D’Alema esorta gli uomini del vino italiani a portare “il nostro stile” nel mondo

DalemaCotarella
Ma nella sua tenuta in Umbria lui impianta Cabernet franc, Tannat e Marselan

Leggo sul numero di luglio-agosto della rivista Ristorazione&catering, in un servizio di Luigi Franchi sul recente congresso di Assoenologi svoltosi in quel di San Patrignano, lo potete leggere anche voi a pagina 68, che “intervenendo, in veste di produttore, al talk show condotto da Bruno Vespa”, il Signor D’Alema Massimo, già presidente del Consiglio e capataz del PCI-PDS-PD, avrebbe testualmente dichiarato: “Le cantine italiane non devono aver paura di andare a produrre anche all’estero come fanno i francesi. Solo così si può imporre il nostro stile e il nostro gusto nel mondo”.

L’ex deputato di Gallipoli con questa uscita mostra di avere seri problemi di memoria o soffrire di uno sdoppiamento della personalità. In pubblico invita i produttori di vino italiani ad andare a produrre anche in altre terre (cosa che taluni di loro, ovviamente grandi aziende, già fanno) per riuscire ad imporre lo stile ed il gusto italiano ma lui cosa ha fatto quando ha deciso, con tanto di piccolo finanziamento europeo, di mettersi a produrre vino, con la moglie e i figli, nella sua tenuta La Madeleine tra Narni e Otricoli in Umbria?
dalema stupito

E’ stato di una coerenza stupefacente: si è scelto come consulente uno degli enologi più filo vitigni internazionali, ora presidente dell’Associazioni enologi, ha esordito sul mercato con un Cabernet franc in purezza, e come racconta la consorte, intervistata in questo articolo, “Niente autoctoni alla Madeleine. «Abbiamo scelto vitigni internazionali, come a Bolgheri. Abbiamo studiato i terreni e contattato Riccardo Cotarella, il nostro enologo. I nostri sono vini de-territorializzati”.

E’ tutto chiaro, come al solito i politici italiani dicono una cosa e poi fanno l’opposto. D’Alema invita i produttori italiani di vino (e ovviamente si rivolge alle Grandi Aziende del vino, perché il piccolo vignaiolo di qualità non può mica occuparsi della propria vigna e della cantina e delle vendite (e riscossioni) e poi andare a curare un’altra vigna in un altro Paese e produrre lì un altro vino) ovvero le realtà di tipo industriale, le grandi cooperative (rosse) a non essere timidi e non restarsene in Italia e ad andare all’avventura all’estero per “imporre il nostro stile e il nostro gusto nel mondo”.

Ma poi a casa sua sceglie di impiantare vitigni francesi come Cabernet franc, Pinot noir,
Marselan e Tannat (che chissà chi gli avrà suggerito se non il suo consulente…) e non fa nulla di italiano e di umbro preferendo “de-territorializzare”.
Va-ciapàiratt

Ovviamente, quando D’Alema intervenne con la sua “geniale pensata” al congresso dell’Assoenologi, associazione presieduta dal suo enologo consulente, non ci sarà stato nessuno, in quel clima da embrassons nous e volemmose bbene, con la politica, l’enologia ed il vino a braccetto e Vespa quale simbolo di questo intreccio e sistema non certo virtuoso, ad alzarsi a far notare all’ex (?) pezzo grosso della Sinistra l’assoluta incongruenza del suo intervento ed il suo razzolar male rispetto al predicare bene. Sicuramente tutti a battere le mani e annuire manco avesse proposto un’idea particolarmente brillante.

E allora che dire, se non suggerire a D’Alema con i suoi vini de-territorializzati di fare quello che propone un antico detto milanese, ovvero “Và a ciapa’ i ratt!”?
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7 pensieri su “D’Alema esorta gli uomini del vino italiani a portare “il nostro stile” nel mondo

  1. Che delusione !
    Ovvio, ognuno fa un po’ quello gli pare,ma che un personaggio influente come il Sig. D’Alema faccia deterritorializzazione a me dispiace, delude e mi fa pensare pure che abbia una scarsa conoscenza vitivinicola “italica”, dato che qui da Noi di ” roba buona” c’é n’é tanta !
    Che bello andare in enoteca e trovare un prodotto italiano,non omologato ( lol ) e che valorizzi il terroir! Terroir? Ah no scusate volevo dire territorio!
    Ziliani, grazie per essere così ruspante (genuino é più omologato, lol ) e obiettivo!

    • si metta d’accordo con se stesso Ivano: sono “grande”, come scrive nel secondo commento, o sono “un pagliaccio” come ha scritto nel primo?
      Io non penso di essere né uno né l’altro, semplicemente di aver espresso, liberamente, un pensiero che penso possa essere condiviso anche da altri sull’incoerenza del Signor D’Alema

  2. Da senese di provincia, conosco abbastanza bene lo “stile D’Alema” e sarebbe meglio che non venisse esportato nel mondo.
    Ma a differenza dei democrisitiani che erano ciò che erano alla luce del sole, questi non hanno il minimo senso dell’umorismo e pretendono anche di fare la morale al prossimo. E’ il terroir dei narcisi.

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