Assunta Madre: cucina di pesce di grande qualità a Mayfair

Good news from London by Giuseppina Andreacchio

Sembra quasi impossibile da credere ma quest’anno è davvero arrivata l’estate a Londra. Il piacevole caldo fa da cornice alle nostre giornate e di conseguenza tutti siamo di buon umore, oltre ad essere stranamente un po’ abbronzati.
Qualche giorno fa sono riuscita finalmente a ritagliare un’ora nella sempre busy schedule londinese, per andare ad intervistare Johnny, il motore instancabile del ristorante Assunta Madre, aperto da qualche mese a Blenheim Street, nel centro di Mayfair.
AssuntaMadre

Il ristorante fa da pendant all’adiacente pescheria e i due locali attraggono inevitabilmente tutti i passanti che rimangono sbalorditi nell’osservare il pesce in vetrina, fresco come quello esposto al mercato del paese, e si affacciano poi increduli sulla porta del ristorante per ammirare l’acquario, il décor del locale ma soprattutto per respirare l’aroma dei piatti che pervade tutto, giungendo persino in strada. Si fa quasi fatica a pensare di essere a Londra, così particolare è la scena che si presenta agli occhi di chi passa davanti.

Il mio incontro con Johnny è fissato per le 4 ed egli arriva in scooter già verso le tre e mezza. Con un cenno della testa mi fa capire di avermi vista, ma procede senza fermarsi all’interno del ristorante, dove ha un conciso e vivace incontro con il suo team. Le cadenze che giungono all’esterno sono quelle che si ascoltano passeggiando tra i locali di Trastevere. Trascorsi alcuni minuti, mi raggiunge al tavolo fuori e ordinati due caffè, tira un sospiro di sollievo.
Johnny

È un uomo dall’aspetto bonario e rassicurante, la cui espressione mette a proprio agio prima ancora che ti sorrida. Bastano però le prime risposte alle mie domande perché mi renda conto di trovarmi di fronte ad un ristoratore di razza, un imprenditore all’avanguardia le cui conoscenze attraversano diagonalmente i fondamentali della ristorazione moderna, dal food & beverage al marketing, dalla gestione della risorsa umana alle public relations. Non è un caso dunque, se dopo il successo di Roma, Assunta Madre ha conquistato incondizionatamente anche il complesso mercato londinese.

Gianni Micalusi, così è conosciuto Johnny all’anagrafe, cominciò a frequentare i mercati ittici all’età di otto anni, e da allora è stato un crescendo di passione per il mare e rispetto per i suoi doni preziosi. E sono proprio la freschezza e ricercatezza dei prodotti del mare, insieme alla creatività semplice ma mai banale della sua cucina, il vero marchio di fabbrica del suo concept. A Roma, dopo l’apertura in Via Giulia nel 2009, negli stessi locali che prima ospitavano l’Hosteria del Pesce, il successo fu immediato, e il ristorante è divenuto da allora mèta della clientela più esigente, inclusi i tanti personaggi famosi, le cui visite vengono ancora oggi celebrate da Johnny con spontaneità disarmante.
cassepesce

Sorseggiando il caffè, iniziamo a scambiarci alcune battute e Johnny mi racconta della sua vita da pendolare tra Londra, dove trascorre la settimana, e Roma, dove vola nel weekend. A sorpresa, tra le due realtà indica Londra come quella più divertente, e non solo nel tempo libero, visto che a suo giudizio anche il suo lavoro è più emozionante ed a momenti più gratificante qui a Londra.

Dal tono delle parole di Johnny è difficile stabilire se il sempre crescente numero di persone che tutti i giorni, pranzo e cena, occupano gli ottanta coperti di Assunta Madre siano causa o conseguenza della sua euforia. Sta di fatto che l’energia che si respira ogni volta che si varca l’ingresso su Blenheim Street è pari solo all’onnipresente, intenso profumo di pesce fresco che accompagna il viavai di portate.

Lo staff, tutto italiano, è sorridente ed amichevole, e mostra la sicurezza di chi sa che non deluderà. D’altronde, il feedback che questi ragazzi ricevono non lascia dubbi, e si riflette negli sguardi meravigliati degli ospiti ogni qualvolta il piatto arriva al tavolo. Dalle emozioni degli eleganti carpacci, ai primi piatti generosi, ai secondi polposi, accompagnati da vini bianchi Italiani di gran rispetto, per finire ai dessert delicati e colorati, e concludere con le ottime grappe da sorseggiare.

