Be fair George!! Good news from London by Giuseppina Andreacchio

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L’insostenibile peso della tassazione nel consumo di vino e alcolici in uk

Sembrerebbe un richiamo forte e deciso di una madre al proprio figlio, invece si tratta di un monito ad un politico utilizzato in Gran Bretagna in una campagna dal titolo ‘Call Time On Duty’ lanciata circa venti giorni fa, descritta con dati precisi sul sito WSTA (the Wine Spirit Trade Association): un vero e proprio appello reso pubblico per chiedere all’attuale ‘Chancellor George Osborne’, che stila il budget per il nuovo anno ogni nuovo marzo, di allentare la cinghia delle tasse sull’alcol. Secondo la campagna, aumentando i costi delle tasse ogni anno (al momento la tassa sul vino fermo è di 2 pounds per 75cl mentre sugli spumanti è 2.56 pounds a bottiglia che non superi 15.5% abv e sia di 75cl di contenuto) il governo non sta facendo altro che mettere a repentaglio il numero dei lavoratori in questo settore e la sua crescita in generale, penalizzando alla fine il consumatore.

In base ai dati e in seguito all’aumento delle tasse nel 2008, la tassazione sul vino è aumentata del 50% e quella dei superalcolici del 44%. Sotto l’attuale governo, la tassa su vino e superalcolici è aumentata del 25% portando così, lo scorso anno, l’onere delle tasse per pubs e ristoranti ad un valore di oltre £ 34 milioni. Se consideriamo che il prezzo medio di una bottiglia di vino da 75cl in UK è di £ 5.00 e quello di una bottiglia di Vodka da 70cl di £ 11.80, e facciamo quattro calcoli viene fuori che il 57% e il 79% del costo delle due bottiglie rispettivamente, serve ad ammortizzare solo la copertura del costo dell’accisa! Questi dati sconvolgono se paragonati alla Francia (dove la tassa equivale al 20%) e alla Spagna (dove la tassa equivale al 21%) e ci fanno dedurre che UK sia il terzo paese in Europa col sistema d’accisa più alto per quanto riguarda il vino e il quarto per quanto concerne i superalcolici.

Questi sono dati che davvero ci fanno riflettere. Se poi ci affacciamo a considerare la fetta economica dell’industria delle bevande in UK rimarremo sbalorditi: l’industria del vino e degli alcolici corrisponde a ben 20 bilioni di pounds all’anno; 650,000 persone sono impiegate nei vari segmenti, ossia produzione e vendite, e il 18% dell’impiego diretto nell’industria dei superalcolici in Europa si registra solamente in UK, posizionandola al primo posto rispetto a tutti gli altri stati membri. Infine 26 milioni di persone consumano regolarmente vino nei locali e 204,684 locali con tanto di licenza per la vendita dell’alcol sono stati registrati solo nel 2012.

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Insomma con questi dati, chiari, precisi e palesati a tutti, senza i segreti inconfessati a cui purtroppo noialtri Italiani siamo stati abituati dalla politica nostrana, e siano essi consumatori e non, si sta facendo strada la campagna che sta imperversando in Gran Bretagna e la cosa più interessante è il sistema messo in atto: andando sulla pagina web si può aderire, con una lettera prestampata, alla campagna singolarmente usando il proprio codice postale che sarà usato per contattare il Member of Parliament responsabile della propria zona, il quale a sua volta riporterà direttamente al Ministro delle finanze. A detta di Harpers, autorevole fonte quotidiana d’informazione inglese nel settore bevande, anche le aziende produttrici e i distributori possono aderire alla campagna utilizzando una lettera pre-stampata e standardizzata da spedire al ministro. Proprio oggi il direttore della Bibendum, agente e distributore con sede a Londra, si è fatto portavoce della necessità da parte degli addetti ai lavori di intervenire a votare per vincere la campagna. Ancora secondo il giornale, una ricerca di Ernst & Young mostra che se la scala delle tasse verrà congelata, allora ci saranno nel 2014 circa 6,000 nuovi posti di lavoro e verrà creato un reddito extra di £230 milioni per il ministero del Tesoro. Se ciò non verrà fatto invece, i produttori di bevande saranno costretti a smettere di fornire il paese e rivolgeranno la loro attenzione ad altri paesi europei. Firmando la petizione si potrà dunque rendere consapevole il governo di quanto sia pericolosa la strategia dell’accisa sul business dell’alcol in UK.

