Il lavoro dell’uomo fa bello il paesaggio. Se c’è dentro il pensiero giusto…

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Good news da Montalcino by Silvana Biasutti

Più sto in campagna (e incomincio a imparare qualcuna delle cose di campagna), più mi accorgo della distanza che c’è tra “il consumatore” (come lo si chiamava fino a qualche tempo fa) o come preferisco dire, il cittadino, e la terra.

Ma più sto in campagna, imparando a riconoscere e scoprire misteri e bellezze recondite, più apprezzo la qualità della vita che la terra ben trattata ti sa regalare; e più trasecolo, accorgendomi dell’incapacità, mettiamola così, della campagna di farsi capire e conoscere e riconoscere, e perciò amare e apprezzare: e si va subito al “bottom line” come diceva l’Ad più temuto tra quelli che hanno costellato la mia vita di lavoro.

Già, il bottom line, che preso di per sé può anche dire cose positive, ma se uno sa che un numero è un numero, ma sa anche che lo stesso numero può dire cose diverse dello stato dei tuoi conti, uno è già nello stato d’animo adatto a guardare un po’ più in là della punta del proprio naso, e a non accontentarsi.

Già, “non accontentarsi” dovrebbe essere la regola (ma non come viene interpretata di solito, per trasformarsi in uno spremilimoni): oggi non accontentarsi, con il mondo che ci sta smottando sotto i piedi, vuole dire chiedere e offrire il meglio; questa dovrebbe essere la regola aurea, ed è qualcosa che richiede un po’ di più della tenacia che ho incontrato tra la gente di campagna, più della competenza, più delle solite (ma straordinarie) qualità di cui bisogna essere dotati per farcela – i piccoli imprenditori per ragioni loro e quelli più grandi per altrettante loro – ora, per tessere la tela giusta, bisogna essere capaci di visione e muniti di uno sfrizzolo di cinismo (ho sempre pensato che un po’ di cinismo aiuti, ma deve essere di prima qualità!).
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La settimana scorsa mi ha colpita, un po’ negativamente, l’ennesima paginata di uno storico quotidiano, che con la pretesa di spiegare ai giovanetti come nascono i bambini, presentava la classifica patinata e infiocchettata, dei soliti cento o cinquanta vini migliori d’Italia; e anche se nell’elenco figuravano almeno tre o forse quattro vini che amo (non in quanto conoscitrice, ma solo perché li trovo buonissimi), mi ha fatto scattare qualcosa dentro. “Toh – mi è venuto in mente – qui ci sono storie, c’è soprattutto lavoro, c’è tutto un mondo e qui siamo ancora a ‘patinare’ a fare il solito verso, lo stesso verso da anni, siamo in pieno manierismo, tanto chi legge si sorbisce la classifica e via … “.

Qui ci troviamo in uno degli ormai pochi settori che potrebbero dare più posti di lavoro – oltre a quelli in essere – aumentare e rafforzare l’export, che già va bene; fare meglio se questo settore fosse incoraggiato e sostenuto con lungimiranza (che non vuol dire solo contributi, ma significa burocrazia più rapida snella ed efficiente, per esempio), brillare di più, superare se stesso, e invece il solito giornalone racconta la solita storia. È proprio vero, la terra è lontana, per i consumatori, ma è anche qualcosa di remoto per un giornalismo molto di maniera, pieno delle solite storie chic o già lette, ma si sente lontano un miglio che sulla terra si è camminato ben poco e le zolle sono soprattutto una bella immagine.

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Gli argomenti invece non mancherebbero. Uno a caso, ma che caso! Il paesaggio, anzi lo riscrivo: il Paesaggio. Che a me pare non voglia dire solo vigne sì o meno vigne, né può essere abbandonato solo a una specie di contesa tra due blocchi d’interesse apparentemente contrapposti. Il Paesaggio, non è solo un’occasione di diatriba, ma è una splendida opportunità di rilancio, un argomento di conversazione ad altissimo profilo …

Ma a che serve parlarne, a che serve lanciare ‘conversazioni di alto profilo’, magari con soli e soloni (e per favore senza sòle) e pretendere che i giornali se ne occupino e si prestino a rilanciare sul tema, a tenere il fuoco acceso sotto il culo di questo tema?

