Da Super Tuscan a Tavernello varietale: che tristezza la parabola del Syrah – Cabernet!

ItalianSuperTuscan

Lo premetto subito, è necessario aver superato i cinquanta ed essere nel mondo del vino italiano da un bel po’ di tempo e averne seguito gli sviluppi per poter cogliere fino in fondo la vena di malinconia di questo post.

E’ indispensabile aver ricordo e coscienza di quella fine anni Settanta – inizio anni Ottanta, che taluni hanno definito anni della rivoluzione del vino italiano (e per certi versi lo è stata davvero) per ricordarsi dell’emozione che prendeva molti vignaioli ed enologi quando si trovavano a parlare di una delle innovazioni che avrebbero cambiato l’immagine del nostro vino. Non solo il modo di lavorare in cantina ed in vigna, ma quello che sarebbe stato introdotto, come un toccasana, una panacea universale, un’ancora di salvezza, in tante vigne.

Furono quelli gli anni del coup de foudre (che durò ancora molto tempo) per i vitigni internazionali (leggi francesi) chiamati con una deferenza che nascondeva invece un solenne provincialismo “vitigni migliorativi”. Così definiti anche quando venivano affiancati, ovviamente “per migliorarli”, a signori vitigni non bisognosi di alcun “aiutino” come Sangiovese o Nebbiolo.
SuperTuscan

Furono davvero anni di astratti furori, che in Toscana, la grande fucina e l’epicentro di ogni cambiamento e sperimentazione (ma anche in Piemonte non furono da meno) portarono alla nascita di nuovi vini che si collocavano al di fuori di tutte le denominazioni, inizialmente vini da tavola, molti dei quali poi diventarono Igt, che già dal nome denotavano una presunzione e una boria e una disaffezione verso l’identità storica del vino toscano stupefacenti.
Li chiamarono Super Tuscan, come se i toscani tradizionali, i Brunello di Montalcino, i Chianti Classico e Rufina, i Vino Nobile di Montepulciano, fossero delle “cacchette” prive di nobilitate. Questo perché prodotti con le “solite” uve toscane e perché non si permetteva loro di essere migliorati introducendo un po’ di quei magici nettari chiamati Cabernet, Merlot, Syrah, Petit Verdot e compagnia cantando.

E via allora con interpretazioni in purezza o in mix di quelle uve francesi, oppure a commistioni dove il francese andava apparentemente a braccetto anche se in verità gli faceva lo sgambetto con il Sangiovese. Vini immediatamente elogiati e portati in palma di mano dalla critica internazionale e italiota, coronati da tale successo da indurre il Chianti Classico a modificare il proprio disciplinare introducendo la possibilità di usare anche quelle uve, oltre a quelle tradizionali, per un venti per cento.
LambertoFrescobaldi

Solo il Brunello di Montalcino ha finora resistito, tra mille discussioni e battaglie (animate anche da questo blog) ed è rimasto tenacemente Sangiovese 100% (come il Rosso di Montalcino), ma altrove la “filosofia” della super tuscanizzazione ha prevalso. Ed i Super Tuscan che fine hanno fatto? Come si poteva prevedere, tutti uguali tra loro com’erano hanno finito con lo stancare tanti consumatori e sono largamente passati di moda e solo a personaggi come il Signor Frescobaldi Lamberto (ritratto nella foto sopra), produttore tra l’altro anche di Brunello, potevano ancora apparire, dichiarazione di un paio d’anni orsono, “la punta più avanzata del vino italiano” perché “le Igt hanno dato ad ognuno la possibilità di produrre i più grandi vini possibili”.

Agli appassionati di vino normali, nuovi consumatori e nuovi ricchi asiatici a parte, che invece questi vini hanno scoperto in ritardo e oggi prediligono, un uvaggio Cabernet – Sangiovese, Merlot-Cabernet-Syrah, Syrah-Sangiovese, oppure Cabernet Sauvignon – Syrah o Cabernet – Nebbiolo – Merlot – Syrah, ormai non dice più niente, non dà emozioni, è dejà vu, vecchio, sorpassato.

Chi mai potrebbe emozionarsi, dopo che uvaggi con i due bordolesi ed il Syrah, con o senza Nero d’Avola, sono diventati la formula adottata da vini assolutamente di basso prezzo e poche pretese anche in Sicilia (dove quelle uve foreste sono state massicciamente piantate), per vini del genere? E c’è ancora qualcuno che potrebbe definirli “innovativi”?
TavernelloSyrah-Cabernet

Incredibile ma vero quel qualcuno esiste. Trattasi del management e dei responsabili della produzione del potentissimo Gruppo Caviro, leggi Tavernello, primo vino italiano in brik, prodotto a partire dal 1983, che oltre ad accreditare negli spot pubblicitari come improbabile “tradizione italiana del vino” il bianco e rosato frizzante, hanno da poco lanciato, ancora in bottiglia di vetro, due vini varietali.

Uno Chardonnay e guarda te, un post Super Tuscan che reca in etichetta la dicitura Rosso d’Italia, nientemeno che un Syrah – Cabernet “fruttato e intenso”, che nella scheda presente sul sito Internet viene descritto come “un blend equilibrato, ricco di sensazioni “gusto olfattive e di colori”. Di più, “un vino rosso innovativo”. Magari con 20-30 anni di ritardo per chi conosce la storia del vino italiano dagli anni Settanta, ma pronto ad essere preso per inedito dai nuovi consumatori di oggi che arrivano alla bottiglia sette decimi dal tetra brik…

SicTransitgloriamundi

Comunque la si giudichi non può che apparire triste la parabola del Syrah – Cabernet: da Super Tuscan da 95/100 per Wine Spectator o per Wine Advocate, a Tavernello varietale…. Sic transit gloria mundi…

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Attenzione!: non dimenticate di leggere anche Lemillebolleblog
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2 pensieri su “Da Super Tuscan a Tavernello varietale: che tristezza la parabola del Syrah – Cabernet!

  1. Buongiorno Mr. Ziliani!
    Premesso che concordo e riscontro anche io nel mio piccolo la tendenza del “che fine hanno fatto?” e apprezzo tantissimo la provocazione che poi è l’oggetto del topic, non mi ritrovo moltissimo nella seguente considerazione:

    “Li chiamarono Super Tuscan, come se i toscani tradizionali, i Brunello di Montalcino, i Chianti Classico e Rufina, i Vino Nobile di Montepulciano, fossero delle “cacchette” prive di nobilitate”.

    In realtà, o almeno da quanto ho appreso, il termine Super Tuscan fu coniato (dagli Americani) per le colpe del legislatore italiano che da un lato non fu pronto a certificare con una denominazione degna quei vini da taglio bordolese in un determinato territorio e contestualmente riuscì a far peggio portando avanti un disciplinare antiquato, quello del Chianti, che fino al 1994 non prevedeva la vinificazione del Sangiovese in purezza, dando vita a un ulteriore mostro: i Super Tuscan da Sangiovese (tipo Flaccianello).

    Quindi pur non potendo apprezzare pienamente la vena malinconica (all’epoca nemmeno ero nato), da un lato sono certo che in molti hanno agito per tendenza e con tanto di “disaffezione verso l’identità storica del vino toscano”, ma dall’altra parte, secondo me, oltre alle colpe dello Stato, ci sono anche esempi di coraggio.

    Un saluto!
    Francesco

  2. Capita di avere pochi spiccioli in tasca. In tempo di crisi anche un Tavernello può fare compagnia. Auguro a tutti di poter bere Amarone ogni giorno. Noi questa sera ci vorremo bene sorseggiando Tavernello.

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