare informazione libera e critica, quando necessario, sono discriminati e combattuti? Siamo sicuri di trovarci ancora in Trentino e non molto più a Sud?

Agli amici, carissimi, ai fratelli di Trentino wine blog dico solo: non abbiate paura, non fatevi condizionare da quei modi di fare, andate avanti come se niente fosse a raccontarci che esiste un altro Trentino del vino e che quello di cui ci propongono lustrini e strass ha spesso le tarme, la rogna e un sacco di problemi. E se avete bisogno di aiuto e sostegno, considerate Vino al vino come casa vostra. Lo é. Auguri di un sereno 2014, forza e coraggio!

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/

8 pensieri su “Trentino wine blog: se non esistesse bisognerebbe inventarlo! E invece…

  1. In tutto questo discorso, a farne le vere spese sono i consumatori, quelli che, sapientemente disinformati, vengono trattati come mandrie paganti. Però i tempi sono cambiati e la puzza di autoreferenziale nella comunicazione non libera si sente subito. Solidarietà e avanti tutta per Trentino Wine Blog.

  2. Leggendo questo articolo penso sinceramente che chi ne esce con le ossa rotte sia la mafia, paragonata a questa compagnia di alcolizzati causi il rivoltarsi nella tomba tutti gli illustri mafiosi passati ad altra vita.

    Vorrei raccomandare a chi cura questo blog di andarci piano con le analogie, la mafia vera ha fatto vittime con il piombo, qui invece di morti non se ne contano e non se ne conteranno grazie a Dio.
    La vostra è solo una visione diversa di come gestire imprese cooperative che quelle si che se non ci fossero bisognerebbe inventarle.
    E magari se foste voi al comando vi comportereste peggio, basta vedere come trattate chi non la pensa come voi.
    Bacio le mani!

    • Ecco puntuale la risposta di un fedele “picciotto” cooperativo trentino, un coniglio che si nasconde dietro ad un nickname: e bravo! Allineato e coperto, un servo del Sistema Trento.

      • Visto?
        1)Fedele Picciotto Cooperativo
        2)Coniglio
        3)Allineato e coperto
        4)Servo del sistema Trento (?)
        Tre righe: quattro insulti e poi tu parli di pericoloso sistema mafioso?
        Ma per piacere!
        Lunga vita a Trentino Wine Blog ma Cosimo per favore rompi questa santa alleanza con Ziliani è un opportunista a cui piace solo gettare fango sul Trentino che non si allea con lui!

        • ho sprecato troppi aggettivi: bastava scrivere che si trattava del commento di uno scemo. Solo un fesso, potrebbe darmi dell’opportunista e pensare che io cerchi “alleanze” (di che tipo prego?) con il Trentino.
          Io sono solo un giornalista indipendente, non sono né un consorzio, né un’azienda, ne chissà che, che razza di “alleanze” potrei mai cercare?
          Quanto al “gettare fango sul Trentino”, come si concilia questo mio atteggiamento (secondo lei) con le decine di articoli positivi dedicati a Trento Doc e vini fermi trentini pubblicati su questo blog e su Lemillebolleblog?
          Lei é molto confuso: credo che troppo Müller Thurgau Charmat bevuto durante le feste le abbia dato alla testa…