Tutto questo di certo sta scatenando delle grandi polemiche da parte di alcune associazioni, che da tempo lottano per ridurre il consumo di alcol in UK dove esso miete all’anno 1.2 milioni di ricoveri ospedalieri e da parte del governo che, per bloccare il fenomeno dilagante dell’ eccessivo uso di alcol propose, lo scorso anno, di fissare un prezzo minimo, pari a 45p per unità alcolica, oltre a bandire le promozioni di vendite di alcol in pub e supermercati (come il tre per due, per esempio).

La proposta di legge di imporre un prezzo minimo per unità alcolica non è considerata come uno strumento efficace per bloccare il fenomeno del bere a dismisura, ma anzi come qualcosa che colpisce direttamente i consumatori responsabili e pertanto non è ancora diventata legge. In base alla nuova proposta una lattina di birra lager costerà non meno di 40p contro gli attuali 20p. Questo però non avrà un impatto forte nel bloccare il problema dell’alcol consumato in eccesso e i medici sono convinti che solo la legge di cui sopra potrà essere uno strumento valido per ridurre le malattie del fegato e i decessi ad esse legati. Siccome non esistono però evidenze concrete sull’impatto positivo della legge in questione, sono molti coloro i quali sostengono che anziché’ rivoluzionare il sistema e andare contro le leggi in vigore in EU che non consentono l’applicazione di questa tassa, sarebbe più efficace un programma di educazione al bere in modo responsabile per i consumatori inglesi.
Befair-logo

In Scozia la legge di porre una tassa minima di 50p per unità alcolica è stata accettata ma non ancora implementata; l’Irlanda del Nord sta ancora mettendo insieme una proposta mentre in Inghilterra forte è l’opposizione della WSTA che, nella persona del suo amministratore delegato, Mr Miles Beane ha così commentato: ‘Noi continuiamo ad opporci alla proposta in quanto non è uno strumento per combattere l’uso spropositato dell’alcol e soprattutto penalizza in modo ingiusto i consumatori sensati’ in un paese, aggiungo io, dove gli attacchi di violenza, dovuti all’alcol, hanno trasformato alcune città in no-go areas e che costano al contribuente ogni anno 21bilioni di pounds per risolvere crimini e problemi di salute. Vedremo cosa accadrà in futuro considerando che al momento la percentuale della popolazione che appoggia l’approvazione della tassa minima sull’alcol è del 34% contro chi invece la rifiuta, ossia il 56%. Per saperne di più visitate http://www.calltimeonduty.com/

Giuseppina Andreacchio
GiusyAndreacchio

Un pensiero su “Be fair George!! Good news from London by Giuseppina Andreacchio

  1. Sempre più spesso penso che il pensiero sia – al tempo d’oggi – aggiogato esclusivamente al denaro. Se un’idea c’è, è solo quella di fare soldi.
    Che il consumo di alcol – a cui si aggancia il legislatore per una più facile ‘raccolta’ – sia una piaga non da poco, non è una novità. E che chi legifera abbia buon gioco a caricare di tasse la bottiglia, possiamo darlo per scontato. E’ così facile, dall’altra parte c’è il nulla!
    Quello che mi lascia perplessa davvero è la mancanza di idee da parte delle tante sigle che rappresentano gli interessi dei produttori (penso soprattutto al mondo del vino e in particolare a quello dei “supervini”).
    Infatti da lì – dove dovrebbe esserci un lungimirante interesse per certi valori – doveva, ma da tempo ormai, partire un’azione o meglio un sistema strategico di azioni, per contrastare i danni sociali e premiare al tempo stesso la vera qualità; attuare una campagna a sostegno della buona reputazione di una produzione che deve creare unicamente gioia e piacere, non disastri sociali.
    Questa reticenza a “limitare i consumi”, limitandoli e circoscrivendoli a una situazione di pienezza e di benessere, non so se sia solo apparente o se corrisponda a una realtà.
    Conosco tanti produttori (di vino) e mi paiono tutti assai propensi al pensiero e a riflessioni sul futuro, ognuno a modo suo, … ma quando si tratta di uscire dalle strategie commerciali per entrare in contatto con realtà che non siano la distribuzione – grande e piccola – del prodotto, mi pare che manchi un po’ l’anima strategica.
    Qui da una parte ci sono i problemi dell’alcolismo, dall’altro c’è il piacere (non privo di eros) di un bicchiere straordinario. Chi percepisce quale posto occupa il vino nell’immaginario (quasi) collettivo, capisce quali sono i limiti di quel vissuto.
    Questo post mi pare un campanello … d’avvertimento!

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