Da due settimane senza Ministro delle Politiche Agricole, alimentari e forestali: è un problema o meglio così?

DeGirolamo

Non voglio assolutamente buttarla in politica data la nausea che il normale cittadino prova ormai per quella strana cosa che appare orribile da qualsiasi angolazione la si osservi, e lungi da me indulgere in demagogia, come se non ce ne fosse già abbastanza in circolazione o scendere in una qualsiasi polemica partitica, ma vogliamo parlare, a due settimane buone dalle dimissioni dell’ex titolare, del caso rappresentato dall’assenza nel governo in carica di un Ministro delle Politiche Agricole, alimentari e forestali?

Lo scorso 26 gennaio, con accettazione immediata il giorno seguente da parte del presidente del Consiglio, l’onorevole Nunzia De Girolamo, classe 1975, beneventina, rassegnava le proprie dimissioni al culmine di una vicenda politica sulla quale non mi interessa minimamente pronunciarmi. Come pure osservare che l’ex ministra “dell’Agricoltura”, come si diceva un po’ meno pomposamente in passato, era figlia di Nicola De Girolamo, direttore del Consorzio Agrario di Benevento, e che quindi la sua nomina fosse avvenuta, come accade spesso nel Bel Paese, in palese conflitto d’interessi.

Non voglio nemmeno esprimere alcun giudizio sull’esperienza ministeriale della parlamentare, durata dal 28 aprile 2013 sino a fine gennaio di quest’anno. Se si sia dimostrata capace, se abbia preso decisioni utili al mondo agricolo italiano oppure no.

Voglio semplicemente chiedermi come sia possibile, anche se so che nell’attuale super incasinatissima e forse terminale fase del dicastero Letta anche solo pensare di spostare un sottosegretario causa fibrillazioni e sconvolgimenti, crisi di governo minacciate e poi ritirate, e la parola “rimpasto” solleva annunci di tregende e catastrofi bibliche, che in un Paese come l’Italia dove, lo dicono tutti, le Politiche agricole e alimentari sono (sarebbero) di centrale importanza, queste possano essere rette “ad interim”, nei ritagli di tempo, da un Presidente del Consiglio che oltre che a pensare a  come salvare la sedia e la faccia deve occuparsi di mille altre cose.

In un Paese normale, aggettivo speso senza alcuna connotazione polemica o sfumatura dalemiana, penso alla Germania, alla Francia soprattutto, persino alla Spagna, o all’Olanda se il Ministro incaricato di occuparsi delle produzioni agricole, della loro promozione, gestione, valorizzazione, si fosse trovato nella condizione di doversi dimettere, si spera non per motivazioni analoghe a quelle che hanno indotto la De Girolamo ad andarsene, nel giro di pochi giorni massimo sarebbe stato rapidamente sostituito da un collega altrettanto competente. E non scelto con il bilancino del manuale Cencelli o in base agli equilibri insondabili che reggono la vita delle mutevoli coalizioni governative italiche.

Da noi invece, senza che nemmeno il solitamente super loquace Renzi parli e faccia notare l’incongruenza e proponga magari uno dei suoi o dei tanti che improvvisamente si sono “scoperti” renziani sulla via di Matteo, delle Politiche Agricole ufficialmente e apertamente non si occupa nessuno.
Puntodomanda

E la complessa vita del Ministero procede grazie all’operato, si spera ispirato, responsabile e capace, dei funzionari, dell’intendenza, degli uomini di apparato, dei capi di gabinetto, di tutte quelle persone che mandano avanti la baracca, specie nei casi, frequentissimi, in cui come ministro viene “paracadutato” qualcuno che di politiche agricole ne capisce come me di cibernetica.

Mi sorge un dubbio atroce: ma il trovarci da due settimane senza un vero Ministro delle Politiche Agricole, alimentari e forestali è davvero un problema o tutto sommato è meglio così?

12 pensieri su “Da due settimane senza Ministro delle Politiche Agricole, alimentari e forestali: è un problema o meglio così?

  1. Ma un’altra domanda da porsi è la seguente: alle riunioni a Bruxelles chi va a strappare compromessi per la nostra agricoltura?
    E senza un ministro di ruolo le nostre esigenze/richieste sono prese in considerazione o ne usciamo sempre più scapaccionati in un settore, l’agricoltura, che dovrebbe essere strategico per il nostro paese e invece non desta alcun interesse politico se non per riempire qualche sedia e gestire qualche contributo?

