E’ agosto e per il Corriere della Sera è tempo di eno-gossip

volemmosebbene
E i soliti noti suggeriscono i vini che producono

Lo sanno anche i bambini che per i giornali, anche per i quotidiani, le cui versioni cartacee sono sempre più superate e rese “vecchie” dalle loro edizioni on line continuamente aggiornate e sempre più attente ai social network con tanto di icone per le condivisioni degli articoli, il mese di agosto è quello peggiore. Spesso mancano le notizie e si è costretti ad arrampicarsi sui vetri e pubblicare articoli che in periodi normali non si pubblicherebbero.

Per questo motivo non mi sono stupito di vedere qualche giorno fa, segnalato sull’edizione on line del Corriere della Sera e pubblicato sul blog Di Vini condotto da Luciano Ferraro capo redattore del Corriere, – segnalo il sottotitolo del blog “Notizie, dettagli, percorsi, successi e scivoloni del vino (soprattutto italiano) e di chi lo produce”, un articolo tipicamente estivo, dal titolo “I 10 vini per le 5 coppie dell’estate”.

L’articolo si apre con una concettosa introduzione dove si cita un genio come Ennio Flaiano e un capolavoro come “La solitudine del satiro” (ripubblicato da Adelphi, ma di cui io conservo gelosamente l’edizione originale Rizzoli del 1973), e prosegue ricordando che “invece degli intellettuali Flaiano (se ancora fosse vivo) vedrebbe sfilare le nuove coppie dell’estate mondana. Quelle di cui si chiacchiera sotto l’ombrellone”. Coppie formate da calciatori e conduttrici televisive, conduttori televisivi e fascinose parlamentari, nuotatori, attori di Hollywood e attori italiani e modelle spagnole.
enogossip

Che fare dunque, visto che questi nuovi amori sarebbero al centro di ogni discussione, se non indulgere all’eno-gossip e chiedere ad alcuni esperti di vino, che potremmo chiamare i “soliti noti”, di scegliere per ognuna di queste coppia due vini? Nulla di male, alla fine si sarebbe trattato di un articolo inoffensivo come tanti altri, banale e leggero il giusto ed in linea con gli ozi agostani, se i personaggi chiamati a suggerire i vini per le coppie fossero stati al gioco e avessero dato un tono ludico e scherzoso ai loro consigli.

Invece, anche in pieno agosto, non hanno mancato di dimostrare come il mondo del vino sia autoreferenziale e come i loro protagonisti non manchino mai di avere un occhio di riguardo per gli amici, da sostenere, perché sono amici e perché non si sa mai, in ogni frangente. Privilegiando ovviamente gli amici e non certo ponendosi nell’ottica del lettore – consumatore.
Clooney

Qualche esempio? Per la coppia George Clooney – Amal Alamuddin, che ho appreso essere l’avvocatessa – promessa sposa del fascinoso testimonial del Nespresso (What else?), Adua Villa, “sommelier Master in vacanza a Formentera, preparando un viaggio in Cina per divulgare il Prosecco”, ha scelto delle sconosciute “bollicine”, prodotte in poche centinaia di bottiglie ed un Franciacorta altrettanto sconosciuto e introvabile.

Per la coppia formata dal conduttore televisivo Massimo Giletti e dall’affascinante ex portavoce di Bersani, la deputata vicentina del Pd Alessandra Moretti, Franco Ricci, presidente della Fondazione italiana sommelier, ha scelto un Franciacorta di Cà del Bosco e l’Amarone (ma che fantasia!)di Marilisa Allegrini.
Buffon-D'Amico

Per la coppia formata dal portiere della Juventus Gianluigi Buffon e dalla conduttrice Tv Ilaria D’Amico, il presidente dell’Associazione italiana sommelier Antonello Maietta ha scelto un vino ligure, un Ormeasco di Pornassio Sciac-trà, e un nuovo rosé metodo classico pugliese, difficilmente reperibile e prodotto in piccoli quantitativi, opera di una coppia di produttori di cui lui e la sua gentile consorte sono notoriamente amicissimi. Produttori dei quali parlare bene sembra essere una pratica obbligatoria. Altrimenti si passa per reprobi…
BrachettiPeretti

