Ecco perché quest’anno non partecipo a Nebbiolo Prima

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Vorrei inviare un saluto ai colleghi, giornalisti, comunicatori del vino, degustatori che da ieri, sono novanta provenienti da venticinque nazioni, sono ad Alba, capitale della Langa e operoso centro dell’industria tessile e dolciaria, per prendere parte a Nebbiolo Prima, degustazione in anteprima delle nuove annate dei grandi vini base Nebbiolo albesi: Roero, Barbaresco e Barolo.
Vorrei salutarli e augurare loro buon lavoro e soprattutto forza e coraggio, visto che si stanno sottoponendo ad un autentico tour de force consistente nella degustazione in cinque giorni di qualcosa come 500 vini proposti da 230 aziende. Vini che nella fattispecie saranno Roero 2011 e riserva 2010, Barbaresco 2011 e riserva 2009 e Barolo 2010 e riserva 2008. Vini giovani dotati di una carica tannica imponente e spesso ancora aggressiva, vini imponenti, impegnativi e il loro assaggio mica una passeggiata…
Anche se per tanti anni ho partecipato a questa manifestazione e a quella con altro nome (Alba Wines Exhibition) che l’ha preceduta, sebbene gentilmente invitato dagli organizzatori, l’Unione Produttori Vini Albesi, quest’anno ho preferito passare la mano e rinunciare. A malincuore, perché per me il Nebbiolo e le sue espressioni albesi rappresentano il vino per antonomasia, e la Langa è una terra adorata che porto sempre nel cuore, e non solo perché non mi sentivo nelle condizioni psicofisiche ideali per affrontare l’impegno e onorarlo a dovere, ma perché sono arrivato alla conclusione che queste maratone che sono sempre più le anteprime (ho saltato anche quelle toscane) rischiano di essere interessanti, utili, indicative, ma di fornirti indicazioni da prendere con le molle.
Sarà l’età che avanza, ma degustare 70-80 o più vini di seguito, non vini en primeur per fortuna, ma quasi, uno dietro l’altro nel corso di una giornata (e per fortuna quest’anno è stata introdotta la possibilità di proseguire l’assaggio anche nel primo pomeriggio) è diventato per me – in questo momento la vedo così – un esercizio non solo massacrante, ma fine a se stesso. Che non solo mette a dura prova la tua lucidità e attendibilità di giudizio, anche se sei abituato a degustare, se hai esperienza e palato, ma ti fa cogliere di ogni vino solo alcuni aspetti e non altri.
E se in base a queste degustazioni maratona esprimi, come molti colleghi soprattutto stranieri fanno, dei punteggi, formuli delle graduatorie di merito, delle classifiche, dando ad ogni vino dieci minuti di tempo (ma sto largheggiando in verità perché i minuti messi a disposizione di ogni vino sono meno…) puoi trovarti nella sgradevole condizione di fornire al tuo lettore valutazioni da prendere con le molle. Che non sono solo soggettive, legate al tuo gusto, alla tua “filosofia” ed “estetica” del vino, ma possono risultare addirittura estemporanee, discutibili, per non dire prive di fondatezza.
So bene che non recandomi ad Alba, ma restando a casa, ho volontariamente rinunciato ad una possibilità unica (nonostante le sempre più numerose assenze di produttori significativi fatte registrare negli ultimi due anni) di degustare, in condizioni ottimali, ben serviti da sommelier capaci, un numero significativo e non marginale soprattutto di Barbaresco e Barolo, e di farmi, come in passato quando partecipavo, un’idea del livello generale dell’annata e delle riuscite nei vari villaggi e terroir dei due vini.
E sono consapevole che al momento attuale non esistono alternative alle anteprime così organizzate e che Nebbiolo Prima sia la manifestazione meglio organizzata, ma di trasformarmi in pollo di batteria (da degustazione) e di convincermi di essere in grado di giudicare il campione numero 68 con la stessa “presenza” e lucidità con cui degustavo il numero 10 o il 23, quest’anno non me la sono proprio sentita. Per rispetto dei produttori di vino e del loro lavoro, che merita la giusta attenzione e non un giudizio tirato via di corsa, per rispetto delle peculiarità dei diversi stili di Barbaresco e Barolo, della complessità rappresentata da terroir completamente diversi tra loro, in questo 2014 non ho proprio potuto partecipare.
Timeout
Forse è solo colpa del particolare momento, all’insegna del “ripensamento sugli anni e sull’età”, che sto attraversando, forse di una caduta di entusiasmo e di slancio che mi ha portato (e me ne scuso) a trascurare negli ultimi tempi questo blog, ma amo troppo il Nebbiolo ed i vini albesi per poter pensare di potermi mettermi in relazione con loro come ho fatto per anni. E come stanno facendo e faranno – e mi complimento con loro, perché hanno una volontà e una tenacia e una resistenza che al momento a me fanno difetto – i partecipanti a Nebbiolo Prima 2014. Anche quelli, dal ritmo d’assaggio scatenato, che alle 11.30 massimo, avevano già esaurito la loro dose di 60 vini e più e di corsa si avviavano a visitare una o due cantine e assaggiare altri 10-20 vini. Prima del programma del pomeriggio, con ancora visite e degustazioni in programma.
Questa la vita ed il ritmo del degustatore itinerante, del wine taster da decine e decine di vini al giorno, dell’assaggiatore seriale e affannato. Massimo rispetto, ma non mettetemi in croce se questa volta mi chiamo fuori…

