Vinitaly: semaforo verde agli appassionati ma senza dimenticare che è una rassegna professionale

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Quest’anno ho ridotto rispetto al passato, quando mi fermavo due-tre giorni, la mia presenza in fiera al Vinitaly, scegliendo appositamente la giornata del lunedì. Ho evitato accuratamente la giornata domenicale di apertura, una concessione che l’Ente Fiere veronese lascia, anche per motivi di cassetta, al grande pubblico degli appassionati, di coloro che al Vinitaly, diciamolo chiaro, vanno soprattutto per bere, più che assaggiare, rosso o bianco poco importa, per fare una gita vinosa, per stare in allegra, sempre più allegra man mano che aumentano gli assaggi, compagni, e ho scelto il primo dei tre giorni che logica vuole dovrebbero essere riservati agli addetti ai lavori.

A coloro che vanno in fiera per lavorare, perché vendono, acquistano, distribuiscono, importano, propongono al bar, al ristorante, in enoteca o wine bar vino, perché ne scrivono, lo comunicano, ci lavorano attorno.

Ho scelto il lunedì, ma mi è sembrato di avere sbagliato giorno, di essere arrivato con 24 ore di anticipo, perché se pure ho incontrato tanti operatori, gente che era in fiera per lavorare, fare business, seguire convegni, incontrare potenziali clienti, sono rimasto stupefatto dalla presenza di una quantità di persone, giovani soprattutto e non solo, che mi sarei aspettato di incontrare se fossi venuto la domenica.

Perché il Vinitaly deve sicuramente essere un evento gioioso, variopinto, e non qualcosa di polveroso e grigio, ma deve privilegiare chi ci viene, anche da lontano, per motivi di lavoro, e non semplicemente per andare a fare allegra ressa davanti ai maxi stand di celebri grandi aziende, o alle postazioni di piccoli produttori mediatici.

Nel mio lunedì di Vinitaly in qualsiasi padiglione mi spostassi, e l’ho fatto sistematicamente per avere il polso della situazione, lo spettacolo era sempre quello di un foltissimo numero di persone che addetti ai lavori erano come io sono professore di cibernetica, che si aggiravano, forse reduci dalla visita domenicale, tra padiglioni e stand, soprattutto perché c’era la possibilità di bere. Gratuitamente.

Intendiamoci, con la crisi che viviamo, e con il calo dei consumi pro capite da parte dei consumatori tradizionali abbiamo bisogno di nuovi consumatori, di giovani che si avvicinino al vino. Purché sia in maniera consapevole e ragionata, con una forma di impegno anche culturale di apprendimento, e non nella maniera un po’ disinvolta, casuale, disordinata rappresentata dall’andare al Vinitaly (il biglietto d’ingresso ufficialmente costava 50 euro una bella cifra: siamo sicuri che tutte quelle persone abbiano davvero pagato quella somma che dovrebbe funzionare anche da discrimine, da barriera psicologica ed economica? Non sono riusciti ad entrare anche in altri misteriosi modi?) perché si può bere di tutto un po’ e non si paga nulla?

Sono contenti gli operatori del vino italiani, molti dei quali tra l’altro reduci da Prowein dove tutto, mi hanno detto, era profondamente diverso e il pubblico è solo di addetti ai lavori, di questo stato di cose che, pur riconoscendo agli organizzatori molti miglioramenti, si perpetua anno dopo anno?

22 pensieri su “Vinitaly: semaforo verde agli appassionati ma senza dimenticare che è una rassegna professionale

  1. La piega che sta prendendo è la stessa della SMAU di Milano (10/15 anni fa’): ressa incontrollata di gente disposta a vendere la madre per “divertirsi”; aumenteranno gli ingressi “addetto del settore”, diminuirà la qualità e l’interesse da parte di produttori che sperano che possa essere una vetrina vantaggiosa…si trasformerà in una sagra.

