Vini da 2014: Aglianico del Vulture Pipoli Zero 2011 Vigneti del Vulture

Mi è capitato più volte di esprimere la mia ammirazione per le doti di manager e imprenditore di Valentino Sciotti, “conducator” della galassia Farnese Vini di Ortona in Abruzzo, “azienda vinicola che in pochissimi anni di attività, grazie ad un’attenta politica votata alla più alta ricerca qualitativa e di marketing, è diventata leader tra le aziende esportatrici del Sud Italia con una produzione di quasi 13 milioni di bottiglie”. Un export che ha raggiunto la siderale quota del 93% in oltre 70 Paesi.

Ammirazione per il “capitano d’industria” capacissimo che non sempre si è accompagnata ad altrettanto compiacimento per i vini, spesso realizzati secondo uno stile perfettamente funzionale per renderli appealing, anche grazie ad un eccellente rapporto prezzo qualità, sui vari mercati, uno stile che difficilmente concorda con il mio gusto da vecchio tradizionalista barbogio, che non ama i vini ricchi di colore e intensamente fruttati o dove il legno si fa sentire in un modo che compiacerà certi palati ma non convince affatto il mio.

Non ho mai amato, a differenza di altri, il mega Primitivo di Manduria Sessantanni, prodotto, quando l’azienda faceva ancora parte del gruppo Farnese, presso la Feudi di San Marzano, ma mi sono sempre tolto tanto di cappello, da osservatore di cose vinicole, di fronte ai numeri che quel vino e altri, prodotti presso Fantini Farnese, Vesevo e altre realtà produttive, sono stati capaci di mettere a segno.

Negli ultimi anni però, quando mi è capitato di assaggiare qualcuno della ricchissima gamma di vini sono rimasto sorpreso scoprendo una territorialità, una finezza, una personalità peculiare molto superiore che in passato e delle doti che non avrei mai pensato di trovare in una locomotiva export oriented.

vignetidelvulture_logo

E vini sorprendentemente ben fatti, una vera sorpresa, li ho trovati in particolare nell’azienda lucana del gruppo, la Vigneti del Vulture, dove in conformità ad una linea di Farnese, che individua e responsabilizza giovani enologi open mind con esperienze di vendemmia e vinificazione maturate in tutto il mondo, Nuovo Mondo in particolare, opera il giovane Dennis Verdecchia, responsabile delle vinificazioni in Campania (nella tenuta Vesevo in Irpinia,) e qui in Vulture. Verdecchia, che si è fatto le ossa anche in Argentina, Nuova Zelanda e Sud Africa, ha messo a segno una serie di vini non solo tecnicamente ineccepibili, dimostrando il proprio savoir faire tecnico, ma ricchi di sfaccettature.

Penso al singolare uvaggio bianco Greco – Fiano Pipoli 2012, da uve provenienti da terreni tufacei, dal naso molto ampio ed espressivo, fragrante e aperto, e dalla bocca succosa sapida e ricca di nerbo, e al notevole, per me è stata una delle sorprese dell’anno, Rosato Basilicata IGT Pipoli, che ho raccontato la scorsa estate sul Cucchiaio d’argento, ma grazie alla disponibilità di vigneti posti in ottime posizioni, anche ad 850 metri di altezza nel comune di Acerenza, degli Aglianico del Vulture.

AglianicoVultureZeroPipoli

Bene l’Aglianico del Vulture Piano del Cerro, annata 2008, dallo stile gradevolmente rotondo e succoso, con una materia ricca e di grande densità, ma benissimo, figlio di una disponibilità di Verdecchia  a sperimentare e percorrere strade nuove, l’Aglianico del Vulture 2011 Pipoli Zero, affinato esclusivamente in acciaio e ottenuto con una macerazione protratta per ben tre mesi e una tecnica di produzione senza solfiti aggiunti, resa più agevole grazie al livello di acidità molto elevato delle uve.

Un vino che rappresenta una variazione sul tema del collaudato Aglianico del Vulture Pipoli e che in etichetta non si presenta affatto come vino naturale, ma mette semplicemente in evidenza con una chiara dicitura questa sua peculiarità.

Un Aglianico del Vulture dal ricco patrimonio polifenolico che all’assaggio mi ha convinto per la sua territorialità, per il suo schietto parlare Aglianico e Vulture anche grazie alla scelta, a mio avviso indovinatissima, della rinuncia al passaggio in legno, e soprattutto legno piccolo, perché siano l’uva ed il terreno vulcanico a dire la loro senza interferenze.

Colore rubino violaceo di bella intensità e brillantezza, ha profumi netti, ben espressi, diretti, nitidi di prugna, ciliegia e liquirizia, oltre ad una precisa vena salata e minerale, che si ritrovano puntualmente, con perfetta corrispondenza, anche in bocca, dove il vino si distende ricco e pieno, con un tannino naturalmente presente e vivo ma non astringente, con stoffa calda, bel nerbo acido e persistenza sapida lunga e gustosa.

Un modo di lavorare sui vini rossi, anche su quelli importanti come sono gli Aglianico del Vulture, che vorrei trovare sempre più spesso applicato anche nel 2014.

Vigneti del Vulture
Via dei Bastioni Castello Caldora
66026 Ortona (Chieti)
Tel. 085 9067388
Email segreteria@farnesevini.com
Sito Internet http://www.farnesevini.it/

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

2 pensieri su “Vini da 2014: Aglianico del Vulture Pipoli Zero 2011 Vigneti del Vulture

  1. Colgo l’occasione per ringraziarla per i suoi interessanti e chiari articoli! Le volevo chiedere a proposito dell’aglianico del Vulture, cosa ne pensa delle Vigne Mastrodomenico di cui ho potuto assaggiare ad una simpatica iniziativa a Bari, un aglianico del Vulture Doc il Likos. Grazie

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