Clamoroso: false bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino sequestrate

Motore della truffa un consulente tecnico dalle “elevate capacità professionali”

Da una segnalazione dell’amico Andrea Pagliantini, che mi ha informato di un post pubblicato sul suo blog, e soprattutto di un ampio articolo pubblicato su Il Cittadino on lineleggete qui – apprendiamo che a Montalcino, a sei anni di distanza dallo sconcio di Brunellopoli – ci hanno riprovato a fare porcate a danno dell’immagine dei grandi vini locali. La più grande espressione al mondo del vitigno Sangiovese.

Come si legge nell’articolo, “La Guardia di Finanza di Siena ha sequestrato oltre 160mila litri di vino (oltre 220mila bottiglie tra Brunello di Montalcino e Rosso di Montalcino) in un’operazione congiunta con il Consorzio del vino Brunello di Montalcino. Secondo gli investigatori è stata manipolata l’intera filiera del famoso vino. Il valore del prodotto sequestrato è di un milione di euro”.

Il peggio viene proseguendo nella lettura dell’articolo, perché “cervello” e motore di questa truffa sarebbe nientemeno che un “consulente tecnico di svariate aziende agricole produttrici” dotato “di dimostrate elevate capacità professionali”. Il cittadino on line racconta che il personaggio “è stato denunciato per frode in commercio, accesso abusivo a un sistema informatico, appropriazione indebita aggravata e continuata e reati di falso. Secondo le accuse, l’uomo, coadiuvato da collaboratori a vario titolo e con diverse funzioni nell’ambito dell’intera filiera, sarebbe riuscito a commercializzare, spacciandolo come vino Brunello e Rosso di Montalcino, un enorme quantitativo di vino di modesta qualità”.

Questo consulente tecnico “abusando del rapporto lavorativo in essere e della fiducia confinatagli anche in virtù di dimostrate elevate capacità professionali, si era impossessato di documentazione e di materiale genuino attestante la docg (contrassegni di Stato, documenti di trasporto, fatture etc.) e ne aveva riprodotti di falsi.
I documenti contabili gli consentivano di accompagnare partite di uva e di vino comune – acquistate, presumibilmente in nero – che vendeva alle cantine durante la fase della vendemmia e dell’invecchiamento, mentre i contrassegni gli avrebbero permesso, invece, di “vestire” da Brunello – in modo perfetto e impossibile da scoprire – bottiglie di qualunque vino rosso”.

Purtroppo non è stato tratto agli arresti e messo a marcire nelle patrie galere, ma “è sottoposto alla misura cautelare del divieto di dimora nel Comune di Montalcino. Inoltre, nei suoi confronti è stato disposto il sequestro preventivo delle disponibilità finanziarie acquisite grazie alle truffe perpetrate”.

La notizia incoraggiante, in questa squallida vicenda, il Cittadino on line riporta che sono stati sottoposti “a sequestro probatorio 165.467 litri di vino – pari a circa 220.600 bottiglie del formato da 0,75 cl., di cui litri 75.620 di Brunello di Montalcino e litri 89.847 di Rosso di Montalcino, per un valore di almeno un milione di euro, ed inoltre di 2.350 contrassegni di Stato e documentazione e materiale contraffatto”, è che la procura della Repubblica e la Guardia di Finanza senesi hanno agito “su segnalazione del Consorzio del Vino Brunello di Montalcino”.
Lupoperdeilpelo
Un plauso al Consorzio e due domande: lo stesso comportamento venne tenuto dai responsabili del Consorzio quando scoppiò lo scandalo di Brunellopoli, oppure….? E chi sarebbe il consulente tecnico dalle “elevate capacità professionali”, consulente di diverse aziende, responsabile di tale sconcio?