Dietro le squisite pietanze si cela la mano maestra di uno chef ben conosciuto, Mario Bruno, che è stato rapito alla scena romana da Johnny per diventare head chef al suo ristorante di Mayfair. Qui Mario dà sfogo alla sua fantasia culinaria con spontaneità, preparando ricette tradizionali e sperimentali che pone all’attenzione di Johnny, sicuro di avere il suo beneplacito, e manifestando un entusiasmo incredibile per ciò che riesce a realizzare e mettere sui tavoli ogni giorno.

Devo ammettere che se potessi tutti i miei pranzi, le mie cene e magari anche le mie colazioni le consumerei da Assunta Madre in quanto ogni singolo piatto gustato è un’esperienza indimenticabile. Il carpaccio di gambero e la tartare di tonno si sono rivelati al di sopra di ogni aspettativa: delicati, quasi eterei, si scioglievano in bocca lasciando una sensazione vellutata.

Per non parlare delle ostriche giganti, fresche e succulente o degli spaghetti alle vongole che emanavano un profumo di salsedine inebriante, o ancora dei paccheri con scorfano e pomodorini che si son rivelati assolutamente prelibati. Il pezzo forte è stato per me il branzino al sale: cotto alla perfezione, morbido, quasi carnoso.

Delle mie ottime impressioni sulle portate riferisco con soddisfazione, durante l’intervista, proprio a Johnny, il quale mi sorride compiaciuto e, con fare tranquillo e sicuro, aggiunge: ”Il vero successo è appunto vedere la gente andare via dal mio ristorante felice ed appagata”, e allora devo proprio dire che Johnny è riuscito appieno nel suo intento, a ragion del fatto che quando le cose sono realizzate con convinzione e cuore, il risultato può solo essere eccellente.

Alla domanda seguente con la quale chiedo il suo parere sulla natura del panorama inglese della ristorazione, il mio interlocutore risponde: “Londra è una piazza molto internazionale dove ci si può finalmente prendere la libertà di sperimentare con le portate e variare continuamente la lista dei vini, mettendo a disposizione dei clienti anche etichette non italiane”.
Mentre mi preparo a porre un’altra domanda, noto che Johnny non smette mai di guardarsi intorno, con sottile discrezione, per accertarsi che i clienti siano a loro agio, che tutto fili liscio in sala ed elargisce sorrisi e strette di mano ai tanti che vengono a salutarlo, complimentandosi per la squisita consumazione.
vetrinapesce

Improvvisamente mi rendo conto che sono quasi le cinque del pomeriggio e intuisco che è ora di andare perché qualcuno del suo staff si avvicina per sussurrargli qualcosa, forse a ricordargli un altro appuntamento. Pertanto con gran coraggio, rivolgo a Johnny l’ultima domanda, a bruciapelo: “Ambisci alla stella Michelin?” ed egli replica, divertito: “Faccio in modo che ogni giorno arrivi pesce fresco direttamente da Terracina, insieme ad altri prodotti, via aerea proprio perché voglio che da Assunta Madre si usino solo ingredienti selezionati e genuini; tutto il resto è solo una formalità!”.

Sorrido compiaciuta della sua risposta, poi saluto Johnny e mi avvio. Sull’uscio del ristorante mi fermo un attimo per riflettere su quanto Assunta Madre sia un posto speciale per tanti motivi e mi soffermo a pensare, con una punta di orgoglio e nazionalismo puro, all’impatto forte che la cucina italiana, quella di un certo livello, esercita nel panorama della ristorazione londinese.

Vista la varietà e il pedigree dei tanti ristoranti internazionali di fama sparsi per Londra, penso proprio che noi italiani dovemmo essere grati a personaggi come Johnny che, armati di savoir faire e intraprendenza, non esitano ad investire coraggiosamente in un momento in cui anche in UK la recessione comincia a manifestare i suoi sintomi.

Giusy Andreacchio

17 pensieri su “Assunta Madre: cucina di pesce di grande qualità a Mayfair

    • egregio signore, non conosco il posto, ma prima di dare della “marchettara”, autrice di “un articolo all’italiana”, espressione di cui dall’alto della sua scienza infusa vorrei lei spiegasse il significato, a Giusy Andreacchio, ci penserei non una ma venti volte.
      Sulla deontologia professionale e sulla serietà di Giusy, e sulla sua totale refrattarietà a fare quelle che lei chiama “marchette”, posso garantire. Altrimenti non sarebbe una mia apprezzata e valida collaboratrice.

