Vini da 2014: Rosso della Maremma Toscana Sinarra 2012 Fattoria di Magliano

Vinida2014

Prende veramente avvio oggi, dopo la prova, pubblicata il primo gennaio, fatta con l’Alto Adige Vernatsch Missianer della Cantina produttori San Paolo, la nuova rubrica che ho intitolato Vini da 2014, che riguarderà, come ho scritto, vini che in sintesi definirei schietti, diretti, facili da bere e da portare a tavola.

Vini non impegnativi ma non banali, vini che “fotografano” e restituiscono l’identità delle loro zone di produzione, vini che quando li stappi è necessario che ci sia qualcuno (tu stesso, se in quel momento non ti trovi in compagnia) che ti li tolga dalle mani, altrimenti rischi di vuotare la bottiglia. Vini di grande bevibilità, in sintesi, che non troverete mai, per loro fortuna, premiati dalle varie guide, ma spero che siate voi consumatori a premiare sceglieteli.

Il vino da 2014 che vi propongo oggi l’ho trovato in Toscana, in una terra bellissima, la Maremma, dove il Sangiovese, protagonista di questo vino, è pure onorato, nella denominazione a fortuna e successo variabili Morellino di Scansano, all’interno della quale viene prodotto con un minimo dell’85% di uve del vitigno Sangiovese. Ma nel quale è permesso l’utilizzo, per un massimo del 15%, di altre uve di vitigni a bacca nera consentiti nella Regione Toscana, ovvero Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, il che fa capire a quale varietà e differenza di vini, spesso buoni, ci si può trovare di fronte.
SinarraFattoriaMaglianoNon un Morellino di Scansano dunque voglio consigliarvi, anche se l’azienda in oggetto ne produce uno buonissimo, l’ottimo Morellino di Scansano Heba (95% Sangiovese, con un saldo del 5% di Syrah), vincitore dell’edizione 2013 di Vinellando, che è buonissimo anche bevuto con svariati anni d’invecchiamento (l’estate scorsa bevuto un 2004, dove il Syrah era però in percentuale del 15%, da applausi), bensì, come riporta l’etichetta, un Rosso della Maremma Toscana, dove il Sangiovese è solitario protagonista. E basta a sé solo, come accade in molti splendenti casi in Chianti Classico e, ovviamente, in quel di Montalcino.

Il produttore, di cui ho scritto parecchio nei mesi scorsi, esaltando, perché lo merita, uno splendente Vermentino, il Pagliatura, dotato di una mineralità e di una tenuta nel tempo strepitosi, è la Fattoria di Magliano di Magliano in Toscana, distribuita in Italia da Pietro Pellegrini.

Bellissima realtà produttiva, dotata di un accogliente agriturismo e di un ristorante dove si mangia divinamente, creata nel 1996 dall’imprenditore di Lucca Agostino Lenci rimasto letteralmente folgorato da questo angolo di una Maremma ancora selvaggia e autentica, tanto da programmare progressivamente l’impianto di qualcosa come una sessantina di ettari dislocati in splendidi vigneti distribuiti in tre aree, Sterpeti, Tizzi e Poggio Bestiale, condotti in biologico dal 2011.

Anche questo Sangiovese in purezza, proposto ad un prezzo molto appetibile intorno ai sette euro, è corredato da una bellissima etichetta opera dell’architetto e artista lucchese Mauro Lovi, autore dell’intero originalissimo e raffinato progetto grafico, e porta il nome di Sinarra, che così Lovi spiega: “E’ affidata alle lettere dell’alfabeto etrusco la narrazione di una storia antica, quella di questa terra, la Maremma, ispirazione e origine per questo vino. “Un bicchiere di Sinarra, guardando la laguna di Orbetello e il Monte Argentario in lontananza, sotto gli alberi freschi, sugella il nome con l’atmosfera.”

Si tratta, come ho detto, di un Sangiovese 100% da uve provenienti dalle vigne di Tizzi e Poggio Bestiale (nome anche del bordolese Super Tuscan aziendale), terreno di medio impasto ricco di scheletro, altezze varianti dai 150 ai 250 metri sul livello del mare, esposti ad est ovest, allevamento a cordone speronato con 6400 ceppi ettaro, età d’impianto 1998 e produzione media per pianta di 800 grammi (ventimila le bottiglie prodotte).
FattoriaMaglianoSinarra2012

Un vino molto diretto, che punta sulla purezza mediterranea di espressione rinunciando all’affinamento in legno grande o piccolo, e fermenta, per 20-25 giorni (l’enologa consulente è la brava e bella Graziana Grassini) in acciaio e si affina in cemento vetrificato, per l’esattezza vasche acquistate in Borgogna. Un vino che l’azienda consiglia di abbinare a salumi, paste con pomodoro, carni bianche e rosse, formaggi, che io ho trovato sorprendente per integrità e purezza.

Il Sinarra 2012, dal colore rubino brillante, il colore vero del Sangiovese (diffidare dai colori troppo fitti e dalle consistenze lutulente) dotato di una bellissima florealità, aperto, profumato, fragrante, tutto ciliegia nera, macchia mediterranea, sfumature leggermente pepate e tanto sale. Succosa polpa al gusto, un magnifico sostegno tannico senza durezza, una bella scorrevolezza e una piacevolezza, pur di fronte ad una materia ricca, ad una bella ampiezza sul palato, contagiosa.