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38 pensieri su “Clamoroso: false bottiglie di Brunello e Rosso di Montalcino sequestrate

    • Nella mia fervida immaginazione io vista la descrizione del personaggio data, ovvero tecnico dalle “elevate capacità professionali”, consulente di diverse aziende, un’ideuzza me la sarei fatta. Anzi, ho bene davanti agli occhi l’immagine del tecnico che penso possa corrispondere all’identikit fornito. E se é quello che dico io, non sarebbe la prima volta, già in altre zone la persona che penso era finito sotto inchiesta per pratiche enologiche diciamo così… disinvolte…

        • lo confesso: sarei contento, per motivi miei, che il colpevole di questa porcata fosse la persona che ho in mente. Se fosse lui si chiuderebbe perfettamente il cerchio di tanti miei ragionamenti e articoli fatti su questo blog.
          Se non fosse lui, amen, la cosa importante é che sia messo in condizione di non fare più danni.
          Certo che in nome di ‘sto benedetto Brunello se ne combinano di cose strane… Quando lo si vorrà finalmente lasciare in pace e non si cercherà di infangare ancora la sua immagine?

  1. Una gran brutta storia, un farabutto ha carpito la fiducia di parecchie piccole aziende che gli hanno affidato la tenuta dei registri (cosa che un normale agricoltore ha difficoltà a tenere, se fossero più semplici ci sarebbero meno rischi) e li ha truffati. E’ furto, e oltretutto ai danni di gente perbene e che non aveva tanti soldi da buttare. Che il farabutto in questione sia una persona di “elevate capacità tecniche” non direi proprio, dicono che sia un enologo ma non mi risulta; molto più probabilmente si tratta di uno dei tanti “se dicenti” fenomeni che vantano di essere capaci di fare meraviglie e si approfittano di qualche persona semplice. Una vergogna, meno male che il Consorzio ha reagito subito e duramente.

    • Stefano, tu vivi a Montalcino e hai il polso della situazione e probabilmente saprai di chi possa trattarsi.
      Ma se é un quaraquaqua qualsiasi perché nel comunicato si parla testualmente di personaggio dalle “elevate capacità tecniche”? Perché lo si definisce “consulente tecnico di importanti aziende vitivinicole di Montalcino”?
      Le “importanti aziende” sono solite prendere consulenti importanti non dei fessi qualsiasi, no?
      Quanto al Consorzio, ribadisco il mio chapeau. Questa volta, a differenza di come si comportò nel 2008, é stato impeccabile. Complimenti doverosi al Presidente e al Cda.

    • Leggo sul comunicato: “è stata varata la commissione che entro ottobre redigerà il Codice Etico cui tutti i produttori e coloro che ruotano intono al mondo del vino dovranno attenersi”.
      Che dire? Un po’ di etica non fa mai male, ma credo che un comportamento etico il mondo del vino ilcinese possa tranquillamente averlo in base ad una propria etica e ad un modo proprio di ragionare e di agire, e che non debba farlo in ottemperanza ad un “Codice Etico” promulgato dal Consorzio e da qualche proboviro da esso incaricato…
      Comunque meglio il comportamento del Consorzio oggi, che quello tenuto otto anni orsono, quando qualcuno parlò di speculazioni della stampa e altre stupidaggini…

      • Però se c’è una faina che si aggira intorno al pollaio, più che intimare alle galline di comportarsi eticamente e stare lontano da lei, starei col fucile puntato … sulla faina.

  2. come mai queste porcherie del genere accadono spesso in Toscana, a Montalcino e in altre zone vinicole, e non in altre regioni?
    Si è fatta un’idea del perché questi ricorrenti scandali vinicoli vedono protagonista la Toscana?

    • Non sono toscana, perciò spero di essere neutrale: a me pare che purtroppo – non la Toscana e nemmeno il solo mondo del vino – l’Italia sia affetta da un virus estremamente pernicioso. Basta leggere i giornali, si sta tra pregiudicati e spregiudicati.

  3. non so se lei abbia letto quanto pubblicato su Wine News:
    http://www.winenews.it/news/36316/operazione-brunello-il-principale-indagato-un-professionista-noto-come-lo-sono-le-aziende-che-al-momento-risultano-frodate-cos-luca-albertario-comandante-gdf-siena-consorzio-del-brunello-e-regione-toscana-si-costituiranno-parte-civile
    Ed in particolare questo inciso: “il colonnello Luca Albertario, comandante provinciale della Gdf di Siena, “il suo nome non possiamo divulgarlo, così come quello delle cantine, al momento. E’ un professionista noto nell’ambiente, un enologo importante, titolare anche di alcune aziende fittizie che esistevano solo sulla carta. Le aziende sono molto importanti, più di una, tra le più note a livello nazionale, che, al momento, sono state frodate. Qualche novità ci sarà nei prossimi mesi”.
    E ancora: “Coadiuvato da collaboratori e con diverse funzioni nella filiera (per 3 anni ha lavorato come dipendente del Consorzio), il consulente – che, però, sottolinea Assoenologi, “non risulta avere il titolo di enologo in base alla legge 129/91, e tanto meno è iscritto alla nostra associazione nazionale di categoria”.
    Non si capisce niente: il comunicato della GdF parla di “enologo importante”, l’associazione degli enologi, evidentemente al corrente del nome della persona sotto inchiesta, esclude che sia iscritto all’associazione. E allora?