E devo davvero spiegarlo a che serve ‘tenere il profilo alto’, cioè tenere (usando il famoso sfrizzolo di cinismo di cui sopra) fuori dall’argomento le mere questioni di interessi di parte? Davvero ci siamo dimenticati di quanto significhi Toscana, in termini di valori (e infine di bottom line), e abbiamo scordato che cosa evochi? Se si pensa che la gente ficchi il naso nel bicchiere e ascolti solo quello che il vino mormora, e allora io invito tutti a venire una sera e seguire la direzione dello sguardo di quelli che hanno il naso immerso nel bicchiere …
C’è un grande tema sul tavolo, e se viene discusso con i toni giusti e senza giocare al tiro alla fune; se si chiede – non un’opinione di una delle parti che detengono interessi – ma prima di affrontare una discussione tecnica e amministrativa si fanno parlare voci ‘alte’ e fuori dai dintorni di questa partita, il Paesaggio offre – principalmente al vino e al suo mondo – un’opportunità di posizionamento e di ri-posizionamento nella mente e nel cuore della gente (quella del nostro paese), una ragione di speranza e un riverbero internazionale, un upgrading che non può che aiutare l’immagine, altrimenti lisa, del nostro paese.

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La notizia è che siamo ricchi, cioè che possiamo esserlo, che potremmo insomma stare meglio e provare a guardare più in là della punta del nostro naso.

È un po’ questo che mi aspetterei dalle voci dei grandi giornali, che affrontassero il tema dell’agricoltura, in modo meno italico – per blocchi contrapposti, così si può polemizzare e tutto finisce a tarallucci e … vino, e si sa già che cosa scrivere – il grande tema dell’agricoltura, e anche quello dei posti di lavoro, del ‘lavoro manuale’ che altrove è stato super sdoganato e che in questo paese fa ancora un po’ retrovie e che invece è ricchezza.
Il lavoro manuale e il rapporto con la meccanizzazione: qualcosa che bisognerebbe venire in campagna a vedere e capire, in questi giorni di vendemmie (con il fiato sospeso e gli occhi al cielo); capire com’è davvero il viaggio dalla terra allo scaffale e quante strade ci sono. Ma anche per cominciare a riparlare di agricoltura per discuterne il futuro che poi è il nostro. Ben al di là delle solite classifiche. Ben oltre le polemiche su chi ha ragione: l’agricoltura è al centro della nostra vita.

Silvana Biasutti (autrice dei disegni che illustrano il post)

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35 pensieri su “Il lavoro dell’uomo fa bello il paesaggio. Se c’è dentro il pensiero giusto…

  1. “È un po’ questo che mi aspetterei dalle voci dei grandi giornali, che affrontassero il tema dell’agricoltura”: belle parole signora Biasutti, ma i grandi gruppi che stanno dietro i giornali hanno poco a che fare con la campagna… Se ne ricordano per il pezzo di costume, per quello sul km 0, o dove mangiare bene fuori porta; ma poi sono fiancheggiatori di ben altri interessi. Ho appena fatto un salto in vigna, e attraversando le lagune che costeggiano i vigneti vicini al mare ho fermato la moto per osservare il paradiso: placidi fenicotteri “ruminanti” con la testa dentro e fuori dallo stagno, un immenso airone cinerino che mi guardava per poi volare via un po’ snob, il cielo color cobalto punteggiato di nuvole simili a panna nel candore e consistenza e -delizia suprema per gli occhi- due splendide poiane che volteggiavano specchiandosi nell’acqua… e tutt’intorno filari e filari di alberello con il loro frutto rivolto al sole. Bucolico nevvero? Eppure qui si fa un gran can can solo per non far chiudere due fabbriche che non hanno creato alcuno sviluppo, sono solo un peso economico per tutti e in compenso costringono i viticoltori più vicini alle meravigliose ciminiere vista mare ad analisi umilianti per dimostrare l’assenza di piombo nelle uve. Lei crede che qualcuno a Palazzo o in redazione abbia il coraggio di urlare che qs schifezze vanno chiuse? Che la terra può essere il nostro futuro (salvo poi tutelare il contadino dalla mano invisibile (e strozzina) del Mercato)? Convincere i giovani che la terra è sì bassa e dura; ma che -con un po’ d’aiuto- è anche Madre generosa e benigna? No, gli interessi sono ben altri… Torno ad osservare le poiane che mi deprimono molto meno di tanti bipedi ottusi, intrigoni e denaro-dipendenti…. P.S. Buon Compleanno sig. Ziliani

