Fondazione Italiana Sommelier e non A.I.S. consulente di Palazzo Chigi

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Ovvero: le entrature che ha Ricci nel mondo politico romano l’artri se le sognano..

La notizia, da fonte Fondazione Italiana Sommelier, ovvero il “Centro Internazionale per la cultura del vino e dell’olio” fondato da Franco Maria Ricci, è abbastanza clamorosa.

Come ha dichiarato una stretta collaboratrice del Franco – Marchese der Grillo Dalla Presidenza del consiglio abbiamo avuto l’incarico di selezionare i sei vini per la cassetta-dono che il premier consegnerà ai Capi di Stato che gli faranno visita, nonché le carte dei vini di tutte le occasioni officiali del Governo”.

Questa news merita un commento. In primo luogo suona strano che la Presidenza del Consiglio abbia dato questo incarico alla Fondazione ricciana e non alla principale Associazione della Sommellerie italiana, ovvero l’A.I.S.

Ma questa scelta, d’altro canto, dimostra, anzi conferma, altre due cose: che nessuno, nelle altre associazioni della sommellerie italiana, anche le più storiche e blasonate, può vantare le entrature e gli “ammanicamenti” con il mondo politico (oltre che con quello della TV, dello spettacolo, del cinema) che continua ad avere Ricci, e di cui fa, con la consueta abilità tesoro.

E che l’A.I.S. dovrà lavorare molto per tessere una tela di conoscenze, di amicizie, di collaborazioni che possa avvicinarsi a quella messa abilmente insieme da Franco.

Quanto alle sei bottiglie per la cassetta regalo, come verranno scelte, con quali criteri? Si spera, anche se il compito è difficilissimo, e qualsiasi selezione sarà sicuramente contestabile, perché le bottiglie sono solo 6, non 600, che la “banda” Ricci non scelga il criterio di compiacere vecchi e nuovi “amicucci”, tipo Albano Carrisi, i vari cotarelliani, Sassicaia e compagnia cantante.
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Se dovessi scegliere io, che non rappresento se non l’Associazione Individuale Ziliani, non farei mancare nella selezione un Franciacorta (o in alternativa un Trento Doc), quindi un Barolo (i due Mascarello e Beppe Rinaldi le mie scelte d’acchito), un Barbaresco (Bruno Giacosa ovviamente) poi un Brunello di Montalcino (Biondi Santi ça va sans dire), un grande rosso del Sud, magari il Taurasi Radici di Mastroberardino o un Primitivo di Manduria di Pichierri/Vinicola Savese, un Moscato d’Asti (la Caudrina di Romano Dogliotti). Riserve in panchina: un grande Chianti Classico (San Giusto a Rentennano, Fontodi, Fontalloro, Monteraponi a vostra scelta).

Non sarò originale, non avrò inserito nouvelle vague, emergenti, barricadieri, Barolo boys, garagisti d’assalto e virtuosi delle pubbliche relazioni, ma sfido chiunque a negare che i Capi di Stato che riceveranno questo cadeau non avranno un ritratto abbastanza fedele del best of Italian wines. E soprattutto, se stapperanno, che non berranno molto bene.

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24 pensieri su “Fondazione Italiana Sommelier e non A.I.S. consulente di Palazzo Chigi

  1. Caro Franco, “apro il giornale e leggo che …”, ogni giorno, uno dei very important che ci affliggono quotidianamente – complice l’informazione (giornalisti tenuti per la collottola dai loro padroni) – con i loro diktat e più recentemente con le loro “narrazioni” di una realtà che sta solo nella loro testa e nel loro conto all’estero, ogni giorno dunque, uno di costoro finisce sotto accusa per qualche nefandezza.
    E tu, candidamente, com’è nel tuo carattere, ti premuri di pensare quali bottiglie possano rappresentare al suo meglio l’enologia italiana? Quello che si muove nel palazzo bisogna avere molta (o niente) fantasia per immaginarlo.
    *”narrazione” è la tecnica espressiva del nostro giovane e guizzante (e presumo astemio) presidente del consiglio: suggerita dall’ottimo Baricco (“narra la tua terra”); e poi dicono che con la cultura non si mangia!