  1. Lodi sperticate, assenza di una qualunque vena critica, frasi assolute ecco cosa costituisce una marchetta.

    Le consiglio di leggersi le recensioni di AA Gill o Giles Coren e Le assicuro’ che non trovera’ mai frasi del tipo:

    “Devo ammettere che se potessi tutti i miei pranzi, le mie cene e magari anche le mie colazioni le consumerei da Assunta Madre in quanto ogni singolo piatto gustato è un’esperienza indimenticabile”

    Con descrizione dei piatti quantomai risibile: “Per non parlare delle ostriche giganti, fresche e succulente o degli spaghetti alle vongole che emanavano un profumo di salsedine inebriante, o ancora dei paccheri con scorfano e pomodorini che si son rivelati assolutamente prelibati. Il pezzo forte è stato per me il branzino al sale: cotto alla perfezione, morbido, quasi carnoso.”

    Consiglio la visita al sito di Andy Hayler uno che si e’ fatto (quasi) tutti I tre stele della Michelin per capire come fare una recensione.

    Unica nota positive dell’articolo e’ il commento sulla bassa qualita’ dei ristoranti londinesi. Ma non so perche’ dubito che chi scrive abbia passato tempo da Anima, Zucca giusto per citarne due (molto) sopra la media e da altri assai meno meritevoli di menzione come Locanda Locatelli o River Café…

    Le consiglio un controllo editoriale piu’ stretto sul Suo Blog, a meno che Lei non voglia perdere di credibilita.

    • Egregio Signor Filippo, contesto la sua definizione di “marchetta”, ovvero, lei dice, “lodi sperticate, assenza di una qualunque vena critica, frasi assolute”. E’ un articolo “marchetta”, un articolo dove si formulano dei giudizi positivi non in base a considerazioni sincere e a convinzioni autentiche, ma perché si é stati pagati per esprimerle. Conoscendo bene Giusy Andreacchio, che vive a Londra da anni e si occupa di vino lavorando per un importante wine merchant dove essere stata per anni collaboratrice del master of wine Nicolas Belfrage, escludo che possa fare qualsivoglia marchetta.
      Mi piacerebbe, invece, sapere qualcosa di più di lei, visto che trincia giudizi con una sicurezza (o arroganza?) da chi é nel campo della ristorazione da una vita.
      Quanto al suo consiglio di esercitare “un controllo editoriale più stretto” su Vino al vino, per non correre il rischio di “perdere di credibilità”, La ringrazio, ma so scegliere bene, sono orgoglioso di loro e soprattutto mi fido di loro, i pochi collaboratori che ho e sono orgoglioso che Giusy Andreacchio sia tra questi e che mi invii, liberamente, quando ha tempo e voglia, le sue news from London.

      • Il pagamento per la marchetta fa molto Mani Pulite. Se come dice Lei non e’ una marchetta per definizione da dizionario mi consentira’ di esprimere l’opinione che il pezzo non sia felicissimo e molto lontano da un serio pezzo di giornalismo enogastronomico. O no ? Nessuno commento sui riferimenti a AA Gilles o Gilles Coren ? Non trova alcuna differenza tra i due tipi di recensioni ? Cosi’ da un puro punto di vista editoriale ? Come si dice da queste parte I rest my case.

        Le aggiuno che per criticare chi mette un pezzo su un blog, non devo sapere scrivere come Ungaretti o cucinare come Enrico Crippa. E’ un po’ il principio di liberta’ di parola altrimenti i critici parlerebbero solo tra di loro.

        Con rispetto

        • Signor Apostoli, lei chiude il suo “commento” con l’espressione “con rispetto” e poi dà tranquillamente della “marchettara” o della dilettante alla mia collaboratrice: ma chi diavolo crede di essere visto che parla con tanta arroganza?
          Quanto ai due personaggi che lei cita, critici gastronomici rispettivamente del Times e del Sunday Times, confesso, visto che non mi interesso di critica gastronomica (in un’altra vita, oltre vent’anni fa, andavo a provare ristoranti e ne scrivevo, poi mi sono stancato e mi sono concentrato sul vino) di non aver mai letto loro articoli. Provvederò a colmare la lacuna, ma penso che posso tranquillamente sopravvivere, e lo stesso la mia collaboratrice, senza conoscere le loro recensioni. Sicuramente mirabolanti per come lei ne parla.
          P.S. Attento a fare complimenti eccessivi, non vorrei che finisse, lei, per fare “marchette”…

  2. Gentile Sig Filippo ???

    Mi sarebbe tanto piaciuto che ci fossero un nome e un cognome veritieri a cui poter indirizzare la mia risposta.

