Vini da 2014: Teroldego rotaliano 2011 De Vescovi Ulzbach

Il Teroldego Rotaliano, per essere veramente quel grande vitigno, ma che dico il più antico e il più nobile tra quelli autoctoni a bacca rossa presenti in terra trentina non può essere ricordato solo come una delle uve record dell’ampelografia italiana, con i suoi incredibili (ma veri) 170 quintali per ettaro, ma come un vino storico, presente da almeno 500 anni nella zona della Piana Rotaliana, pianura alluvionale situaziona nel nord del Trentino tra il fiume Adige e il torrente Noce, dotato di carattere proprio e forte personalità. E della capacità di essere veramente uno dei capofila dell’enologia trentina.

Certo, finché è stato (e in alcuni casi lo è ancora) un vino da produzioni di massa e senza particolari pretese, in larga parte destinato anche alla produzione di vino Novello, il Teroldego, a parte alcuni casi di aziende che hanno voluto ribellarsi a questa immagine minore, e ne hanno rivoluzionato l’idea ed il progetto, ha faticato ad imporsi, come invece è avvenuto con il Lagrein nel vicino Alto Adige, come un vino da prendere sul serio.

Questo nonostante non gli mancassero, per di più negli anni in cui questi elementi erano premianti nella valutazione della stilistica dei vini, colore, maturità di frutto, densità, concentrazione, polpa, anche se poi molto spesso questi elementi naturali venivano rovinati da una presenza del legno, alias barrique e spesso con tostature robuste, invadente. Almeno al mio gusto.

Per questo motivo non sono stato e non mi considero un teroldeghista in servizio permanente effettivo, tanto che al mio gusto, notoriamente bizzarro e stravagante, appare generalmente più intrigante, pronti alla “eno-bestemmia”?, un più semplice e popolare Trentino Marzemino…

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Recentemente però, grazie ad un società, Sebina, che distribuisce in provincia di Bergamo una serie di vini ben selezionati e che importa la Maison de Champagne Gobillard, ho avuto modo di venire a conoscenza di una piccola realtà produttiva che francamente ignoravo. Giustificato dal fatto che la prima vera vinificazione risale al 2003 e che solo nell’ottobre del 2005 hanno avuto luogo la presentazione dell’etichetta e la commercializzazione.

Questo nonostante si tratti di una famiglia, di una dinastia di produttori plurisecolare, perché la famiglia de Vescovi coltiva la vite nella Piana Rotaliana da più di trecento anni e fu condotta dal sacerdote letterato e teologo, Vigilio de Vescovi dall’Alta Val di Sole a Mezzocorona nella seconda metà del ‘600, quando all’epoca il Teroldego aveva già cominciato a farsi conoscere al di fuori dei confini locali.

Cantina collocata in una antica casa del 600, vigneti situati nel cuore della zona di produzione del Teroldego Rotaliano, nei poderi denominati Rauti-Camorzi, Fron e Broilo sono in parte allevati a pergola e in parte a spalliera, perché anche se proiettata nella contemporaneità, com’è logico che ogni azienda di oggi sia, perché non si vive di leggende e di blasoni, la tradizione alla De Vescovi Ulzbach ha sempre un peso importante.

La svolta, il passaggio avviene, come spesso accade nel mondo del vino negli ultimi anni, con i passaggi generazionali, con l’avvento di giovani generazioni più propense a percorrere strade nuove e rischiare. Il caso di Giulio de Vescovi che dopo essersi laureato in Viticoltura ed Enologia presso l’Università di Firenze, e aver maturato esperienze in Italia e all’estero maturò la propria scelta: prendersi meticolosamente cura dei sei ettari di vigneto e sfoltire i grappoli scendendo ben oltre quanto previsto dal generosissimo disciplinare di produzione del Teroldego.

Questo anche se in un’intervista rilasciata ad un organo di stampa trentino nel 2012, affermando che su “sei ettari di vigneto in Rotaliana vendemmia solamente 400 quintali d’uva, con una produzione ad ettaro per i vigneti riservati al cru di 50 quintali e 90 per le linee classiche”, teneva a  precisare che “non sono i 10 quintali in più o in meno ad ettaro che determinano la qualità ma questa è frutto di una serie di fattori: “Vocazione del terreno, età delle viti, combinazione clone portainnesto, gestione agronomica grande attenzione ai vigneti vecchi ai quali però l’esperienza mi ha insegnato di aggiungere anche dell’uva di vigneti più giovani”.