  3. Caro Franco: grazie. Solo grazie. So che ora, come è già accaduto, qualcuno parlerà di noi e dirà che siamo come Gianni e Pinotto, Cip e Ciop, Tom e Jerry e magari fratelli Marx. Del resto i picciotti oligopolistici, hanno già messa fuori la testa. E va bene. Tutto previsto.
    Ciò che ci unisce sono analisi e punti di vista. Tanto più forti e ficcanti perché elaborati a partire da strumenti analitici e sistemi valoriali così differenti (se ci fossimo incontrati da giovani forse ci saremmo felicemente menati e pure di santa ragione). Eppure le nostre analisi coincidono. Magari questo vuol dire qualcosa. Io penso che sì.
    Tu parli di sistema mafiosetto, pur attribuendo a questa parola tutte le approssimazioni del linguaggio giornalistico e le simbologie del caso. E qualcosa del Trentino, conosci bene anche tu. Ne abbiamo parlato tante volte. E anche tu hai subito discriminazioni: penso a quei produttori che si rifiutano di portare in assaggio cieco i loro prodotti, immaginando così di rendere meno credibili le tue valutazioni. E quindi di incrinare la tua autorevolezza. Penso a chi in Trentino ha decretato l’ostracismo violento e silenzioso che dura da più di dieci anni nei confronti di uno dei più competenti collaboratori del mio blog, perché si era battuto, e si batte ancora, contro il potere degli oligopoli, invocando un modello di rappresentanze paritetiche.
    Tuttavia, non penso che il Trentino sia una terra mafiosetta. Anche se talvolta i metodi usati – il silenzio soffocante e omertoso anziché il libero dibattito e confronto delle idee –, lo potrebbero far pensare. Penso invece che il Trentino sconti un deficit di pluralismo: ieri su Trentino Wine un commentatore invocava una regia unica per il vino trentino; gli ho risposto che una regia unica e unilaterale c’è già e che questo è il problema. E che, semmai, bisognerebbe ripartire da un po’ di sano caos pluralista.
    E’, il Trentino, una società monolitica – basterebbe per questo dare uno sguardo ai risultati delle recenti elezioni provinciali -, abituato a comporre gli interessi divergenti, che pure ci sono, all’interno del medesimo sistema di potere che li genera. E’ una terra che dalla caduta del fascismo in poi non ha mai provato l’ebrezza di un cambio di classe dirigente, che non fosse il naturale ricambio generazionale. Per dire: unica isola (infelice) del nord di lingua esclusivamente italiana (e mi perdoneranno l’approssimazione le sparute minoranze linguistiche che pure esistono ma sono numericamente insignificanti) in cui il centro destra non è mai riuscito ad andare oltre i fatidici prefissi telefonici, o giù di lì.
    E’, il Trentino, un sistema che si immagina autosufficiente e per questo reagisce con fastidio – e con il pugno di ferro – nei confronti di chi si colloca ad una certa distanza di sicurezza dalle palizzate che ne blindano i confini. E’, il Trentino, una terra di passaggio, con una strana e incomprensibile attitudine all’isolazionismo e all’autoreferenzialità (per certi versi mi ricorda la razza antropologica di un’altra splendida terra: la Sicilia, e non alludo alla mafia). E’ un’inclinazione che ha radici profonde e viene da lontano: la stagione conciliare, quella del Principe Vescovo, la natura sinceramente autonomista delle genti trentine. Abituate a considerare il potere come “un vicino” di pianerottolo, con cui strutturare relazioni simbiotiche, durature e reciprocamente vantaggiose. Siamo fatti così, insomma, e non da oggi. E anche il mondo del vino ne risente. Più di altri settori, perché qui, a partire dagli anni Ottanta in poi, si è concentrata la gigantesca sete elettorale della politica.
    Mi fermo qui, caro fratello lombardo, abbastanza sicuro di stare dalla parte giusta. Insieme a te.
    Un abbraccio forte e forte di riconoscenza.
    Tuo
    CpR

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  5. Non so … nemmeno io parlerei di mafia – si rischia anche di inflazionare la denominazione – … No, semmai è un malcostume italianissimo, che qualche volta scivola nel penale (tanto ormai pochi ci fanno caso), ma che spesso è davvero praticato trasversalmente, con disinvoltura, o con incoscienza, o con insolenza e arroganza cattiva (magari mascherata). Il problema è profondo e si tratta di cambiare mentalità, recuperare moralità. Soprattutto si tratta di far capire a chi non digerisce la libertà di stampa (peraltro rara, in Italia), la libertà di esprimere e motivare il dissenso, che da questa discussione (“io la penso diversamente da te”), ci sono vantaggi per tutti. Quando dico “tutti”, naturalmente penso a quelli che lavorano e fanno, non a quelli che smanazzano e speculano; perché sono convinta che siano di più i primi e che – da quello che si sente in giro – tutti abbiamo molta voglia di un po’ di pulizia …
    Apprezzo molto il tone of voice di CpR, qui sopra!

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