    Sono abituata a rispondere a chi, educatamente e con cognizione di causa, azzarda dei commenti critici intelligenti e pertinenti ai miei articoli, pertanto, esordisco sottolineando che non avrei proprio risposto alle sue affermazioni/provocazioni, se non avesse chiamato in causa il Sig. Franco Ziliani, il blog e la mia severa professionalita’!

    Innanzitutto vorrei puntualizzare:

    1) Le ‘marchette’ (termine che usualmente non utilizzo perche’ poco consono al mio stile di scrittura e, di conseguenza, al mio stile di vita) non mi appartengono affatto. Se scrivo su un ristorante lo faccio perche’ per lavoro (vendo vino italiano, se non ne e’ a conoscenza) ne frequento molti e se il cibo mi piace, descrivo. STIA certo che non scriverei assolutamente nulla se non venissi colpita favorevolmente.

    2) Lei stesso nel primo commento definisce Assunta Madre un ‘POSTO VALIDO’ per cui evidentemente condivide la mia descrizione positiva del cibo e del ristorante in questione.

    3) NON SONO UN CRITICO di cibo ne’ uno chef, e’ il mio lavoro non e’ giudicare tecnicamente i piatti.
    E’ il vino il mio principale territorio di conoscenza ed esperienza, per cui mi limito (e’ questo il mio modo di dimostrare la mia grande professionalita’) a dei commenti personali e disinteressati che diano l’idea dei piatti degustati, senza pero’ rischiare di inoltrarmi in settori a me sconosciuti.

    4) Certamente disconosce il termine pedigree che indica “Albero genealogico e relativo certificato di un animale di razza, spec. di cani e cavalli” qui ovviamente utilizzato metaforicamente per indicare ristoranti ottimi sparsi per Londra e non c’e’ riferimento alcuno nel mio articolo a ristoranti di BASSA QUALITA’ nella capitale inglese dove il livello di ristorazione e’ invece altissimo.
    Inoltre Le comunico che ho avuto piu’ volte il piacere di mangiare all’Anima e di commentare (http://www.vinoalvino.org/blog/2013/11/lanima-di-francesco-mazzei-calabrese-a-londra.html), come anche da Zucca e sono frequentatrice assidua di ristoranti che Lei considera inferiori, ossia, Locanda Locatelli (1 stella Michelin da 10 anni) e River Cafe’ (encomiabile tempio della ristorazione italiana).

    5) Il blog di Franco Ziliani e’ un luogo virtuale nel quale noi amatori di vino e cibo esprimiamo le nostre considerazioni in modo libero e Lei non e’ costretto a leggere le nostre recensioni se non condivide quello che viene pubblicato e soprattutto se non Le piace chi lo scrive. Ha gia’ nomi di altri blogger che reputa piu’ attendibili o sbaglio??

    Per concludere, se si trovasse a Londra sarei felice di poterLe offrire una cena da Assunta Madre cosi’ potrebbe farmi da maestro nella descrizione delle pietanze, utilizzando i termini tecnici di cui sara’ sicuramente padrone illimitato vista la Sua enorme conoscenza del panorama della ristorazione londinese…
    La saluto calorosamente,
    GIUSY ANDREACCHIO