    • E’ assolutamente vero: mi ricorda lo SMAU di alcuni anni fa (o il BIAS)..tutte poi soppiantae da manifestazioni più tecniche e dedicate…. ormai Vinitaly da tempo è a mio parere al limite dell “infrequentabile” … molto più godevoli e gradevoli le contemporanee (anche se orientate al biologico) manifestazioni a Cerea e a Villa Favorita; poi c’è da chiedersi perchè queste ultime siano fatte proprio insieme e negli stessi gironi ma pazienza

  2. Forse è anche la crescita esponenziale dell’interesse suscitato dal settore (eno e gastronomia) anche nel pubblico di quelli che erano magari solo consumatori. Complici i media – soprattutto (ancora) la tv – che stanno esaltando i caratteri di questo settore, come espressione delle tradizioni nazionali, ma anche come settore produttivo, espressione del made in Italy…eccetera.
    Forse, al di là della deriva “divertimento”, potrebbe esserci anche un’affluenza mossa dall’interesse a capire “se lì c’è lavoro”, data la situazione barcollante dell’occupazione. Anche a me hanno raccontato un Prowein assolutamente diverso …
    Bisognerebbe capire se anche a Milano con il Salone in corso – in un settore differente, ma quasi altrettanto protagonista della nostra rimpicciolita economia – succede di incontrare l’interesse del vasto pubblico, anziché esclusivamente quello professionale. Ma certo al salone del mobile al massimo ci si siede, mentre il consumo del vino porta con sé quella nota di trasgressività a cui i più non sfuggono. (Una trasgressività che ben gestita potrebbe essere un alone interessante; ma va sottolineato il “ben gestita”)

  3. Innanzitutto vorrei fare un piccolo distinguo tra l’appassionato e il “turista” del vino. L’appassionato non viene a Vinitaly per bere, ma per degustare (con tutti i limiti di una degustazione a Vinitaly). L’appassionato non frequenta Vinitaly per sbronzarsi, ma per conoscere vini che normalmente ha difficoltà a reperire, per parlare con i produttori ed accrescere la propria cultura enologica.
    Il turista invece è lì in gita. Il biglietto lo ha avuto in omaggio, se invece lo ha pagato è ancora peggio perché deve rifarsi del prezzo di acquisto. Bianco o rosso non importa, l’importante è bere, magari in compagnia della morosa paludata da pornostar di provincia e con profumo asfissiante percepibile a venti metri. Del vino importa poco, è sufficiente partecipare all’evento e soprattutto bere “aggratis”.
    Ciò premesso è palese che in Vinitaly confluiscano interessi opposti. Da un lato l’Ente Fiera, e quindi anche l’amministrazione comunale, che ha tutto l’interesse affinchè aumenti il volume dei visitatori, siano essi del settore o meno, dall’altro i produttori che sono lì per trattare affari e non per dar da bere agli assetati.
    Servirebbe una completa riorganizzazione di Vinitaly, a cominciare dalla gestione dei biglietti. Abitando a Verona probabilmente sono privilegiato, ma in 15 partecipazioni a Vinitaly mai ho dovuto acquistare un biglietto, ed io non sono un operatore.
    Biglietti omaggio, tessere di tutti i tipi, si trovano facilmente con tanti saluti alla selezione dei visitatori. Se poi si vuole acquistare un biglietto non serve mettersi in fila alle casse, i bagarini martedì mattina vendevano i tagliandi a 20 Euro.
    In buona sostanza a poco serve continuare ad aumentare il costo d’ingresso nel vano tentativo di selezionare solo gli appassionati, quando i biglietti o altre modalità di ingresso sono reperibili gratuitamente o a poco prezzo.
    Inoltre sarebbe il caso che Verona Fiere lanciasse un segnale forte creando un servizio d’ordine degno di questo nome con l’incarico specifico di allontanare dalla manifestazione chi è venuto a sbronzarsi “aggratis” (oltre a disincentivare fortemente i produttori a servire vino a chi è già in modalità “full”).
    Personalmente le scene che ho visto a Vinitaly non le ho viste da nessuna altra parte, ubriachi che barcollano, gente collassata a terra, per finire con chi si mette pure le mani addosso come martedì sera all’uscita principale. E tutto questo senza aver mai visto l’ombra di un servizio d’ordine