    • Per fortuna a Bruxelles c’è Paolo de Castro, presidente della commissione per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. E’ lui che difende i ns intereressi agricoli in sede europea, come ad esempio per l’ultima PAC.
      Poi concordo pienamente con Ziliani che non è accettabile che il Ministero delle Politiche Agricole sia sempre snobbato dalla politica in un paese come lItalia dove l’agroalimentare riveste un ruolo deciso per l’economia del paese.

  2. Signor Ziliani non abbiamo il ministro, ma non abbiamo neanche un governo, Con il Paese alluvionato, franato e terremotato i nostri politici stanno ballando sulla nave che affonda. Export agricolo funziona forse perchè non c’è l’occhio della politica. Cosa ne pensa.

  3. Siamo anche senza un governo; a meno che dire delle cose senza fare niente (non tenendo mai conto dei bisogni dei cittadini e della situazione del paese) voglia dire governare.
    Con buona pace del rottamando e del rottamatore, nonché dei lecchini che gli reggono il gioco.
    C’è qualcuno che riesce a pensare che chi governa sta pensando al bene della Nazione …?

  4. Ovviamente la Sua e’ una domanda retorica. Credere che un individuo preposto a dirigere un Ministero in Italia possa sul serio svolgere il compito che l’Istituto gli imporrebbe per il benessere dei cittadini, e’ come credere che gli asini volino.
    Le politiche di quasi tutti i nostri ministeri, in un prossimo ”futuro passato” verranno giudicate dagli storici provvedimenti criminali.
    Intanto il comparto del vino si dovra’ preparare a soffrire come non mai e se l’attuale andazzo non si interrompe subito, si possono ipotizzare futuri sconvolgenti ed inimmaginabili.
    Alle prossime elezioni europee in maggio diamoci una regolata!!!

  5. Se non ricordo male l’ultimo (l’unico?) ministro che forse aveva qualche competenza in materia agricola fu un certo Paolo de Castro che oltretutto sapeva scrivere perfino dei libri senza ammazzare grammatica e sintassi. La nostra ultima ministra che ci fosse o meno aveva da pensare ai bar dell’ospedale e quindi… insomma non poteva arrivare dappertutto. Battute a parte credo che oggi ci siano poche persone che sanno dove debba andare l’agricoltura stretta tra una visione bottegaia (il futuro delle aziende italiane) e una visione globale (le derrate alimentari girano per il mondo). Credo che non esista professore o politico o giornalista a cui se domandassimo: ho cento milioni e voglio investirli in agricoltura, cosa faccio e dove vado? nessuno saprebbe rispondergli o gli darebbero troppe risposte. Contradditorie. Quindi nessuna utile. Che poi é la stessa situazione in cui si trova la grande e media industria italiana: o é in grado di arrangiarsi oppure affonda. La piccola e media o ha la fortuna di una produzione di nicchia oppure é già finita. TEMO (e lo scrivo maiuscolo) che l’idea del prodotto tipico italiano alla conquista del mondo -che é un po’ la situazione tipica del settore vino italiano- non abbia gran fiato o futuro perchè dappertutto oggi possono fare un buon prodotto e dargli caratteri propri di eccellenza. In questo bailamme penso che una prima decisione potrebbe essere quella di ridurre la produzione vinicola del paese -magari fissandoci l’obiettivo in un congruo numero di anni e gli ammortizzatori sociali- e nel contempo di favorire una espansione verso altri Paesi delle aziende con magigore knowhow lavorando per associarle e farle lavorare assieme altrove.

    • ……dappertutto oggi possono fare un buon prodotto….con caratteri di eccellenza,…….Dappertutto dove? Non ne sono tanto convinto, ne dappertutto in Italia , ne dapertutto all’estero.

  6. Penso che la signora non la rimpianga nessuno, specialemente dopo il suo show al Brennero targato coldiretti, il che è tutto dire. Abbiamo De castro, a Bruxelles, e per fortuna…speriamo solo che non faccaino Petrini o Farinetti Ministro dell’agricoltura…

  7. Mah, comunque se
    si parlava di conflitto di interessi per la De Girolamo con il papà direttore di Cantina del Taburno, che dire del ministro renziano in pectore, nientepopodimeno che Oscar Farinetti!!!
    Praticamente quello di Berlusconi a confronto era una barzelletta.

    • Farinetti non credo proprio che diventerà mai ministro di un governo Renzi. E’ abbastanza sveglio e intelligente da capire che nel suo caso si porrebbe un chiaro conflitto d’interessi

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