Montalcino è in riva all’Orcia

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Good news da Montalcino by Silvana Biasutti

Se i lettori di Vino al vino sono convinti che a Montalcinode Brunello se trata’ come direbbe il poeta cubano Pablo Armando Fernandez – cioè Brunello e basta – io vengo a insinuare il dubbio che a Montalcino succedano ora un po’ di altre cose: non però come nel resto del mondo (come potrebbe anche ragionevolmente osservare qualche saggio benpensante). Non come nel resto del mondo, no davvero.

Nel passato, anche in quello recente, questa fortezza del vino ha già dato segnali della sua vocazione agli straripamenti, anche mediatici: abbiamo letto di tutto, qualche volta anche notizie e commenti che avremmo preferito non leggere. Ma non è del passato che voglio scrivere, voglio concentrarmi sul futuro, fosse anche solo domattina. Perché il clima è cambiato, anzi i tempi sono cambiati e il cambiamento profondo ed epocale che aleggia, ha a che fare con quello che succede nel mondo, appena dietro le nostre spalle.

Si potrebbe osservare che di Montalcino si parla anche negli ambienti di borsa e finanza, ma questo ormai è cosa nota, soprattutto altrove. No, no, no … e non voglio nemmeno tornare sulla tribolata faccenda delle centrali geotermiche che qualcuno – non ho ancora capito bene chi ha avuto questa geniale idea – ha ipotizzato di piazzare (quasi fossero dei ninnoli) tra una collina e l’altra, provocando incredulità, prima, poi rabbia e inquietudine; infliggendo quindi un’ennesima fonte di preoccupazione ad amministrati e amministratori (una storia che però ha il merito di aver suscitato dialogo e un’inedita compattezza di sentimenti tra qui, l’Amiata (che già fuma di suo) e la Maremma grossetana.

Nel mio ‘usmare’ fatti e sensazioni, sono tornata recentemente a camminare lungo strade un po’ diverse e a guardare con occhio più lungo (e famiglia notevolmente ingrandita che impone nuovi sguardi) questo luogo straordinario, dove sono capitata ormai tanti decenni fa e che ho visto ‘pirlare’ come una trottola nel mondo del vino.
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Di un vino che quando mi è successo di ‘decidere’ (ma non siamo mai noi a decidere, sono davvero gli dei e questo vale proprio per tutti, anche per quelli che ci sembrano potenti), anzi di capire, che qui c’era un pezzo del mio destino materializzato in un vecchio podere che ne aveva viste di tutti i colori, manco conoscevo e che quando l’ho assaggiato (parlo di quarant’anni fa e più) non mi ha detto niente di speciale, se non che era ‘grande grosso ciula e balosso’: e ovviamente parlo del vino bevuto allora, da giovane e rampante e impaziente e inquieta e affamata di cose da capire, imparare, guardare, come ricordo di essere stata a quel tempo.

Di quel vino mi aveva colpito il nome (ancora non era una DOCG), che secondo la mia anima pubblicitaria, gli avrebbe portato fortuna, rinomanza e anche reputazione; il nome cantava da solo una canzone con cui altri grandi vini, anche grandissimi, non sarebbero stati in grado di gareggiare. Un nome virile e un po’ ribaldo, in un mondo abitato (anche) da donne ma dominato (solo) da uomini, gli garantiva da solo un bel po’di futuro che nemmeno i suoi, allora, pochi e carismatici autori riuscivano a immaginare. Un nome che già da solo, prima ancora dell’enorme lavoro – collettivo e dei singoli – che sarebbe stato profuso a suo beneficio, era una ‘garanzia’. Un nome adatto a raccontare gesta, prima ancora che sapori, terra, terroir, origini, visioni. Di quel vino mi avevano colpito i paesaggi e i colori che sapeva evocare … … ma mi sono distratta: sì il Brunello mi distrae …

Perché in verità io volevo segnalare, anzi parlare di una delle cose nuove che accadono tra gli sfaccettati versanti di questo luogo magnetico e attirare l’attenzione dei lettori di questo blog, che mi ospita, verso quella che si potrebbe anche definire un po’ sommariamente un “cena di paese”.

Dunque, c’erano una volta le cene paesane. Ricordo in particolare che – dopo aver sperimentato, da giovanissima, le merende e le cene padane e ticinesi – ho conosciuto, proprio a Montalcino queste kermesse straordinarie in cui un manipolo di donne (e alcuni uomini) organizza un pranzo per cento e più persone in uno spazio comune, in occasione di una ricorrenza, tipo santo protettore.