  4. Concordo pienamente sul fatto che si dovrebbe aprire ai “non operatori” solo la Domenica ma facendolo seriamente. Anche io sono andata lunedì mattina pensando di poter degustare in tranquillità i vini che mi ero prefissata di conoscere ma ho invece trovato un inferno. Capisco che lo “sbigliettare” faccia cassetta e comodo a Veronafiere ma che almeno non ci dicano che solo alla domenica possono entrare i “non operatori” così almeno ci risparmiano di sentirci presi in giro. Credo che alla fine di tutto questo caos ne trarrà certamente e meritevolmente, aggiungerei, vantaggio il Prowein. Un addetto di Veronafiere mi ha detto che il prossimo anno faranno il Vinitaly anticipandolo a Marzo per fare “battaglia” al Prowein. Staremo a vedere che succede anche se penso che se Veronfiere pensa di paragonarsi alla professionalità degli incontri che avvengono al Prowein, alla qualità dei visitatori, all’accuratezza dei trasporti “da e verso” la fiera, all’accoglienza ed ai prezzi degli albergatori di Dusseldorf rischia di fare un grosso errore! Ultima nota, come sempre dolente, la situazione bagni dove le code sono interminabili! Soprattutto per noi ragazze!

  5. Direi che mi pare giusto: quando fai pagare 50 euro di ingresso STIMOLI il pubblico a bere alla grande se non altro per rifarsi del furto subito. Si chiama ancora nel 2014 : “lotta di classe”.

  6. È la seconda volta che partecipo come visitatore al Vinitaly. In entrambi i casi (da semplice appassionato) non ho avuto molti problemi ad ottenere biglietti e ticket per il parcheggio gratuiti (ecco svelati i “misteriosi modi”). Non avendo sborsato un euro non mi lamento: voglio solo riportare a titolo di cornaca la mia esperienza.
    Personalmente credo che la maggiorparte dei problemi siano imputabili alla pessima organizzazione dell’evento da parte di VeronaFiere. Se il loro scopo è quello di monetizzare il più possibile un evento che potrebbe da solo sostenere i bilanci di un anno allora nulla da dire: basta cercare di attirare più espositori possibili (magari offrendo loro un generoso numero di ingressi omaggio in cambio delle esose tariffe di affitto degli spazi) e anche il maggiore numero di visitatori possibile (non mettendo praticamente nessun limite al numero di ingressi giornalieri) senza investire troppo nell’organizzazione. Risultato: parcheggio esaurito nonostante avessi un posto riservato (che senso ha?), aree di ristoro ridotte all’osso, pochissimi spazi esterni per potersi sedere, code costanti per accedere ai servizi igienici, ressa agli stand, ecc…
    Quello che ancora mi chiedo è che vantaggio ottengano (a parte il potere dire “io c’ero”) i vari espositori e gli operatori dalla partecipazione al Vinitaly. Una fiera che a parere mio è oramai molto più orientata a una massa informe di bevitori piuttosto che agli addetti del settore.

  7. Si informi: FEDERICO BOZZINI, Il furto campestre, una forma di lotta di classe. Dedalo Libri 1997, L’autore é un veronese e il testo é il frutto di una ricerca su documenti locali.

    • può anche citare tutti i testi che vuole a corredo del suo intervento, ma il suo ragionamento fa acqua, anzi vino, da tutte le parti.
      Affermare, come lei fa, “quando fai pagare 50 euro di ingresso STIMOLI il pubblico a bere alla grande se non altro per rifarsi del furto subito”, non ha nessun senso logico. Vinitaly non dovrebbe essere un posto dove il pubblico viene “a bere alla grande”, come lei sostiene…

  8. L’ unico giorno dove si e’ respirato e’ stato il mercoledì. Il resto da dimenticare. Dopo 22 Vinitaly, sempre da operatore del settore, e’ tempo di cambiare. Incomprensibili anche gli atteggiamenti di alcuni produttori che sono partiti un giorno prima, cosa che nelle fiere estere non succede, o che alle 09.30 non erano in postazione. Buon lavoro a tutti 😀

  9. Se io fossi un espositore mi sentirei umiliato. Non capisco perché’ tanti bravi ed onesti produttori continuino a partecipare all’evento e a farsi spennare da chi organizza in codesto modo irrispettoso ed indegno.
    P. S.
    Ogni giorno chiedo a me stesso di ponderare bene per chi votare alle prossime elezioni.