    • Caro Lufo, per questo scrivo; e per questo qualche volta mi rotolo prendendomi dell’esagitata. L’agricoltura – piccola o grande che sia – è il centro della nostra vita. Qualcuno l’ha capito, altri lo sospettano, altri fanno e pensano a ben altro. Non sono un’ingenua, ahimè.

  2. Salve Ziliani , per sapere quanti anni ha, ho consultato il sapiente Google ed ho scoperto incredibilmente che in Inghilterra é più famoso che in Italia ( en.Wikipedia )!
    Probabilmente in Italia é un personaggio scomodo… Cmq “auguri” se li porta benissimo 🙂 .

  3. Cara Silvana, qui a Napoli, Le posso assicurare che il caffè é cosa piuttosto seria, e che se la miscela é buona é il “manico” é quello giusto può regalare grandi soddisfazioni gustative ! Pensi che io faccio diversi km quasi tutti i giorni appositamente per prendere quello giusto! Provare per credere 🙂

    • Ne sono persuasa: anche per me il caffè è cosa seria e ho bevuto anche qualche caffè super dalle sue parti (e a Nocera, a Cava, a Salerno: yum). Ma Franco che offre caffè mi fa strano …, caro Antonio Conti!

  4. Cara Silvana,allora facciamo così: Lei cucina, Ziliani porta una buona bottiglia ed io offro ottime paste napoletane e un buon caffè sul finire, Le va bene 🙂 ?

    • Io cucino:
      risotto alla mia maniera (con l’onda),
      lenticchie con verdure ripiene (cipolle, zucchini, peperoni),
      Clafoutis di uva sangiovese
      (Non trovo gli emotikon)
      e un sorriso.

  5. Silvana, complimenti per disegni e l’articolo.
    Voglio pero’ rafforzare il suo pensiero, parlare di paesaggio e’ troppo alto e difficile e distante dagli interessi di molti, nonostante Salvatore Settis si sia mediaticamente speso in questi ultimi anni. Il paesaggio che e’ soprattutto quello modellato nei millenni dal lavoro dell’uomo, e che potrebbe continuare ad arrichire una nazione.
    Auguri a Franco.

    • Grazie caro Mennella: con i disegni divento vanitosissima (un giorno dirò perché).
      Parlare di paesaggio … in realtà io ascolto e leggo molto, su questo tema, perché sono convinta che … il paesaggio siamo noi (gli agricoli con il loro lavoro, ma anche noi che li guardiamo e osserviamo i risultati – non sempre, ma qualche volta, ragguardevoli – del loro lavoro).
      Il paesaggio è, nel momento in cui la maggior parte della gente ci si riconosce; per questo bisogna insistere con gli strumenti (istruzione, lettura, informazione, buon gusto, e così via).
      Magari uno pensa: ma questa dove vuole volare?
      Ma è da quando ero piccola che la terra (e sono di città!) mi interessa e mi piace e la guardo. Ho semplicemente avuto nonna, madre, zia, che mi hanno fatto guardare, raccontato, aiutata a capire. (Anche) per godere di più di quello che la terra e la vita possono offrire. Un bel paesaggio aiuta a vivere meglio, lo dice il neurologo. Parliamone, anche per aiutare a uscire da certe diatribe.

  6. Gentile Silvana, quello che propone mi alletta molto dato che amo i prodotti della terra, ma vorrei sapere cosa intende per onda ?!
    A Ziliani chiederei con quale vino abbinerebbe il tutto ( magari una buona Sassella ? ) .
    🙂

    • Con il risotto preferisco di gran lunga un Nebbiolo (risotto – risaie – nord – nebbia – nebbiolo)! Ma a questo proposito Franco docet.
      Dicesi risotto con l’onda il risotto che esce dalla mantecatura e viene servito nel piatto (piatto piano, ovviamente) mantenendo per alcuni istanti una ‘semi-liquidità’ che diviene un’onda, una piccola onda, nel piatto. Salvo poi velocemente rassodarsi, ma senza diventare gnucco, come purtroppo viene servito, soprattutto a sud del Po, ma non solo là. Un risottino all’onda è un vero passaporto per un inverno perfetto!