Poi con l’andare degli anni, e scoperto che questi appuntamenti attraggono visitatori, turisti o magari anche solo i parenti che non abitano più lì, questo fenomeno si è consolidato e diffuso, ma anche un po’ appiattito. Come i festival “culturali” sono diventati migliaia, così i pranzi, le merende e le cene di paese sono entrate a far parte di un costume che si porta dietro il bello e il buono, ma talvolta anche elementi più grevi come un certo ruspante folklore che appesantisce e banalizza un po’ questi appuntamenti paesani, il cui cuore batte al femminile, nel miglior senso dell’espressione.

Ma in questi giorni ho toccato con mano “un piccolo miracolo”, un appuntamento che andava avanti da qualche anno e che ho sempre guardato un po’ da lontano, non so dirvi perché. Pensate però che Sant’Angelo Scalo è al confine con il grossetano e che – nonostante castelli e torri emergano tutt’intorno dagli ultimi rilievi sopra l’Orcia, disegnando un paesaggio medievale che ti pare di sentire clangori echeggiare – esso appare come luogo di passaggio, più che una meta, o un luogo che fa più pensare al lavoro che a “A table in Tuscany”.

Sì, un luogo di passaggio, ma un passaggio che pare uno struscio, verso una delle botteghe o uno dei posticini in cui puoi scegliere il tuo genere di pappa o di pizza o di panino; accompagnato dai meglio vini eccetera eccetera. E i frequentatori dello Scalo sono diventati un pubblico particolare, nell’ambito dei non banali frequentatori di Montalcino; un target nel target, per cui nonsolovino, ma anche letteratura. E arte, e cinema (ho anche mangiato una zuppa all’osteria seduta al tavolo vicino a quello di Judi Dench che pranzava con un gruppo di amici cineasti).

E in questo posto sopraffino, che si ammanta di un look dimesso, eccoti rispuntare questo “Orcia a Tavola”, con un claim che a me non rende l’idea (definisce anziché suggerire: gusti antichi rimasti intatti), perché secondo me non è nemmeno così. Infatti è qualcosa di più, un passo più in là.

E in tre serate, l’unica strada di Sant’Angelo Scalo si trasfigura, con luci, tovaglie candide; con uno stile fatto di cura, semplicità e buongusto. E con un messaggio che a me pare chiaro e netto: i tempi sono cambiati.

Difficile descrivere la sottile differenza tra una cena paesana e una cena paesana, senza apparire come una snob; perché di snob qui non c’è niente, mentre trapela la voglia (e la volontà) di far conoscere quello che c’è di buono nella cucina italiana (in questo caso, di quest’angolo di Toscana), sottraendolo ai rapinatori di sentimenti e ai normalizzatori marketing oriented.

C’è una mano salda, dietro tutto ciò, e un occhio lungo. Ci sono un gruppo di donne capaci e vocate e l’esperienza determinata di Maria (che già vedo schermirsi!), nella leggerezza di una cucina che racconta, ma questa volta è attenta a farsi capire, e che capisce che i tempi sono maturi per mettersi in gioco. C’è di certo anche l’occhio attento e complice di qualcun altro che soffia benevolmente su questo bel fuoco.

Manca solo segnare in agenda l’appuntamento annuale, per il settembre 2015: tra le tante incognite di questi anni così difficili ecco una speranza, quella di trovarsi a tavola con Orcia a Tavola, per scoprire una Montalcino con un passo diverso: attenta alla bellezza e alla bontà. E allo sguardo del mondo che la vuole assaggiare al suo meglio!

Silvana Biasutti
SilvanaBiasutti

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Un pensiero su “Montalcino è in riva all’Orcia

  1. Già sì, vedo. Nessuno vede Montalcino da questa prospettiva.
    Solo scandali oppure quotazioni, o chi è davvero fedele all’ortodossia o si afferma come eterodosso, definitivamente.
    Montalcino è come una star destinata a una fama notevole, ma che deve passare da forche caudine autarchiche.
    Provare invece a passare qui qualche giorno senza essere enologo, psicologo, criminologo, o tuttologo.
    Provare – esercizio complicato, mi rendo conto – a stare qui come un semplice visitatore che vuole passare qualche giorno in Toscana, in un luogo in cui si possa camminare senza complicazioni, in mezzo alla natura e scoprendo luoghi contaminati, ma ricchi di bellezza.
    Mi fermo, ma non posso non notare che Montalcino fa rizzare le orecchie al solo sniff sniff di scandali …

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