Caro Angelo, ma è di questa scrittura sul vino che abbiamo veramente bisogno?

Vinorossotacco12
A proposito di “Vino rosso tacco 12” di Adua Villa

E’ notoria la stima, profonda, che nutro per il collega bardolinese Angelo Peretti e per il suo ottimo, mai banale, sito Internet Gourmet. Devo però una volta tanto, come ho fatto di recente anche su Twitter, dove l’ho rimproverato amabilmente per dare spazio (ancora nel 2014?) alle anticipazioni sui premi elargiti da questa o quella guida, esprimere un sostanziale diverso parere rispetto ad Angelo, in base al suo articolo in forma di recensione dell’ultima fatica (si dice così, no?) della glamour-sommellière Adua Villa, intitolato, ed è già tutto un programma Vino rosso tacco 12 edito, ed è ancora un altro programma, da Cairo editore, il patron della 7 e presidente del Torino calcio.
AngeloPeretti

Peretti sostiene, non ho letto il libro e credo di non aver intenzione di farlo (l’ultimo che ho scorso l’ho definito in maniera non proprio elogiativa per l’autrice…) che nella protagonista del libro, Gilda, si possa la in qualche modo riconoscere la simpatica e cosmopolita Adua Villa, e che la cantina ideale descritta da Gilda corrisponda alla cantina ideale di Adua.

Il buon Angelo, che è uomo solido e di grande concretezza, annota che “sono descritte, le bottiglie, con una scrittura che si discosta dai canoni enoici delle riviste e delle guide e del parlare accademico o “alla sommelier” e men che meno tecnico”. E ci porta qualche esempio di questo “parlare di vino fuori dalle convenzioni”.

E così “lo Champagne Salon ’95 è da bere “ovunque, renderebbe intrigante anche un tramonto sul lungomare di Ostia”, e il Trebbiano d’Abruzzo del ’92 di Valentini è per “quando sul tuo cuore si è abbattuta una tormenta di neve, a scaldarvi ci penserà lui, credetemi”, e il Petrus dell’82 è “per brindare alla telefonata del negozio di Hermès che, dopo un’attesa di cinque anni, ti avvisa che la tua Kelly nera di vitello martellato è lì che ti aspetta”.
AduaVilla

A parte lo snobismo un filo radical-chic, queste descrizioni a mio avviso propongono un linguaggio e un discorso sul vino ricco di fantasia, niente da dire, ma di una banalità e di una frivolezza post-maroniana che annoia e non porta proprio nulla di nuovo.

Va bene non eccedere in tecnicismi, non continuare con le consuete descrizioni del retrogusto di mora, andare oltre, divulgare e farsi capire da tutti e non scriverci/parlarci addosso, ma, caro Angelo, è proprio di questo linguaggio un po’ blasé che ha bisogno il mondo del vino oggi? Io credo proprio di no…

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15 pensieri su “Caro Angelo, ma è di questa scrittura sul vino che abbiamo veramente bisogno?

  1. A me hanno regalato il primo libro (Una somellier per amica) e non sono arrivato nemmeno a metà, con la lettura. In compenso è piaciuto molto a mia moglie…che è convinta che il dolcetto sia un vino dolce…vorrà dire qualcosa? ;-))

  2. Grande Ziliani!!!
    Approvo in pieno tutte le sue considerazioni, non capisco perchè l’autrice del libro trovi tanto riscontro nel mondo del vino.
    Anche alcuni articoli che scrive Paola Giagulli sul sito di InternetGourmet non li trovo di grande interesse.
    Il tutto a mio modesto parere.

    • Caro Alberto, trovo piuttosto insostenibile e – diciamo così – bizzarra la tua affermazione che Paola Giagulli scriva articoli poco interessanti su InternetGourmet, visto che Paola “non” scrive articoli per InternetGourmet, ma vi pubblica fotografie, e non testi. Dunque?

      • dunque il “sciur Alberto” ha detto una sciocchezza. E poi Paola é brava qualsiasi cosa faccia. E non lo dico certo perché si tratta di un’amica…

  3. “il Petrus dell’82 è per brindare alla telefonata del negozio di Hermès che, dopo un’attesa di cinque anni, ti avvisa che la tua Kelly nera di vitello martellato è lì che ti aspetta” . Mi autocensuro.

    • E poi “nera di vitello martellato”: mah, i gusti sono gusti, ma se la Kelly è di rigore (per un giro in cantina?), meglio rossa, anzi bordeaux.

        • Appunto! E tutta la storia la trovi in rete. Intanto tu spiega – al colto e all’inclita (?) – che cos’è un vino. E scegli la poesia, che dalla regìa dicono che la prosa non si porta più.

  4. Approvo e apprezzo queste considerazioni. Finalmente una voce si leva a dire che di queste cose scritti articoli nel mondo del vino non ce ne é bisogno e nulla aggiungono. Ce ne sono altre di donne che scrivono in tal modo nel mondo del vino. Già c’é qualcuno che apprezza, forse perché hai in mente una sola cosa.

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