13 pensieri su “Ecco perché quest’anno non partecipo a Nebbiolo Prima

  1. Bentornato Franco Ziliani. Benvenute le tue parole e questo profilo che parla di un giro di boa, parla di tempo che, vivaddio, non passa invano; che se a volte porta dolore, di solito è anche foriero di crescita.
    Intanto beviamoci sopra – con moderazione – un buon vino!

  2. Ziliani, cosa fai? Critichi un sistema di cui hai fatto o fai tuttora parte?
    Siamo sicuri che ti abbiano davvero invitato e che tu abbia rinunciato? Non è che si sono stancati di te e ti hanno lasciato a casa?

  3. Carissimo Franco, ti ho letto nella lista dei partecipanti (invitati 🙂 ) e mi è dispiaciuto molto sapere che invece non ti avremmo visto, ma capisco perfettamente il momento e lo stato d’animo. La tua è anche una posizione di massima correttezza nei confronti dei produttori e dell’organizzazione. Sai di essere sempre nel cuore di tutti noi e ti aspettiamo!

    • Mica ci son solo i “polemicanti”. Ci sono anche quelli che capiscono,o che criticano non condividendo, che magari aderiscono, che sempre discutono ma costruttivamente. Nel variegato e spesso meraviglioso (ma non sempre intelligente) mondo sel vino. Sursum (corda e bicchiere).

  4. bene,finalmente si fà onore al vino,evitando l inevitabile sommarietà di giudizio che si crea facendo degustazioni così rush ….io ne ho 40 di anni ,ma è dà mò che evito manifestazioni dove la luce,il rumore,l’odore umano distorgono inevitabilmente la degustazione…a scuola,ai tempi abbiamo fatto diverse ore di studio sul locale ideale di degustazione,luce,colore e rumore sono 3 caratteristiche indispensabili per un buon assaggio…preferisco visitare le aziende,magari sedendomi a tavola face to face con Teobaldo,Olek o Guido facendo onore a questo grande vitigno

  5. questa tua esternazione mi è particolarmente gradita, perché riassume molto bene riflessioni che ho fatto innumerevoli volte, cercando anche di convincere i colleghi a non vivere la vita enoica in modo frenetico ma più riflessivo.
    Spesso ho l’impressione che per molti sia più una gara a chi ha degustato il maggior numero di vini, non fa niente se serve solo al suo ego, perché certo non si fa un gran servizio a nessuno, tantomeno a chi il vino vorrebbe semplicemente berlo a casa, davanti ad un buon piatto, magari in compagnia di familiari e amici.
    La cosa appare addirittura grottesca se si pensa che il Paese sta andando letteralmente a rotoli; lasciamo perdere il livello inaudito di corruzione, ma anche semplicemente osservando il dramma dei numerosi suicidi, l’aumento angosciante dei disoccupati o degli sfruttati con finti contratti che non ti garantiscono neanche un minimo di dignità, la pantomima della politica che ormai ha raggiunto livelli inenarrabili ecc. ecc.
    Ecco, osservando il mondo dell’enogastronomia, ho come l’impressione di stare in una realtà virtuale, dove tutti fanno finta di godere, di vivere bene, di potersi permettere questa o quella bottiglia, questo o quel ristorante, e di poterne anche scrivere con professionalità…
    Caro Franco, magari tu stai facendo riflessioni del tutto diverse, però io credo che ci sia qualcosa di anomalo in questo mondo, non è possibile ( e nei social il fenomeno è ancora più tangibile ) che proprio le nuove generazioni siano così ben inserite e assai poco critiche su questo sistema sociale, a me fa davvero impressione e vedo ben poche vie d’uscita, soprattutto se non c’è una vera presa di coscienza che dobbiamo cambiare rotta, tutti…

  6. leggendo delle righe (sopra) di questo post, non posso che dirti caro Franco,
    perdona loro, che non sanno quello dicono, in questo caso ciò che scrivono.

    • caro Lino, non mi permetto di dire che non sappiano quello che scrivono, io ho solo confessato una mia difficoltà a seguire, anche quest’anno, quel sistema che ho accettato, obtorto collo, per anni

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