    • 1. Rivolgo anche a lei la stessa domanda: ha letto Gilles Coren o AA Gilles ? Credo di si’ visto che e’ residente in UK. Si rende conto della diversa caratura delle recensioni ?
      2. Il posto e’ valido ma non condivido le lodi sperticate e continuative che poco si confanno a un giornalismo che ritengo essere di qualita’. E’ sempre Assunta Madre, non l’Ambroise/El Bulli primi temi oppure Noma pre classifica San Pellegrino
      3. Scusi se Lei e’ critico di vino, dove ritrovo nel pezzo i commenti sulla lista dei vini di Assunta Madre ? Oppure mi rispondera’ che stava facendo una recensione di un ristorante quindi il vino passa in secondo piano ?
      4. Ha mai parlato con Barbieri ? Ha mai sentito cosa dice Barbieri dei ristoranti italiani a Londra o della cucina di Locatelli ? Io non vado in cucina ma lui credo proprio di si’… Locatelli e River Cafe’ fanno cibo italiano per inglesi e sono in business da una vita questo non ne fa buoni ristoranti per se’ o ristoranti manifesto della cucina italiana in genere. Le basta tornare in patria e andare in un paio di posti (anche lo stesso Crippa paradossalmente per capire)

      La ringrazio per l’invito ad Assunta Madre ma mi sento di declinare.

  3. Gentile Sig. Filippo Apostoli,
    forse non sa che il ristorante COTIDIE aperto proprio da Barbieri a Marylebone ha resistito poco…..chissa’ come mai!!
    Non inizi, La prego, col livello di ristorazione italiana a Londra altrimenti mi tocchera’ portarLa in giro almeno un mese ad assaggiare tutto il buono anzi l’ottimo che c’e’ e da buona Calabrese Lo dovrei fare a spese mie, perche’ IO rispetto le tradizioni! Au revoir, Giusy

  4. Purtroppo conosco assai bene i motivi per cui Cotodie ha chiuso.

    Ho pranzato a Cotodie sin dal soft opening e conosco assai bene il proprietario del locale.

    Dubito che Lei possa dire lo stesso. Se avesse cenato spesso li’ e si fosse confrontata con lo chef avrebbe capito che chi sopravvive a Londra fa una cucina assai lontana da quella italiana spesso imbastardita per compiacere al gusto locale. Barbieri si è sempre rifiutato di fare ciò a partire dalle liti per non mettere in carta gli spaghetti all aragosta benché molto richiesti dalla clientela locale ma certamente non un piatto di alta cucina italiana.
    Se come dice cena spesso al River oppure a Locanda Locatelli ed è esperta di ristorazione Le basterà un solo sguardo alla carta per capire. Solo poche eccezioni come l’Anima e Zucca si salvano e sembrano dura per lungo tempo (l’Anima soprattutto per i pranzo di lavoro).

    Purtroppo la buona cucina italiana è altrove non a Londra. In tutta onestà spero che Assunta Madre regga il più possibile e non venga schiacciato dal l’affitto come Semplice.

    Per il Suo tour Le consiglio di ripartire da alcuni capisaldi della ristorazione italiana in patria. Io lo faccio spesso e ho sempre da imparare.

    • ripeto: ma chi si crede di essere?
      La vuole finire con questo tono arrogante da saputello primo della classe?
      Dove possiamo leggere qualche suo testo, qualche recensione di ristorante, a Londra o altrove?
      Non sarà mai che con questi suoi interventi lei in qualche modo voglia far capire che vorrebbe Lei scrivere di ristoranti italiani su Vino al vino?
      Se é così, non abbia paura, si proponga, chieda, che non la mangio…

      • Mi credo semplicemente una persona che quando scrive lo fa su cose su cui si e’ documentato a fondo. Parlare di ristorazione e’ difficile e complicato ma documentarsi un po’ meno.

        Non ho interesse alcuno a pubblicare nulla online di ristoranti ma quando si trovano certe recensioni o si fanno illazioni non documentate, ho un piacere del tutto anglosassone (dato dalla cittadinanza e dalla quasi ventennale presenza nella Capitale) a mettere il dito nella piaga.

        Insultare o sifdare chi la legge e le fa traffico sul sito non credo sia una ricetta per il successo. A Lei ovviamente la volonta’ se raccogliere questo mio consiglio.

        • allora per seguire il suo consiglio dovrei porre termine alla collaborazione (come recensore di ristoranti londinesi) di Giuseppina Andreacchio e magari mandarla a scuola di scrittura e di stile da lei?
          Mi faccia capire, cosa le ha fatto di male questa collaboratrice, ed in particolare il suo articolo su Assunta Madre? Di quale delitto, ai suoi occhi, si é resa colpevole?

  5. Cara Giusy, dopo il fiume di parole speso per chiosare questo suo post le consiglio di mettersi a scrivere un bel libro sulla ristorazione londinese.
    Attendiamo con l’acquolina in bocca.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *