Per Matt Kramer e Gregory Dal Piaz é la Barbera il vino del cuore

UvaBarbera
Secondo il genial columnist di Wine Spectator sono “wines of affection”

Buone notizie per tutti coloro, come me, che pur dichiarandosi “nebbiolodipendenti” non credono che la grande attrattiva, il forte motivo di richiamo dei vini di Langa, sia circoscritta ai due giganti base Nebbiolo (e all’eterno aspirante grande che si chiama Roero) che portano l’immortale nome di Barbaresco e Barolo.

Il Piemonte e la Langa sono meravigliosi perché pieni di altri vini, noti e meno noti, dei quali ci si può innamorare sino a considerarli vini del cuore pur essendo consapevoli che non saranno mai importanti, blasonati, stellati e considerati dalla stampa e dalle guide come i due alfieri del Nebbiolo. Penso al Dolcetto, pardon, ai vari Dolcetto, alla Freisa, al Verduno Pelaverga, alla Nascetta e naturalmente, purché non sia massacrata dall’eccesso di legno (leggi barrique), alla Barbera.

Un vino, popolare, prodotto in massicce quantità, destinatario di diverse denominazioni (Asti, Monferrato, Colli Tortonesi, Alba) oggetto recentemente di due omaggi in forma di articoli opera di due tra i più raffinati wine writer statunitensi, grandi appassionati e conoscitori in particolare del Piemonte e dell’albese.

MattKramer
Parlo di Matt Kramer (nella foto qui sopra), genial columnist di Wine Spectator, e di Gregory Dal Piaz, columnist e animatore del sito Internet Snooth. Per la Barbera Kramer conia la definizione di “wines of affection”, che potremmo tradurre come “vini del cuore”, vini cui si è fortemente affezionati, in una maniera che richiama il celebre detto di Pascal “Le cœur a ses raisons que la raison ne connaît point”.

Dal Piaz invece sgombera subito ogni dubbio e in un articolo, seguito, come quello di Kramer, da una degustazione, esordisce dicendo chiaramente “I love Barbera”. Kramer racconta di avere una cantina piena di Barbera e che questo fatto lo conforta e del periodo, nei primi anni Novanta, in cui aveva vissuto in Piemonte per scrivere il suo bellissimo libro (di cui vi raccomando caldamente la lettura) A Passion for Piedmont, quando suscitava la sorpresa dei produttori confessando il proprio amore per questo vino. E ricorda la frequentazione, insieme alla moglie, del ristorante Da Felicin a Monforte d’Alba (il mio ristorante preferito nella zona del Barolo) quando pretendeva che i Barbera che ordinava venissero serviti nei grandi calici Riedel Sommeliers Burgundy Grand Cru pensati per i grandi Barbaresco e Barolo.

Il wine writer rievoca l’epoca successiva al flagello della fillossera quando molti produttori piemontesi scelsero la Barbera per la sua abbondanza e la facilità di crescita, ma nonostante i buoni suoli e le felici esposizioni di cui disponevano spesso il risultato erano vini di cattiva qualità, generosi ma senza pretese. Il che aveva generato una cattiva fama intorno a quest’uva.

Però, racconta Kramer, diversi produttori nella Langa del Barolo condividevano l’amore per la Barbera tanto da arrivare (come normalmente avviene nell’astigiano, dove le migliori esposizioni sono appannaggio di questo vitigno) a destinarle porzioni fantastiche di vigneto che normalmente sarebbero state appannaggio del Nebbiolo da Barolo. Ovviamente, dice Kramer, nessuno potrebbe considerare la Barbera un equivalente del Nebbiolo, ma come questo ha l’attitudine ad invecchiare magnificamente per decenni, grazie ad un alto livello di acidità (e ad un basso contenuto in tannini, cosa che la differenzia dal Nebbiolo) che fornisce la base necessaria per un armonico invecchiamento.

Ma perché amo così tanto la Barbera si chiede Kramer tanto da considerarla un “vino del cuore”? Probabilmente per la sorprendente qualità che può mostrare, perché tutti riconoscono che il Nebbiolo, ma nessuno acclama invece la Barbera. E così Kramer ha potuto scoprire tutte le sue qualità, dagli aromi diretti e immediati e intensi alla vivace acidità, elementi che rendono possibile abbinare la Barbera ad ogni tipo di cibo: “hot dogs, filet mignon, moussaka, beef Bourguignon, lamb chops or a hamburger”. E a Kramer piace il fatto che sia un vino che dia gratificazione sia da giovane che invecchiato.