  10. Fa abbastanza ridere leggere lamentele sulla ressa quando si fa parte della ressa stessa. Chi si lamenta della ressa resti a casa dove nessuno gli pesterà i piedi.

    • concordo con Zakk… tutti a scagliarsi contro chi beve… (concordo sul fatto che alcuni giovini esagerino, ma chi non si ricorda di averlo fatto negli anni passati…vuol dire che era messo peggio).
      di cosa credete che sia fatto il mercato?
      Su una cosa si può essere d’accordo… la sede è pessima, pochi servizi parcheggi pietosi, comunicazioni che nei giorni di massima affluenza non funzionano… ecc ecc

  11. Egregio sig. Zanchi,
    occupare è lotta di classe e anche entrare gratis può essere lotta di classe ma bere per recuperare quanto ho speso è solo piccolo borghese.
    Che poi se hai 50 euro riesci a bere molto – e bene – da un sacco di parti.
    Per quanto riguarda i fenomeni correlati a molte manifestazioni di questo genere credo che vada aumentata la consapevolezza, sopratutto nei giovani, che l’acool (vino incluso) è una droga, e pure subdola, e che quindi va utilizzato con l’attenzione che si deve alle droghe.

  12. La differenza di organizzazione e pubblico presente tra il Prowein (organizz. perfetta e solo gente del settore) e il Vinitaly (organizz. pietoso (no wifi, problemi di rete telefonica, folla all’ingresso la mattina e la sera per i pullman, ubriachoni, etc), e tra la fiera di Dusseldorf e Verona é la stessa che tra il paese Germania e Italia.

  13. Tante critiche al mio post ma alla fine nessuno ha spiegato come mai quel salone sia diventato una sorta di appuntamento di un gran bel numero di alcolisti anonimi. Non credo che gli espositori regalino migliaia di biglietti per vedersi svuotate le bottiglie ed essere assediati dallo spettacolo descritto. Non vi passa per la testa che questo tipo di manifestazioni siano arrivate al capolinea e quindi si possano anche chiudere per sempre anzichè aprirle al popolo? Non vi passa per la testa che nel 2014 ci sia una sovraproduzione di vino a livello mondiale che varrebbe la pena di pagare i coltivatori per estirpare il 30% dei vigneti e fare dei boschi di legname nobile? Succede così per le lavatrici come per la automobili nel mondo occidentale…..

    • @ Leone Zanchi: è sotto gli occhi di tutti (ma anche nel lavoro e nella vita quotidiana di ognuno) che il mondo sia – già – cambiato profondamente. Tutto succede di conseguenza e certamente i consumi stanno cambiando profondamente; sarebbe magico riuscire a ‘governare’, prevedendo e precedendo, anziché subire, insistendo in idee preconcette. Ma forse noi umani siamo abitudianri e tetragoni al cambiamento … forse. Filosofia spicciola domenicale …

  14. Estirpare il 30% dei vigneti per dare spazio a boschi per legname nobile? Ma un’idea di quanto costa un ettaro di vigneto, tanto per fare un esempio, nella valpolicella classica (ma anche quella allargata) ce l’abbiamo?

  15. Quello che ho letto finora era gia stato scritto gli anni scorsi… Secondo me la verita e che gli organizzatori hanno fatto una scelta di “Massa” grande pubblico, a diffetenza dell`Expo di Bordeaux che il biglietto costa il doppio e quando sei dentro senza appuntamento e biglietto da visita puoi bere solo al BAR!
    Valutate voi quale scelta sia quella giusta, per me la seconda.
    RB

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