  7. …giovane produttrice di vino, leggo l’articolo e mi emoziono. Inutile sottolineare quanto per noi possa essere importante una valorizzazione del territorio, del paesaggio…dell’agricoltura. Da quando ho intrapreso questa avventura, fin da subito nel mio piccolo, ho capito quanto era importante trasmettere che l’agricoltura e’ un settore da nn sottovalutare. Non si accettano improvvisazioni, i risultati non accadono per caso e soprattutto…noi siamo ciò ke mangiamo e ciò ke beviamo…come trascurare questi aspetti e quindi la produzione delle materie prime?
    Ancora complimenti alla Signora Silvana per la scelta del tema toccato.

  8. Passo da questo blog per caso, leggo la parola “paesaggio” nel titolo di questo post, mi armo di pazienza e provo a leggere. Trasecolo.
    La mia natura contadinesca non mi permette di apprezzare questa retorica ampollosa, ma in sostanza mi pare di capire che si sta dicendo che:
    1) l’agricoltura è un settore in salute che può dare ancora molto;
    2) che la Toscana per merito del paesaggio che esprime, può offrire un valore aggiunto straordinario ed inimitabile al prodotto agricolo stesso;
    3) che la formula magica per ottenere il massimo nel rapporto tra agricoltura e paesaggio è il lavoro manuale “che altrove è stato super sdoganato (eh? dove?) e che in questo paese fa ancora un po’ retrovie e che invece è ricchezza (!)”.

    Insomma, la Toscana, la sua agricoltura ed il suo paesaggio rappresentano un’occasione per aumentare l’export e produrre PIL. E quindi meritano di essere sostenute attraverso denaro pubblico e sburocratizzazione.

    Mah… Qualche osservazione, en passant.
    – Ancora contributi pubblici? Non sono bastati i fiumi di denaro che da decenni vengono pompati anche in Toscana per lo sviluppo rurale? E chi dovrebbe offrire queste risorse? Spero non lo si chieda alle tasse che pagano imprenditori e lavoratori del settore industriale, visto che secondo qualche geniale commentatore le fabbriche vanno chiuse e che il futuro è l’agricoltura. Non facendo debiti, spero, ne abbiamo già una montagna, ricordate? e non ci vorrà molto che saremo chiamati a risponderne con enormi sacrifici.
    – La burocrazia. Hai voluto il contributo pubblico? Non puoi pretendere di avere soldi senza essere costretto a rispondere almeno con montagne di carte, se non con condizionalità pesanti. Il burocrate non solo deve giustificare la sua esistenza, ma vuole farti rendere conto in qualche modo del denaro che ti elargisce (per non parlare della politica 🙂 ).
    – La Toscana ed il suo paesaggio. Tutto bellissimo, è vero. Infatti se ne sono già accorti in molti. Non molto originale come idea.
    – Ah, per finire, il lavoro manuale. La ricchezza rappresentata dal lavoro manuale. Pare che la virtù nel fare viticoltura sia quello di “fare tutto a mano”. Io stesso passo molte ore in vigna ed incontro gli operai che i miei vicini mandano in campagna sotto il sole cocente o nel freddo invernale. E gente in gamba, molti di loro sono gran lavoratori, altri meno. Tutti, però, non mi sono mai sembrati depositari di questa grande ricchezza. Ma sai, da contadino posso avere una visione distorta…

    (insomma, robe da matti)

    • Da come lei scrive se lei e’ un contadino io sono un ingegnere nucleare. Quanto alla “retorica ampollosa” e’ solo nella sua testa, mi creda

      • Sì, sì, coltivo vigna e produco vino, mi creda. Vivo questo mondo dal di dentro ed ho il difetto di guardare ai fatti senza abbandonarmi alle fantasie.
        Ma mi fermo qui, non ho particolari missioni da compiere. Prendo atto che questo mondo è fatto anche di parole e questo, spesso, mi diverte.
        Buone “riflessioni” a tutti!