Inoltre egli apprezza la capacità di rivelare il terroir di provenienza, non proprio come fanno Nebbiolo e Pinot nero, ma quasi. E il columnist di Wine Spectator si augura che la Barbera ed i vini che lui ama (cita Giuseppe Rinaldi, Vietti, Aldo Conterno, Giovanni Conterno, ed è una sorta di crème de la crème della Barbera albese) possano offrire lo stesso tipo di sorpresa e di piacere, e magari diventare “wines of affection” anche per i lettori.
GregoryDalPiaz

Gregory Dal Piaz (nella foto qui sopra) ha invece fatto una degustazione – che racconta qui – dalla quale sono emersi una serie di Top wines, (molti più Barbera d’Alba che Barbera d’Asti, nomi quali Cappellano, Comm. G.B. Burlotto, Brezza, Elio Grasso, Giacomo Conterno, Bartolo Mascarello, Guido Porro, Elvio Cogno, Cascina delle Rose, Massolino Principiano, Oddero…), e spiega dettagliatamente perché ami il Barbera, perché lo consideri “un vino ricco anche se troppo spesso oppresso da troppo legno”, che quando è focalizzato sul frutto “riempie la bocca con un’acidità che ripulisce, un frutto goloso e un leggero tannino”.

Dal Piaz lamenta il fatto che il successo del Barbera oggi ha portato svariati vini a “raggiungere la fascia dei vini costosi”, anche 50 dollari, ma fortunatamente non si deve svaligiare una banca per trovare dei buoni vini che si sposino bene a verdure grigliate condite con un buon olio d’oliva. Secondo il wine writer Usa “le note leggermente vegetali spesso presenti nei Barbera si sposano perfettamente con le verdure e l’acidità del vino si accoppia in maniera da creare una sinfonia nella vostra bocca con la nota grassa dell’olio”.

Dal Piaz dice chiaramente che non ama trovare note di legno nuovo e di barrique nei Barbera e che “anche un invecchiamento in botti più grandi e di legno neutro può avere un effetto meraviglioso sui Barbera aggiungendo una leggera morbidezza ad un vino che in natura mostra qualche spigolo”. Quello che Dal Piaz particolarmente apprezza nei Barbera è l’aspetto acido che li fa amare a coloro che tendendo ad abbinarli a cibi ricchi di acidità o ad una pasta al sugo di pomodoro.

Il giornalista preferisce i Barbera quando sono eleganti e freschi, il che non significa che siano semplici e leggeri. Sono vini che richiedono di essere messi alla prova su pasta, verdure grigliate, e anche qualche pesce può consentire al vino di brillare. E poi, proprio come diceva Kramer, i Barbera invecchiano bene, il che non vuol dire lo facciano come nel caso del Barolo, ma un Barbera da tre a cinque anni di età è un vino dove il semplice aspetto fruttato ha lasciato il posto ad aromi terziari di cuoio, spezie, terra, così comuni nei vini piemontesi.

E grazie al successo e alla popolarità di Barolo e Barbaresco anche gli altri vini classici piemontesi, come la Barbera ed i Dolcetto (ai quali Dal Piaz ha dedicato un altro articolo molto entusiasta) hanno visto crescere l’attenzione degli appassionati. Il che è davvero un aspetto molto positivo.

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6 pensieri su “Per Matt Kramer e Gregory Dal Piaz é la Barbera il vino del cuore

  1. L’Italia è il meraviglioso paese un tempo conosciuto anche come Enotria; questi sono testimonial che lo riconfermano, anche a beneficio di chi lo ha dimenticato. Non dimenticarlo, oggi, non è solo ‘patriottismo’ last minute, ma sta diventando rapidamente un questione di sopravvivenza. Più terroir e savoir, meno politici e politica!

  2. Un po’ di giustizia per la meravigliosa barbera, vino che mi da sempre grandi soddisfazioni e che accompagno a un po’ di tutto…..Spero che molti americani, sulla’ onda di questi apprezzamenti, si dedichino a questo vino !

  3. Sono contento che Kramer e Dal Piaz, critici originali e competenti, amino la Barbera, un vino profondamente italiano. Personalmente preferisco Asti ad Alba, anche solo perché nell’astigiano la Barbera non deve cedere ai Nebbiolo le posizioni più felici e i “cru” migliori. Però, certo, davanti a vini come quelli di Roberto Conterno o di Lorenzo Accomasso non si può che togliersi il cappello.

    • ringrazio Doctor Wine per il suo intervento. Io prediligo invece, come gli americani, le Barbera albesi, ad esempio citate dai colleghi americani, anche se ci sono Barbera d’Asti davanti alle quali tanto di cappello… 🙂

  4. Il fatto che Dal Piaz dichiari “I love barbera” e che Kramer la ritenga “Wine of affection” e’ sicuramente fattore d’orgoglio e soddisfazione per tutti quei produttori che hanno creduto nelle grandi potenzialità di questo vitigno. Ora, gli sforzi vanno concentrati nell’attirare l’attenzione dei “comunicatori del vino” verso le aziende artefici di questa riscatto…perché nel leggere l’articolo di Dal Piaz emerge subito il fatto che il 95% delle barbere degustate siano si di validissimi produttori ma di Barolo. E possibile che in quell’elenco, oltre a Coppo e Scarpa, non siano degne di esserci le barbera d’Asti di Giacomo Bologna, Chiarlo, Marchesi Alfieri, Scagliola, Perrone, Spertino?…solo per fare alcuni nomi di aziende che “vivono di barbera”!

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