    • Pietro, in effetti é curioso e piuttosto contraddittorio che da una parte si voglia far passare il colpevole principale di questo fattaccio come un personaggio importante, come un noto enologo consulente collaboratore di aziende note e importanti e dall’altra l’Assoenologi si affretti a smentire che il tipo – ma come faceva l’Associazione a conoscerne il nome? – si affretti a smentire che sia “iscritto alla nostra associazione nazionale di categoria”.
      Del resto l’ipotesi del “pezzo grosso” viene smentita, nel suo commento su questo blog, anche da Stefano Cinelli Colombini della Fattoria dei Barbi, che evidentemente conoscendo anche lui il nome del personaggio imputato del reato di truffa, afferma: “Che il farabutto in questione sia una persona di “elevate capacità tecniche” non direi proprio, dicono che sia un enologo ma non mi risulta; molto più probabilmente si tratta di uno dei tanti “se dicenti” fenomeni che vantano di essere capaci di fare meraviglie”.
      Un bel pasticcio, non trova?

        • se gentilmente potesse segnalare il sito in questione… Io ho solo trovato citate le iniziali su un sito edito proprio a Montalcino

          • proverò a scoprire quali siano, ma non sarà facile.
            Quanto al nome fornito dal sito Internet che lei cita, é relativa ad una persona a me totalmente sconosciuta (ho cercato qualche riscontro: tale lo é anche per altri colleghi e personaggi che conoscono bene Montalcino). Questo nome mi sembra corrispondere all’identikit fornito dal comandante della GDF di Siena, che lo ha definito “un professionista noto nell’ambiente, un enologo importante”. C’é qualcosa che non mi torna in questa vicenda…

  4. Mi risulta che la persona incriminata non sia un “poveraccio”, magari con famiglia, disoccupato, bisognoso, eccetera, ma la persona di cui ho letto il nome è “un giovane di buona famiglia”, con lavoro e parcelle. Insomma una faina, travestito da gallina, che si introduceva regolarmente in tutti i pollai, cioè nelle cantine, nell’ambito di un rapporto di fiducia.
    Io allora mi domando: qual è la ‘molla’, la motivazione di un comportamento così spregevole. Che cos’ha in testa uno così? Viene in mente che sia dedito a qualche vizio costoso o peggio, ma certo è incomprensibile. Dalle reazioni che ho letto e sentito, il consorzio dovrebbe chiedergli i danni.

    • Silvana, è il tintinnar di soldi la molla che produce tutto questo.
      L’eccesso di affarismo, l’eccesso spasmodico di denaro in qualunque modo avvenga.
      In questi paesini della provincia di Siena la bramosia del soldo produce situazioni sbrodolose una dietro l’altra.
      Ma qui mi fermo nel racconto.

  5. La persona incriminata non è un enologo, né è di buona famiglia. Le iniziali sono A L, come ha detto qualcuno, e non ha mai lavorato presso grandi aziende. È stato purtroppo incaricato di tenere i registri di un bel pò di piccole aziende soprattutto bio, di cui alcune abbastanza famose. È una storiaccia di ladri di polli, questo figuro ha sottratto anche soldi dai conti dei poveracci per cui lavorava pare anche per pagarsi prostitute. PS per la signora Paola. Se lei seguisse il mondo del vino saprebbe che gli scandali accadono molto di più in altre Regioni, soprattutto se facciamo caso ai volumi. Però è ovvio che fare un Brunello falso rende di più che fare un Lambrusco falso, per cui qualche farabutto che lo fa ci sarà sempre.

    • Quel tipo andava a ritirare i campioni (praticamente in tutte le aziende) per i controlli dei vini, appunto! … e qualcuno gli ha anche affidato i codici dell’home banking, pare.