    • no cara, il Renzi non é astemio. Anni fa bevemmo insieme un bicchiere di buon Barolo, mica roba da Barolo boys, in occasione di un banco d’assaggio di vignaioli di Serralunga d’Alba che avevo organizzato con A.I.S. a Firenze. E il Sindaco dimostrò di conoscere e apprezzare il buon vino. Ora temo solo che il suo consigliere enoico possa essere il miliardario rosso, pronto a decantargli i vini di una delle sue tante aziende… 🙂

      • Franco lei pensa che FMR possa proporre Fontacalda come Barolo?
        Silvana si immagine che bello se oltre a scegliere i migliori vini per tipologia, venissero preferite anche le aziende nel miglior paesaggio (Langhe, Chianti …).

          • Bisogna comunque ricordare, comincio da me, che il paesaggio – turpitudini a parte – è qualcosa che colpisce soggettivamente. a parte la considerazione che quand’è sublime passa sulle sensibilità personali.
            Penso sempre a quello che ha scritto Yves Bonnefoy sul paesaggio italiano … lo leggessero in tanti!

        • dimenticavo di aggiungere che tra i 6, anche se non ne sono un fan, ci starebbe bene anche un Langhe Nebbiolo di Gaja… Noblesse oblige

  2. Caro Ziliani, visto che per gli altri vini fa anche ipotesi (molto condivisibili) sul produttore, per il Franciacorta ed il Trento chi suggerirebbe?

    • non ho fatto nomi perché le due soluzioni sono obbligate: Dosage Zero di Cà del Bosco per il Franciacorta (e non la Cuvée Annamaria Clementi) e Giulio Ferrari Riserva del Fondatore per il Trento Doc. Due metodo classico imprescindibili

  3. Buonasera Ziliani , premetto che preferisco stendere un velo pietoso su tutto ciò ( o quasi ) che rappresenta la nostra politica, per ovvi motivi e per non adirarmi…
    Comunque,tornando al nostro amato nettare,sono in disaccordo con Lei per quanto concerne le Sue scelte (almeno in parte) e non perché i vini da Lei citati non siano di mio gradimento ( per carità,anzi), ma semplicemente per mancanza di oggettivitá ed equitá territoriale. Ogni territorio italiano ( più o meno 🙂 ) é ben rappresentato enoicamente, quindi non vedo perché dover scegliere tra un Taurasi o un Primitivo, dato che entrambi devono entrare nella sestina di diritto, non uno o l’altro! E non trovo giusto nemmeno inserire due vini dello stesso territorio … Ha escluso pure la Sicilia ! Ci deve stare nella lista pure il particolare ed unico Nerello (Mascalese o Cappuccio ) dell’incredibile territorio Etneo! E la Sardegna dove la mette? Cannonau !
    Chiaramente trattandosi di soli sei vini, molte regioni dovranno essere escluse, quindi si sceglierá per popolarità e consensi vari.
    Il cofanetto regalo deve (e può) rappresentare l’Italia tutta ( quasi dai 🙂 ) e non una piccola parte!

    • sia Antonio che Alessandro hanno perfettamente ragione, ma come ho già scritto qualsiasi selezione, trattandosi solo di sei vini scontenterà qualche regione e sarà discutibile.
      Certo, il Sassicaia, una celebrità mondiale, ma io preferisco che invece di questo vino non manchino nella cassettina ad usum Capi di Stato esteri, un Barolo, un Barbaresco (o persino un Langhe Nebbiolo di Gaja) un Brunello di Montalcino e un Chianti Classico Sangiovese 100%. Selezionati questi resta uno spazio per un vino del Sud e per un metodo classico, Franciacorta o Trento.
      Quanto al Prosecco, la prendo come una boutade 🙂

  4. Caro Ziliani, la scelta dei vini dipende anche dall’obiettivo che si vuole raggiungere. Se l’obiettivo è fare dire all’ospite straniero “oh, bene, finalmente posso provare questo famoso vino italiano”, direi che non si puo’ evitare di metterci una bottiglia di Sassicaia, una di Amarone, e , udite udite, una di Prosecco. Se si mette la sua selezione (Taurasi? Franciacorta? ) temo la reazione sarà qualcosa di simile a “chissa mai che saranno ste bottiglie (soprattutto se l’ospite dovesse essere russo o arabo)? Mah. Saranno andati al risparmio, sti italiani”. Bisognerebbe capire prima quale è l’obiettivo che si vuole raggiungere.
    Saluti cordiali

  5. Personalmente credo che il Sassicaia sia l’unica bottiglia che DEBBA essere inclusa nella cassetta. Senza se e senza ma. Tutto il resto, come dice lei, Sig. Ziliani, è soggettivo. Ma il Sassicaia è IL vino italiano nel mondo. L’unica bottiglia che uno si aspetta di trovare a priori. Il tutto a prescindere da qualità (comunque buona) e rappresentanza territoriale.