Per la coppia Raoul Bova – Rocío Muñoz Morales (che ho appreso essere una ballerina e conduttrice spagnola) il super sommelier planetario Luca Gardini ha individuato due vini che definisce “grintosi e tenaci”, ma che presentano soprattutto il pregio di essere prodotti da outsider del vino ricchi e potenti.
Parlo del petroliere conte Aldo Maria Brachetti Peretti(nella foto qui sopra) proprietario della Tenuta Il Pollenza nel maceratese, dove accanto a bordolesi vari viene prodotto, con la consulenza di Carlo Ferrini, anche il metodo classico base Pinot nero selezionato e Antonio Moretti, uomo d’affari che lavora nel campo della moda, in alcune società che producono beni di lusso, grande amico del proprietario di Wine Spectator e produttore in Toscana, Tenuta Setteponti e in Sicilia, nel Feudo Maccari di cui Gardini ha scelto un Nero d’Avola dalla “forza solare”.
DalemaCotarella

Ma il vero capolavoro, per la coppia di nuotatori Federica Pellegrini e Filippo Magnini, lo ha fatto quello che io ho definito “il più democristiano dei winemaker”, il consulente dei Moratti, di D’Alema e di Saiagricola, impresa di investimento in agricoltura del Gruppo Fondiaria SAI Assicurazioni, e di decine di altre aziende sparse dal Piemonte alle isole, ovvero il presidente di Assoenologi Riccardo Cotarella.

Che vini sceglie per i due dominatori delle vasche olimpiche? Un Prosecco e un Verdicchio dei Castelli di Jesi, ma prodotti da due aziende, la veneta Barollo e la marchigiana Terre Cortesi Moncaro di cui, guarda te, che eleganza e che stile!, Cotarella è consulente…
Lupo-vizio

E così l’occasione di scherzare, di divertirsi con abbinamenti di vini in stile eno-gossip, sono andati tranquillamente a farsi benedire. Perché il mondo del vino italiano non riesce a non dimostrare di essere un Sistema, una “eno-cupola” (come la chiamava il compianto Germano Pellizzoni) dove dominano gli amici e gli amici degli amici e l’informazione e comunicazione è sempre dalla parte delle aziende, non dei consumatori, nemmeno a Ferragosto. E più forte di lui: il lupo perde il pelo ma non il vizio, nemmeno sotto l’ombrellone…

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4 pensieri su “E’ agosto e per il Corriere della Sera è tempo di eno-gossip

  1. Caro Franco, anche il mio amato Corrierone è nella situazione che tutti ben conosciamo, proprio perché anche quello che una volta era considerato (a volte si limitava al concetto saltando a pié pari la militanza) il “salotto buono”, ora non ha scrupoli a togliersi le mutande in pubblico (è solo una metafora, ma ahimè quanto dolente). Se pensi che buona parte di quelli che il compianto Marco Borsa aveva definito profeticamente “Capitani di Sventura” (diecimila copie ritirate il giorno dopo essere uscito il libreria: se però vuoi leggerlo e sobbalzare ti presto la mia) sono residenti all’estero e ci stanno fisicamente sei mesi più un giorno per non essere pizzicati, si capisce che il vino resta un dettaglio di vanità; nell’era dell’impotenza (proprio quella cosa lì) il vino tira la volata all’immagine. Più spesso all’immagine che uno ha di sé, ed è subito appagamento.
    Troppo acida? Ma naturalmente si trova subito qualcuno che ‘disacidifica’, olé.

    • cara Silvana, non me la sono presa tanto con quello che fu il Corrierone – fa quello che i tempi richiedono – ma con i soliti noti, che non hanno perso occasione di fare la “figura” che ho stigmatizzato.

      • Sì, ho ben letto, tuttavia quelli che tu definisci ‘i soliti noti’ sono immersi nel clima corrente, il cui bioritmo è dettato dai soliti padroni del gioco, che chiedono (e ottengono) servizi vari.
        Semmai il tuo post mi ha dato l’occasione (triste) di commentare la pochezza di un giornale che dopo essere stato davvero grande, ai suoi tempi, è divenuto ora lo zerbino della ex-fiat. E il mondo del vino italiano è esattamente lo specchio del paese.

  2. grazie per questo articolo. Il problema non è solo la scorrettezza verso il consumatore che viene consigliato in funzione non della qualità del vino, ma di chi lo fa, ma rispecchia anche la sconfortante realtà in cui noi giovani enologi ci troviamo a vivere. Per noi in Italia c’è poco posto, ci sono questi enologi star che non solo occupano fisicamente numerosi posti di lavoro con le loro consulenze, ma fanno credere alle cantine che non valga la pena investire su noi giovani, in fondo basta la combo merlot-cabernet- barrique. E pensare che all’estero siamo così bene accolti, “wow, Italian winemaker!!!!”

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