E molto buono, a dimostrazione che il vino è ottimo giovane, ma evolve benissimo, un po’ come tutti i vini della Fattoria di Magliano, dopo una permanenza in bottiglia, anche il 2011, naso fitto e selvatico, terroso, con intensa mineralità e ancora macchia mediterranea, liquirizia, cuoio in evidenza, molto ricco e sostanzioso al gusto, tannini ben sostenuti ma non aggressivi, grande sapidità, equilibrio e ricchezza di sapore e persistenza lunga e ben tesa. Proprio il genere di vini che voglio bere, e consigliarvi, in questo 2014 tutto da scoprire…
GammaFattoriaMaglliano

Fattoria di Magliano
Località Sterpeti, 10
58051 Magliano in Toscana (Grosseto)
Tel. 0564 593040
E-mail info@fattoriadimagliano.it
Sito Internet www.fattoriadimagliano.it

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7 pensieri su “Vini da 2014: Rosso della Maremma Toscana Sinarra 2012 Fattoria di Magliano

  1. Copia-Incolla:”…Morellino di Scansano, all’interno della quale viene prodotto con un minimo dell’85% di uve del vitigno Sangiovese. Ma nel quale è permesso l’utilizzo, per un massimo del 15%, di altre uve di vitigni a bacca nera consentiti nella Regione Toscana, ovvero Alicante, Ciliegiolo, Colorino, Malvasia Nera, Canaiolo, Montepulciano, Merlot, Syrah, Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, il che fa capire a quale varietà e differenza di vini, spesso buoni, ci si può trovare di fronte.” Premesso che ogni vino fatto bene da uve ben mature e sane merita di essere bevuto, davanti a questo quadro AFFOLLATO (forse il più affollato d’Italia) mi pongo una domanda: non é giunto il momento di ridurre le denominazioni doc-docg. Più che una docg mi pare l’immagine della politica italiana: ci stanno dentro tutti per non scontentare nessuno.

    • concordo in pieno, ma siamo di fronte a diritti acquisiti e penso che nemmeno un dittatore riuscirebbe oggi ad imporre la riduzione del numero di queste denominazioni, di cui tantissime sono inutili o esistenti solo sulla carta.
      Certo si potrebbe pensare ad un accorpamento di singole denominazioni in eccesso, ma anche per fare passare una cosa di buon senso del genere ci vorrebbe una forte volontà che non vedo. Ed un legislatore forte e illuminato

      • “E un legislatore forte e illuminato”.
        Ecco, non c’è. E non c’è nemmeno, nei luoghi preposti, gente che non sia lì “per conto di qualcuno”, “per tutelare, proteggere, moltiplicare gli interessi di qualcuno” (o di una qualche entità di qui o di là, di sopra o di sotto).
        Siamo alla frutta, anzi al dessert, anzi al caffè (amaro). Anche quelli che potrebbero fare bene sono costretti a farsi da parte o a razzolare insieme a gente di piccola o inesistente virtù.
        Uno sfogo? Massì uno sfogo, ma quanto malessere, anche in àmbiti che avrebbero numeri e qualità per superare se stessi e primeggiare nell’universo mondo (enoico).
        Invece ci si contenta delle politiche delle mezze calzette, degli interessi di botteguccia, dei favori reciproci, di una melassa i cui ingredienti sanno di stantio.
        Solo uno sfogo?

  2. A prescindere dalla qualità del vino, io non capisco perchè si debba fare un Maremma nella terra del Morellino, tanto più se questo maremma vien fatto al 100% con sangiovese.
    È come per tanti “supertuscan” 100% sangiovese fatti in terra di Chianti classico. Non ci si lamenti poi se la denominazione perde prestigio (nel caso del Chianti classico il prestigio lo perde soprattutto per altri motivi, ma se i produttori bravi destinano il meglio al supertuscan invece che al Chianti….).
    Mi riferisco ai vari Percarlo, Flaccianello, Fontalloro….. Addirittura il Tignanello è nelle fattezze un Chianti classico viste le uve che lo compongono, ma si sa, le politiche commerciali di Antinori son quel che sono e a mio modo di vedere poco hanno a che fare con la territorialità (fanno riesling appena fuori Firenze, questo penso possa bastare a inquadrare l’azienda)

    • grazie per la segnalazione Zakk, mi mancava il Riesling di Antinori, immagino tipico come il Vermentino dai profumi di peperone verde che fanno in Maremma…

      • si chiama Mezzobraccio, antica unità di misura dei terreni agricoli nella zona. Credo che l’azienda si trovi sulle colline di Fiesole. Lo assaggiai per scienza e conoscienza e siccome sono un inguaribile ottimista lo riprovai in un altro paio di occasioni. L’unica cosa che quel vino mi disse fu un grosso punto di domanda. La prima domanda fu: perchè un’azienda leader di mercato sputtana il proprio nome associandolo a una cosa come questa? Chi ha avuto l’idea di piantare riesling renano in questi posti? Non era più semplice andare in alto adige o, ancora meglio, in Germania e comprarsi un’azienda già esistente? Magari cercando di evitare di ripetere l’operazione ungherese, dove si produce tutto meno che Tokaji. Sono misteri che se aggiunti alla capacità di fare vini come Solaia, Tignanello, Badia a Passignano (il miglior vino della gamma di antinori) diventano ancora più misteriosi.

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