        • si certo, Groppo: ha detto che ha scoperto questo blog per caso. Bene, ora deliberatamente, se ne tenga alla larga, Vino al vino non ha bisogno di lettori come lei

          • Ahi, ahi, ahi, Ziliani, lei interpreta troppo, come al solito. Non ho scoperto questo blog per caso, ho solo detto che ci sono passato per caso.
            Si ricorda di quel “bacillus” che notò qualche anno fa la sua clamorosa performance in quel di Radio3 per parlare di “ricerca sul vino”? Indimenticabile.
            Stia tranquillo, “Vino al Vino” anche se non ha bisogno di lettori come me, sarà letto da lettori come me. E’ il destino del web… 🙂

          • ah, lei sarebbe quel “fenomeno” di bacillus, che ebbe a dire che non avevo i titoli per partecipare alla trasmissione Il Chiodo fisso di Rai Tre?
            E chi dovevano invitare, lei forse?
            Credo che lei abbia bevuto troppo sgroppino e che abbia qualche piccola frustrazione che prova a sfogare qui ogni tanto.
            Io non ho umiltà e non dovevo essere invitato a Rai Tre, Silvana Biasutti scrive con una “retorica ampollosa”: chi é il prossimo che non sarebbe alla sua “altezza”?
            Comunque la ringrazio perché grazie al suo intervento ho potuto scoprire l’esistenza di una sconosciutissima azienda vitivinicola in San Giovanni al Natisone. Frazione Villanova del Judrio.
            Chissà come saranno i vini di quell’azienda: tristi anche loro?

          • ha ragione, capita purtroppo di dover subire lettori che non pensiamo proprio di meritarci. Autentiche palle al piede, tristi e pedanti. A ognuno la sua croce Loris…

  9. Oh, detto tra noi, lettore di Vino al Vino, ti pare che i soggetti a cui ho rivolto le mie osservazioni si siano dedicati agli argomenti specifici oppure ti sembra che ci sia stata una reazione inconsulta del tutto passionale e quindi slegata dal mio intento?
    Il mio intento, ribadisco, era quello di far capire che l’idea per cui l’agricoltura italica sia una possibile fonte di ricchezza per questo paese è del tutto farlocca.
    Il tema è quello. E’ inutile crogiolarsi sui luoghi comuni. Voglio vedere Ziliani e Biasutti otto ore al giorno a fare potatura verde per almeno un mese. Poi ne riparliamo.
    Comunque, tranquilli, avete la mia ammirazione… 😉

    • Ogni tanto questo blog viene infestato da fastidiosi carneadi alla disperata ricerca di essere riconosciuti, di urlare “esisto”! Bene, abbiamo preso atto della sua petulante trascurabile esistenza, contento? Ora può’ tornare al suo grigio triste anonimato, prego

      • Troppo divertente. Che poi mai e poi mai ho fatto cenno della mia azienda sita in quella frazionacina che il Grande Franco ha così perspicacemente rilevato ed esplicitato (anche contro la mia volontà, alla faccia della legislazione sulla privacy, ma che sarà mai?) .
        Resta il fatto che, a fronte di argomentazioni di merito, non ci abbiamo tratto uno straccio di confronto serio. Di certo non per merito mio, avendo ricevuto solo insulti, e di certo non nel nome di quel Mario Soldati che non si sarebbe sicuramente sottratto ad un confronto sul merito delle cose, altro che chiacchiere…

        • Si e’ firmato lei con nome e cognome mesto carneade (la maiuscola nel suo caso e’eccessiva) il resto l’ha fatto Google. Adieu, torni pure dietro le quinte. Il suo attimo di “popolarità'” l’ha ormai avuto..

          • E visto che ci sono, visto che il resto l’ha fatto Google, perché non fa cenno anche alla mia attività di sviluppo software? Mi farebbe comodo. Grazie.

          • L’ha gia’fatto lei godendo di fin troppo spazio. Ora può’ bastare. In caso contrario si rivolga a VinoClic, il network che si occupa degli advertising su questo e altri 70-80 siti blog food & wine. Gratuitamente si é già fatta abbastanza pubblicità.

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