    • Stefano perché questa tua particolare sottolineatura del fatto che il mariuolo sarebbe consulente “di un bel pò di piccole aziende soprattutto bio”? Anche tu dai il tuo contributo allo sport, antipatico, dello sparare sui piccoli, soprattutto produttori di vini naturali? Sono piccoli, si creano i loro piccoli mercati, fanno, spesso bene, il loro lavoro, talvolta producendo Brunello esemplari, che fastidio ti danno?

  6. PS per Silvana. Il Consorzio gli ha chiesto subito i danni, e ha collaborato molto attivamente alle indagini. La molla di un comportamento così spregevole? Auri sacra fames. Una motivazione universale, brutta ma vecchia come il mondo.

  7. Ancora però nessuno si è posto la domanda delle domande?
    Da dove proviene il vino arrivato a calzare il vino prodotto su carta?
    Dove la logistica, dove lo stabilimento fittizio dove “l’uva ha fermentato”?
    Perchè sia vino su carta, uno stabilimento su carta da qualche parte deve esserci…
    Una mole di documentazioni e giro di fatture che presuppone una conoscenza dei cavilli amministrativi non indifferente, professionalmente non indifferente….
    Quei cavilli in cui troppo spesso si insinuano faccende losche.

  8. Sarebbe interessante sapere da quanto andava avanti il giochetto. Se e quante bottiglie sono arrivate sul mercato. Magari qualcuna ha vinto pure qualche premio.

  9. No, non è Superman. È solo uno che ha lavorato qualche anno al Consorzio prima di essere cacciato, e che lì si occupava di registri e fascette per cui ha imparato come gestirli. Tutto qui, anche questa è roba che si impara. Quanto al dove trovare vino al nero, ma scherziamo? Con la crisi che c’é e il tanto invenduto in tutta Italia, se arriva uno coi soldi in mano trova tutto quello che vuole. Di misteri qui proprio non ce n’é, c’è solo un truffatore e dei truffati. Se poi ci mettiamo a costruire castelli in aria, allora è tutto attentamente progettato dalla Spectre di Montalcino che ogni sei mesi tira fuori uno scandalino per muovere le vendite. Cattivissimi noi!
    PS anche la magica taroccazione dei registri ARTEA è banale, i piccoli produttori che gli affidavano i registri non arrivavano mai a 80 ql di uva per ettaro, ma il fenomeno scriveva sempre il massimo. La differenza in un paio di anni e molti piccoli produttori ha portato a ottantamila bottiglie di Brunello e altrettante di Rosso. Nessuna abilissima manipolazione, truffettine fatte in casa. Qui l’unica cosa che non torna sono le qualifiche straordinarie che vengono attribuite a questo poveretto ma, si sa, più grande la preda più bravo il cacciatore; un piccolo contabile di provincia non avrebbe fatto abbastanza figura sui quotidiani.

  10. il Sole24ore fa un’ipotesi diversa circa l’identità del soggetto in questione. Ovvero: stesso cognome, diverso nome. Si conosce o no l’identità dell’indagato?

  11. Già perche’ 80 quintali a ettaro son pochi..???per il brunello che dovrebbe dico dovrebbe avere rese a ettaro ben più basse se si parla di qualità…curioso quest’anno con un’ottima annata com’è ….se ci saranno aziende a Montalcino che rivendicheranno tutto il carico producibile…e curioso di sapere quante aziende in questi ultimi anni hanno sempre rivendicato il massimo del potenziale vinicolo…la scusa dei cloni e’ vecchia ormai…

  12. Sono lento a capire, pongo ai conoscitori del settore la stessa domanda che ho postato su winesurf.it. Qui ci sono aziende che vendono Brunello vero sulla carta e tarocco nella realtà, idem per le aziende che comprano Brunello, per un totale di più di duecentomila bottiglie, non una cassetta da 6, e nessun venditore e nessun compratore si accorge di nulla, tranne uno, che si è accorto di qualcosa ed è andato al Consorzio (azione encomiabile, comprerei subito i suoi vini), ma tutti gli altri? Tutti ingenui? Spero di poter leggere una risposta che aiuterebbe gli appassionati come me a capire. Grazie

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