  6. Sig. Alessandro , mi spiega cortesemente perché il Sassicaia non deve mancare ?
    Lo sa, anche un famoso politico ( nostro ambasciatore nel mondo ) ha avuto la brillante idea di produrre un vino conturbante, organoletticamente verace, ruspante ma soprattutto dal taglio bordolese che ben rappresenta l’Italia all’estero… Certo é un po’ come invitare a cena un’amico straniero, che mi chiede di mangiare cibi del luogo e io invece di portarlo in una bella osteria lo porto da Mc Donald…
    Che vuol dire: eh il Franciacorta o il Taurasi chi li conosce all’estero?
    Lei, se uno straniero Le chiede di mangiare un formaggio tipico, cosa gli offre? Parmigiano Reggiano ? Ovvio perché é l’unico conosciuto all ‘estero…
    Un po’ di nazionalismo ci farebbe bene mi creda, invece di scimmiottare o emulare gli altri !

    • Bravo Antonio, sono completamente d’accordo, un bordolese, anche se si chiama Sassicaia, può tranquillamente mancare.
      Non possono mancare Barolo, Brunello, Barbaresco, poi sul resto possiamo discutere

    • Antonio, capisco perfettamente il suo discorso. Io personalmente non scambierei 2 bottiglie di Sassicaia con 1 di (buon) Barolo. Ma qui si sta parlando di “fare bella figura” con uno straniero, verosimilmente non esperto di vini. E, cio premesso, il Sassicaia verrebbe probabilmente apprezzato (perchè banalmente lo conosce), un Barolo (tendenzialmente) un po’ meno, e non so quanto sarebbe in grado di apprezzarlo. Non si tratta, in altre parole, di presentare i nostri vini organoletticamente migliori (che poi è soggettivo), ma quelli che “ci fanno fare una migliore figura”. E qui, pur con dispiacere, credo il Sassicaia sia il Numero 1.

      • ragionamento che non fa una piega il suo Alessandro. Se si vuole fare un figurone si punta sull’accoppiata Gaja-Sassicaia, se si vuole dare il meglio e fare opera educativa, non si può che puntare su Mascarello-Giacosa-Biondi Santi magari Valentini o un vecchio Vorberg di Terlano per un bianco e poi restano pochi margini di scelta…

    • I piatti scelti dall’attore sono riportati nell’articolo linkato. Più interessante mi sembra quest’altra informazione, tratta dalla stessa fonte: “Prima e dopo del Sassicaia, l’attore e [i sei] amici hanno aperto tre bottiglie della sua Tequila, Casamigos. (…) La magnum di Sassicaia è rimasta piena quasi a metà”. Insomma, una specie di tramezzino liquido, con una fettina di vino rosso in mezzo a due belle fettone di Tequila…

      • Ops, avevo saltato la riga. Indi..Sassicaia con granchi e gamberi. Mmmmm…ecco, direi che esprime molto bene quanto intendevo sopra. E volete “sprecare” un Barolo serio per gente cosi? Io non credo che i capi di stato stranieri siano molto differenti. Dategli un bel Sassicaia, e saranno ben felici di berselo bello freddo con le ostriche! ;-))

  7. E’ proprio a causa della nostra incapacità, o pigrizia, o inesperienza, e qualche volta un po’ di “basta che sia”, che i nostri vini – ma anche parecchi altri generi: food o non food – non sono conosciuti correttamente all’estero. E quando ce ne rendiamo conto (e quelli che se ne rendono conto) non si mette mano a un pensiero strategico.
    Certo, non lo possono fare né i produttori (ancorché consorziati), né enologi o sommelier. Chi ha avuto a che fare con Sopexa (io ce lho avuta come cliente, qui in Italia), sa come si muovono le amministrazioni (che devono limitarsi a indicare gli intenti e non le strategie) francesi. Io ho avuto un’esperienza – una sola – con ICE e ho capito perché certe cose non funzionano. Non c’è sufficiente competenza, manca soprattutto “il manico”.

  8. Ok, risolto il dubbio:
    cassetta toscana contiene: Sassicaia, Brunello di Mastrojanni (personalmente non lo conosco) e Alceo di Rampolla
    cassetta piemontese contiene: Gaja, Alteni di Brassica (sauvignon) e un Barolo di Sandrone.

    Bah, per me poteva andare peggio, in quanto a scelte. Sono sorpreso manchi un Amarone (che all’estero fa sempre la sua porca figura)

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