Di fondamentale importanza, pertanto, arrivare ad “un perfetto equilibrio del vigneto, dove fin dall’inizio ha bandito i diserbanti e dal 2003 anche i prodotti chimici di sintesi usando solo rame e zolfo”.

Non ho assaggiato il cru Teroldego Rotaliano Vigilius, che da un punto di vista tecnico prevede fermentazione a contatto con le bucce in tini di rovere aperti per circa 7-10 giorni a temperature controllate fra i 28 ed i 32 gradi, gestione della macerazione con sole follature manuali, svinatura a fermentazione alcolica terminata senza pressatura delle vinacce, svolgimento naturale della fermentazione malolattica in piccoli carati di rovere dove poi il vino rimane a maturare per circa 12-18 mesi; affinamento finale in bottiglia per un minimo di 12 mesi.

Mi sono limitato, affascinato dall’idea di ottenere un vino dotato di un “profumo che si allinea tra il popolo dei frutti di bosco con un gusto ricco, semplice e raffinato dal terso e guizzante finale”, il Teroldego Rotaliano base, annata 2011, con la sua gradazione un po’ altina, tredici gradi e mezzo, ottenuto con una fermentazione a contatto con le bucce in inox per sette giorni, gestione della macerazione con rimontaggi e delestage svinatura con pressatura leggera delle vinacce e fermentazione malolattica parte in legno grande e parte acciaio, dove il vino soste 10 mesi in affinamento seguito da cinque mesi in bottiglia.
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Non avevo a disposizione le preparazioni a base di carni rosse, e la selvaggina o cacciagione su cui un vino come questo eccelle, ma ho ugualmente apprezzato e gustato la carnosità e la tessitura salda del vino, il tipico colore rubino violaceo profondo, quasi inchiostroso e grasso nel bicchiere, il naso intensamente vinoso e selvatico, speziato, con note quasi balsamiche di menta, bacche nere, ginepro, mora di rovo e prugna, pepe nero, a costituire un insieme molto serrato e denso, con una sfumatura quasi animale.

Bocca ricca, ampia, carnosa, larga e di buona consistenza masticabile, con una bella maturità polposa del frutto, un tannino che si fa sentire senza essere astringente o amaro, e poi un bello sviluppo consistente al palato, una persistenza lunga e piena, con un gusto che dà piena soddisfazione. Un Teroldego rotaliano decisamente ben fatto.

Azienda Agricola de Vescovi Ulzbach
Piazza Garibaldi, 12 38016 Mezzocorona (TN)
Tel. 0461.6056480461.605648
E-mail info@devescoviulzbach.it
sito Internet www.devescoviulzbach.it

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
http://www.lemillebolleblog.it/  e il Cucchiaio d’argento!

4 pensieri su “Vini da 2014: Teroldego rotaliano 2011 De Vescovi Ulzbach

  1. De Vescovi è decisamente il numero uno di teroldego disponibili su piazza. Non me ne voglia l’Elisabetta Foradori e neanche l’ottimo barone de Cles.
    Sicuro che lo distribuisca Sebina? Io lo compro da Proposta Vini (credo i primi a trattarlo) e a volte, quando bazzico nella bergamasca da Valentino Rossi (è un omonimo, state calmi).

  2. Certo che pero Zakk, conosce molto bene il mondo della distribuzione vini in provincia di Bergamo e pur non essendo un addetto ai lavori ma un semplice appasionato , come fa ad acquistare direttamente dai distributori? Getta la maschera vecchia volpe!

    • Sicuro non è una bestia nell’arte dell’anonimia e non eccelle nemmeno in furbizia… Non riesco a capire tuttavia da dove derivi tutta questa antipatia nei nostri confronti. Quando è entrato dalla porta del nostro ufficio, nonostante l’atteggiamento arrogante e assolutamente inadeguato, mi pare di ricordare fosse stato trattato in modo molto corretto. Per quanto riguarda l’acquisizione del prodotto de Vescovi, ci era stato a suo tempo viviamente consigliato dal sig. Mario Pojer, che già nel 2004 decantava le prodezze enologiche di sto ragazzo. E’ di grande ignoranza trasformare un bell’articolo, dedicato ai vini di una persona competente e di grande personalità in un tentativo di diffamazione della nostra società.

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